Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur

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La locuzione latina Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur, tradotta letteralmente, significa mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata (Tito Livio, Storie, XXI, 7, 1).

La locuzione esatta è Dum ea Romani parant consultantque, iam Saguntum summa vi oppugnabatur; la frase non è pronunciata dagli ambasciatori di Sagunto per chiedere l'intervento di Roma per respingere l'assedio che nel 219 a.C. il generale Cartaginese Annibale Barca aveva posto alla città, ma è l'amaro commento di Livio alla situazione (cfr. Livio, XXI, 7, 1). Roma tergiversò e dopo otto mesi di combattimenti la città si arrese e Annibale la rase al suolo. Questo attacco fu il casus belli della Seconda guerra punica.

Spesso si cita solo la prima parte della locuzione (dum Romae consulitur) nei confronti delle persone che perdono molto tempo in consultazioni continue senza prendere una decisione, in un contesto che invece richiederebbe rapide decisioni.

Uno degli esempi più noti si ebbe in occasione dell'omelia del funerale di Carlo Alberto Dalla Chiesa, del cardinale Salvatore Pappalardo, duro atto d'accusa contro lo Stato nella stagione degli omicidi eccellenti della mafia.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ È morto l'ex cardinale di Palermo. Pappalardo, quel grido in cattedrale, Nandodallachiesa.it, 11 dicembre 2006. URL consultato il 30 marzo 2009.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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