Durotrigi

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Tribù celtiche nell'Inghilterra meridionale

I Durotrigi furono una delle tribù celtiche che vivevano nelle isole britanniche prima della invasione romana della Britannia. La tribù viveva nell'attuale Dorset, sud Wiltshire e Somerset meridionale. Dopo la conquista romana, le loro principali civitates, o insediamenti incentrati su unità amministrative, furono Durnovaria (attuale Dorchester, "la probabile capitale originaria") e Lindinis (attuale Ilchester, "della cui prima, lo status sconosciuto fu perciò accresciuto"[1]).

I Durotrigi furono più una confederazione tribale che una vera e propria tribù.[2] Essi furono uno dei pochi gruppi che fecero coniazioni prima della conquista romana e furono parte della "periferia" culturale, come li caratterizzò Barry Cunliffe, attorno al "gruppo nucleare" di Britanni del sud. Queste monete furono piuttosto semplici e non ebbero nessuna iscrizione, e di conseguenza nessun nome di coloro che l'ebbero emesse può essere noto, o lasciare una sola testimonianza riguardo a monarchi o governanti. Tuttavia, i Durotrigi presentavano una società stabile, basata sulla coltivazione delle terre[3] circondati e protetti da robuste "fortificazioni collinari" (hill forts) che erano ancora in uso nel 43 a.C. Maiden Castle è un esempio sopravvissuto di uno di queste hill fort.

L'area dei Durotrigi viene identificata in parte dalle monete:[4] poche monete dei durotrogi son state trovate nell'area "nucleare", dove esse erano apparentemente inaccettabili e furono riconiate. Al loro nord ed est c'erano gli Atrebati, oltre l'Avon e il suo tributario Wylye: "l'antica divisione è oggi riflessa nella divisione della contea tra Wiltshire e Somerset."[5] La "Nuova Foresta" (New Forest)[6] potrebbe avere fornito una zona tampone, come poteva fare una fitta foresta sul Continente.[7] Il loro principale sbocco per il commercio attraverso La Manica, forte nella prima metà del I secolo a.C., (quando venne introdotto il tornio da vasaio) esaurendosi nelle decadi successive prima dell'avvento dei Romani, fu a Hengistbury Head. La testimonianza numismatica mostra un progressivo deprezzamento della monetazione, suggerendo limitazione economica accompagnata dall'aumento dell'isolamento culturale. Le analisi della struttura delle ceramiche dei Durotrigi fanno pensare a Cunliffe, la cui produzione era sempre più centralizzata, a Poole Harbour (Cunliffe 2005:183). La cerimonia funebre dei Durotrigi avveniva con l'inumazione, con un ultimo pasto rituale fornito anche sotto circostanze di scarsità, come nelle otto sepolture a Maiden Castle, compiute immediatamente dopo l'attacco romano.

Non sorprende il fatto che i Durotrigi resistettero all'invasione romana nel 43 d.C., e lo storico Svetonio riporta qualche scontro fra la tribù e la seconda legione Augusta, allora comandata da Vespasiano. Dal 70 d.C., la tribù venne ormai romanizzata e sicuramente inclusa nella provincia romana di Britannia. Nell'area tribale i Romani esplorarono alcune miniere cercando di sostenere un'industria locale di ceramica.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Bruce Eagles, "Britanni e Sassoni sul confine orientale della Civitas Durotrigum" Britannia 35 (2004:234-240) p. 234.
  2. ^ (EN) "I Durotrigi furono una confederazione compatta di unità più piccole imperniate nell'attuale Dorset," scrive Barry Cunliffe, Comunità dell'Età del Ferro in Britannia: Considerazioni su Inghilterra, Scozia e Galles del VII secolo a.C. fino alla conquista romana, 4th ed. 2005:178, all'inizio la Part II.8 "Le tribù della periperia: Durotrigi, Dobunni, Iceni e Corieltauvi" (pp 178-201).
  3. ^ Molti siti di fattorie sono stati scavati nel Cranborne Chase.
  4. ^ Cunliffe 2005: fig. 8:2.
  5. ^ Eagles 2004: 234 and map, fig. 5.
  6. ^ "New" solo nel significato delle "nuove" (new) "leggi forestali" (forest laws) che la colloca separatamente come una zona di caccia reale sotto gli Anglo-Normanni.
  7. ^ Vedi, per esempio, il tampone fornito dalla Silva Carbonaria nel periodo merovingio; col terreno boscoso ai confini tribali, vedi C. Jullian Histoire de la Gaule, 6th ed. 1920, vol. II, 17, 33.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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