Eco (fisica)

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In fisica e acustica l'eco (sia maschile sia femminile, al plurale solo maschile "echi")[1][2][3] è un fenomeno prodotto dalla riflessione di onde sonore contro un ostacolo che vengono a loro volta nuovamente percepite dall'emettitore più o meno immutate e con un certo ritardo rispetto al suono diretto. Tale ritardo non dev'essere inferiore ad 1/10 di secondo. Al di sotto di tale valore non si può più parlare di eco, ma di riverbero. Un tipico esempio di riverbero è quello prodotto in una stanza dalla riflessione di onde sonore sulle pareti perimetrali.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Si parla propriamente di eco quando le singole riflessioni dell'onda sonora sono percepite distintamente dall'ascoltatore.

In termini più generali, l'eco può essere definita come un'onda che viene riflessa da una discontinuità nel mezzo di propagazione, e che ritorna con una intensità e ritardo sufficiente per essere percepita.

Può essere voluto (come nei sonar) o indesiderato (come nei sistemi telefonici)

L'intensità viene generalmente misurata in decibel (dB).

Propagazione del suono - eco e risonanza[modifica | modifica sorgente]

La condizione fondamentale affinché il suono si propaghi è la presenza di un mezzo di propagazione che può essere gassoso, liquido o solido. Maggiore è la densità del mezzo di propagazione e maggiore sarà la velocità del suono: nell'aria a 20 °C, il suono si propaga ad una velocità di circa 340 metri al secondo, nell'acqua e attraverso un mezzo solido ancora più velocemente.

Come conseguenza si ha che nel vuoto non c’è propagazione di suono, ma silenzio assoluto. Per capire come si propaga il suono, si può gettare un sasso nell'acqua e si noterà che il "disturbo" si propaga per linee concentriche. In realtà, non è l'acqua che si sposta, ma l'impulso di propagazione perché l'acqua si limita a fare dei movimenti che vanno verso l'alto e verso il basso.

Un fenomeno fondamentale della propagazione del suono è la riflessione che si determina quando l'onda sonora incontra un ostacolo e torna indietro. Si individuano, così, due onde: l'onda incidente e l'onda riflessa. La riflessione può darsi in due modi: come riverbero e come eco.

Si ha riverbero quando l'onda incidente si confonde nell'orecchio dell'ascoltatore con l'onda riflessa, mentre si ha eco quando le due onde risultano distinte. Perché si formi l'eco è necessario che la distanza tra la sorgente sonora e l'ostacolo sia di almeno 17 metri. Questa misura è data da un calcolo che tiene conto del fatto che il suono si propaga nell'aria a 20 °C a circa 340 m/s. Per distinguere con chiarezza due suoni (avendo quindi un'eco) è necessario che essi distino tra loro almeno 1/10 di secondo. Tale intervallo di propagazione in aria corrisponde alla distanza di 34 metri, cioè 17 metri dalla fonte sonora all'ostacolo e 17 per il percorso inverso. Se la distanza è inferiore a 17 metri si ha il riverbero.

Eco più duratura[modifica | modifica sorgente]

Il record mondiale relativo all'eco più duratura in strutture fatte dall'uomo è di 112 secondi. Registrato alla frequenza di 125 Hertz, tale record è stato stabilito dal professore di ingegneria acustica Trevor Cox in un deposito di carburante in Inchindown.[4]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ treccani.it, Èco. URL consultato il 22 settembre 2014.
  2. ^  AccademiaCrusca. Il genere di eco. YouTube, 28 novembre 2013. URL consultato in data 22 settembre 2014.
  3. ^ Mara Marzullo, Sostantivi femminili in -o, accademiadellacrusca.it, 7 luglio 2003. URL consultato il 22 settembre 2014.
  4. ^ Paolo Virtuani, L’eco più lunga: con 112 secondi il nuovo record del mondo, corriere.it, 18 gennaio 2014. URL consultato il 22 settembre 2014.

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