Economia del Marocco

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1leftarrow.pngVoce principale: Marocco.

Nel 2011 il Marocco rappresenta la 62º potenza economica mondiale, 6º potenza economica africana e 8º potenza economica della Lega Araba, per PIL nominale, davanti alla Slovacchia e dietro all’Angola, che diviene 59º potenza economica mondiale, 5º potenza economica africana e 6º potenza economica della Lega Araba, se si considera invece il PIL della parità dei poteri di acquisto (PPA), davanti al Kuwait e dietro al Qatar. Nel 2011 il PIL pro capite del Marocco è al 120º posto nel mondo, 15º in Africa e 13º nella Lega Araba, per nominale, davanti all’Armenia e dietro al Vanuatu, che diviene 117º posto nel mondo, 14º in Africa e 14º nella Lega Araba, se si considera invece la parità dei poteri d’acquisto (PPA), davanti al Guatemala e dietro allo Swaziland. Nel 2008 il Marocco per complessità economica è al 83º posto nel mondo, 9º in Africa e 8º nella Lega Araba, davanti a Cuba e dietro al Pakistan. Nel 2011 il Marocco per l’ISU è al 130º posto nel mondo, 11º in Africa e 15º nella Lega Araba, davanti al Guatemala e dietro al Nicaragua; nelle classificazioni dell’ISU nel 2011 il Marocco è classificato tra paesi medi (quattro classificazioni: molto alto, alto, medio e basso). Il Marocco è classificato nelle organizzazioni internazionali come paese in via di sviluppo. L’economia marocchina in generale è una delle poche sviluppate economie africane, migliorando le attività economiche e tenore di vita, e cercando di frenare l’emigrazione o almeno in parte.

Indice

Storia dell’economia marocchina[modifica | modifica sorgente]

L’economia marocchina è stata e lo è tutt’ora tra le principali economie africane, ma la sua storia economica ha avuto nel corso della seconda parte del XX secolo un alternarsi di decenni di forte crescita (anni ‘60 e ‘70) e di stagnazione (anni ‘80 e ‘90). Il PIL corrente pro capite è cresciuto del 47% negli anni ‘60 e raggiunge un picco di crescita del 274% negli anni ‘70 per poi crescere soltanto dell’8,2% negli anni ‘80 e dell'8,9% negli anni ‘90.

Anni '60[modifica | modifica sorgente]

Nel corso degli anni ‘60 il Marocco ha istituito una serie di piani di sviluppo per modernizzare l’economia e aumentare la produzione. L’investimento netto nel quadro del piano quinquennale per il 1960-1964 è stato di circa 1,3 miliardi di $. Il piano prevedeva un tasso di crescita di circa il 6,2%, ma dal 1964, il tasso di crescita ha raggiunto solo circa il 3% annuo. Un nuovo piano triennale (1965-1967) mirava ad un tasso di crescita annuo del 3,7%. Il piano ha sottolineato lo sviluppo e la modernizzazione del settore agricolo del Marocco. Il piano di sviluppo quinquennale per il 1968-1972 ha chiesto una maggiore produzione agricola attraverso l’irrigazione. L’obiettivo era quello di raggiungere un tasso di crescita del 5% annuo del PIL, mentre il tasso di crescita reale ha addirittura superato effettivamente il 6%. A parte a tassi di crescita negativi del PIL del 1961 e del 1966 e alla crisi economica del 1965, gli anni ’60 sono stati in generale anni di crescita economica, con il PIL quasi raddoppiato nel 1970 (circa 4 miliardi di $), rispetto al 1960 (circa 2 miliardi di $).

Anni '70[modifica | modifica sorgente]

Nel corso degli anni ’70 gli investimenti si basavano sull’industria e sullo sviluppo del turismo. Il piano quinquennale per il 1973-1977 prevedeva una crescita economica reale del 7,5% annuo. Le industrie scelte per lo sviluppo hanno compreso la produzione di prodotti chimici (in particolare acido fosforico), di fosfati, di carta e la fabbricazione e il montaggio del metallo. Anche lo sviluppo turistico è stato sollecitato. Nel 1975, il re Hassan II ha annunciato un aumento di 50% negli obiettivi d’investimento per tenere conto gli effetti dell’inflazione (dovuto dall’aumento del prezzo di petrolio nei primi anni del decennio in corso). Il programma triennale 1978-1980 era stato basato sulla stabilizzazione e sulla restrizione, progettato per migliorare la posizione di bilancia dei pagamenti del Marocco, ma il tasso di crescita annuale del 4% previsto, era rimasto deludente. Gli anni ‘70 sono tuttavia stati gli anni di maggiore crescita dell’economia marocchina nel XX secolo, con il PIL che si è più che quadruplicato (dai circa 4 miliardi di $ nel 1970 ai circa 18,8 miliardi di $ nel 1980) e con il reddito pro capite più che triplicato (dai circa 250 $ nel 1970 ai circa 940 $ nel 1980).

Anni '80[modifica | modifica sorgente]

L’ambizioso piano quinquennale per il 1981-1985, doveva avere un costo stimato superiore di 18 miliardi di $, finalizzato ad un tasso di crescita del 6,5% annuo. La priorità principale del piano era quello di creare circa 900.000 nuovi posti di lavoro e di formare manager e lavoratori in moderne tecniche agricole e industriali. Altri obiettivi principali erano di aumentare la produzione agricola e la pesca (da rendere il paese autosufficiente nel fabbisogno alimentare), e sviluppare energia (attraverso la costruzione di nuovi impianti idroelettrici e di più, cercando maggiori ricavi di petrolio e di altri combustibili fossili), industria e turismo, cercando di consentire al Marocco di diminuire la sua dipendenza dai prestiti esteri. Il piano prevedeva una significativa espansione delle terre irrigate, per aumento dei progetti di lavori pubblici, come ospedali e scuole e per il decentramento e lo sviluppo economico regionale, attraverso la costruzione di 25 nuovi parchi industriali al di fuori dell’affollata zona costiera Casablanca-Kenitra. Sono state fatte anche delle importanti proposte di miglioramenti infrastrutturali, inclusi la linea ferroviaria Marrakech-El Ayun (con un costo stimato di circa 2 miliardi di $), un nuovo porto di pesca a Dakhla, vicino Argoub nel Sahara occidentale ed un complesso ponte-tunnel attraverso lo stretto di Gibilterra per collegare il Marocco direttamente con la Spagna. Grandi progetti industriali inclusi sono gli impianti di acido fosforico, zuccherifici, miniere da sfruttare cobalto, carbone, argento, piombo e depositi di rame, e lo sviluppo di scisti bituminosi. Gli anni ‘80 erano gli anni dei grandi progetti, ma era stato l’inizio della lunga stagnazione, che durerà fino alla fine del XX secolo (inoltre quasi nessuno di questi obiettivi era stato raggiunto). Nei primi anni di questo decennio si assiste all’aumento dei prezzi alimentari concessi dal re Hassan II al FMI (mantenendo alta l’inflazione cominciata dai primi anni del decennio precedente), al crollo del PIL e al sorpasso del debito estero al PIL stesso (in quegli anni il Marocco era tra i primi 20 paesi del mondo per debito estero). Dal 1985 il PIL comincia a ricrescere, ma solo nel 1988 il PIL risupera i valori del 1980 e il debito estero, e solo nel 1990 il reddito pro capite risupera sempre quello del 1980.

Anni '90[modifica | modifica sorgente]

La politica economica marocchina adottata ha portato la stabilità macroeconomica del paese nei primi anni del decennio in corso, ma che non ne ha stimolato la crescita sufficiente per ridurre la disoccupazione, nonostante i continui sforzi del governo marocchino a diversificare l’economia. Dall’inizio degli anni ‘90, il Marocco ha intrapreso un importante programma di ristrutturazione economica volta ad aumentare gli standard di vita, ridurre la disoccupazione e incrementare la crescita. Nel perseguimento di questi obiettivi, i governi successivi hanno compiuto sforzi per attrarre investimenti nazionali ed esteri, che hanno obbligato loro di affrontare una serie di altri problemi (come ridurre la burocrazia e la corruzione, l’aggiornamento del sistema finanziario e la privatizzazione delle telecomunicazioni, acqua ed energia). Nel frattempo, il "roll back" dello Stato in termini di taglio della spesa pubblica è stata anche una priorità, al fianco della riforma del mercato del lavoro. Entrambi sono stati elogiati da organismi internazionali come il FMI e la Banca Mondiale, ma hanno portato a frequenti scontri tra i sindacati e il governo, che dal 1998 è stato il centro-sinistra ha dominare. I sostenuti programmi che fanno il FMI, la Banca Mondiale e il Club di Parigi, sono degli aggiustamenti strutturali seguita dall’amministrazione prima di vedere la convertibilità del dirham, determinato per le operazioni in conto corrente nel 1993. Questo ha segnato l’inizio di una graduale ristrutturazione del settore finanziario, che dal 1994 è stato raggiunto da una liberalizzazione graduale delle importazioni di articoli di base. Nel 1995 il codice degli investimenti è stato riformato e nel 1996 un accordo di associazione è stato firmato con l’UE. Questo è entrata in vigore nel 2000, con l’UE da tempo stabilito come principale partner commerciale del paese (rappresenta circa il 75 % delle esportazioni marocchine e il 60 % delle sue importazioni europee). La Francia da sola rappresenta circa il 25% delle importazioni del paese e circa il 33% delle sue esportazioni. Nel frattempo, il programma di privatizzazione ha acquisito slancio nel 1999-2000 con la vendita di una partecipazione di circa il 35% in MT (Maroc Telecom), l’operatore di telecomunicazioni. Il Marocco è stato uno dei primi paesi arabi ad iniziare un programma di stato di vendita, e ha uno dei programmi più ambiziosi, con 114 imprese identificate in vendita nel 1993. Tuttavia, i progressi sono stati lenti, da allora, e il programma è in fase di nuovo stallo, subito dopo la rogante svendita del MT. L’auspicio è ora che le vendite di un ulteriore 16% circa del capitale di MT, la società del tabacco di stato, diverse aziende di zucchero, una frizione di produzione di energia elettrica e i servizi di gestione delle acque, faccia rivitalizzare il programma. Le condizioni di siccità depressi nel settore agricolo, hanno contribuito ad un rallentamento di crescita dell’economia marocchina nel 1999. Piogge favorevoli hanno indotto il Marocco ad una crescita di circa il 6% per il 2000. Formidabili sfide a lungo termine figurano: il servizio del debito estero, la preparazione dell’economia marocchina per la libera circolazione con l’UE, il miglioramento dell’istruzione, attrarre investimenti esteri per migliorare gli standard di vita e le prospettive di lavoro per la popolazione giovanile del Marocco. Gli anni ’90 in generale sono stati altri anni prevalenti di grande stagnazione, pur rappresentando cause completamenti differenti a quelli degli anni ‘80. Durante gli anni ’90, principalmente, si assiste alle più grandi siccità della storia del paese, in primis la devastante siccità del 1995 (avendo un crollo di oltre l'80% della produzione cerealicola rispetto al 1994) e segue poi quella del 1997 e da accennare poi anche quelle del 1992-1993 e del 1999-2000.

La crescita del PIL marocchino (1990-2005).

Anni 2000[modifica | modifica sorgente]

Nei primi anni Duemila (2000-2002) la stabilità macroeconomica ha portato ad una iniziale crescita lenta dell’economia marocchina. Il governo ha introdotto una serie di importanti riforme economiche in quel periodo. L’economia, tuttavia, è rimasto troppo dipendente dal settore agricolo. La sfida economica primaria del Marocco è di accelerare la crescita economica al fine di ridurre i livelli elevati della disoccupazione. Il debito estero era pari a circa 19 miliardi di $ nel 2002, cioè circa la metà del PIL, ma il paese aveva forti riserve valutarie e la gestione del debito estero era attivo, permettendo che i debiti di servizio si riducano. Il governo ha continuato a liberalizzare il settore delle telecomunicazioni nel 2002, nonché le regole per l’esplorazione di petrolio e di gas naturale. Questo processo è iniziato con la vendita di una seconda licenza GSM nel 1999. Il governo nel 2003 stava usando le entrate da privatizzazioni per finanziare l’aumento della spesa. Anche se l’economia del Marocco, è cresciuto negli inizi degli anni 2000, non era sufficiente a ridurre in modo significativo la povertà. Attraverso una politica monetaria ben gestita e una maggiore stabilità dei tasso di cambio stranieri della moneta, il Marocco ha tenuto i tassi di inflazione bassi pari ai livelli dei paesi industrializzati nel corso dell’ultimo decennio. L’inflazione nel 2000 e nel 2001 erano inferiori al 2%. Nonostante le critiche tra gli esportatori che il dirham è diventato una moneta mal sopravvalutata, il disavanzo delle partite correnti rimanevano modeste. Le riserve di divise estere erano forti, con più di sette miliardi di $ nelle riserve alla fine del 2001. La combinazione di forti riserve valutarie e della gestione del debito estero attivo, dà il Marocco la capacità al servizio del suo debito. Nel 2005 il debito estero ammontava a circa 16,6 miliardi di $. La crescita economica, tuttavia, è stata irregolare e relativamente lenta, parzialmente a causa di un eccessivo affidamento sul settore agricolo. La produzione agricola è estremamente sensibile alle variazioni dei livelli delle precipitazioni e inoltre varia dal 12% al 20% del PIL. Dato che circa il 36% della popolazione marocchina dipende direttamente dalla produzione agricola, le siccità avrebbero un gravissimo effetto per l’economia marocchina; 2 anni consecutivi di siccità hanno condotto alla pendenza di circa l’1% nel PIL reale nel 1999 e alla stagnazione nel 2000. Maggiori piogge ci sono state durante il periodo 2000-2001, in cui ha portato ad un tasso di crescita economica di circa il 6,5% nel 2001. La crescita economica nel 2006 ha addirittura superato il 9% grazie ad un mercato immobiliare in forte espansione. Il punto di forza dell’industria marocchina è il fosfati, con la zona mineraria di Khouribga e con quelle del Sahara occidentale (in primis Bou Craa). Il Marocco ha circa il 70% delle riserve mondiali conosciute del fosfati. Le compagnie minerarie del fosfati impiegano solo circa il 2% della popolazione, ma le miniere del fosfati sono responsabili di circa la metà del reddito della nazione. Il governo nazionale ha introdotto una serie di riforme strutturali nel primo decennio del XXI secolo. Le riforme più promettenti sono stati nella liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni. Nel 2001, il processo è continuato con la privatizzazione di circa il 35% di MT, operatore dello Stato. Il Marocco ha annunciato l’intenzione di vendere due licenze fisse nel 2002. Il Marocco ha anche liberalizzato le regole per l’esplorazione di petrolio e di gas naturale (non avendo però molto successo) e ha garantito concessioni per molti servizi pubblici nelle principali città. La procedura di competitività commerciale in Marocco sta diventando sempre più trasparente. Molti credono, tuttavia, che deve essere accelerato il processo di riforme economiche al fine di ridurre la disoccupazione urbana al di sotto dei tassi del 20%, in cui anche attualmente lo supera in modo effettivo. Il Senato degli USA ha ratificato con il Marocco l’area di libero scambio commerciale, attuata da un voto di 85-13 nel 21 luglio 2004 e andata in vigore nel 2006. Il Marocco ha inoltre firmato un accordo di libero scambio con l’UE che deve entrare in vigore entro il 2010. Il risultato finale è che gli anni Duemila, sono gli anni dei maggiori progressi economici, politici e sociali del Marocco, con il PIL che si è quasi triplicato nel periodo 2000-2010 (dai circa 37 miliardi di $ ai circa 90,8 miliardi di $), con uno sviluppo maggiore dei nuovi settori economici (pesca, energia rinnovabile, edilizia, industrie navale e automobilistica e potenziamento del commercio estero), portandone ad una forte diversificazione dell’economia marocchina rispetto ai tradizionali settori base (fosfati e agricoltura) e con una maggiore stabilità politica e sociale mai avvenuto prima nella storia del paese dall’indipendenza del 1956.

2006[modifica | modifica sorgente]

Nel 2006 il tasso di crescita del PIL è stato di circa il 7,8%, registrandone la migliore performance dell’Africa mediterranea, proprio perché è un altro anno dei grandi progressi politico-economici; in modo particolare notevoli progressi si assistono nel settore commerciale, proprio perché da quest’anno vanno in vigore le aree di libero scambio con gli USA e con la Turchia e sono stati fatti inoltre anche degli importanti accordi commerciali con la Cina. Notevoli progressi nell’economia marocchina si assistono anche nel settore finanziario (con un improvviso aumento della capitalizzazione finanziaria, arrivando a costituire già oltre il 75% del PIL), nel settore degli investimenti (con un aumento costante degli investimenti stranieri), nel settore agricolo (ottima ripresa della produzione cerealicola dopo la siccità del 2005, registrandone inoltre la migliore performance di quegli ultimi 9 anni), nel settore turistico (circa 6,6 milioni di turisti stranieri che visitano il Marocco) e nel settore edilizio (con un mercato immobiliare in forte espansione) e si assiste ad un forte calo del tasso di disoccupazione (dal 11% dell’anno precedente al 9,7%).

2007[modifica | modifica sorgente]

Composizione del PIL marocchino (19802007).

Nel 2007 il tasso di crescita del PIL è stato soltanto di circa il 2,7%, proprio perché c’era una siccità, che aveva portato ad un crollo di circa il -73% della produzione cerealicola rispetto al 2006 e al disavanzo il bilancio statale (fattori che potevano portare ad un tasso di crescita economica negativa e ad conseguente un crollo del PIL), ma con il tasso di disoccupazione rimasto stabile (9,7%), la costante presenza dei turisti stranieri che visitano il paese (circa 7,4 milioni di turisti stranieri), la fortissima crescita della capitalizzazione finanziaria (arrivando a superare addirittura lo stesso PIL, rappresentandone appunto circa il 100,4% del PIL) la costante crescita degli investimenti stranieri e l’inaugurazione del nuovo porto di Tangeri (Tangeri Med), che dovrebbe potenziare, in maniera mostruosa, il commercio marittimo.

Limitata presenza dell'attuale crisi economica mondiale[modifica | modifica sorgente]

Il Marocco ne risente poco dell’attuale crisi economica mondiale iniziata dal 2008, non cadendone in recessione, ma che comunque ne ha portato ad un parziale rallentamento della crescita economica. Il Marocco, avendo risorse di petrolio e di gas naturale modeste, e con una bilancia commerciale passiva, oltre che un commercio legato quasi completamente ai paesi europei (Francia e Spagna) e nordamericani (USA), doveva essere più sensibile degli altri paesi arabi dalla recessione internazionale, ma invece si è dimostrata più resistente e solida di quanto potesse sembrarne, a differenza degli anni ‘90 che era molto sensibile soltanto alle siccità. I fattori di resistenza e di solidità dell’economia marocchina durante la recessione internazionale sono diversi, che si evolvono di anno in anno.

2008[modifica | modifica sorgente]

Nel 2008, all’inizio della recessione internazionale, si è registrato un tasso di crescita del PIL di circa il 5,6%, dovuto dalla ripresa della produzione cerealicola (dopo la disastrosa siccità del 2007), dal tasso di disoccupazione in generale diminuzione (dal 9,8% dell’anno precedente al 9,6%) dalla costante presenza dei turisti stranieri (circa 7,9 milioni di turisti stranieri) e dalla crescita degli scambi commerciali, raggiungendo quest’ultimo il pico nel terzo trimestre in parte grazie anche agli accordi di status avanzato andati in vigore con l’UE, ma dal quarto trimestre comincia a subire un brusco arresto, a causa della recessione internazionale (cominciata dagli USA e poi diffusa nel resto del mondo), principalmente dovuto dall’improvviso crollo del prezzo e delle vendite estere del fosfati per le esportazioni e dal crollo del prezzo del petrolio per le importazioni, risultando che gli scambi commerciali vanno in flessione e quindi in tendenza nella maggior parte dei paesi mondiali, oltre ad un parziale crollo anche nella capitalizzazione finanziaria e ad un rallentamento della crescita degli investimenti stranieri.

2009[modifica | modifica sorgente]

Nel 2009 il PIL marocchino non è crollato come gli altri paesi arabi (principalmente produttori di petrolio) e gli Stati europei e americani perché aveva registrato la più alta produzione cerealicola dall’indipendenza del 1956 (circa 10,4 milioni di tonnellate) e così come la presenza dei turisti stranieri, che ha avuto un aumento costante come gli anni precedenti (circa 8,34 milioni di turisti stranieri), facendo registrare insieme all’Egitto i più alti tassi di crescita del PIL dell’Africa settentrionale, di circa il 4,8%, e mantenendo in generale diminuzione il tasso di disoccupazione (dal 9,6% dell’anno precedente al 9,1%), ma comunque continuano a subire un brusco calo invece gli scambi commerciali, quest’ultimo in continua flessione e tendenza nella maggior parte dei paesi mondiali e si registra un crollo anche negli investimenti stranieri e nella capitalizzazione finanziaria (quest’ultima però un crollo rallentato rispetto al 2008).

2010[modifica | modifica sorgente]

Nel 2010 c’è invece una leggera flessione del PIL, dovuto da un tasso di crescita del PIL più basso del 2008 e del 2009 (circa il 3,6%) e dal crollo della produzione cerealicola (circa il -25%), ma con il tasso di disoccupazione rimasto stabile (9,6%), la presenza costante dei turisti stranieri (circa 9,29 milioni di turisti stranieri), la ripresa degli scambi commerciali, della capitalizzazione finanziaria e degli investimenti stranieri e la progressiva crescita dei settori alternativi come servizi, edilizia, infrastrutture (con la costruzione e inaugurazione di nuove autostrade), risorse rinnovabili (idroelettrica, solare ed eolica), industria navale (con la recente inaugurazione del porto Tangeri Med nel 2007) e altri settori industriali (in primis automobilistica e informatica), a differenza dei punti forza dell’economia marocchina (fosfati e industrie chimica e petrolchimica) o dei settori tradizionali dell’industria (agroalimentare e tessile) che hanno subito un rallentamento di crescita o perfino in calo.

2011[modifica | modifica sorgente]

Nel 2011 il PIL marocchino ha ripreso a crescere quasi come gli anni antecedenti alla crisi, con un tasso di crescita del PIL di circa il 5%, nonostante l’influenza della "primavera araba", il rallentamento di crescita dei turisti stranieri (circa 9,34 milioni di turisti stranieri), il disavanzo sempre più critico del bilancio statale (dovuto principalmente dall’aumento dei costi del carburante, con un deficit di circa il -6%) e il crollo improvviso degli investimenti stranieri e della capitalizzazione finanziaria, ma con la leggera ripresa della produzione cerealicola, la continuante crescita dei settori alternativi, come l’edilizia (tra cui l’inaugurazione della rete tranviaria di Rabat, la prima rete tranviaria del Marocco) e servizi, la continua ripresa degli scambi commerciali (di cui quest’ultima è riuscito a ritornare quasi nei livelli antecedenti alla recessione internazionale, superando i valori del 2008) e il tasso di disoccupazione in generale diminuzione (dal 9,1% dell’anno precedente all’8,9%).

2012[modifica | modifica sorgente]

Nel 2012 c’è la prima vera flessione del PIL marocchino, da quando è cominciato il nuovo secolo (con un crollo del PIL di circa 2,7 miliardi di $), dovuto da un tasso di crescita del PIL basso (circa il 2,7%), perché stato influenzato dal peggioramento della "recessione europea". Le cause principali sono dovute dal continuante crollo degli investimenti stranieri e della capitalizzazione finanziaria, dal continuo disavanzo del bilancio statale (con un deficit arrivato intorno al -8%), dalla siccità che ha portato al crollo della produzione cerealicola (con un crollo di quasi il -40%) e dal leggero aumento del tasso di disoccupazione (dopo 6 anni consecutivi di una generale diminuzione, passando dall’8,9% dell’anno precedente al 9%). Si registra però un leggero aumento degli scambi commerciali (dovuto principalmente dall’aumento dei costi del fosfati per l’esportazione e del petrolio per l’importazione) e della presenza di turisti stranieri (circa 9,37 milioni di turisti stranieri), un forte sviluppo nell’industria edilizia (tra cui l’inaugurazione della rete tranviaria di Casablanca), un forte boom della produzione industriale automobilistica (con una produzione di veicoli addirittura quasi raddoppiato rispetto al 2011, portando anche ad un boom nell’export automobilistico) e una forte crescita generale nel settore dei servizi, che sono i principali settori a trainare notevolmente l’economia marocchina, nonostante l’aggravamento della recessione internazionale.

2013[modifica | modifica sorgente]

Nel 2013 il PIL marocchino, dopo la flessione del 2012, ha ripreso a crescere, con un tasso di crescita del PIL di oltre il 4%, determinato dalla crescita della presenza di turisti stranieri (superando oltre la soglia dei 10 milioni), diventandone anche la prima destinazione turistica africana, superando l’Egitto (benché il motivo sta nella crisi politica egiziana che era in corso nell’anno dalla quale ha avuto un determinante crollo); la crescita del PIL è anche determinata dal continuante boom della produzione industriale automobilistica (con una produzione quasi triplicata dal 2011) e dell’export automobilistico, dal leggero aumento degli scambi commerciali, dalla ripresa degli investimenti stranieri, dal leggero calo del tasso di disoccupazione (dal 9% dell’anno precedente all’8,8%) e dall’iniziale ridimensionamento del deficit del bilancio statale (in leggero miglioramento rispetto al 2012, ma non meglio del 2011), dovuto da tentativi di sovvenzione nella riduzione dei costi del carburante avvenuto nel corso dell’autunno 2013.

Sviluppo storico[modifica | modifica sorgente]

Nel corso degli ultimi 40 anni, il Marocco ha intrapreso un programma di graduale, ma solida di sviluppo umano e di liberalizzazione politica. Dal 1970, il reddito nazionale lordo per persona si è più che quadruplicato da circa 550 $ a circa 2770 $ nel 2008. L’aspettativa di vita media è passata da circa 55 anni nel 1970 a circa 72,5 anni nel 2007. Durante lo stesso periodo, il numero medio di nascite per donna ha visto un drammatico declino da circa 6,3 a circa 2,3, mentre il numero di bambini che muoiono prima di cinque anni è sceso da circa 115 a circa 38 (per 100.000 nati vivi). Miglioramenti sostanziali educative durante gli ultimi 40 anni è l’incremento netto delle iscrizioni nelle scuole elementari dal circa 47% nel 1970 al circa 93,5% nel 2007-2008. L’accesso all’acqua potabile si sta espandendo in modo particolarmente rapido, con accesso quasi universale all’acqua potabile nelle aree urbane dove circa l’83% delle famiglie sono collegate al servizio di rete affidabile e il resto si affidano a fontanelle e fornitori.

I traguardi raggiunti[modifica | modifica sorgente]

Il Marocco si sta affermando come una delle principali maggiori potenze economiche dell’Africa (3º potenza economica dell’Africa settentrionale, dopo l’Egitto e l’Algeria; 2º potenza economica dell’Africa occidentale, dopo la Nigeria) e di notevole rilievo lo è anche nella Lega Araba, anche se ha riserve modeste e poco produttive di petrolio e di gas naturale, rendendola quindi la 2º potenza araba "diversificata" (dopo l’Egitto), a partire dal 2005. Dopo la lunga stagnazione degli anni ‘80-‘90, a partire dagli inizi del 2000, in corrispondenza del regno di Mohammed VI, si è visto un’economia sempre più stabile, caratterizzato da una crescita costante (con il PIL più che raddoppiato nel periodo 2002-2008), inflazione più limitata (essendo, attualmente, tra le più stabili e basse del mondo), il tasso di disoccupazione in generale diminuzione (dal circa 13,6% del 2000 al circa 8,9% del 2011), il debito estero in rapporto al PIL in generale diminuzione (dal circa 50% del 2002 al circa 28% del 2011) e un commercio sempre più sviluppato (con un costante aumento delle esportazioni). La crescita economica, costante a partire dal 2003, ha consentito infatti di rallentarne parzialmente l’emigrazione e migliorare esportazioni, infrastrutture e afflusso di capitali esteri. Aboliti tutti i limiti alle partecipazioni estere, i capitali stranieri (francesi e spagnoli principalmente) non si sono fatti attendere, attirati da incentivi fiscali, basso costo della manodopera (paragonabile addirittura a quella cinese), flessibilità assoluta in materia di licenziamenti e assunzioni, stabilità politica e riduzione del debito con l’estero in rapporto al PIL. Se nel 2000 il 35% della popolazione marocchina non aveva l’acqua potabile, il 70% un’auto e il 99% un personal computer attualmente le seguenti percentuali sono progressivamente diminuite (pur non trovandosi comunque agli standard europei/occidentali): 17%, 56% e 75%. Inoltre il Marocco è il primo paese africano e arabo (65º nel mondo) per l’indice di qualità della vita registrata nel 2005, il secondo paese africano per tasso di globalizzazione (dopo il Sudafrica) nel 2013 ed il secondo paese nordafricano più competitivo secondo le stime del Forum Economico Mondiale nel 2009 (dopo la Tunisia); inoltre si regista uno dei tassi di povertà più bassi del continente africano (circa il 14% della popolazione è povera, quasi analoga a quello standard occidentale, di cui solo circa il 7% della popolazione vive con meno di 1$ al giorno), una speranza di vita che è tra le più elevate del continente africano (supera i 70 anni d’età) ed è tra i primi paesi africani per la presenza di utenti internet (con circa il 50% della popolazione che dispone di internet) e per l’esportazione dell’alta tecnologia (quest’ultima è addirittura al primo posto nella Lega Araba).

I nodi critici[modifica | modifica sorgente]

Va comunque detto che quest’ondata di sfavillante modernità di questi ultimi anni è più apparente che reale. Nonostante il suo notevole sviluppo economico nell’ultimo decennio, il reddito pro capite e l’ISU continuano comunque a rimanere limitati in confronto agli altri principali paesi arabi, e il suo tasso di alfabetizzazione (circa il 60% della popolazione è alfabetizzata) è addirittura tra gli ultimi 30 paesi al mondo. L’ISU dimostra inoltre che circa il 70% dei laureati marocchini è tentato all’emigrazione e che i dati della povertà nel complesso reale risulta essere più alto dei dati ufficiali, in cui secondo i dati standard ufficiali è solamente di circa il 14% della popolazione; ma se si utilizza le statistiche dell’UNDP (Programma dell’ONU per lo sviluppo) si stima che in realtà il 28% della popolazione è povera, pur rimanendone comunque tra le più basse dell’Africa, analoga appunto a quella algerina o egiziana, ma che già a questo dato si è decisamente più distanti dagli standard occidentali e inoltre non è neanche tra le più basse della Lega Araba. Inoltre nell’economia marocchina sono presenti altri due principali problemi: il primo è presente nel settore agricolo, dovuto sia dalla sensibilità della siccità (che ne risentono in modo particolare i cereali), sia da un elevato forza lavoro (circa il 40%) che lavora in questo settore economico; mentre il secondo è dovuto da una leggera dipendenza alle risorse minerarie (in modo particolare sul fosfati), che costituiscono circa il 33% delle esportazioni marocchine (pur dipendendo di meno dalle risorse minerarie che negli altri paesi arabi e africani). Anche se il Marocco ne risente poco dell’attuale crisi economica mondiale da anni continua comunque ad avere una bilancia commerciale passiva e negli ultimi anni anche il bilancio statale è in deficit. La bilancia commerciale marocchina è passiva (nel 2011 le esportazioni sono di circa 22 miliardi di $ e le importazioni sono di circa 41 miliardi di $, con le esportazioni che sono poco più della metà rispetto alle importazioni) in parte perché il prezzo e la domanda sul mercato mondiale del fosfati sono limitati e in parte perché il prezzo del petrolio è elevato (quest’ultima mette a danno anche per il bilancio statale negli ultimi anni); il deficit commerciale marocchino è il secondo più critico dell’Africa e dei paesi arabi (soltanto l’Egitto è messa peggio). Negli ultimi anni non va meglio neanche per la bilancia statale marocchina: le principali fonti di entrate per il bilancio statale sono rappresentate dal turismo (rappresenta circa il 7% del PIL) e dalle rimesse degli emigrati (quest’ultima tipico delle nazioni dell’Africa mediterranea ed esso rappresenta circa il 7% del PIL, per un valore di circa 7 miliardi di $), di cui fino al 2006 riusciva a mantenere un leggero attivo; mentre le uscite sono rappresentate dai costi del petrolio importato, di cui in questi ultimi anni, a causa dell’aumento del costo del carburante, hanno disavanzato gravemente la bilancia, con un deficit nel 2011 di circa il -6%; l’unica ad essere peggiore tra i paesi dell’Africa mediterranea risulta l’Egitto, dove raggiunge persino il -10% circa. Le principali sfide economiche per il Marocco inoltre sono la lotta alla corruzione, la riforma del sistema di istruzione, il sistema giudiziario e di un costoso programma di sovvenzioni del governo.

Coltivazione di cannabis e commercio di droga[modifica | modifica sorgente]

Una coltivazione a parte è quella della cannabis coltivata nella regione del Rif a partire dal XVII secolo. Secondo il Rapporto mondiale delle Nazioni Unite 2004 droga, il Marocco è considerato come il più grande produttore di cannabis in tutto il mondo. Secondo tale relazione, la sua coltivazione e trasformazione rappresenta il 0,57% del PIL nazionale del Marocco nel 2002. Circa l’88% della cannabis consumata in Europa proviene dalla regione del Rif in Marocco. In aggiunta a ciò, il Marocco, proprio per la sua posizione strategica, è un punto di transito per la cocaina dal Sud America destinati all’Europa occidentale.

Commercio estero[modifica | modifica sorgente]

Il Marocco ha firmato nel 1996 un trattato con l’UE, che è entrato in vigore nel 2000, con l’obiettivo di creare entro il 2012 una zona di libero scambio nei termini del Processo di Barcellona. Nel mese di gennaio del 2006 è entrato in vigore un accordo di libero scambio con gli USA, che dovrebbe portare sia a un’espansione delle esportazioni verso un mercato potenzialmente molto redditizio, sia a un aumento dei flussi di investimento in entrata.

La politica economica[modifica | modifica sorgente]

Il governo è impegnato a perseguire politiche volte a favorire una più rapida crescita economica e a ridurre la disoccupazione e la povertà. La crescita inadeguata è stata infatti identificata, sia dal FMI sia dal governo, come il principale punto di debolezza dell’economia del paese negli ultimi dieci anni, senza considerare poi le forti disparità di reddito presenti tra l’élite urbana e il resto della popolazione. La Banca Mondiale e il FMI stimano che il Marocco necessiti di un tasso di crescita medio annuo superiore al 7% per poter intervenire in modo significativo sulla disoccupazione e sulla povertà. In ogni caso, il governo ha fatto progressi riguardo ad alcune di queste problematiche: ha realizzato significativi miglioramenti dell’ordinamento economico attraverso il rafforzamento dei diritti di proprietà e la riforma della normativa sul lavoro, grazie ai quali si è assistito a un rapido incremento della nascita di nuove aziende; ha migliorato il sistema di supervisione del settore bancario e ha liberalizzato i comparti dell’energia e delle telecomunicazioni. Il governo ha anche ammesso che per accelerare la crescita sono necessarie ulteriori riduzioni delle tariffe doganali e una semplificazione del regime del commercio. Sono stati infine identificati numerosi interventi di politica industriale volti a ridurre i costi e incrementare la produttività dell’industria marocchina, e le autorità confidano che questa razionalizzazione permetterà di raddoppiare il valore dell’output industriale entro il 2013. Il governo sembra ormai pronto a lanciare anche una radicale riforma del settore agricolo per ridurre la dipendenza dai cereali, altamente sensibili a periodi di siccità, e aumentare la superficie coltivata con piante ad alto valore aggiunto, come gli ulivi. Occorre però considerare che tale politica accelererà il processo di inurbamento della popolazione: se tale fenomeno non verrà adeguatamente gestito, aumenterà sensibilmente il rischio dell’insorgere di tensioni sociali e politiche.

Dati e statistiche economiche[modifica | modifica sorgente]

PIL (nominale): 100,2 miliardi di $ (62º) (2011)

PIL pro capite (nominale): 3084 $ (120º) (2011)

PIL (PPA): 164,7 miliardi di $ (59º) (2011)

PIL pro capite (PPA): 5080 $ (117º) (2011)

Composizione del PIL: 51% settore terziario, 32% settore secondario, 17% settore primario (2010)

Crescita del PIL: 5% (2011)

Crescita della produzione industriale: 4,4% (2010)

Uso del suolo: 20,4% arativo (coltivazioni agrarie), 47,1% prativo (praterie e pascoli), 11,5% foreste (boschi e arbusteli), 21% incolto (sterile, incoltivabile e deserti)

Indice della produzione agricola (2006=100): 124,8 (2011)

Indice della produzione industriale (2005=100): 119,4 (2012)

Inflazione: 0,9% (2011)

Principali partner commerciali: UE, USA

Bilancia commerciale: -19,450 miliardi di $ (passiva) (2011)

Valore delle esportazioni: 21,510 miliardi di $ (71º) (2011)

Principale merce d’esportazione: fosfati

Valore delle importazioni: 40,960 miliardi di $ (58º) (2011)

Principale merce d’importazione: petrolio grezzo

Bilancio statale: -5 miliardi di $ (in deficit del -6%) (63º) (2011)

Valore delle entrate: 26 miliardi di $ (2011)

Valore delle uscite: 31 miliardi di $ (2011)

Riserve valutarie: 24 miliardi di $ (2011)

Aiuti economici: 1,24 miliardi di $ (2012)

Classificazione generale della solvibilità (rating): BBB-/Baa3/A-3/P-3/F3 (outlook: qualità medio-basso)

Debito estero: 28 miliardi di $ (71º) (2011)

Debito estero in rapporto al PIL: 28% del PIL (2011)

Debito pubblico: 65 miliardi di $ (2011)

Debito pubblico in rapporto al PIL: 65% del PIL (41º) (2011)

Forza lavoro totale: circa 11,6 milioni di persone

Forza lavoro per settore: 35% settore terziario, 20% settore secondario, 45% settore primario (2006)

Popolazione attiva: circa 32%

Disoccupati: circa 1,3 milioni di persone

Tasso di disoccupazione: 8,9% (2011)

Povertà nella popolazione: 14%

ISU: 0,582 (130º, medio) (2011)

Speranza di vita: M 69, F 73

Tasso di alfabetizzazione: circa il 60%

Valuta monetariaria: dirham marocchino (MAD)

Tasso di cambio: 1€ = 11,15 MAD (aggiornato: 26/04/2012)

Settore primario[modifica | modifica sorgente]

Il problema delle siccità[modifica | modifica sorgente]

Il Marocco è uno dei pochi paesi arabi e africani che riesce spesso a raggiungere l’autosufficienza nella produzione alimentare, anche se l’agricoltura dipende ancora eccessivamente dalle condizioni climatiche, visto che in media ogni 3 anni ci può esserci una siccità, che può far danneggiare la produzione agricola, ma anche il tasso di crescita del PIL, redendola negativa, come negli anni ‘90. La siccità è infatti il principale ostacolo dell’espansione agricola produttiva. L’agricoltura inoltre compone in media negli ultimi anni circa il 12-20% del PIL (a seconda di periodi fortemente produttivi e di rilevanti siccità), ma fa lavorare attualmente circa il 40% della forza lavoro (su circa il 21% del territorio del paese che è coltivabile), dovuto proprio dalla congiuntura climatica (scarsamente meccanizzata ed efficiente). Negli ultimi anni lo scarto tra le due percentuali si è leggermente ridotto grazie alle riforme che fa il governo marocchino (imponendo come obiettivi modernizzazione e meccanizzazione nel settore agricolo), vedendo che nel 2000 raggiungeva addirittura circa il 47% della forza lavoro e nel 2006 raggiungeva circa il 45% della forza lavoro.

Agricoltura e allevamento[modifica | modifica sorgente]

Cassa delle arance dal Marocco.

I principali prodotti agricoli sono costituiti da cereali (frumento, orzo, mais e riso), canna da zucchero, barbabietola da zucchero, agrumi (arance in particolare), patate, ortaggi (pomodori in particolare), carrube, legumi, datteri, uva e olive. L’allevamento è sviluppato soprattutto nel settore ovino, caprino, cammelliere e bovino. Dalle foreste si ricavano buone quantità di legname (sughero, quercia, tuia, cedro), utilizzato soprattutto come combustibile.

Produzione cerealicola: 6,0 milioni di tonnellate (2011)

Produzione di frumento: 3,4 milioni di tonnellate (2011) (2º produttore africano, 3º produttore arabo, 29º produttore mondiale)

Produzione di datteri: 119,47 mila tonnellate (2011) (5º produttore africano, 9º produttore arabo, 12º produttore mondiale)

Produzione di olive: 1.415.902 milioni di tonnellate (2011) (1º produttore africano, 1º produttore arabo, 5º produttore mondiale; 7º esportatore mondiale dopo Spagna, Italia, Grecia, Siria, Turchia e Tunisia, superando Portogallo e Algeria)

Superficie di area coltivata per le olive: 597.513 ettari

Raccolto olive: 22,839 q/Ha (quintali per ettaro)

Produzione di carrube: 20.489 tonnellate (2010) (1º produttore africano, 1º produttore arabo, 3º produttore mondiale, dopo Spagna e Italia)

Pesca[modifica | modifica sorgente]

Barche da pesca a Essaouira.

Molto sviluppato (che compensa dalle difficoltà agricole) è invece il settore della pesca (1º produttore africano, 1º produttore arabo, 24º produttore nel mondo nel 2005), di cui è il primo esportatore africano e arabo ed è il secondo esportatore mediterraneo (dopo la Spagna), con una disposizione di ben 17 porti pescherecci e risulta essere il primo paese africano, arabo e mediterraneo anche per la positiva performance commerciale. La pesca marocchina rappresenta circa il 56% della produzione complessiva del settore primario, circa il 3% nel PIL e circa il 9% delle esportazioni. In modo particolare il Marocco è molto produttivo e guadagna maggiori profitti dalle sardine (di cui è il maggior esportatore mondiale), dai tonni, dagli sgombri, dalle acciughe e dai crostacei. I principali centri pescherecci sono Agadir (soprannominata la "capitale mondiale delle sardine"), Safi, Essaouira, El Jadida, Larache, Mohammedia e Casablanca sulla costa atlantica ed Al-Hoceima sulla costa mediterranea.

Settore secondario[modifica | modifica sorgente]

Il settore industriale compone più del 25% del PIL e negli ultimi anni è uno dei principali settori dell’economia marocchina di maggiore crescita.

Risorse minerarie[modifica | modifica sorgente]

Le miniere di fosfati di Bou Craa distano circa 100 km dalla città costiera di Aaiun, Sahara Occidentale. Due immagini mostrano le dimensioni della miniera tra il 1987 e il 2000.

Il Marocco ha riserve modeste e poco produttive di petrolio e di gas naturale (benché sono ancora, da anni, in corso di esplorazioni, in particolare da parte delle imprese petrolifere britanniche), di cui è appunto un paese importatore di entrambi le risorse (a differenza degli altri paesi arabi, che sono invece ricchi produttori e grandi esportatori di entrambi le risorse); si stima infatti che le riserve petrolifere del Marocco dureranno per circa 35 anni (al momento le riserve accertate), ma non raggiungendo mai l’autosufficienza del fabbisogno energetico. Mentre si basa, principalmente, sulle ricche risorse di fosfati, di cui è attualmente il 3º produttore mondiale (dopo Cina e USA), ma al 1º posto se si parla delle riserve (con riserve stimate nel territorio marocchino e sahrawi di circa 50.000.000 milioni di tonnellate metriche su 67.000.000 milioni di tonnellate metriche mondiali), detenendo appunto circa il 75% delle riserve mondiali conosciute, rendendolo quindi il principale esportatore mondiale e da decenni ne rappresenta la principale voce dell’economia e delle esportazioni del paese, rappresentandone insieme ai suoi derivati (acido fosforico, fertilizzanti e concimi) circa il 24% delle esportazioni nel 2011, anche se c’è da dire che negli ultimi anni sta cominciandone e perderne l’importanza, in parte perché il prezzo e la domanda sul mercato mondiale del fosfati sono limitati (oltre al fatto che il valore di questo importante minerale è in parte sottovalutato e portandone delle conseguenze dirette anche per la passività della bilancia commerciale), dovuto in parte dalla recessione internazionale, e in parte per il forte sviluppo degli altri settori economici. I principali siti minerari del fosfati sono Khouribga (soprannominata, appunto, la "capitale mondiale del fosfati") e Bou Craa, nel Sahara Occidentale. Nel paese sono presenti inoltre miniere di arsenico (3º produttore mondiale nel 2011, dopo Cina e Cile), di cobalto (8º produttore mondiale nel 2009), di fluorite (9º produttore mondiale nel 2006), di piombo (12º produttore mondiale nel 2007), di argento (15º produttore mondiale nel 2009), di zinco (16º produttore mondiale nel 2009), di manganese (21º produttore mondiale nel 2006), di feldspato (31º produttore mondiale nel 2011), di rame (38º produttore mondiale nel 2008), di ferro (40º produttore mondiale nel 2009), di sale (49º produttore mondiale nel 2006), di carbone (59º produttore mondiale nel 2003), di oro (65º produttore mondiale nel 2009) e di antimonio.

Risorse energetiche[modifica | modifica sorgente]

La produzione dell’energia elettrica in Marocco raggiunge quasi l’autosufficienza del fabbisogno energetico: dei circa 22 miliardi di kWh (kilowattora) consumati dalla popolazione nel 2009, circa 20 miliardi di kWh sono stati prodotti nel territorio nazionale e ne hanno importato circa 4 miliardi di kWh. Circa il 70% della fonte di energia elettrica del Marocco proviene dai combustibili fossili, principalmente importato (di cui il 56% dal carbone), mentre circa il 20% proviene dall’energia idroelettrica e circa il 5% proviene dalle risorse rinnovabili. Tuttavia, una nuova legge approvata dai marocchini sta incoraggiando ad utilizzare sempre di più le risorse rinnovabili. Il Marocco infatti è tra i primi posti nel continente africano per la produzione dell’energia solare e dell’energia eolica (insieme a Tunisia, Egitto, Kenya e Sudafrica).

I grandi progetti di produzione dell’energia rinnovabile[modifica | modifica sorgente]

In Marocco si stima, insieme agli paesi del Maghreb, che detengono una grande potenzialità di produzione di energia solare, in grado di alimentare il fabbisogno energetico dell’intera Europa; inoltre il Marocco, l’unico paese africano ad avere un collegamento del cavo di alimentazione per l’Europa, mira a beneficiare circa 573,8 miliardi di $ (circa 400 miliardi di €), di cui dovrebbe portare all’ambizioso piano pan-continentale Desertec Industrial Initiative, iniziato dal 2003, in collaborazione con gli altri paesi dell’Africa mediterranea e con l’Europa. Il progetto che il Marocco ha lanciato è uno dei più grandi progetti di energia solare del mondo, con un costo stimato di circa 9 miliardi di $. Il progetto iniziale prevede la costruzione di 5 centrali solari entro il 2020, con l’obiettivo di produrre circa il 18% dell’energia elettrica nazionale; la prima ad essere pronta si aprirà nel 2015 a Ouarzazate. In Marocco si trova, inoltre, il più grande impianto per la produzione di energia eolica dell’Africa in Koudia Al Baida e sono in costruzione altri 2 di questi grandi impianti a Tangeri e a Tarfaya. L’obiettivo che il governo marocchino ha imposto è che entro il 2020 circa il 40% della produzione di energia elettrica nazionale deve essere prodotta da energie rinnovabili (attraverso un investimento negli anni successivi di oltre 15 miliardi di $, uno degli investimenti di risorse rinnovabili tra i più costosi al mondo) e che ne diventi a seguito anche un esportatore per i paesi europei.

Industria[modifica | modifica sorgente]

L’industria marocchina è tra le più attive dell’Africa. Molto sviluppato sono le industrie leggere (tessili e agroalimentari), ma negli ultimi 20 anni l’industria marocchina si è sviluppata anche nei settori dell’industria di trasformazione (chimica, petrolchimica e edilizia) e dell’industria pesante e dell’high tech (elettrica, elettronica e meccanica, principalmente nei settori automobilistica, navale e informatica e più recentemente anche nell’aeronautica e nell’aerospaziale).

Industria leggera[modifica | modifica sorgente]

Industria tessile[modifica | modifica sorgente]

Fino al 2005 l’industria tessile era il settore industriale marocchino più produttivo, quindi era uno dei settori più rilevanti nell’economia marocchina ed esso rappresentava circa il 40% delle esportazioni. Ma da allora è in calo, sia la produzione sia l’esportazione, portando ad una scomparsa di circa 1/3 della forza lavoro tessile e ad un calo delle esportazioni di circa il -10% nel 2008 e di circa il -7% nel 2009, portandone a rappresentare nel 2011 solo circa il 17% delle esportazioni, in parte dovuta dalla recessione internazionale e in parte dalla forte concorrenza e produzione tessile cinese e indiana, che stanno danneggiando anche la produzione tessile dei paesi europei. Nonostante il crollo della produzione e dell’occupazione tessile negli ultimi anni, questo settore comunque rappresenta attualmente circa il 42% della forza lavoro industriale e circa il 34% della produzione industriale manifatturiera. Rilevante è la produzione del cuoio, dei tappetti e delle babbucce, quest’ultima considerato il fiore all’occhiello dell’artigianato tessile marocchino.

Industria agroalimentare[modifica | modifica sorgente]

L’industria agroalimentare marocchina è tra le più produttive dell’Africa. Principalmente la produzione agroalimentare marocchina è destinato soprattutto per il consumo interno, ma sono rilevanti anche le esportazioni, che riguarda principalmente olive, olio e pesce.

Industria artigianale[modifica | modifica sorgente]

Rilevante è anche l’industria artigianale, di cui buona parte della produzione è esportato per i paesi europei. Le principali città rinomate per la produzione artigianale sono Marrakech, Fes, Essaouira e Safi.

Industria di trasformazione[modifica | modifica sorgente]

Industria chimica[modifica | modifica sorgente]

L’industria chimica marocchina è tra le più fiorenti del continente africano e ha registrato un aumento della produzione di circa il 10% dal 1997. Lo sviluppo dell’industria chimica è soprattutto legato principalmente alla lavorazione del fosfati in acido fosforico, fertilizzante e concime (circa il 50% della produzione del fosfati è destinato alla raffinazione), destinato per la maggior parte per l’esportazione; seconda voce del settore è inoltre la raffinazione dell’arsenico in triossido di arsenico, mentre negli ultimi anni si registra anche un forte aumento della produzione di cemento (31º produttore mondiale, 3º produttore africano dopo Egitto e Sudafrica, 3º produttore arabo dopo Egitto e Arabia Saudita nel 2005; ha prodotto nel 2005 circa 11 milioni di tonnellate di cemento), grazie alla presenza dell’impresa francese Lafarge e ad un fortissimo sviluppo dell’industria edilizia. Rilevante è anche la produzione di acciaio nelle raffinerie di Tangeri e Nador.

Industria farmaceutica[modifica | modifica sorgente]

L’industria farmaceutica marocchina negli ultimi anni sta vivendo un forte sviluppo e attualmente è la terza per dimensioni e fatturato in Africa (dopo Sudafrica e Algeria). Questo settore produce un fatturato di oltre 1 miliardo di $ all’anno (circa 900 milioni di € e circa l’1% del PIL marocchino), riuscendo così il Marocco ad essere quasi autosufficiente nel fabbisogno interno (infatti ha una copertura di circa l’80-90% nel consumo interno). Dato rilevante è anche l’esportazione dei prodotti farmaceutici marocchini nei paesi europei e africani, mentre quel che non è in grado di produrre lo importa dai paesi europei, in particolare dalla Francia.

Industria petrolchimica[modifica | modifica sorgente]

Rilevante nell’industria chimica marocchina è anche la raffinazione del petrolio nelle raffinerie di Safi, Jorf Lasfar, Mohammedia e Sidi Kacem (alcune di queste raffinerie petrolifere sono tra le più grandi dell’Africa).

Industria edilizia[modifica | modifica sorgente]

In fortissimo sviluppo e crescita negli ultimi anni è anche l’industria edilizia, con la costruzione del porto Tangeri Med, con la costruzione di immensi moderni edifici a Casablanca e a Rabat e con la costruzione di grande infrastrutture, tra cui è in forte espansione la rete autostradale ed è in costruzione l’alta velocità ferroviaria Casablanca-Tangeri (la prima in Africa), di cui quest’ultima è prevista l’apertura nel 2015.

Industria pesante e dell’high tech[modifica | modifica sorgente]

Industria elettrica ed elettronica[modifica | modifica sorgente]

Il Marocco ha una serie di punti forza per sviluppare l’industria elettronica: lo sviluppo di questo settore è sorto già nel corso degli anni ’50 e ‘60 con l’istituzione della "STMicroelectronics" nel 1952, la ex società di fabbricazione radioelettrica marocchina. Oggi il settore sta vivendo un fortissimo sviluppo per le filiali di assemblaggio di schede elettroniche, circuiti integrati, centrali telefoniche e produzione di componenti elettronici. Il paese ha più di 30 unità industriali, che generano quasi 7.000 posti di lavoro. La fabbricazione dei componenti elettronici dipende da più di 11 aziende con un fatturato di oltre 100 milioni di $ all’anno (oltre 1,2 miliardi di dirham marocchini), la cui produzione è orientata quasi interamente all’esportazione, con un valore intorno ai 90 milioni di $ all’anno (circa 940 milioni di dirham marocchini). Nel 2003 circa l’83% dei componenti elettronici prodotti in Marocco sono stati esportati (circa il 99% dei componenti elettronici stati esportati sono stati destinati in Francia). Questo settore avendo negli ultimi anni un fortissimo sviluppo ha portato il Marocco nel giro di pochi anni da paese importatore a paese esportatore. Nel campo dell’elettronica, i vantaggi del Marocco sono stati principalmente la sua vicinanza all’Europa, disponibilità di ingegneri, infrastrutture sviluppate e adeguate e tecnici di qualità. L’ASEL (Associazione Electronics Industry) comprende le principali industrie di elettronica marocchina. Tuttavia il settore elettronico marocchino soffre di bassa spesa per la ricerca e lo sviluppo. L’occupazione nel settore elettrico-elettronico è costituito da oltre il 50% da donne su un totale di quasi 31.000 persone, pari al 6,3% dei posti di lavoro di tutte le industrie manifatturiere del Regno. Delle 193 aziende che esistevano nel 2003, quasi 160 erano imprese di piccole e medie dimensioni, cioè oltre l’84% di tutto il settore elettrico-elettronico del tessuto produttivo industriale (PMI).

Industria meccanica[modifica | modifica sorgente]
Industria automobilistica[modifica | modifica sorgente]
Laraki Borac.

Il Marocco produce e assembla i veicoli automobilistici dal 1959, ma è negli ultimi anni che si assiste ad un forte sviluppo del settore, con un notevole aumento della produzione di veicoli. Le principali imprese automobilistiche presenti nel paese sono la marocchina Laraki e il gruppo francese Renault, di cui esso sono presenti la francese Renault stessa, la francese Peugeot, la francese Citroen, la giapponese Nissan e la rumena Dacia, sotto amministrazione della società marocchina SOMACA (Società marocchina di automobili). Nel febbraio 2007 oltre 5.000 automobili state prodotte in Marocco venivano esportate in Francia e in Spagna e sempre durante questo anno lo Stato marocchino ha firmato un contratto con la Renault-Nissan, per la costruzione di un impianto industriale nei pressi di Tangeri, che dovrebbe garantire la produzione di oltre 400.000 automobili all’anno per un fatturato di oltre 1 miliardo di $, destinati soprattutto per l’esportazione. L’Egitto è insieme al Marocco un potenziale mercato automobilistico importante in seguito alla firma degli Accordi di Agadir. La maggior parte delle imprese automobilistiche, sia marocchine sia straniere, sono situate a Tangeri e a Casablanca. A parte al gran crollo della produzione del 2009 (in tendenza in campo mondiale, in particolare in campo europeo e nordamericano, a causa della recessione internazionale), negli ultimi anni si registra un forte aumento della produzione dei veicoli, in modo particolare nel 2012-2013 di cui la produzione è addirittura quasi triplicata, rispetto al 2011, portando anche ad un boom nell’export automobilistico. I veicoli prodotti in Marocco sono in parte destinate al consumo interno e in parte destinate all’esportazione, soprattutto viene esportato nei paesi europei (in particolare Francia e Spagna), in Tunisia e in Egitto. Al momento attuale il Marocco è il maggior produttore di veicoli nei paesi arabi (superando ultimamente l’Egitto per via dell’instabilità politica che è in corso nel paese egiziano) e il secondo nel continente africano (dopo il Sudafrica).

Industria navale[modifica | modifica sorgente]

L’industria navale marocchina è tra le prime dell’Africa, soprattutto grazie alla sua posizione strategica e vicinanza all’Europa, rappresentandone un’importante nodo commerciale per l’Africa stessa, per l’Europa, per l’America, per il Medio Oriente e per l’Asia. Si stima che ogni anno lo Stretto di Gibilterra è attraversato da circa 4 milioni di persone. Il Marocco dispone di ben una ventina di porti commerciali nella quale i più importanti sono quelli di Tangeri e Casablanca, che entrambe sono tra i più trafficati dell’Africa. Nel 2004 è iniziata la costruzione del nuovo porto di Tangeri (Tangeri Med) ed è entrata in funzione dal 2007 (dopo l’inaugurazione), dove cui è stato istituito una zona franca e che dovrebbe portare ad un'immediata crescita dell’industria navale e del commercio marittimo, diventandone il più importante porto commerciale africano e che dovrebbe essere in grado di competere con alcuni dei più importanti porti mondiali, come Rotterdam ed è in già in fase di costruzione dal 2009 un terzo porto di Tangeri (Tangeri Med II), probabilmente disponibile già dal 2015. Con Tangeri Med la capacità attuale è di circa 3,5 milioni di container, circa 4 milioni di passeggeri l’anno, circa 700 mila veicoli l’anno e circa 4 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi raffinati e con l’aggiunta di Tangeri Med II si punta entro il 2017 sulla capacità totale dei porti Tangeri di circa 8,5 milioni di container, circa 7 milioni di passeggeri l’anno, circa 2 milioni di veicoli l’anno, circa 700 mila camion l’anno e circa 10 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi raffinati. Attualmente Tangeri Med è collegato con oltre 130 porti in 65 paesi del mondo e proprio per via di questo nuovo porto il Marocco nel giro di un pochi anni (tra il 2007 e il 2010) ha scalato oltre 50 posizioni arrivando tra i primi 20 paesi del mondo per traffico di container e una volta entrata in funzione Tangeri Med II il governo marocchino punta al 15º posto nel mondo entro il 2017.

Industria informatica[modifica | modifica sorgente]

Un settore sempre più emergente è l’industria informatica. La tecnologia marocchina è altamente specializzata ed è riconosciuta a livello internazionale nei settori della banca, della posta, delle telecomunicazioni, della vendita al dettaglio e governativa e negli ultimi anni il paese produce anche smart card e carte di credito. L’industria informatica è cresciuta in Marocco a partire dalla fine degli anni ‘90 e il mercato marocchino attualmente ha un fatturato di quasi 1 miliardo di $ (circa 700 milioni di €) ed è il secondo esportatore africano (dopo il Sudafrica) e addirittura il primo esportatore arabo di alta tecnologia. Il principale sito industriale informatico del Marocco è Casablanca Technopark, stata inaugurata nel 2000 a Casablanca, dove viene prodotto circa il 10% dei prodotti informatici marocchini. La moglie del re Mohammed VI, Lalla Salma, è nota per essere un’esperta informatica.

Industria aeronautica ed aerospaziale[modifica | modifica sorgente]

L’industria aeronautica marocchina è un settore emergente e comprende due rami: l’aviazione civile e l’aviazione militare. Questo settore è in piena espansione e 50 aziende sono presenti nel territorio. Il settore dell’aviazione è mirato dal piano emergente per rivitalizzare i settori dell’economia e delle città marocchine in cui è stabilito l’industria aerospaziale, in particolare Casablanca, Tangeri, Rabat e Marrakech. Il Marocco ha una certificazione ISO nel settore della manutenzione e della riparazione di aereo di qualsiasi tipo di reattori (Boeing, Airbus, Jets). Inoltre, la produzione di componenti di aereo specifici come il cablaggio, è destinato all’esportazione. Le principali aziende internazionali partner sono la francese Snecma e la statunitense Boeing. Il Marocco è stato anche presente per la prima volta come espositore presso il prestigioso Salone Internazionale dell’aeronautica e dello spazio di Parigi, Le Bourget nel 2013. Il salone Aeroexpo di Marrakech è un importante centro di aeronautica e di aerospaziale. L’impresa canadese Bombardier ha installato un impianto di transizione nei pressi dell’Aeroporto internazionale di Mohammed V di Casablanca nel 2011 e ha iniziato la produzione nel 2013. Le assunzioni vengono fatte nell’IMA (Istituto di mestiere dell’Aeronautica), istituita nel 2011 e che fa parte della Agenzia di sviluppo francese.

Settore terziario[modifica | modifica sorgente]

Il settore dei servizi si è molto sviluppato recentemente. Esso è uno dei principali settori economici e alternativi che sono in questi ultimi anni in forte crescita.

Commercio[modifica | modifica sorgente]

Schema delle esportazioni marocchine nel 2009.
Schema delle esportazioni marocchine nel 2011.

Bilancia commerciale[modifica | modifica sorgente]

Molto sviluppato è il settore commerciale, anche se la bilancia commerciale marocchina da anni è in passivo (con un disavanzo di circa il -20% nel 2011), anche perché le esportazioni riguardano principalmente il fosfati e i suoi derivati (acido fosforico, fertilizzanti e concimi), prodotti tessili, componenti elettrici ed elettronici, pesce, olive ed olio, a fronte delle importazioni che riguardano principalmente il petrolio greggio e i suoi derivati (carburante), gas naturale, carbone, energia elettrica, attrezzature industriali e cereali. Nonostante la passività commerciale, comunque il mercato marocchino è uno dei principali mercati africani emergenti in campo mondiale (insieme al Sudafrica, Egitto, Tunisia e Kenya) ed esso è anche il settimo più importante mercato africano per valore degli scambi commerciali (dopo Sudafrica, Nigeria, Algeria, Angola, Libia ed Egitto).

Valore degli scambi commerciali[modifica | modifica sorgente]

Nel 2003 le esportazioni erano di circa 8,777 miliardi di $ (65º posto nel mondo) e le importazioni erano di circa 14,231 miliardi di $ (54º posto nel mondo), avendo poi negli anni a venire un notevole incremento; nel 2004 le esportazioni erano di circa 9,6 miliardi di $ e le importazioni erano di circa 14,9 miliardi di $ e nel 2006 le esportazioni erano di circa 11,72 miliardi di $ (73º posto nel mondo) e le importazioni erano di circa 21,22 miliardi di $ (61º posto nel mondo), continuando a crescere fino al terzo trimestre del 2008, quando dal quarto trimestre del 2008 e nel corso del 2009 subì un brusco arresto a causa della recessione internazionale, principalmente dovuto dal crollo del prezzo e delle vendite estere del fosfati e dei suoi derivati per le esportazioni e dal crollo del prezzo del petrolio per le importazioni, per poi riprendersi nel 2010, di cui le esportazioni erano di circa 17,58 miliardi di $ (con un aumento di circa il 100% dall’anno 2003) e le importazioni erano di circa 34,189 miliardi di $ (con un aumento di circa il 140% dall’anno 2003) e nel 2011 gli scambi commerciali sono ritornati quasi superiori a quelli del 2008, di cui le esportazioni sono aumentate a circa 21,51 miliardi di $ (con un aumento di circa il 20% dall’anno precedente, 71º posto nel mondo) e le importazioni sono aumentate a circa 40,96 miliardi di $ (con un aumento di circa il 20% dall’anno precedente, 58º posto nel mondo). Nel 2012-2013 gli scambi commerciali subiscono un rallentamento della crescita, a causa del peggioramento della "recessione europea", in cui nel 2012 le esportazioni sono di circa 21,8 miliardi di $ (72º posto nel mondo) e le importazioni sono di circa 42,45 miliardi di $ (58º posto nel mondo) e nel 2013 le esportazioni sono di circa 22,6 miliardi di $ (71º posto nel mondo) e le importazioni sono di circa 45,83 miliardi di $ (57º posto nel mondo).

Importanti accordi commerciali[modifica | modifica sorgente]

Il commercio marocchino comunque risulta sempre più intensivo e più sviluppato, grazie agli importanti accordi commerciali stati fatti negli ultimi 15-20 anni. Nel 1995-96 vengono avviati dei negoziati e viene firmato un accordo di associazione con l’UE, che con questi accordi dovrebbero mandare in vigore nel 2000 l’area di libero scambio. Nel 1997 il Marocco è stato il primo paese africano a firmare un accordo commerciale con l’EFTA. Nel 2003 va in vigore l’area di libero scambio con gli EAU (Emirati Arabi Uniti) e avvia i primi accordi di libero scambio con la Turchia. Nel 2004 altri importanti accordi commerciali vengono fatti con l’UE e con gli USA e viene fatto con l’Egitto, Tunisia, Giordania e Palestina, l’Accordo di Agadir che porta in vigore un’area di libero scambio con questi paesi arabi scarsi o modesti di risorse petrolifere, ma che hanno abbondanti miniere di fosfati e che sono delle rilevanti destinazioni turistiche. Nel 2006 vanno in vigore le aree di libero scambio con gli USA e con la Turchia e vengono fatti importanti accordi commerciali con la Cina. Nel 2008 sono stati fatti importanti accordi di status avanzato con l’UE, di cui il Marocco è stato il primo paese del Mediterraneo, e sono previsti dei potenziamenti degli accordi commerciali di libero scambio nel periodo 2010-2012 con l’UE e con l’EFTA. Attualmente il Marocco sta trattando delle future aree di libero scambio con il Canada e con i paesi membri dell’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale (UEMOA e CEMAC).

Principali partner commerciali[modifica | modifica sorgente]

Principali destinazioni delle esportazioni marocchine nel 2006.

Il primo partner commerciale del Marocco è l’UE che nel 2011 rappresenta circa il 59% delle esportazioni e circa il 49% delle importazioni; le principali destinazioni europee sono la Francia (primo partner commerciale in assoluto ed esso rappresenta circa il 20% delle esportazioni e circa il 14% delle importazioni) e la Spagna (circa il 18% delle esportazioni e circa l’11% delle importazioni), ma anche l’Italia, il Regno Unito, la Germania, il Belgio e i Paesi Bassi. Il secondo partner commerciale sono gli USA che rappresentano circa il 5% delle esportazioni e circa il 9% delle importazioni. Negli ultimi anni si stanno sviluppando relazioni commerciali anche con l’India e Brasile con la prevalenza delle esportazioni marocchine, e con la Cina (quinto partner commerciale), Russia e Arabia Saudita con la prevalenza delle importazioni straniere.

Investimenti[modifica | modifica sorgente]

Il Marocco è il quarto paese africano per investimenti nazionali (dopo Sudafrica, Egitto e Nigeria), che da solo attira oltre il 40% degli investimenti esteri tra i paesi maghrebini ed è infatti al secondo posto in Africa per attrazione degli investimenti esteri (dopo il Sudafrica), superando ultimamente l’Egitto per via dell’instabilità politica che è in corso nel paese egiziano, e al quinto posto nella Lega Araba (dopo l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar), attirati da incentivi fiscali, basso costo della manodopera (paragonabile addirittura a quella cinese), flessibilità assoluta in materia di licenziamenti e assunzioni e stabilità politica. In questi ultimi anni gli investimenti esteri superano i 3 miliardi di $. Circa il 70% degli investimenti esteri provengono dall’UE (Francia e Spagna principalmente) e circa il 20% dai paesi arabi (Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita principalmente); infatti il Marocco è il secondo paese più investito dai francesi dopo la Cina. Fino al 2007 gli investimenti esteri hanno avuto una forte crescita, ma dal 2008, in corrispondenza dell’inizio della recessione internazionale, la crescita degli investimenti esteri comincia a rallentare e nel 2009 crolla di circa il -27%, mentre nel 2010 c’è una ripresa, ma nel 2011 gli investimenti esteri crollano nuovamente, in corrispondenza della "primavera araba", con una forte flessione di circa il -35% (anche se questi crolli sono meno pesanti di quelli tunisini ed egiziani, soprattutto grazie alla stabilità politica e a manifestazioni prevalentemente pacifiche e controllate) e a pesarne sono soprattutto gli investimenti francesi, registrando un crollo di circa il -25% e nel 2012 gli investimenti esteri continuano a crollare, in corrispondenza del peggioramento della "recessione europea", di circa il -17%, anche se rispetto all’anno precedente, il crollo è più contenuto. Dopo due anni di crollo consecutivo degli investimenti esteri nel 2013 si registra una ripresa di crescita di circa il 24%. Nonostante la recessione internazionale e la "primavera araba" che scoraggia gli investimenti esteri negli ultimi anni, comunque nel decennio 2000-2010 gli investimenti esteri in Marocco sono cresciuti di ben 5 volte. Molto rilevanti sono anche gli investimenti nazionali (pari ad oltre il 34% del PIL nel 2013) che vengono fatti in particolare nelle infrastrutture (dalla costruzione di nuove autostrade alla costruzione di moderni edifici a Casablanca) e in questi ultimi anni sono sempre più rilevanti anche gli investimenti che il Marocco fa in particolare nei paesi dell’Africa occidentale, che infatti è il secondo investitore africano dopo il Sudafrica.

Finanzia[modifica | modifica sorgente]

Borsa di Casablanca[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Borsa di Casablanca.

Molto sviluppato è anche il settore finanziario. La principale piazza finanziaria del Marocco è la CSE (Borsa di Casablanca), di cui è la quarta piazza finanziaria africana più importante (dopo Johannesburg in Sudafrica, Cairo in Egitto e Lagos in Nigeria), oltre che essere anche la terza più antica, stata fondata nel 1929 (dopo la piazza finanziaria egiziana, stata fondata nel 1883 e la piazza finanziaria sudafricana, stata fondata nel 1887). La CSE realizza anche una delle migliori performance tra i paesi arabi e risulta ad avere resistito positivamente (anche se in modo parziale ma con un crollo più contenuto rispetto alle principali borse mondiali) anche alla crisi finanziaria globale del 2007-2009, rimanendone appunto solida. La CSE ha attualmente 19 membri e 81 titoli quotati con il picco della capitalizzazione totale del mercato arrivato oltre ai 75 miliardi di $ nel 2007, superando in quell’anno lo stesso PIL marocchino (pari a circa 100,4% del PIL). Fino al 2002 il principale indice finanziario della CSE era l’IGB (Indice della Borsa dei Valori di Casablanca). Dal 2002 l’IGB è stato sostituito dagli attuali due principali indici finanziari della CSE: la MASI (Moroccan All Shares Index) e la MADEX (Moroccan Most Active Shares Index). La MASI è un indice azionario che replica la performance di tutte le società quotate nella CSE e traccia le prestazioni di tutte le compagnie presenti. La MADEX è un indice azionario che comprende le imprese finanziarie più attive sul mercato marocchino, elencate continuamente nella CSE, con variazioni strettamente legate a tutto il mercato, che ne serve da riferimento per la quotazione di tutti i fondi investiti in azioni. Le imprese finanziarie più attive sul mercato marocchino sono: la Attijariwafa Bank (fusione della Banca Commerciale del Marocco e della Wafa Bank; essa è la più grande banca del Marocco ed è terza più grande dell’Africa), la Wafa Assurance (marchio assicurativo della Attijariwafa Bank), la Banca Popolare del Marocco, la BMCE Bank (Banca Marocchina del Commercio Estero), la SNI (Società Nazionale degli Investimenti, investita direttamente dalla famiglia reale alawida), la ONA (Omnium Nord Africa), il MT (Maroc Telecom), il CIH (Credito Immobiliare e Albergatore), la SAMIR (Società anonima marocchina dell’industria di raffinazione), la Holcim Maroc (parte dell’impresa svizzera Holcim, una delle maggiori imprese produttrici di cemento nel mondo), la Lafarge Ciments Maroc (parte dell’impresa francese Lafarge), il Managem e la Sonasid (Società nazionale della siderurgia). Di recente è rilevante anche l’indice CFG 25, che è composto da 25 titoli quotati sulla borsa di Casablanca e da questo indice viene quotato circa l’84% della capitalizzazione del mercato totale di tutte le società quotate alla CSE. La CSE ha installato inoltre un sistema commerciale elettronico che è organizzato in 2 mercati: un mercato centrale ed un mercato commerciale.

Bank al-Maghrib[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bank Al-Maghrib e Dirham marocchino.
La Banca centrale del Marocco (Bank Al-Maghrib).

La Banca Centrale del Marocco (Bank Al-Maghrib), stata fondata nel 1959, ha sede invece nella capitale Rabat. Essa detiene riserve di valuta estera con un patrimonio stimato di circa 36 miliardi di $ nel 2008. Oltre alla gestione della moneta, la Bank Al-Maghrib supervisiona anche un certo numero di banche privatizzate che forniscono servizi di vendita al dettaglio. La Banca è un membro dell’Alleanza per l’inclusione finanziaria e attiva nel promuovere l’inclusione finanziaria della politica. La valuta monetaria è il dirham marocchino (MAD), che è agganciato all’euro dal 1999 con un tasso di cambio costantemente fisso (attestandosi negli ultimi anni di circa 11 MAD per 1€ e circa 8 MAD per 1$) e questo ha permesso al dirham marocchino di essere una moneta abbastanza stabile, senza che registri in breve tempo tassi di cambio selvaggi.

Classificazione delle agenzie rating nello sviluppo finanziario[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte delle agenzie rating classifica la performance del Marocco intorno alla tripla BBB, cioè una qualità medio-bassa, pur rimanendo abbastanza stabile nonostante la recessione globale, risultando migliore di quello egiziano e allo stesso livello di quello tunisino, spagnolo e italiano.

Altri servizi[modifica | modifica sorgente]

Ben sviluppati sono anche i settori dei servizi alle imprese, servizi alle persone, trasporti, comunicazione e soprattutto il turismo. Meno sviluppato ma in via di ammodernamento l’istruzione (scuola pubblica e università).

La capitale economica: Casablanca[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Casablanca e Grandi centri commerciali del Marocco.

La capitale economica del paese è Casablanca, dove sono presenti la maggior parte delle attività industriali e dei servizi del paese, registrando il più alto reddito nazionale e coprendo, appunto, uno degli aspetti più ricchi e sofisticati del Marocco. La regione Grande Casablanca è appunto la locomotiva dello sviluppo dell’economia marocchina: infatti la regione rappresenta circa il 20% del PIL marocchino e da qui si produce circa il 44% della produzione industriale nazionale, attirando circa il 32% delle unità produttive del paese e circa il 56% della forza lavoro industriale; inoltre partono circa il 33% delle esportazioni industriali nazionali, si consuma circa il 30% della produzione elettrica nazionale e insieme a Tangeri e a Mohammedia rappresenta oltre il 50% dell’attività industriale navale sui flussi commerciali internazionali. Casablanca inoltre è il principale centro finanziario e bancario del paese: c’è la sede della Borsa di Casablanca, la quarta piazza finanziaria africana, ed è presente circa il 30% della rete bancaria marocchina. La principale voce delle esportazioni di Casablanca è il fosfati (proveniente principalmente dalle zone minerarie di Khouribga). I principali settori economici sviluppati nella quarta metropoli africana sono la segheria, gli mobili, le sigarette, l’edilizia e le industrie elettronica, tessile, ittica e agroalimentare. Altra attività economica in forte sviluppo negli ultimi anni è l’industria dell’alta tecnologia, in modo particolare nell’industria informatica, presente in una zona della metropoli, chiamata Casablanca Technopark, stata inaugurata nel 2001. Sempre nel settore commerciale, è stato costruito di recente e inaugurato nel dicembre del 2011, il più grande centro commerciale dell’Africa e tra i primi centri commerciali arabi e mondiali: il Morocco Mall (vasta circa 250.000 m²). Molto sviluppato è la rete dei trasporti, considerando che Casablanca è il principale nodo stradale, autostradale e ferroviario del paese. Da Casablanca partono le principali strade nazionali, autostrade e ferrovie che portano a tutte le altre principali città del Marocco (Rabat, Tangeri, Marrakech, Agadir). Il porto di Casablanca è il secondo principale porto marocchino per trasporto dei passeggeri (dopo Tangeri). Dal 2012 è stata inaugurata la seconda rete tranviaria del Marocco (dopo quella di Rabat, stata inaugurata nel 2011) ed è in progetto la terza rete metropolitana africana (dopo quelle del Cairo e di Algeri).

Turismo[modifica | modifica sorgente]

La piazza Jāmiʿ el-Fnā a Marrakech.

Uno dei settori più prosperi dell’economia marocchina e che esso rappresenta una delle principali fonti di entrate per il bilancio statale è il turismo. Nel 2013 il Marocco è la prima nazione più visitata in Africa (superando l’Egitto per via della crisi politica egiziana assistita nel corso del 2013) e la seconda nella Lega Araba (dopo l’Arabia Saudita). Il numero di turisti stranieri nel passare degli anni è cresciuta costantemente; negli anni ’80 hanno visitato circa 1 milione di persone annue; negli anni ‘90 hanno visitato circa 1,5 milioni annue; nel 2002 hanno visitato circa 2,5 milioni; nel 2006 circa 6,6 milioni; nel 2007 circa 7,4 milioni; nel 2008 circa 7,9 milioni; nel 2009 circa 8,3 milioni; nel 2010 e nel 2011 circa 9,3 milioni annue; nel 2012 circa 9,4 milioni; nel 2013 circa 10 milioni. I turisti stranieri provengono principalmente per la metà dall’Europa in testa Francia, Germania e Spagna, ma anche Italia, Regno Unito, Paesi Bassi e Belgio. Numerosi sono anche i turisti marocchini residenti o emigrati all’estero (nel 2008 rappresentavano circa il 30% dei turisti stranieri che hanno visitato il Marocco, la loro patria di origine). Il Marocco inoltre vanta il maggior numero di siti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nella Lega Araba e insieme all’Etiopia anche in Africa (9 patrimoni stati inseriti dall’UNESCO). Le mete più visitate sono le cosiddette "città imperiali" (Marrakech, Fes, Meknes e Rabat). Si può trovare: turismo di tipo culturale (civiltà berbera, fenicia, cartaginese, romana, araba, spagnola e francese); di tipo naturale (dalle vette innevate dell’Atlante al deserto del Sahara) e balneare (spiagge atlantiche e mediterranee).

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trasporti in Marocco.

Rete stradale e autostradale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Autostrade in Marocco.
Un'immagine della A3 nei pressi di Rabat.

La rete stradale marocchina si estende per circa 70.000 km, di cui circa il 60% sono asfaltate. Il sistema è generalmente considerato soddisfacente, anche se soffre di parziale congestione ed è parzialmente carente nelle aree dell’entroterra. Poi è estesa la rete superstradale (o tangenziale) che funziona attualmente 630 km di vie in servizio e dovrebbe essere estesa a 960 km per il 2015. Il Marocco è una delle poche nazioni africane ad avere una rete autostradale. La rete autostradale marocchina ha una lunghezza di 1416 km e dovrebbe essere estesa a 1804 km per il 2015. I limiti di velocità sono di 60 km/h in città, 100 km/h nelle strade extraurbane e 120 km/h nelle autostrade.

Rete ferroviaria[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rete ferroviaria del Marocco.
Treno merci di carri tramoggia per trasporto di fosfati al traino di una locomotiva elettrica Hitachi E.1100 nei pressi di Tamdrost.

Per lungo tempo le ferrovie marocchine hanno sofferto una considerazione di minore interesse da parte del governo, pur risultando comunque tra le più sviluppate dell’Africa. Solo recentemente sembra aver ripreso le sue funzioni in maniera incisiva. Le infrastrutture esistenti comprendono 2067 km di binari, di cui 1022 km di linea elettrificata e solo 578 km a doppio binario. Sono in costruzione due linee ferroviarie ad alta velocità, su cui viaggeranno i TGV di produzione francese. Per la prima volta il Marocco acquisterà treni ad alta velocità entro il 2015, ed è già stato firmato il contratto con la Francia. Le due linee ferroviarie ad alta velocità che sono in costruzione sono:

Linea Atlantica: collegherà le città di Tangeri e Agadir (il tratto Tangeri - Casablanca sarà operativa entro il 2015; il percorso restante previsto tra il 2020 e il 2030);

Linea Maghrebina: collegherà le città di Rabat e Oujda (previsto nel 2030).

Si tratteranno delle prime linee ferroviarie ad alta velocità in Africa e nella Lega Araba ad essere costruite.

Trasporto aereo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Royal Air Maroc.
Un aereo della Royal Air Maroc.

Il trasporto aereo marocchino ha avuto negli ultimi anni un enorme sviluppo. Il Marocco oggi dispone 70 aeroporti (di cui 15 aeroporti sono internazionali); l’Aeroporto internazionale di Mohammed V di Casablanca nel 2008 è stato il terzo aeroporto africano in termini di traffico (con oltre 6,2 milioni di passeggeri transitati nel 2008). Il traffico internazionale è aumentato nel 2007 di oltre il 17%, uno dei più alti indici di crescita su scala internazionale. La compagnia aerea marocchina è la Royal Air Maroc (RAM), che è attualmente la seconda in Africa solo alla South African Airways (SAA). Oltre alla Royal Air Maroc, il Marocco ha tre compagnie aeree private: Jet4you (sussidiaria della Royal Air Maroc), Regional Air Lines e Air Arabia Maroc (una joint venture di Air Arabia).

Trasporto marittimo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tangeri Med.
Terminal passeggeri del porto di Tangeri Med.

Il Marocco è collegato con molti porti del Mar Mediterraneo da numerose linee di navigazione. Collegata al porto di Tangeri che è uno dei più grandi porti dell’Africa e del Mar Mediterraneo, dovuto soprattutto grazie all’espansione del porto (con la costruzione del porto Tangeri Med, che è stata costruita dal 2004 e inaugurata nel 2007, che si trova in un punto strategico, trovandosi appunto nel punto africano più vicino al continente europeo, distante circa 14 km), è collegata con la Spagna da Algeciras, Malaga, Almeria e Barcellona con la Francia da Marsiglia e Sete e con l’Italia da Genova e Livorno.