Dub
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| Dub | |
|---|---|
| Origini stilistiche | Early reggae, Rocksteady, Ska |
| Origini culturali | Giamaica, attorno al 1967 come variante del rocksteady/reggae. |
| Strumenti tipici | Chitarra, Basso elettrico, Batteria, Organo, Melodica, Sintetizzatore, Tastiera |
| Popolarità | Largamente popolare negli anni 70, sopratutto in Giamaica, paese d'origine, e Regno Unito, in particolare fino agli anni 90. |
| Sottogeneri | |
| Dub poetry - Ambient dub - Experimental Dub - Techno-Dub | |
| Generi derivati | |
| Rockers - Dancehall - Raggamuffin - House - Trip hop - Jungle - Drum & bass | |
| Generi correlati | |
| Reggae - Early reggae - Roots reggae - Rocksteady - Ska - DJ style - Ambient - Elettronica - House - Techno | |
| Categorie correlate | |
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Gruppi musicali dub · Album dub · EP dub · Singoli dub · Video e DVD dub |
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Il Dub è un sottogenere del reggae sorto in Giamaica durante la fine degli anni 60.
Indice |
[modifica] Storia
Il dub (letteralmente tradotto in "doppiare"[1]) deve il suo nome alla pratica del dubbing instrumental, una versione ritmica di brani reggae inclusi nei b-side dei singoli in formato 45 giri che poi divenne un vero e proprio stile accettato che veniva sperimentato dagli ingegneri del suono per creare delle nuove varianti con i loro mixer[2]. Questo nuovo metodo venne chiamato "versione dub" del brano originale, e gran parte dei 45 giri venduti in Giamaica includevano appunto sia le versioni originali che quelle dub sul lato b[3]. Ancora prima che il reggae apparisse sulle scene, una delle cose che distingueva i dj era la pratica e l'abilità del toasting. Ma non potevano farlo nel modo migliore senza competere con i testi della musica[3]. La pratica di ri-registrare dei brani reggae senza la voce risale al 1967, quando i dj trovarono le dance hall affollate e la gente alle feste molto divertita dal fatto di poter cantare loro stessi i testi dei brani[2]. Attorno al 1969 qualche dj iniziò a parlare sopra queste registrazioni senza la parte vocale, reinterpretando il testo anche in modi originali. Il più importante di questi primi dj fu U Roy, che divenne celebre per la sua abilità nell'improvvisare dei dialoghi con i cantanti dei brani registrati. Quest'ultimo venne anche riconosciuto come i maggior ispiratore del DJ style, e introduceva le version nello stesso sound system di King Tubby[4]. U Roy fece strada nei sound system supportato proprio dal tecnico del suono King Tubby (Osborne Ruddock[4]) che mixava tutte le tracce strumentali con sopra la sua voce[2]. King approfondì le sue sperimentazioni con le version: i primi prototipi di dub rudimentali erano realizzati con un vecchio mixer a 4 canali nel suo studio casalingo, a Waterhouse, situato nei ghetti di Kingston. Il suo più grande rivale dell'epoca era Errol Thompson, del Randy's studio[4]. Tubby ebbe il coraggio di remixare dei brani anche togliendo la parte vocale. Egli modificò delle parti quà e la facendo del basso e della batteria gli elementi in risalto[5], spesso accompagnati anche da chitarra e organo[3].
Infine, King iniziò a sperimentare remixando le tracce strumentali, alzando il livello della ritmica, e abbassando o eliminando le parti vocali, aggiungendo nuovi effetti come il riverbero e l'eco[2][5]. Il risultato fu interpretato da molti fan del reggae come uno "spogliare" la musica portandola alla sua essenza più pura. I singoli 45 giri con le versioni dub nel b-side divennero molto diffuse, e King Tubby divenne il padre di questa nuova tendenza[2] che, grazie al suo successo, diede inizio ad una nuova corrente in Giamaica[5]. Il dubbing, come venne chiamato inizialmente, diede a molti dj la possibilità di costruirsi una reputazione nel panorama musicale giamaicano[3]. Come il dubbing divenne popolare alle feste in strada, molti dj come Big Youth e lo stesso U Roy iniziarono a registrare delle proprie versioni[3]. Album composti interamente da versioni dub inziarono ad emergere nel 1973, quando apparirono sulle scene produttori che presero come riferimento Tubby come Bunny "Striker" Lee e Augustus Pablo (quest'ultimo intridusse la melodica, che divenne uno dei simboli di questa nuova variante); altri produttori chiave erano Keith Hudson e Lee "Scratch" Perry[2], Glen Brown, Prince Tony[4]. Dal 1976, la popolarità del dub in Giamaica era seconda solo al roots reggae dei rastafari, e conquistò forti consensi anche nel Regno Unito (grazie anche all'etichetta Island Records), dove artisti roots reggae come Burning Spear e Black Uhuru avevano solo provato ad sperimentare timidamente queste nuove sonorità[2].
[modifica] Dub nel Regno Unito
Nel Rengo Unito dei metà anni 70 cominciò a svilupparsi un forte revival di musica giamaicana; il reggae e lo ska iniziarono a riemergere proprio durante l'epoca punk[6]. Gruppi come Aswad, Steel Pulse, Matumbi e UB40 proposero una versione "occidentalizzata" della musica giamaicana, che pur essendo molto semplice e banale, ebbe le fortuna di trovare terreno fertile all'interno della scena musicale del periodo grazie alle tematiche di protesta affini a quelle del punk politicizzato[6]. Questo permise lo sviluppo di nuove varianti britanniche della musica giamaicana come il 2 tone ska, e lo stesso dub. In Inghilterra si era affermato il reggae britannico con un'identità propria, e con esso i suoi tecnici del suono più famosi tra cui Dennis "Blackbeard" Bovell, Mad Professor, Jah Shaka, Adrian Sherwood[4]. Il dub britannico impiegò più tempo ad emergere rispetto ad altre forme di reggae, grazie alle produzioni di qualità di Adrian Sherwood (la mente dietro a gruppi come African Headcharge, Dub Syndicate e New Age Steppers), Jah Shaka e il nativo della Guyana Neil Fraser, meglio noto con lo pseudonimo di Mad Professor, che pubblicò Beyond the Realms Of Dub (1982), ma anche New Chapter of Dub degli Aswad (1982)[6]. Il picco artistico venne raggiunto da uno dei pionieri e sperimentatori del dub Keith Hudson, con Pick A Dub (1976), e da Dennis Bovell (ex membro dei Matumbi, ed ingegnere che coniò il termine Lovers Rock), con Strictly Dubwise (1978), I Wah Dub (1980), probabilmente il suo disco più profondo, e Brain Damage (1981), un lavoro molto vario in cui vennero racchiusi diversi generi come il calypso, rock e funk[6]. Linton Kwesi Johnson, poeta giamaicano trapiantato in Inghilterra, spostò le atmosfere reggae verso delle poesie su una base dub, arrangiate da Dennis Bovell, orientate sui problemi sociali e sul sottoproletariato[6]. Questa nuova sottocorrente del dub prenderà in nome di dub poetry[7]. Altro importante artista su questa scia fu Mutabaruka[6].
[modifica] Anni 80 e 90
A cavallo tra i fine anni 70 e primi 80 le nuove generazioni di ingegneri del suono allargarono molto i confini creativi del genere[4]. In Giamaica tra i musicisti piu' ricercati figuravano i Roots Radics Band, che posero le basi per le nuove sperimentazioni di artisti come Scientist, Prince Jammy, Barnabas, Soldjie, Silvan Morris, Mickey Dread. La grande diffusione del reggae significò anche un accrescimento dell'attività live; così molte band cominciarono a riprodurre dal vivo una musica nata in studio, gestendo abilmente entrate e uscite degli strumenti come avviene nel mixaggio; riverberi ed echi potevano essere adoperati sia sul palco dai musicisti, sia dal tecnico del suono live nel mixer. Nonostante questa musica fosse registrata, non fu mai veramente venduta. Anzi, era molto suonata nei sound system nei balli di strada e nelle dance hall sparse per l'isola. Fu per questo che questa musica venne associata alle dance hall, e presto venne riconosciuta come musica dancehall[3]. Contrariamente alla notevole abilità dei nuovi arrivati britannici come Scientist, Prince Jammy, e Mikey Dread, le preferenze dei giamaicani si spostarono infatti verso il "toasting" e all'improvvisazione dei testi, che provocheranno poi la nascita della dancehall e del raggamuffin. L'esplosione della musica dancehall portò via il pubblicò alla dub che subì un calo. A contribuire a ciò fu la tragica scomparsa di King Tubby, assassinato a Kingston nel 1987[4]. Le atmosfere del downtempo e il basso e la ritmica del dub influenzarono anche musica esterna al reggae, iniziando dal disco Metal Box/Second Edition dei Public Image Ltd. del 1979[2]; fu solo più tardi che anche il resto del mondo si disse pronto a seguire le tecniche di King Tubby e negli anni 80 cominciarono ad apparire nuovi stili da esso influenzati come la house, poi il trip hop, jungle e drum & bass[5]. Durante gli anni 90, il dub era frequentemente inlcuso in stili underground come l'avant-garde rock, così come le scene elettronica/drum'n'bass devono molto al dub[2].
[modifica] Artisti Dub
[modifica] Produttori
[modifica] Alcuni artisti Dub
[modifica] Artisti dub italiani
[modifica] Bibliografia
- (EN) Steve Barrow, Peter Dalton, Adrian Boot. The Rough Guide to Reggae. Rough Guides Limited, 2004. ISBN 9781843533290.
- (EN) Michael Veal. Dub: Soundscapes and Shattered Songs in Jamaican Reggae. Wesleyan University Press, 2007. ISBN 9780819565723.
- Lloyd Bradley. Bass culture. Filosofia, storia e protagonisti della reggae music. Shake edizioni, 2008. ISBN 9788888865683.
[modifica] Note
- ^ frasi.net - Dub
- ^ a b c d e f g h i allmusic.com - Dub
- ^ a b c d e f jamaica-insider.com - Jamaica Music: From Ska to Dance Hall
- ^ a b c d e f g vibesonline.net - Dub music
- ^ a b c d rootsreggaeclub.com - Reggae history: Dub
- ^ a b c d e f scaruffi.com - A brief summary of Jamaican music: Jamaican revival in Britain
- ^ allmusic.com - Dub Poetry
[modifica] Collegamenti esterni
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