Economia del Brasile

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1leftarrow.pngVoce principale: Brasile.

L'economia del Brasile, con un Prodotto Interno Lordo di 2.080 miliardi di dollari USA, occupa il 6º posto nella classifica mondiale[1].

Punti di forza:l'industria locale è ben sviluppata e assicura al paese una posizione dominante nella regione. Immense le risorse agricole e zootecniche (caffè, cacao, soia, mais, canna da zucchero, bovini). Ampi giacimenti d'oro, d'argento e di ferro. È uno dei più importanti produttori di acciaio e petrolio.

Storia recente[modifica | modifica sorgente]

Le ex dissestate finanze regionali rischiavano di mettere a repentaglio la stabilità economica del Paese oggi ai massimi livelli di sviluppo, tanto da essere elencat S (associazione che comprende i paesi BRIC e il Sudafrica), e da indurre i mercati economici europei a investire nell'attuale forte moneta nazionale: il Real brasiliano, rivalutato del quasi 40% sul dollaro a fine maggio 2011. Sono incrementati gli investimenti esteri a partire dagli anni recenti a tutt'oggi, nel 2011. La stabilità attuale della vivace economia è dovuta al momento favorevole di forte sviluppo. La disoccupazione è diminuita di pari passo anche se è ancora piuttosto rilevante.

Nel periodo 2003-2006 il Brasile ha avuto una crescita economica del 3,3%, in confronto ad una media per i paesi sviluppati del 7,3%. Il trasporto via mare è strategico ma molti scali sono strutturalmente obsoleti. Le strade ed i quartieri residenziali delle grandi città sono abnormemente sviluppati in rapporto alle esigenze funzionali collettive. Gli interventi pubblici sono stati sovrabbondanti per ispirazione grandiosa ma hanno avuto poca sintonia con le possibilità di sviluppo. Il paese tende ad una forte urbanizzazione, e il costo del lavoro è appetibile per gli investimenti esteri. La burocrazia è da riformare anche al fine di favorire ulteriormente gli investimenti. Il nuovo corso è foriero di un futuro prossimo che crea molte aspettative positive. La nuova eletta presidentessa della Repubblica Dilma Rousseff subentrata a fine 2010 a Luiz Inacio Lula da Silva intende dare seguito alla politica socio-economica del suo predecessore di cui era la potente ministro della Casa Civile, ministero considerato una sorta di braccio destro della Presidenza della Repubblica.


I programmi non si sono aggiornati alle esigenze di mercato: in Brasile l'autorità centrale interviene sempre con iniziative di programma unilaterale. Tuttavia le grandi possibilità nelle forniture di biocombustibili, soia e minerali mantengono alto l'interesse per il paese. Nel 2006 gli investimenti sono cresciuti del 7% ed i salari dell'8%. Gli ostacoli alla liberalizzazione dell'economia continuano ad essere forti in un contesto internazionale favorevole ad eliminarli.

A partire dal 2006 l'economia ha ripreso a crescere con rinnovato vigore (tra il 7-8%) anche grazie al nuovo progetto di accelerazione della crescita economica, il PAC. Nell'industria petrolifera, Petrobras è in forte sviluppo, anche alla luce delle recenti scoperte di giacimenti sottomarini "Pre-Salt" (valutato dai 60 ai 100 miliardi di barili petroliferi nella piattaforma sottomarina al largo del litorale nazionale) che potrebbero fare del Brasile la quarta o quinta potenza esportatrice di gas e greggio in un decennio.

Inoltre è il terzo produttore mondiale nel campo dell'aeronautica di trasporto civile con la sua Embraer. Rimane ancora gravosa la lotta alla povertà nonostante la "Bolsa Familia" (aiuto economico di sussistenza alle famiglie povere) che ha contribuito enormemente a migliorare il livello qualitativo di oltre 38 milioni di persone, una percentuale tuttavia non elevata rispetto ai circa 194 milioni di abitanti del paese.

Risorse[modifica | modifica sorgente]

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

Piantagione di caffè nel Minas Gerais.

Da sola produce il 10 per cento del reddito brasiliano, ed occupa soprattutto i territori pianeggianti della costa atlantica. Le coltivazioni principali sono il caffè, di cui è primo esportatore al mondo, la soia (secondo dopo gli Stati Uniti) e il frumento (specie nel Sud), ma anche riso, mais, canna da zucchero e cacao. La produzione è in prevalenza rivolta all'esportazione, e ciò obbliga il paese a importare derrate alimentari per far fronte al fabbisogno alimentare interno.

L'agricoltura del Brasile presenta ancora strutture perlopiù di tipo coloniale: l'1% dei proprietari possiede il 40% dei terreni coltivabili, organizzati in grandi proprietà fondiarie in cui si pratica per lo più l'allevamento estensivo, oppure aziende capitalistiche dedite all'agricoltura di piantagione. Esistono anche i minifundos, piccole proprietà gestite da agricoltori più poveri e coltivate a mais, riso, manioca e frumento.

Allevamento[modifica | modifica sorgente]

Il 22% del suolo è utilizzato dalle grandi proprietà per l'allevamento. Nell'allevamento, prevalgono i bovini 13.900.000 capi, quindi seguono suini 7.460.000, ovini e caprini entrambi intorno ai cinque milioni di capi.

Risorse minerarie[modifica | modifica sorgente]

Il sottosuolo è ricco di materie prime: il paese fornisce il 30% delle esportazioni mondiali di ferro. Inoltre vi sono giacimenti di manganese, di zinco, oro, stagno, pietre preziose, ghisa e carbone.

Industria[modifica | modifica sorgente]

In Brasile l'industria si è sviluppata solo dalla seconda metà del XX secolo. Tuttavia la sua crescita è stata rapida, e le produzioni si sono molto diversificate. Sostenuta anche da capitali stranieri e presente soprattutto a San Paolo e Belo Horizonte, vede la prevalenza dei settori metallurgico, chimico, tessile, alimentare e dei più recenti comparti meccanico (automobili, aerospazio) ed elettronico (radiotecnica, microelettronica).

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trasporto ferroviario in Brasile.
  • Reti autostradali: 5.000 km.
  • Reti stradali: 224.397 km.
  • Reti ferroviarie: 30.379 km.
  • Reti navigabili interne: 50.000 km.

Nelle regioni costiere la rete stradale è efficiente, mentre non lo è nell'interno del paese, ad eccezione del Stato di Sao Paulo. Il traffico ferroviario non è di rilevante importanza, mentre quello aereo è presente in tutto il territorio nazionale.

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Un visitatore all'anno per ogni 55 abitanti.

I maggiori paesi da cui provengono i turisti in visita in Brasile sono: Argentina 43%, Uruguay 9%, USA 9%, Paraguay 5%, Germania 5%, altri 30%

Principali poli turistici:

Rio de Janeiro, San Paolo, Bahia, Foz do Iguaçu, Regione Amazzonica, Minas Gerais, Recife e Olinda, Fortaleza, Natal, Pantanal.

Parchi nazionali:

Cascate di Iguazu, Lençois Maranhenses, Chapada Diamantina, Parco Marino Fernando de Noronha, Itatiaia, Serra da Capivara, Jericoacoara, Monte Pascoal, Monte Roraima, Pau Brasil, Tijuca, Serra dos Órgãos, Sete Cidades, Serra da Canasta, Ubajara, Pico da Neblina, Vale do Catimbau, Chapada dos Guimaraes.

Esportazioni[modifica | modifica sorgente]

Stati Uniti 17,8%, Argentina 8,5%, Cina 6,1%, Paesi Bassi 4,2%, Germania 4,1% (2006)[1].

Importazioni[modifica | modifica sorgente]

Stati Uniti 16,2%, Argentina 8,8%, Cina 8,7%, Germania 7,1%, Nigeria 4,3%, Giappone 4,2% (2006)[1].

Distribuzione della ricchezza[modifica | modifica sorgente]

Vidigal, una favela di Rio de Janeiro

Il 15,3% dei brasiliani vive sotto la linea di povertà. La popolazione povera vive, soprattutto, nelle favelas delle grandi città e nelle regioni più povere del Brasile (il Nord e il Nord-est).[2] Il Brasile è un paese di contrasti tra ricchi e poveri. Molte città nelle regioni Sud e Sud-est hanno un grande sviluppo sociale. Per esempio, la città di São Caetano do Sul, nello stato di San Paolo, ha un Indice di sviluppo umano di 0,919, superiore a quello del Portogallo (0.897); di contro, la città di Manari, nello stato del Pernambuco, ha un ISU di 0,467, lo stesso della Tanzania, nell'Africa.[3]

Ci sono anche differenze razziali: i brasiliani di origine europea o asiatica sono più ricchi di quelli di origine africana. Un brasiliano nero guadagna la metà della retribuzione di un bianco.[4] I neri ed i meticci sono 65% della popolazione povera ed i bianchi 35%.[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c CIA Sito della Cia con i dati dell'economia del Brasile (in inglese).
  2. ^ http://www.rebidia.org.br/novida/FGV_MFOME.htm
  3. ^ Folha Online - Cotidiano - São Caetano, na Grande SP, é a cidade com maior IDH do país - 27/12/2002
  4. ^ Um olhar de branco sobre ações afirmativas
  5. ^ Consciência.Net