Édith Piaf

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Édith Piaf
Fotografia di Édith Piaf
Nazionalità Francia Francia
Genere Chanson
Periodo di attività 1935 – 1963

Édith Piaf, pseudonimo di Édith Giovanna Gassion (Parigi, 19 dicembre 1915Grasse, 11 ottobre 1963), è stata una cantautrice francese.

È stata una grande interprete del filone realista (chanteuse réaliste). Nota anche come "Passerotto", come veniva soprannominata per la sua minuta statura (passerotto infatti nell'argot parigino si dice piaf), è stata in attività tra gli anni trenta e sessanta. Ma già a sette anni dovette muovere i primi passi verso la musica cantando per suo padre in strada per qualche spicciolo dove tuttavia incontrava il grande favore della folla.

La sua voce, caratterizzata da mille sfumature, era in grado di passare improvvisamente da toni aspri e aggressivi a toni dolcissimi; inoltre sapeva far percepire in modo unico la gioia con il suono della sua voce. È la cantante che con le sue canzoni ha anticipato il senso di ribellione tipico dell'inquietudine che contraddistinse diversi intellettuali della rive gauche del tempo come: Juliette Greco, Roger Vadim, Boris Vian, Albert Camus ecc. In molti casi era lei stessa l'autrice dei testi delle canzoni che tanto magistralmente interpretava.[senza fonte]

La vita di Édith Piaf fu sfortunata e costellata da una miriade di fatti negativi: incidenti stradali, coma epatici, interventi chirurgici, delirium tremens e anche un tentativo di suicidio. In una delle sue ultime apparizioni pubbliche la si ricorda piccola e ricurva, con le mani deformate dall'artrite reumatoide, e con radi capelli; solo la sua voce era inalterata e splendida come sempre.

Porta il suo nome un asteroide della fascia principale, scoperto nel 1982: 3772 Piaf.

Il verso di una sua celebre interpretazione è rimasto famoso:

« Non, rien de rien / Non, je ne regrette rien / Ni le bien qu'on m'a fait, ni le mal / Tout ça m'est bien égal »

Indice

Biografia [modifica]

L'infanzia e gli inizi artistici [modifica]

Nacque con il nome di Édith Giovanna Gassion da una famiglia di umili origini: il padre Louis Alphonse, normanno, era contorsionista e la madre, Annetta Maillard, di origini italiane (nata a Livorno)e berbere[1], era una cantante di strada. Appunto per strada (davanti al numero 72 di rue de Belleville) la leggenda vuole che abbia partorito Édith, aiutata da un poliziotto. Il suo certificato di nascita, però, indica l'ospedale Tenon, vicino Belleville.[2] Édith era il nome di una infermiera inglese, Edith Cavell, fucilata per aver aiutato dei soldati francesi a scappare dalla prigionia tedesca nella prima guerra mondiale.[3]
Il lavoro dei suoi genitori non permetteva loro di allevare un figlio, per cui la piccola visse inizialmente la sua infanzia dalla nonna materna Aïcha, una cabila ammaestratrice di pulci, a cui non importava assolutamente della piccola Édith. La leggenda racconta che la bambina visse con lei per 14 mesi circa e che i suoi biberon venivano riempiti di vino rosso "per uccidere i microbi".[4]Quando il padre Louis, tornato dalla guerra, scoprì le condizioni nelle quali la bambina viveva, affidò la piccola alla nonna paterna, Louise, tenutaria di una casa di tolleranza a Bernay, nell'Alta Normandia, la quale si occupò di lei.
Finalmente la bambina cominciò ad indossare abiti carini ed a bere del buon latte normanno. Dopo poco tempo fu colpita da una malattia agli occhi, la cheratite. La nonna la portò a Lisieux, dove giaceva la tomba di Santa Teresa del Bambin Gesù, affinché la bimba potesse pregarla ed in cambio la Santa avrebbe compiuto il miracolo della guarigione. In realtà Edith guarì curata da un ottimo medico.

All'età di otto anni il padre la riprese per portarla con sé ed Édith iniziò a cantare per strada per rimediare qualche moneta e dar da mangiare a se stessa ed al padre; canta La Marsigliese con quella sua voce già piena di rabbia e ruvidezza, ma che inizia a prendere forma. Costituisce poi un duo con Simone Berteaut esibendosi per le strade ed anche nelle caserme.

A 17 anni ha una figlia dal ripartitore Louis Dupont (P'Tit Louis), Marcelle Carolina Dupont, ma la bimba morirà a causa di una meningite a soli due anni; già duramente provata dalla vita, Edith viene scoperta a 20 anni dall'impresario Louis Leplée e, dopo un'audizione al "Le Gerny's", cabaret vicino agli Champs Elysées, debutta nel 1935 sotto il nome sceltole proprio dal Leplée di La Môme Piaf. Molti i personaggi famosi che accorrono per ascoltare la sua voce: uno fra tutti, Maurice Chevalier, ma anche Raymond Asso, che in seguito diventerà il suo impresario. Leplee sarà assassinato da persone legate a Piaf, che sarà però giudicata innocente.

Nasce il mito di "usignolo" [modifica]

A questo punto Édith ottiene un contratto con la casa discografica Polydor. Il suo nuovo impresario, Raymond Asso, le cambia il nome in Edith Piaf, ed ha così inizio il suo successo. Ma è nel 1937 che ha inizio la sua ascesa che la porta ad ottenere un contratto con il teatro ABC.

Dopo la morte di Leplée, molti furono i suoi impresari: Raymond Asso, Michel Emer, Paul Meurisse, Norbert Glanzberg, Lou Barrier; qualcuno di loro le fu vicino non solo professionalmente, ma anche sentimentalmente. La fama di Édith Piaf continuava a crescere: conosce Jean Cocteau, che si ispirerà a lei per un lavoro teatrale, Le bel indifférent.

La "vie en rose" [modifica]

Durante la seconda guerra mondiale Piaf canta per i soldati tedeschi . È in quel periodo (1944) che scopre e si innamora di Yves Montand e fu proprio Edith a lanciarlo nel mondo della canzone ed a renderlo famoso. Con Montand la Piaf, oltre a duettare al Moulin Rouge con lui, registra una canzone molto famosa: "C'est merveilleux", tratta dal film étoile sans lumière, interpretato proprio dai due chansonniers. Tra i due nasce , oltre ad un legame artistico, un legame affettivo, che tuttavia si scioglie poco tempo dopo proprio quando Yves diventa famoso. Nel 1945 la chanteuse cambia casa discografica ed entra a far parte della Pathé. Nel 1946 scrive le parole della canzone che, nel Dopoguerra, diventerà per i francesi l'inno del ritorno alla vita: La vie en rose, che interpreta in collaborazione con Les Compagnons de la chanson.

Il titolo di questa leggendaria canzone è talmente legato alla figura di Édith Piaf, che il regista Olivier Dahan, autore della pellicola, vincitore del premio Oscar, sulla tormentata vita della cantante (interpretata da Marion Cotillard), acconsente a modificare, per le versioni straniere, il titolo del film da La môme a La vie en rose. Il tutto appena prima dell'uscita del film (2007) che è uscito in Francia ed è riportato negli archivi con il nome originale.

Tragico amore con Cerdan [modifica]

Édith Piaf realizzò una tournée nel 1946 negli Stati Uniti esibendosi alla Constitution Hall; ritornò un anno dopo, sempre con i suoi fedeli Compagnons de la chanson, per cantare alla Play House e al Versailles di New York, dove ad applaudirla tra il pubblico vi erano, tra gli altri, Marlene Dietrich, Charles Boyer e Orson Welles. All'inizio non riscosse molto successo tra gli americani, ma fu dopo qualche mese un articolo in prima pagina a cambiare la sua sorte. Anche gli americani, quindi, riuscirono ad apprezzare l'arte che scorreva nelle vene dell'"usignolo".

Nel 1948 conosce il pugile Marcel Cerdan, sposato con Marinette Cerdan e con 3 figli, ed è la prima volta che Édith si innamora di qualcuno che non faccia parte del mondo della musica: sono felici e innamorati. A causa del loro lavoro, i due stanno separati per tanto tempo e comunicano attraverso delle lettere, raccolte nel libro "Moi Pour Toi". Ma la felicità dura poco; infatti, mentre sta volando verso gli Stati Uniti per contendere il titolo mondiale dei pesi medi a Jake La Motta, l'aereo cade e Cerdan muore. Un'altra versione della storia racconta che proprio Edith l'abbia chiamato e l'abbia esortato a raggiungerla da Parigi a New York dicendogli: "Prendi l'aereo, se prenderai la nave avrò il tempo di morire, mi manchi troppo .....". Quel giorno Edith volle cantare lo stesso, dedicando il suo repertorio, soprattutto Hymne à l'Amour (meravigliosa canzone dedicata a Marcel la quale colonna sonora è composta da Marguerite Monnot, proprio come Milord) e Mon Dieu all'amante. Imbottita di medicinali , la Piaf cantò lo stesso, aprendo lo spettacolo dicendo: "Questa sera canto per Marcel, solo per lui ....". Cantava l'Hymne à l'amour, ma non riuscì a finirlo tutto, infatti crollò sul palco priva di sensi in preda alla depressione. Qualla notte, Lolou (Barrier) dormì con lei, giurando di non abbandonarla mai più da quel momento in avanti ..... Edith fu colpita dall'artrite, che le portò grandi dolori e proprio da quel momento in avanti cominciò a fare uso di morfina. La depressione la consumava, era triste e riusciva a trovare la felicità soltato cantando, anche se le costava molta fatica.

Mai nessun rimpianto [modifica]

Piaf continua a deliziare i francesi con molte altre canzoni destinate a diventare dei classici come Le vagabond, Les amants, Les histoires du coeur, La foule, Non, je ne regrette rien, ecc.

Non si sa quanti soldi riesca a guadagnare, ma è certo che non la si è mai vista sfoggiare ricchezza, anche se è molto raffinata nel vestire e rimane sempre fedele alla "Petite Robe Noire", che ancora oggi la rappresenta; È una donna minuta che canta l'amore e che ha bisogno di amore come dell'aria che respira; la sua casa e i suoi camerini sono frequentati da diversi uomini che contribuirà a lanciare come artisti nel mondo della canzone francese e mondiale. Alcuni nomi: Gilbert Bécaud, Charles Aznavour, da lei scoperto, Leo Ferré, Eddie Constantine; alcuni stringeranno con lei un sodalizio artistico e umano per più tempo, mentre altri se ne andranno prima; tutti però le lasceranno delle bellissime canzoni: fra gli altri, Georges Moustaki scriverà per lei le parole della famosa canzone Milord, Charles Aznavour Jezebel. Con Charles Aznavour, oltre a Jezebel, la Piaf canta "Plus bleu que tes yeux".

Nel 1952 sposa il compositore Jacques Pills, ma il matrimonio dura solo pochi giorni. Il matrimonio coronava il più grande sogno della chanteuse, donna innanzitutto, quello di trovare pace e di colmare un po' di quel vuoto che aveva lasciato Marcel. La sua testimone di matrimonio è Marlene Dietrich, la quale scelse per lei anche l'abito da sposa. Siamo nel 1955, Piaf ha quarant'anni e approda finalmente all'Olympia, il tempio parigino della musica; poi, riparte per gli Stati Uniti per esibirsi alla Carnegie Hall di New York, dove la saluteranno ben sette minuti di applausi in standing ovation. Verrà invitata comunque ad esibirsi ancora all'Olympia a causa di una lettera inviatagli da Bruno Coquatrix (direttore artistico della Music Hall) che la pregava di debuttare per salvare le sorti del teatro, prossimo al fallimento. Edith riuscì ad incassare una notevole cifra e l'Olympia ormai era salva ed in più aveva guadagnato moltissimo successo per la sua nuova canzone, che la rappresenta in tutti i sensi: "Non, je ne regrette rien", di Charles Dumont e Michel Vaucaire. Le repliche dureranno quattro mesi, cioè fino alla primavera del 1961.

Gli ultimi anni con Theo [modifica]

Tomba di Édith Piaf

In quell'anno sposò Theophanis Lamboukas, in arte Théo Sarapo, che lei aveva lanciato nel mondo della canzone e con cui aveva inciso la canzone À quoi ça sert l'amour. Dopo una broncopolmonite, Piaf andò col marito nel sud della Francia a Grasse per passarvi la convalescenza, ma una ricaduta le fu fatale. Si spense il 10 ottobre 1963 a Grasse, e fu trasportata verso Parigi, città nella quale voleva morire, segretamente a bordo di un'autoambulanza. Le cause del decesso furono attribuite a una cirrosi epatica, sviluppatasi a causa del massiccio uso di medicine fatto da Édith; i medici più volte l'avevano avvertita ma lei non dava loro ascolto.

Al suo funerale presero parte migliaia di persone. Il suo corpo riposa nel cimitero parigino delle celebrità Père Lachaise: l'elogio funebre venne scritto da Jean Cocteau che però morì d'infarto poche ore dopo aver appreso la notizia della morte della cantante. Nella tomba della "Famille GASSION-PIAF" riposano con lei anche il padre Louis Alphonse Gassion, la figlia Marcelle ed il marito Théophanis Lamboukas. Sulla tomba c'è scritto: "Madame LAMBOUKAS dite EDITH PIAF 1915 - 1963".

La città di Parigi le ha dedicato una piazza e recentemente anche una statua, nel 20.mo arrondissement. Nel 1982 l'astronoma sovietica Ljudmila Georgjevna Karachina ha scoperto un asteroide classificandolo col numero 3772 e denominandolo Edith Piaf.

Édith Piaf raccontata dagli artisti [modifica]

Canzoni celebri [modifica]

Altri progetti [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ "Her mother, half-Italian, half-Berber", David Bret, Piaf: a passionate life, Robson Books, 1998, p.2
  2. ^ Biography: Édith Piaf. Radio France Internationale Musique. URL consultato in data 3 settembre 2009.
  3. ^ Monuments for Edith Cavell. comcast.net
  4. ^ Le mythe Piaf. Le Point.fr

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