Duomo di Portogruaro

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Duomo di Sant'Andrea apostolo
Campanile ed abside visti dal porto fluviale
Campanile ed abside visti dal porto fluviale
Stato Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Località Portogruaro-Stemma.png Portogruaro
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Andrea apostolo
Diocesi Diocesi di Concordia-Pordenone
Consacrazione 1839
Architetto Antonio De Marchi
Stile architettonico neoclassico
Inizio costruzione 1793
Completamento 1839
Sito web Sito ufficiale

Il duomo di Sant'Andrea apostolo è il principale luogo di culto della città di Portogruaro, in provincia di Venezia. È inoltre sede di un vicariato della diocesi di Concordia-Pordenone.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Chiesa[modifica | modifica sorgente]

La primitiva chiesa di Sant'Andrea venne costruita certamente subito dopo il Mille, se la serie dei suoi pievani, di cui si ha notizia, incomincia nel 1191; nel 1569 fu necessario restaurarla perché minacciava di crollare. Stando a una raffigurazione in una tela attribuita al Carneo, ma dalla critica d'oggi assegnata ad un pittore della cerchia di Palma il Giovane, essa sorgeva al centro della città, cioè al posto dell'attuale, ma con il coro ad oriente e la facciata verso il ponte dei mulini: il coro era basso, ma le trè navate abbastanza ampie. In un certo tempo contava ben quindici altari, parte dei quali addossati a pilastri: furono ridotti a nove dal visitatore apostolico De Nores. Prima del 1350 aveva un collegio di sacerdoti obbligato al coro quotidiano. Promotore del nuovo duomo fu il vescovo Giuseppe Maria Bressa, che per riuscire nell'impresa fece abbattere tre altre chiese: S. Francesco, S. Lazzaro e S. Giacomo; e i relativi chiostri allo scopo di ricavarne materiale. I lavori iniziarono il 4 agosto 1793, ma furono portati a termine, a causa dei tempi difficilissimi, solo nel 1839: il 4 agosto di quell'anno il vescovo Carlo Fontanini consacrò il duomo.

Diocesi di Concordia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocesi di Concordia-Pordenone.

La pieve di Sant'Andrea è ricordata nella bolla urbaniana del 1187, ma fu probabilmente istituita subito dopo le invasioni degli ungari (899-951). La comunità di Portogruaro ne tenne sempre il giuspatronato, al quale rinunciò solo nel 1951 (31 ottobre). Nella chiesa si tenevano abitualmente le cerimonie pontificali e capitolari.

Nel 1425 vescovo e canonici ottengono da papa Martino V di regolarizzare la loro posizione concedendo loro ciò che di fatto si erano già concessi, cioè di portare la propria residenza in Portogruaro, usando in perpetuo la chiesa parrocchiale di Sant'Andrea e di annettersi le rendite della medesima. Ma l'autorizzazione pontificia non venne accettata e papa Eugenio IV, con bolla 28 gennaio 1445, la revocò.

Il vescovo tornò a Concordia, o forse continuò a risiedervi saltuariamente, non abbandonando il suo castello di Portogruaro e dimorando spesso nell'altro suo castello di Cordovado. II discorso della traslazione verrà ripreso dalla «magnifica comunità» di Portogruaro in occasione della visita De Nores. Nella supplica presentata all'inviato della Santa Sede si afferma che la città era stata in antico «la sedia episcopale in questa terra» e si invocava il ritorno del presule a Portogruaro, seguito da «li reverendi vicario e canonici»; si davano poi al visitatore apostolico alcuni suggerimenti per la pacifica convivenza di vescovo, canonici, pievano, cappellani e confraternite di S. Andrea. Sull'opportunità di trasferire la sede vescovile da Concordia il De Nores fu pienamente convinto, non però sul luogo in cui questa dovesse insediarsi; non era convinto cioè che questo fosse senz'altro Portogruaro, e i canonici stessi proponevano genericamente che la traslazione della sede avvenisse «in aliquod insigne oppidum huius dioecesis». Difatti venne interrogata in merito la comunità di Pordenone, che avrebbe dovuto provvedere una conveniente abitazione per il Vescovo stesso e per gli uffici di Curia e si avesse prestato un aiuto per la fondazione del Seminario. Ma il Consiglio di Pordenone rispose di non poter assumere impegni così gravi, perché il dispendio eccedeva le sue forze. Così papa Sisto V, con bolla 29 marzo 1568, decretava la traslazione della sede vescovile a Portogruaro, «ita tamen ut titulus et nomen episcopi et episcopatus concordine et in eadem civitate ecclesia cathedralis et sedes episcopalis semper remaneant». In virtù di tale decreto la chiesa pievanale di Sant'Andrea veniva ad esplicare l'ufficio di Ausiliare: la si disse anche Concattedrale.

La sede vescovile rimarrà a Portogruaro fino al 26 ottobre 1974, data della sua traslazione a Pordenone.

I cinque santi[modifica | modifica sorgente]

Dagli «Annali di Portogruaro» di Zambaldi-Belli apprendiamo che nel 1440 passò per Portogruaro san Bernardino da Siena, che fu ospite nel convento dei francescani a sant'Agnese; nel 1443, reduce da Udine dove aveva predicato la quaresima, sostò in città san Giovanni della Marca, che fu pure ospitato in sant'Agnese; nel 1451 san Giovanni da Capistrano, in viaggio verso l'Austria per incarico del papa, si fermò a Portogruaro, non sappiamo presso quale comunità religiosa; nel 1477 predicò la quaresima in duomo il Beato Bernardino Tomitano da Feltre. Va poi ricordato che il 23 aprile 1896 presiedette nel duomo di Portogruaro il Convegno regionale veneto dell'Opera dei Congressi il cardinale Giuseppe Sarto, divenuto in seguito papa Pio X e santo. Nel 1956 fu per una cerimonia a Portogruaro il cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, poi papa Giovanni XXIII.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Arte e architettura[modifica | modifica sorgente]

Il Duomo di stile neoclassico, a tre navate fu progettato dall'architetto Antonio De Marchi (1781-1867), da Stevenà di Sacile. Il duomo misura m. 55,07 di lunghezza, m. 20,38 di larghezza al transetto, m. 23,40 di altezza fino alla cupola centrale, m. 19 fino al soffitto; fu decorato negli anni 1925 e seguenti in parte dal pordenonese Tiburzio Donadon.

Il campanile, caratteristico per la sua pendenza di 42 cm dalla base alla guglia, che lo rende la terza torre più pendente in Italia, risale forse all'epoca di costruzione della vecchia chiesa; è di linee e ornati romanici. Nel 1879 ne fu rifatta la cuspide, che era in legno; nell'occasione la torre acquistò 12 metri, passando dai 47 agli attuali 59 metri di altezza.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Pomponio Amalteo, Storie di sant'Andrea, cantoria dell'organo.
Giovanni Martini - Presentazione di Maria al Tempio.

Numerose le opere d'arte che esso conserva: ricorderemo la Sacra Conversazione e i comparti delle cantorie dell'organo con le storie di S. Andrea, opere di Pomponio Amalteo, provenienti dalla chiesa vecchia; la pala di S. Rocco erroneamente attribuita al Carneo senior; la pala della Risurrezione, di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane (1544-1628); quella della Presentazione di Maria al Tempio, di Giovanni Martini (ca. 1433-1535); la pala di S. Tomaso di Cima da Conegliano si trova alla National Gallery di Londra, al quale fu venduta per 1800 sterline: quella che si vede ora nel primo altare a destra è una copia eseguita dal portogruarese Napoleone Eugenio Bonò. Tutte le tele sono state ripulite dal pittore Nevino Stradiotto. Meritano di essere ricordate le tele di Umberto Martina (1880-1945) a ornamento dell'organo; la statua della Madonna della Salute, del Besarel (1893), cui pure si deve la statua di Sant'Antonio di Padova; né va dimenticata, all'esterno dell'abside, la Madonna col Bambino, statua in pietra riferibile al 1300; non se ne conosce l'autore, come pure rimangono sconosciuti gli autori di vari dipinti che si conservano in duomo e nelle sagrestie.

Nel secondo altare a sinistra è stata ricavata la tomba dei vescovi. La parte monumentale, con la Risurrezione di Cristo, è opera dello scultore padovano Luigi Strazzabosco. In essa sono sepolti mons. fra Fulcherio di Zuccola, mons. Carlo Fontanini, mons. Domenico Pio Rossi, mons. Luigi Paulini, mons. Vittorio D'Alessi, mons. Vittorio De Zanche, Mons. Sennen Corrà.

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

L'attuale organo è stato realizzato nel 1910 dalla rinomata ditta Beniamino Zanin di Codroipo. Nel 1942 lo stesso autore intervenne per un necessario restauro applicando la trasmissione pneumatica alla precedente meccanica. Tenendo conto che ormai sono trascorsi più di sessant' anni dalle ultime modifiche dello Zanin, lo strumento rientra tra quelli sottoposti a tutela patrimoniate artistica. Da qui l'attuate decisione – avvalorata dall'esperto e competente organista M° don Giuseppe Russolo - di conservare il sistema pneumatico. Il delicato lavoro di restauro terminato nel 2009 è stato quindi affidato alla ditta Michelotto Francesco e Daniele di Albignasego.

Lo strumento è collocato sulla cantoria destra del presbiterio, all'interno di una cassa costituita da un cornicione dipinto sorretto da quattro esili pilastri corinzi. La mostra è formata da 23 canne di Principale disposte in tre cuspidi, con bocche a mitria allineate orizzontalmente. La consolle, anch'essa in cantoria, ha due tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 30 note.

Di seguito, la disposizione fonica:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale 8'
Flauto 8'
Dulciana 8'
Voce umana 8'
Flauto 4'
Ottava 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno 6 file
Tromba 8'
Seconda tastiera - Espressivo
Principalino 8'
Bordone 8'
Viola 8'
Concerto viole 8'
Voce celeste 8'
Ottava 4'
Silvestre 2'
Ripieno 3 file
Oboe 8'
Corali 8'
Tremolo
Pedale
Contrabbasso 16'
Subbasso 16'
Ottava di Contrabbasso 8'
Cello 8'

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]