Ed è subito sera
Ed è subito sera è una poesia di Salvatore Quasimodo ed è certamente la più breve e famosa dell'autore, scritta sotto l'impulso di un'improvvisa folgorazione, secondo il criterio ermetico. Quest'opera appartiene agli scritti di Acque e terre, prima raccolta del poeta, scritta nel 1930 (che comprende alcune liriche apparse sia su Solaria e rappresenta, insieme ad Oboe sommerso, la fase del primo Quasimodo). La sua struttura è brevissima, con versi liberi molto intensi.
Indice |
[modifica] Significato del componimento
| « Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole... » |
In questa poesia il poeta ha racchiuso i tre momenti della vita dell'uomo: la solitudine, derivata dall'incomunicabilità; l'alternarsi della gioia e del dolore; il senso della precarietà della vita. Ognuno, dice il poeta, pur vivendo in mezzo agli uomini (sul cuor della terra) si sente fortemente solo (a causa dell'impossibilità di stabilire un rapporto duraturo con qualcuno). Tuttavia, pur essendo solo, viene stimolato dalle illusioni (un raggio di sole), dalla ricerca di una felicità a volte apparente. Questa ricerca è nello stesso tempo gioia e dolore, perciò il poeta usa il termine "trafitto", cioè, ferito dal raggio di sole stesso. E intanto, come alla luce del giorno succede rapidamente l'oscurità notturna, per la vita dell'uomo giunge la morte: ed è subito sera.
[modifica] Il tema della brevità della vita
In sé, il tema repentinamente affrontato e risolto nel verso conclusivo, è lo stesso del latino ars longa vita brevis: l'amara constatazione della brevità della vita in rapporto a quello che l'individuo vorrebbe realizzare. Il quale tema è tanto più d'attualità al principio del XX secolo, con il progressivo avanzare della civiltà delle macchine, con i loro ritmi cui l'uomo stenta ad adeguarsi. Il tema riappare infatti anche in poeti e culture assai distanti: per esempio, un verso identico in modo quasi letterale, in una poesia del berbero Si Mohand[1], che denunciava i "nuovi" ritmi imposti dalla civiltà europea, coll'arrivo della colonizzazione francese in Algeria.
| (KAB)
« Aql-agh newghel di ddunit
lh'al d tameddit nettazzal nug’ a tt-neqd'aâ » |
(IT)
« Non riesco a tener dietro a questo mondo
ed è subito sera per quanto corra non riesco a raggiungerlo » |
[modifica] Note
- ^ Vermondo Brugnatelli, «Mi Spezzo Ma Non Mi Piego» La Poesia Di Si Mohand Ou-Mhand in unimib.academia.edu
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