Dudo di Saint-Quentin

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Dudo di Saint-Quentin, talvolta indicato anche come Dudon (965 circa – prima del 1043), è stato un religioso e cronista normanno, decano della collegiata di Saint-Quentin.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nel 986 venne inviato, da Alberto I di Vermandois, per un'ambasceria presso Riccardo I, duca di Normandia. Riuscito nella sua missione, e, dopo aver fatto una impressione molto favorevole alla corte normanna, trascorse alcuni anni in quel paese. Durante un secondo soggiorno in Normandia, Dudo scrisse la sua storia dei Normanni, un compito che il duca Riccardo lo aveva esortato a intraprendere. Poco altro si sa della sua vita, solo che morì prima del 1043.

Historia Normannorum[modifica | modifica sorgente]

Scritta fra il 1015 ed il 1030, la sua Historia Normannorum, o Libri III de moribus et actis primorum Normanniae ducum, venne dedicata al vescovo Adalbertone di Laon. Sembra che Dudo non abbia consultato alcun testo precedente nello scrivere la sua storia, ma avrebbe ottenuto le informazioni secondo la tradizione orale, per gran parte fornita da Raoul d'Ivry, un fratellastro del duca Riccardo. Di conseguenza la Historia è assimilabile al genere romanzesco, e su questo terreno è stata considerata inaffidabile da taluni critici competenti come Ernst Dümmler e Georg Waitz. Altre autorità, però, per esempio, Jules Lair e Johannes Steenstrup, pur ammettendo l'esistenza di un elemento mitico, ritengono il libro di notevole valore relativamente alla storia dei Normanni.

Anche se Dudo conosceva Virgilio (Eneide) e altri scrittori di latino, la sua conoscenza della lingua non è molto chiara. La Historia, scritta alternativamente in prosa e in versi di diversa metrica, è divisa in quattro parti, e si occupa della storia dei Normanni dall'852 alla morte del duca Riccardo nel 996. In essa si esaltano i Normanni, e l'opera venne ampiamente utilizzata da Guglielmo di Jumièges, Wace, Roberto di Torigni, Guglielmo di Poitiers e Ugo di Fleury nella compilazione delle loro cronache.

Più recentemente, Leah Shopkow ha sostenuto che la scrittura carolingia, soprattutto la vita di due santi del IX secolo, Vita S. Germani di Erico di Auxerre e degli inizi del X secolo, Vita S. Lamberti di Stefano di Liegi, potrebbe essere stata un modello per il lavoro di Dudo.[1]

L'opera venne pubblicata per prima da André Duchesne nella sua Historiae Normannorum scriptores antiqui, a Parigi nel 1619. Un'altra edizione venne pubblicata in Patrologia Latina, tomo cxli, di J. P. Migne (Paris, 1844), ma la migliore è quella di J. Lair (Caen, 1865).

Edizioni e traduzioni[modifica | modifica sorgente]

  • Lair, Jules (ed.). De moribus et actis primorum Normanniæ ducum. Mémoires de la Société des Antiquaires de Normandie 23. Caen, 1865. PDF scan available from Google Books.
  • Christiansen, Eric. (tr.). Dudo of St Quentin. History of the Normans. Woodbridge, 1998. ISBN 0-85115-552-9.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Shopkow, "The Carolingian world."

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Hugh Chisholm (a cura di), Encyclopædia Britannica, XI edizione, Cambridge University Press, 1911.
  • E. Dümmler, Zur Kritik Dudos von St Quentin in the Forschungen zur deutschen Geschichte, Bande vi and ix (Göttingen, 1866)
  • Fauroux, M. Recueil des actes des dues de Normandie de 911 a 1066. Caen, 1961.
  • G. Kortung, Uber die Quellen des Roman de Rou (Leipzig, 1867)
  • J. Lair, Etude critique et historique sur Dudon (Caen, 1865)
  • A. Molinier, Les Sources de l'histoire de France, tome ii (Paris, 1902)
  • Leah Shopkow, "The Carolingian World of Dudo of Saint-Quentin." Journal of Medieval History 15 (1989): 19-37.
  • J. C. H. R. Steenstrup, Normannerne, Band i (Copenhagen 1876)
  • E. Searle, "Fact and pattern in heroic history: Dudo of Saint-Quentin." Viator 15 (1984): 119-37.
  • W. Wattenbach, Deutschlands Geschichtsquellen, Band i (Berlin, 1904)
  • Georg Waitz, Uber die Quellen zur Geschichte der Begrundung der normannischen Herrschaft in Frankreich, in the Gottinger gel. Anzeigen (Göttingen, 1866)

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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