Drosera regia

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Drosera regia
DroseraRegia.jpg
Piante di Drosera regia in coltivazione
Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Caryophyllales
Famiglia Droseraceae
Genere Drosera
Specie D. regia
Nomenclatura binomiale
Drosera regia
Stephens
Sinonimi

Freatulina regia
(Stephens) Chrtek & Slavíková

La Drosera regia è una pianta carnivora della famiglia Droseraceae, endemica del Sudafrica. Il nome del genere Drosera viene dalla parola greca droserós, che significa "coperto di rugiada". L'epiteto specifico regia è deriva dal latino per "reale", un riferimento all'aspetto imponente della specie. Le singole foglie possono raggiungere i 70 cm (28 in) di lunghezza. La pianta presenta molte insolite caratteristiche relitte che non si trovano nella maggior parte delle altre specie di Drosera, compresi rizomi legnosi, polline opercolato e la mancanza di vernazione circinnata nella crescita degli scapi. Tutti questi fattori, combinati con i dati molecolari dell'analisi filogenetica, forniscono le prove che la D. regia possiede alcune delle caratteristiche più antiche all'interno del genere. Alcune di queste sono condivise con l'imparentata Dionaea muscipula (detta comunemente Venere acchiappamosche), il che suggerisce una stretta relazione evolutiva.

Le foglie coperte di tentacoli possono catturare grandi prede, come coleotteri, falene e farfalle. I tentacoli di tutte le specie di Drosera sono ghiandole peduncolate specializzate sulla superficie superiore della foglia che producono una mucillagine appiccicosa. Le foglie sono considerate trappole adesive attive che rispondono alla preda catturata curvandosi per circondarla. Nel loro habitat nativo del fynbos, le piante competono per lo spazio con erbe di palude native e con bassi arbusti sempreverdi. Delle due popolazioni conosciute di D. regia, quella localizzata alla maggiore altitudine sembra aver prodotto una quantità eccessiva di piante ed è ormai essenzialmente esaurita. La specie localizzata ad altitudine inferiore si stima che abbia circa 50 piante mature, che la rendono la specie di Drosera maggiormente a rischio, dal momento che è minacciata di estinzione allo stato selvatico. È spesso coltivata da appassionati di piante carnivore ed è stato registrato un unico cultivar.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Una singola foglia verde, affusolata alla punta. Tentacoli rossi, con ghiandole bulbose in cima a steli sottili, costellano la superficie del lato superiore della foglia.
Dettaglio di una foglia
Una singola foglia verde avvolta varie volte intorno ad una materia marrone scuro. Alcuni tentacoli rossi verso la cima della foglia sono incurvati all'interno e sono a contatto con la materia intorno alla quale è avvolta la foglia.
Una foglia arrotolata intorno alla preda
Un singolo fiore rosa aperto con cinque petali radialmente simmetrici, cinque stami con antere gialle e tre steli che emergono dal centro del fiore; parecchi fiori non aperti sono sullo sfondo grigio.
Dettaglio di un fiore

Quelle di Drosera regia sono piante erbacee abbastanza grandi che producono rizomi legnosi orizzontali e una corona di grandi foglie lineari lunghe fino a 70 cm (28 in) e larghe 2 cm (0,8 in). Le foglie possiedono ghiandole peduncolate (tentacoli) sulla superficie superiore della lamina lungo quasi tutta la lunghezza della foglia. Le foglie mancano di piccioli e di stipole, che emergono per vernazione circinnata (srotolamento) e si affusolano in una punta filiforme. I tentacoli e la fogliia stessa sono capaci di rispondere alla preda curvandosi verso gli insetti intrappolati nella mucillagine appiccicosa prodotta dalle ghiandole. Le foglie sono anche capaci di ripiegarsi su sé stesse parecchie volte. Ogni foglia può possedere migliaia di tentacoli, che possono aiutare a trattenere prede più grandi quando sono combinate con la foglia che si avvolge strettamente intorno agli insetti catturati. Nel suo habitat nativo, si è saputo che la D. regia cattura grandi coleotteri, falene e farfalle. Le piante vanno in letargo durante la stagione più fredda e formano un bocciolo dormiente, che consiste in uno stretto grappolo di foglie corte e immature. Le piante cominciano a uscire dal letargo a metà luglio con una tipica stagione di crescita che dura da ottobre ad aprile, sebbene questo sia variabile e le piante possano continuare a crescere tutto l'anno senza letargo.[1][2][3] Le singole foglie muoiono ma rimangono attaccate al corto stelo, rivestendo la porzione bassa della pianta con le foglie morte annerite degli anni precedenti.[4]

I rizomi legnosi prodotti dalla pianta sono una delle caratteristiche insolite che essa condivide con la D. arcturi nel genere; l'assenza di rizomi legnosi in tutte le altre Drosera è spesso citata come indicazione della presunta antica discendenza della D. regia e della D. arcturi. La Drosera regia produce anche relativamente poche radici, spesse e carnose, che possiedono peli radicali lungo i 15 cm (6 in) terminali. La riproduzione asessuata delle piante mature di solito si presenta dopo la fioritura con nuove piante che sorgono dal rizoma e dalle radici. Dopo un incendio, le radici intatte faranno spesso spuntare nuove piante.[1][2]

La Drosera regia fiorisce a gennaio e febbraio, producendo scapi lunghi fino a 40 cm (16 in). Gli scapi emergono verticalmente, mancando della vernazione circinnata delle foglie e di tutte gli altri scapi del genere Drosera, ad eccezione della D. arcturi. Gli scapi consistono in due rami primari e portano da 5 a 20 (talvolta 30) fiori rosa non odorosi con petali lunghi 2-3 cm (0,8-1,2 in). Le brattee sono piccole, portando solo tentacoli ridotti. Ciascun fiore ha tre pistilli senza rami, allungati, che emergono dall'ovario e si estendono oltre i cinque stami eretti (lunghi 15 mm), che circondano l'ovario. Questa disposizione minimizza la probabilità di autofertilizzazione. Gli studi hanno mostrato che il polline opercolato sparso in tetradi (gruppi fusi di quattro granelli di polline), caratteristiche che sono simili nelle imparentate Dionaea muscipula (la Venere acchiappamosche) e Aldrovanda vesiculosa, è incompatibile con i cloni, non riuscendo a produrre semi quando le piante sono autofertilizzate. I semi sono da marroni a neri, lineari e ornati di sottili segni simili a un reticolato, lunghi 2 mm e con 0,5 mm di diametro. Sono sparsi entro la fine di marzo.[1][2][4][5]

Le insolite caratteristiche che la contraddistinguono dalle altre specie del genere comprendono il rizoma legnoso, i pistilli indivisi e il polline opercolato.[2][6] La Drosera regia condivide altre caratteristiche con la robusta forma tasmaniana della D. arcturi, compresa la mancanza di stipole e piccioli e la crescita non circinnata dello scapo.[1]

Ha un numero cromosomico diploide (2n = 34), che è insolito per il genere Drosera e più vicino al numero cromosomico diploide della Venere acchiappamosche (Dionaea muscipula), un altro membro delle Droseraceae.[7][8] I conteggi cromosomici variabili per le Dionaea provenienti da molteplici studi comprendono 2n = 30, 32 e 33. Delle specie di Drosera con conteggi cromosomici noti, la maggior parte sono multipli di x = 10. Sulla base di un'ampia rassegna di studi sui cariotipi, il botanico Fernando Rivadavia ha suggerito che il numero cromosomico base per il genere potrebbe essere 2n = 20, un numero che molte specie di Drosera condividono, compresa la diffusa Drosera rotundifolia. Eccezioni a questo numero base comprendono la Drosera australiana, neozelandese e sud-est asiatica, che hanno numeri cromosomici che variano da 2n = 6 a 64.[9]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

La Drosera regia è un endemismo puntiforme del Sudafrica ed è presente solo in due siti, ad altitudini di 500 e 900 m (1.600 e 1.900 ft), nella catena del Bainskloof Range vicino a Wellington. Nonostante estese ricerche non è mai stata trovata in nessun'altra località delle valli vicine. Tra le due popolazioni, confinate ad un'area di poche centinaia di metri quadrati, esistono piccole variazioni morfologiche nell'ampiezza delle foglie. Il suo habitat tipico è il fynbos, la vegetazione arbustiva che domina la striscia costiera della provincia del Capo Occidentale e che presenta diverse analogie con la macchia mediterranea.[1][3]

Il sito ad altitudine inferiore dove si trova la D. regia è caratterizzato da suoli permanentemente umidi composti per la maggior parte da un ripiano di ghiaia formato dal letto di un torrente. Le piante crescono in una sabbia di quarzite torbosa, spesso ricoperta da uno strato di ghiaia. I rizomi delle piante mature crescono sopra il terreno e tra erbe e carici associati quando manca la ghiaia e sotto il terreno quando è presente una copertura di ghiaia. La vegetazione associata includeva specie di Leucadendron e membri delle famiglie Cyperaceae, Iridaceae e Restionaceae. L'habitat della D. regia è condizionato da incendi periodici che si propagano rapidamente e impediscono alle piante più grandi di soffocare la D. regia. Il freddo intenso si presenta raramente nella valle.[1]

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

In una relazione del 2009 su un'escursione del 2006, il botanico Andreas Fleischmann notò che il sito ad altitudine superiore è ricoperto da un numero eccessivo di piante della famiglia Restionaceae, tanto che non riuscì a localizzare alcuna D. regia rimanente. Il sito a più bassa altitudine era in condizioni simili, ma Fleischmann registrò approssimativamente 50 piante mature, il che rendeva questa specie di Drosera una di quelle più criticamente in pericolo.[10] Benché la D. regia non sia sia stata valutata in base agli attuali criteri dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (International Union for the Conservation of Nature and Natural Resources, IUCN) per una classificazione nella Lista Rossa delle Specie Minacciate, la Società Internazionale delle Piante Carnivore (International Carnivorous Plant Society) ha riconosciuto la D. regia nella sua lista delle specie di piante carnivore in pericolo.[11] La Drosera regia era anche elencata come "rara" in un primo rapporto dell'IUCN nel 1997,[12] ma queste valutazioni anteriori dell'IUCN erano spesso scarsamente documentate e così non sono oggi tenute in considerazione.[13] Parecchi altri autori hanno evidenziato quanto la D. regia sia rara allo stato selvatico, definendola addirittura "minacciata di estinzione".[14]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

La Drosera regia è stata originariamente descritta dalla botanica sudafricana Edith Layard Stephens nel 1926.[15][16] Come già indicato, il nome binomiale Drosera regia è derivato dalla parola greca droserós, che significa "coperto di rugiada",[14] "per il liquido viscoso che stilla dai peli ghiandolari",[17] mentre l'epiteto specifico regia viene dal latino per "reale", un riferimento a quello che la Stephens descrisse come il suo "imponente aspetto".[4] Il riferimento alla "rugiada" si trova anche nel nome inglese del genere, chiamato collettivamente sundews (letteralmente "rugiade del sole"[18]), mentre la Drosera regia è chiamata comunemente king sundew.[14] La Stephens fu informata di questa nuova specie da J. Rennie, che aveva trovato parecchie piante che crescevano accanto ad un torrente nell'estremità superiore del "Baviaans Kloof" a Pasqua del 1923. Esemplari aggiuntivi furono localizzati direttamente sopra questo sito su un altopiano tra South Ridge Peak e Observation Point. Una seconda popolazione fu localizzata nel 1926 a circa 6,5 km (4 mi) di distanza sotto lo Slanghoek Peak, vicino alle sorgenti del fiume Witte.[4]

La Stephens pose la D. regia nella sezione Psychophila Planch., che a quel tempo includeva la D. arcturi, la D. stenopetala e la D. uniflora, sebbene ella notasse che l'infiorescenza multifloreale era insolita per questo gruppo.[1] Nel 1970, la botanica sudafricana Anna Amelia Obermeyer suggerì che la D. regia non si adattava a nessuno dei gruppi tassonomici stabiliti da Ludwig Diels nella sua monografia del 1906 sulla famiglia. Obermeyer annotò le insolite caratteristiche che distinguevano la D. regia da qualsiasi altra specie di Drosera: il polline opercolato, la vernazione circinnata delle foglie, i pistilli indivisi e i rizomi legnosi.[2] Nel 1994, Rüdiger Seine e Wilhelm Barthlott proposero di classificare la D. regia come l'unica specie di un nuovo sottogenere, Drosera subg. Regiae, per "dare adeguato riconoscimento alla posizione isolata della D. regia all'interno del genere".[6] Questa posizione tassonomica fu ribadita da Jan Schlauer nella sua chiave dicotomica e nelle sue revisioni tassonomiche pubblicate nel 1996.[19] Anche nel 1996 due ricercatori, Jindřich Chrtek and Zdeňka Slavíková, proposero cambiamenti alla tassonomia del genere separando la D. regia nel suo genere monotipico, Freatulina. Chrtek and Slavíková citavano le molte differenze morfologiche tra la D. regia e ogni altro membro del genere Drosera a supporto della loro decisione di fare questa separazione tassonomica.[20] Essi ribadirono le loro opinioni tassonomiche in un articolo del 1999 che separava anche le Drosea tuberose, membri del sottogenere Ergaleium, nel risorto genere Sondera di Johann Georg Christian Lehmann.[21] Queste revisioni tassonomiche, tuttavia, non hanno ottenuto alcun sostegno, venendo rifiutate o largamente ignorate dalle recenti pubblicazioni sul genere.[14][22]

Rapporti filogenetici[modifica | modifica wikitesto]





 Drosera 





 D. tomentosa



 D. anglica




 D. sessilifolia






 D. platypoda



 D. pygmaea




 D. glanduligera





 D. arcturi




 D. regia





 Aldrovanda



 Dionaea







 Drosophyllum



Il cladogramma più parsimonioso basato sulla combinazione di sequenze dei geni di rbcL e di rDNA 18S provenienti dai taxa usati nell'analisi. Il Drosophyllum, che è talvolta collocato nella famiglia delle Droseraceae, è stato usato come outgroup.[23]

L'analisi filogenetica delle caratteristiche morfologiche e delle sequenze geniche ha suffragato la posizione basale all'interno del genere, a lungo sospettata, della D. regia, spesso considerata come la più antica di tutte le specie di Drosera esistenti.[3] La sua distinta morfologia e le sue peculiari caratteristiche relitte, quelle che probabilmente condivideva con l'antenato comune di tutte le Drosera come il polline opercolato, portarono i primi ricercatori a suggerire la sua posizione antica nell'ambito del genere. La prima analisi cladistica basata sul rbcL e sui dati morfologici confermò queste idee e suggerì che la D. regia formasse un clade fratello di tutte le Drosera esaminate, con la Dionaea muscipula che formava a sua volta un clade fratello di tutte le Drosera.[24] Un'ulteriore analisi del 2002 basata sull'rRNA 18S nucleare, sul DNA dei plastidi (rbcL, matK, atpB) e sui dati morfologici confermò queste relazioni, suffragando la posizione basale della D. regia nel genere e la sua stretta relazione con la Dionaea e l'Aldrovanda.[25] Una nuova analisi nel 2003 rivelò una stretta relazione tra la D. regia e la D. arcturi, entrambe le quali costituiscono gruppi basali rispetto a tutte le altre Drosera, suggerendo un legame tra la D. regia e tutte le altre Drosera attraverso la sua relazione con la D. arcturi.[23]

Le prove dell'evoluzione delle trappole a scatto della Dionaea e dell'Aldrovanda da una trappola adesiva come la D. regia sono emerse e sono state confermate sulla base di dati molecolari. I dati molecolari e fisiologici implicano che le trappole a scatto della Dionaea e dell'Aldrovanda si evolsero dalle trappole adesive di un antenato comune con la Drosera; la prova vivente di un legame tra la Drosera e la Dionaea è la D. regia e le sue caratteristiche residuali. In questo modello evolutivo, preadattamenti all'evoluzione in trappole a scatto sono stati identificati in varie specie di Drosera, come il rapido movimento delle foglie e dei tentacoli. Il modello propone che la carnivorosità delle piante mediante trappola a scatto evolutasi dalle trappole adesive di Drosera sia stata spinta dalla dimensione crescente delle prede. Le prede più grandi possono sfuggire facilmente alla mucillagine appiccicosa delle trappole adesive e l'evoluzione delle trappole a scatto avrebbe in gran parte impedito la fuga e il cleptoparassitismo (furto della preda catturata dalla pianta prima che possa trarne qualunque beneficio).[25][26]

Coltivazione[modifica | modifica wikitesto]

Esemplare coltivato di D. regia

La coltivazione della Drosera regia fu tentata per la prima volta anteriormente alla descrizione formale delle specie nel 1926. L'autrice, Edith Layard Stephens, riferì della coltivazione riuscita della D. regia, notando che tale successo aveva richiesto "un'atmosfera umida e relativamente fresca", simile a quella del suo ambiente nativo.[4]

La Drosera regia è descritta spesso come una specie difficile da coltivare,[27] sebbene i resoconti moderni sulla sua coltivazione abbiano indicato quali condizioni abbiano in alcuni casi condotto al successo. Per la crescita ottimale, sembra che la D. regia richieda un buon drenaggio del suolo e livelli di luce sufficienti, e che preferisca temperature più fresche. È stato riferito che notti fresche e giornate calde inducono una crescita vigorosa. La propagazione asessuata si ottiene frequentemente attraverso piccole talee delle radici anziché delle foglie, che tendono a marcire prima che si possano formare le radici.[28][29][30] La germinazione dei semi avviene già da 10 giorni a 3 o 4 settimane con semi freschi, più velocemente di molte altre specie di Drosera. La germinazione è fanerocotilare (i cotiledoni ghiandolari sono esposti, liberi dalle coperture dei semi), con le prime foglie vere disposte in senso alternato.[31]

Nel 2004, William Joseph Clemens registrò l'unico cultivar di questa specie, la D. regia "Big Easy". È ritenuta più robusta di altri cloni della specie ed è anche più compatta, con lunghezze massime delle foglie di 23 cm (9 in). Nelle sue condizioni di coltivazione, la "Big Easy" non è neanche mai fiorita o andata in letargo. Clemens ottenne in origine la sua D. regia da un venditore alla conferenza della Società internazionale delle piante carnivore (International Carnivorous Plant Society) tenutasi nel 2000. Dopo un'adeguata indagine, registrò il nuovo cultivar in un numero del 2004 della Carnivorous Plant Newsletter, la pubblicazione trimestrale della Società internazionale delle piante carnivore.[27]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Gibson, R. 1999. Drosera arcturi in Tasmania and a comparison with Drosera regia. Carnivorous Plant Newsletter, 28(3): 76–80.
  2. ^ a b c d e Obermeyer, A. A. 1970. Droseraceae. In L. E. Codd, B. Winter, D. J. B. Killick, and H. B. Rycroft [eds.], Flora of South Africa, 13: 187–201. Department of Agricultural Technical Services, Pretoria, South Africa.
  3. ^ a b c McPherson, S. 2008. Glistening Carnivores: The Sticky-leaved Insect-eating Plants. Poole, Dorset, England: Redfern Natural History Productions. pp. 154–157. ISBN 978-0-9558918-1-6
  4. ^ a b c d e Stephens, E. L. 1926. A new sundew, Drosera regia (Stephens), from the Cape Province. Transactions of the Royal Society of South Africa, 8: 309–312.
  5. ^ Takahashi, H. and Sohma, K. 1982. Pollen morphology of the Droseraceae and its related taxa. Science Reports of the Research Institutes Tohoku University, 4th Series, Biology, 38: 81–156.
  6. ^ a b Seine, R., and Barthlott, W. 1994. Some proposals on the infrageneric classification of Drosera L. Taxon, 43: 583–589. ISSN: 0040-0262
  7. ^ Behre, K. 1929. Physiologische und zytologische Untersuchungen über Drosera. Planta, 7: 208–306.
  8. ^ Kondo, K. 1969. Chromosome numbers of carnivorous plants. Bulletin of the Torrey Botanical Club, 96(3): 322–328.
  9. ^ Rivadavia, F. 2005. New chromosome numbers for Drosera L. (Droseraceae). Carnivorous Plant Newsletter, 34(3): 85–91.
  10. ^ Fleischmann, A. 30 aprile 2009. Wild Drosera regia. CPUK Forum. Consultato il 21 dicembre 2009.
  11. ^ Rice, B. A. 2003. Appendix: Imperiled Carnivorous Plant Species List. International Carnivorous Plant Society. Consultato il 21 dicembre 2009.
  12. ^ Walter, K. S., and Gillett, H. J. [eds]. 1998. 1997 IUCN Red List of Threatened Plants. International Union for the Conservation of Nature and Natural Resources. p. 240. ISBN 978-2-8317-0328-2
  13. ^ International Union for Conservation of Nature and Natural Resources. 2010. Red List Overview. The IUCN Red List of Threatened Species. Consultato il 9 gennaio 2010.
  14. ^ a b c d Barthlott, W., Porembski, S., Seine, R., and Theisen, I. 2007. The Curious World of Carnivorous Plants: A Comprehensive Guide to Their Biology and Cultivation. Portland, Oregon, USA: Timber Press. pp. 94–106. ISBN 978-0-88192-792-4
  15. ^ Schlauer, J. 2009. World Carnivorous Plant List – Nomenclatural Synopsis of Carnivorous Phanerogamous Plants.
  16. ^ Drosera regia IPNI Database
  17. ^ Giacomo Devoto, Giancarlo Oli, Il Devoto-Oli. Vocabolario della lingua italiana 2010, Le Monnier, Firenze, 2009. ISBN 978-88-04-59373-7
  18. ^ Un'altra specie dello stesso genere, la Drosera rotundifolia, in italiano ha il nome comune di "rosolida", che deriva probabilmente dal latino ros solis, ossia appunto "rugiada del sole". V. Devoto, Oli, 2009, op. cit.
  19. ^ Schlauer, J. 1996. A dichotomous key to the genus Drosera L. (Droseraceae). Carnivorous Plant Newsletter, 25(3): 67–88.
  20. ^ Chrtek, J., and Slavíková, Z. 1996. Comments on the families Drosophyllaceae and Droseraceae. Journal of the National Museum (Prague), Natural History Series, 165: 139–141.
  21. ^ Chrtek, J. and Slavíková, Z. 1999. Genera and families of the Droserales order. Novitates Botanicae Universitatis Carolinae, 13: 39–46.
  22. ^ Rice, B. A. 2006. Growing Carnivorous Plants. Timber Press: Portland, Oregon, USA. pp. 84–85. ISBN 978-0-88192-807-5
  23. ^ a b Rivadavia, F., Kondo, K., Kato, M., and Hasebe, M. 2003. Phylogeny of the sundews, Drosera (Droseraceae), based on chloroplast rbcL and nuclear 18S ribosomal DNA sequences. American Journal of Botany, 90(1): 123–130.
  24. ^ Williams, S. E., Albert, V. A., and Chase, M. W. 1994. Relationships of Droseraceae: a cladistic analysis of rbcL sequence and morphological data. American Journal of Botany, 81(8): 1027–1037.
  25. ^ a b Cameron, K. M., Wurdack, K. J., Jobson, R. W. 2002. Molecular evidence for the common origin of snap-traps among carnivorous plants. American Journal of Botany, 89(9): 1503–1509.
  26. ^ Gibson, T. C., and Waller, D. M. 2009. Evolving Darwin's 'most wonderful' plant: ecological steps to a snap-trap. New Phytologist, 183(3): 575–587. DOI: 10.1111/j.1469-8137.2009.02935.x
  27. ^ a b Clemens, W. J. 2004. New Cultivars: Drosera regia 'Big Easy'. Carnivorous Plant Newsletter, 33(3): 83–89.
  28. ^ Jacobs, P. 1981. On growing Drosera regia. Carnivorous Plant Newsletter, 10(1): 10.
  29. ^ Ziemer, R. R. 1980. Drosera regia. Carnivorous Plant Newsletter, 9(1): 15.
  30. ^ Mazrimas, J. 1996. Drosera. Carnivorous Plant Newsletter, 25(3): 95–96.
  31. ^ Conran, J. G., Jaudzems, V. G., and Hallam, N. D. 1997. Droseraceae germination patterns and their taxonomic significance. Botanical Journal of the Linnean Society, 123: 211–223.

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