Duke Pearson

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Duke Pearson
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Genere Jazz
Periodo di attività anni '50 – anni '70
Strumento pianoforte

Columbus Calvin "Duke" Pearson Jr (Atlanta, 17 agosto 1932Atlanta, 4 agosto 1980) è stato un pianista e compositore statunitense di musica jazz.

Dallo stile pianistico sofisticato e minimale originato dalla scuola di Hank Jones, fu anche l’accompagnatore al piano di Carmen McRae e Joe Williams[1] e il creatore di alcune memorabili composizioni riprese da diversi jazzisti, fra le quali si ricordano Cristo Redentor per Donald Byrd, Sweet Honey Bee per Lee Morgan e Jeannine, tutte divenute degli standard[2].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Soprannominato “Duke” in onore di Ellington, Pearson nacque in Georgia, nel sud degli Stati Uniti. Si avvicinò alla musica attraverso lo studio del pianoforte che intraprese quando aveva appena cinque anni, frequentò il Clark College e si unì a gruppi jazz locali suonando la tromba[3], strumento che però dovette abbandonare per problemi ai denti[2]. Sotto le armi – nei primi anni cinquanta – ebbe modo di incrociare musicalmente Wynton Kelly e Phineas Newborn, e dopo il congedo girò in tournée con Little Willie John e Tab Smith fino a che, nel 1959, decise di trasferirsi a New York. Qui venne notato da Donal Byrd e da quel momento la sua carriera fu in ascesa, costellata dalle collaborazioni con i migliori artisti jazz sulla piazza e dall’ingresso nella scuderia della Blue Note[3].

Nel 1960, Duke Pearson fu reclutato nel Jazztet di Art Farmer e Benny Golson, formazione nella quale rimase per qualche mese prima di transitare nel nuovo quintetto Donald Byrd-Pepper Adams nel quale approdò anche Lex Humphries. L’anno successivo accompagnò al piano la cantante jazz Nancy Wilson con cui andò in tournée. Fra gli altri Paesi, il tour toccò il Brasile, e a Rio de Janeiro Pearson scrisse la celebre composizione Cristo Redentor, ispirandosi alla mastodontica statua che troneggia sul Corcovado dominando dalla sua posizione la metropoli brasiliana. Nel 1963, a causa di una sua malattia, Pearson venne temporaneamente sostituito da un giovane Herbie Hancock, ma l’avvicendamento divenne permanente. A seguito della morte di Ike Quebec nel gennaio del 1963, Pearson fu chiamato a sostituirlo alla Blue Note in qualità dapprima di assistente discografico per la prestigiosa etichetta e in seguito di produttore[3]. I più noti musicisti dei quali produsse i dischi furono Donald Byrd, Hank Mobley, Stanley Turrentine, Blue Mitchell e Lou Donaldson[1]. Allo stesso tempo registrò con la Blue Note diversi lavori come leader, guidando anche una propria big band dal 1967 al 1972, formazione che nel tempo arruolò jazzisti di talento come Chick Corea, Randy Bracker, Garnett Brown e Pepper Adams. Nel resto degli anni settanta, mentre combatteva una lotta contro la sclerosi multipla che lo aveva aggredito, fu il pianista di diversi vocalist fra cui Carmen McRae[2].

La sclerosi prese il sopravvento sull’organismo di Pearson che si arrese al male morendo al Veteran Hospital di Atlanta il 4 agosto 1980[3].

Discografia[modifica | modifica sorgente]

  • 1959 – Profile
  • 1979 – Tender Feelin’s
  • 1961 – Dedication!
  • 1961 – Bags Groove
  • 1962 – Hush!
  • 1962 – Angel Eyes
  • 1964 – Wahoo!
  • 1965 – Honeybuns
  • 1966 – Sweet Honey Bee
  • 1966 – Prairie Dog
  • 1967 – The Right Touch
  • 1967 – Introducing Duke Pearson’s Big Band
  • 1968 – The Phantom
  • 1968 – Now Hear This!
  • 1969 – Merry Ole Soul
  • 1970 – It Could Only Happen with You
  • 1970 – How Insensitive
  • 1970 – I Don’t Care Who Knows It[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Ivo Franchi, Duke Pearson, l’eminenza grigia di casa Blue Note, “Blue Note magazine”, febbraio 1999, pag. 5.
  2. ^ a b c d (EN) Richard S. Ginell, Duke Pearson- Biography, Allmusic. URL consultato il 18 dicembre 2012.
  3. ^ a b c d (EN) Duke Pearson Discography, jazzdiscography.com. URL consultato il 18 dicembre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ivo Franchi, Duke Pearson, l’eminenza grigia di casa Blue Note, “Blue Note magazine”, febbraio 1999.


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