Duomo di Arezzo
| Cattedrale di San Donato | |
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Veduta del Duomo di Arezzo |
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| Paese | |
| Regione | |
| Località | Arezzo |
| Religione | Cattolicesimo |
| Diocesi | Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro |
| Stile architettonico | Gotico |
| Inizio costruzione | 1278 |
| Completamento | 1511 |
La Cattedrale di San Donato è il Duomo di Arezzo. Posto sulla sommità del colle dove sorge la città, è posto sul sito di una chiesa paleocristiana e forse nel luogo dove anticamente sorgeva l'acropoli cittadina.
Indice |
[modifica] Storia
Una prima cattedrale di Arezzo sorse sul vicino Colle del Pionta, sul luogo in cui era sepolto e venerato il santo martire Donato, decapitato nel 363. Nel 1203 papa Innocenzo III ordinò di trasferire la Cattedrale entro le mura cittadine sul sito in cui sorge oggi. Il Duomo però perse le spoglie del santo, trasferite presso la Chiesa di San Donato a Castiglione Messer Raimondo in provincia di Teramo. Ciononostante il Duomo di Arezzo è ancora intitolato a San Donato e conserva sull'altare principale una pregevole arca marmorea trecentesca a lui dedicata.
La costruzione del duomo di Arezzo odierno, avvenuta a partire dal 1278, ha avuto fasi diverse, concluse solo nel 1511. La facciata fu costruita tra il 1901 e il 1914, sostituendo la precedente, incompiuta, del XV secolo.
[modifica] Esterno
La facciata fu costruita in arenaria tra il 1901 e il 1914 su disegno di Dante Viviani. La ricca decorazione scultorea fu opera di Giuseppe Cassioli, Enrico Quattrini e dello stesso Dante Viviani.
Il fianco destro conserva la struttura trecentesca originaria, caratterizzata dal paramento in blocchi di arenaria. È anzi visibile, a qualche metro di distanza dalla facciata, una chiara linea di demarcazione tra i nuovi blocchi di arenaria del XX secolo e quelli antichi del XIV secolo. A metà del fianco destro si apre un ampio portale di gusto fiorentino (1319-1337), con due tronconi di colonne in porfido riutilizzate da un tempio pagano. La lunetta con la Madonna tra santi in terracotta è opera di Niccolò di Luca Spinelli.
L'abside ha una forma poligonale, spartita da alte bifore, e risale al XIII secolo.
[modifica] Campanile
Singolare è la storia del campanile, infatti quello attuale è il terzo campanile costruito per questa cattedrale. In principio il campanile era concepito per la costruzione attaccato alla Cattedrale, ma le vibrazioni del campanile durante il suono delle campane, danneggiava le vetrate eseguite da Guillaume de Marcillat; successivamente fu quindi iniziata la costruzione poco più lontana, ma una falda acquifera sotterranea ne minò la stabilità; infine fu costruito come struttura a se stante (posizione attuale) e solo successivamente fu unito alla Cattedrale mediante la realizzazione degli appartamenti dei custodi del Duomo.
[modifica] Interno
L'interno è a tre navate divise da alti pilastri a fascio polistili che reggono archi ogivali, senza transetto, con cinque campate coperte da volte a crociera. Capolavoro dell'arte vetraia è il ciclo delle sette vetrate eseguito da Guillaume de Marcillat (1516-1517 e 1522-1524): nella navata destra, dall'ingresso, si incontrano Vocazione di san Matteo (1519-1521), Battesimo di Gesù (1519), Cristo e l'adultera (1522-1524), Resurrezione di Lazzaro, Cacciata dei mercanti dal tempio (1522); nelle due cappelle del presbiterio, ai lati della cappella maggiore, le vetrate del Redento e san Donato dis cuola fiorentina della metà del XV secolo e i Santi Lucia e Silvestro di Marcillat (1516-1517).
Le volte e i lunettoni della navata sono quasi completamente coperte da affreschi, opera pure di Giullaume de Marcillat e di Salvi Castellucci.
[modifica] Presbiterio
L'altare maggiore è decorato dall'Arca di san Donato, straordinaria opera marmorea documentata nel 1362, ma eseguita precedentemente in fasi diverse. Fu realizzata in memoria di San Donato, santo martire morto ad Arezzo nel 363 cui è titolata il duomo e che è patrono della città di Arezzo. Nonostante la presenza di questa monumentale arca va altresì rilevato che il corpo di San Donato è conservato nell'omonima chiesa di Castiglione Messer Raimondo, in provincia di Teramo. L'urna di marmo è retta da dodici pilastrini terminanti in guglie e pinnacoli gotici, alla cui realizzazione parteciparono artisti senesi, fiorentini e aretini nel corso del XIV secolo. La fascia più bassa è di Agostino di Giovanni e Agnolo di Ventura (prima metà del Trecento), mentre gran parte della fascia superiore, con la grande pala marmorea, un tempo anche dipinta, è di Giovanni di Francesco e Betto di Francesco, che vi lavorarono nella seconda metà del Trecento.
Il coro ligneo della cappella maggiore fu disegnato da Giorgio Vasari nel 1554. Le tracce di affreschi nell'abside sono avanzi della primitiva struttura duecentesca della chiesa.
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Partendo dalla controfacciata si incontrano il battistero esagonale, con rilievi della scuola di Donatello, tra cui il Battesimo di Cristo è attribuito al maestro stesso; gli altri (Ilariano che battezza san Donato e Donato che battezza un infedele) sono attribuiti a Francesco di Simone Ferrucci. Seguono un altare seicentesco e la tomba di Francesco Redi, del XVIII secolo.
La grandiosa Cappella della Madonna del Conforto è una rara opera neoclassica, realizzato a partire dal 1796 su progetto di Giuseppe del Rosso. Si tratta di un ampio vano indipendente, collegato alla navata della chiesa tramite un accesso con un'elegante cancellata in ferro battuto del Settecento. La cappella è a tre navate con una cupola centrale e venne utilizzata spesso per la sepoltura dei vescovi aretini. A destra, sopra un sepolcro ottocentesco, si vede la terracotta dell'Assunta di Andrea della Robbia e la pala di Giuditta che mostra la testa di Oloferne di Pietro Benvenuti (1804); l'altare destro mostra la Trinità tra i santi Donato e Bernardi di Andrea della Robbia (1485-1486), mentre l'abisde centrale è decorata da affreschi di Luigi Ademollo e Luigi Catani; l'altare sinistro mostra infine una pala in terracotta policroma invetriata del 1495 sempre di Andrea della Robbia, con la Madonna col Bambino e santi, con cuspide col Padre Eterno e predella con la Comunione della Madonna, Adorazione del Bambino e Martirio di sant'Apollonia. Alla parete sinistra la tela del 1806 di Luigi Sabatelli con Abigail che placa Davide; sotto la cantoria un'altra opera di Andrea della Robbia, con la Madonna col Bambino tra due santi.
Tornando nella navata si incontra un altare seicentesco con la grande tela di Pietro Benvenuti del Martirio di san Donato (1794). L'organo rinascimentale è di Luca da Cortona del XVI secolo, mentre un secondo organo è di Pinchi, del 2006. L'organo antico si trova su una cantoria su mensoloni in pietra serena, prima opera architettonica conosciuta dell'allora ventiquattrenne Giorgio Vasari. Sotto di essa si trova un'edicola chiusa da una vetrata, che contiene una preziosa e venerata scultura lignea della Madonna col bambino benedicente, opera di scultore aretino degli anni settanta del Duecento. Attorno vi si trovano frammenti di affreschi con la Madonna e storie dei santi Anna, Giovacchino e Giuliano del primo Trecento, attribuiti a Gregorio d'Arezzo e Donato di Arezzo.
Oltre un portale laterale si incontra il grandioso cenotafio a Guido Tarlati, vescovo e signore di Arezzo morto nel 1327. Già collocato, fino alla seconda metà del XVIII secolo, nella cappella del Santissimo Sacramento, è composto da un'edicola con una arco a tutto sesto, timpano e pinnacoli gotici, sotto la quale si trovano una serie di sedici bassorilievi narrativi con episodi della sua vita accompagnati da scritte esplicative, eseguiti nel 1330 dai senesi Agostino di Giovanni e Agnolo di Ventura, su disegno forse di Giotto.
A fianco del monumento si trova la Maddalena di Piero della Francesca, celebre opera degli anni sessanta del Quattrocento, dove un uso sperimentale della luce dà un'innovativa vitalità e forza plastica alla figura, dipinta come se si stesse affacciando da un arco.
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Nella navata destra, dalla controfacciata, si incontra il sepolcro di Papa Gregorio X, pontefice morto ad Arezzo il 10 gennaio 1276 durante il ritorno da uno dei suoi viaggi a Roma. La pregevole arca sepolcrale in stile gotico data però all'inizio del Trecento.
Più avanti si incontrano i frammenti di un affresco trecentesco con la Madonna col Bambino in trono tra santi di Buonamico Buffalmacco; poco lontano, sui pilastri della navata centrale, si trovano due pergami della seconda metà del XV secolo di scuola marchigiana.
Segue un affresco con la Madonna col Bambino tra sei storie delle vite dei santi Cristoforo e Giacomo Maggiore, di un maestro anonimo della seconda metà del XIV secolo.
Vicino al termine della navata si trova in monumento a Ciuto Tarlati (1334), composto da un sarcofago marmoreo baccellato del IV secolo e una serie di rilievi dello scultore senese Giovanni di Agostino, coronati da un arco sotto il quale si trova l'affresco della Crocifisso tra la Madonna e santi col donatore Ciuccio di Vanni Tarlati di Pietramala, di un pittore aretino coevo detto Maestro del Vescovado. Si tratta dell'unica delle ventisei cappelle esistenti nel Trecento che sia pervenuta.
[modifica] Altre immagini
[modifica] Bibliografia
- AA.VV., Toscana. Guida d'Italia ("Guida rossa"), Touring Club Italiano, Milano, 2003.
[modifica] Voci correlate
- Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro
- Maria Maddalena (Piero della Francesca)
- Battesimo di Cristo (Donatello)
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