Durbo (sommergibile)

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Durbo
RSMG Durbo.jpg
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipo Sommergibile di piccola crociera
Classe Adua
Proprietà Regia Marina
Cantiere OTO, Muggiano
Impostata 8 marzo 1937
Varata 6 marzo 1938
Entrata in servizio 1º luglio 1938
Destino finale autoaffondato dopo essere stato danneggiato da cacciatorpediniere il 18 ottobre 1940
Caratteristiche generali
Dislocamento in superficie 697,254 t
in immersione 856,397
Lunghezza fuori tutto 60,18 m
Larghezza 6,45 m
Pescaggio 4,66 m
Profondità operativa 80 m
Propulsione 2 motori diesel FIAT da 1400 CV totali
2 motori elettrici Magneti Marelli da 800 CV totali
Velocità in superficie: 14 nodi
in immersione: 7,5 nodi
Autonomia in emersione: 2200 mn a 14 nodi
o 3180 mn a 10 nodi
in immersione:7,5 mn alla velocità di 7,5 nodi
o 74 mn a 4 nodi
Equipaggio 4 ufficiali, 32 sottufficiali e marinai
Armamento
Armamento [1]
Note
informazioni prese da http://www.xmasgrupsom.com/Sommergibili/durbo.html

[senza fonte]

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Il Durbo è stato un sommergibile della Regia Marina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 agosto 1938 fu dislocato nella base di Lero[2].

Dopo l’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale fu inviato in agguato nel golfo di Hammamet, al comando del tenente di vascello Armando Acanfora, e nella mattinata del 16 giugno 1940, a meridione di Pantelleria, lanciò due siluri contro una nave scorta britannica: fu avvertito uno scoppio, ma, causa le avverse condizioni meteomarine, non risultò possibile verificare la nave fosse stata effettivamente colpita[2].

Il sommergibile operò ancora in altre missioni nell’area di Pantelleria[2].

Il 9 ottobre 1940 lasciò Messina per portarsi nel suo settore d’agguato, circa 70 miglia ad est di Gibilterra[3][2]. Tre giorni dopo giunse nella sua zona d’operazioni[3].

Alle dieci del mattino del 18 ottobre il Durbo fu avvistato da un ricognitore inglese; il segnale lanciato dall’aereo provocò l’arrivo di un cacciatorpediniere, e, nelle ore pomeridiane, di un altro (le due unità erano le britanniche Firedrake e Wrestler)[3][2]. Il sommergibile manovrò più volte per tentare di allontanarsi, ma i due cacciatorpediniere continuarono a bombardarlo con cariche di profondità, caccia che si protrasse per undici ore, con la partecipazione anche di due aerei del 202° Squadron della Royal Air Force[4][2]: già durante il mattino il sommergibile fu danneggiato, poi fu colpito ancora nel pomeriggio e di sera; alle 21.30, con le scorte d’aria ormai prossime all’esaurimento, il Durbo fu forzato ad emergere[3][2]. Dato che, essendo il cannone inutilizzabile, non c’era modo di ingaggiare combattimento in superficie, furono avviate le manovre di autoaffondamento e l’unità fu abbandonata; ma nel frattempo una squadra inglese abbordò il sommergibile agonizzante e, pur non riuscendo ad impedire che affondasse, si impossessò di documenti segreti che non erano stati distrutti[3][2]. La prima conseguenza di questo fatto fu la distruzione, di lì a due giorni, di uno dei gemelli del Durbo, il Lafolè[3]. Il Durbo s'inabissò alle 19.50 nel punto 35°57' N e 04°00' O[4].

Tutti i 46 uomini che componevano l’equipaggio del Durbo furono tratti in salvo – e catturati – dal Firedrake[4][2][3].

Il sommergibile aveva svolto in tutto 6 missioni di guerra, percorrendo complessivamente 2598 miglia in superficie e 976 in immersione[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Da Navypedia.
  2. ^ a b c d e f g h i Regio Sommergibile Durbo
  3. ^ a b c d e f g Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 260-261
  4. ^ a b c Documento senza titolo
  5. ^ Attività Operativa
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