Dote

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La dote, opera del pittore russo Vasili Pukirev (sec.XIX).

La dote è l'insieme dei beni che la famiglia di una sposa conferisce allo sposo con il matrimonio.

Insieme al prezzo della sposa è alla base delle trattative matrimoniali della maggior parte delle culture tradizionali.

Funzione della dote[modifica | modifica wikitesto]

Variando molto a seconda dell'epoca, del paese, del diritto e del tipo di contratto matrimoniale scelto dai contraenti, la dote ha assunto diversi significati:

Contributo da parte della famiglia della sposa alle spese del matrimonio e ai beni della nuova famiglia, valorizzazione della sposa, indennizzo/anticipazione alla figlia dell'eredità dei genitori in occasione del suo distacco dalla famiglia di origine, tutela della moglie grazie all'obbligo di restituzione della dote in caso di separazione o morte del marito e grazie al suo necessario consenso nell'uso dei beni, ritorno dei beni residui alla famiglia originaria di lei in caso di morte della moglie.

La presenza o l'assenza di alcuni dei suddetti aspetti ha fatto si che la dote, oltre che essere una forma di tutela della sposa, sia stata movente non solo del matrimonio ma anche del divorzio o dell'omicidio della stessa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Aussteuerschrank - Deutschen Schuhmuseum, Hauenstein.

Nella antica Grecia la dote poteva essere dote “diretta” se costituita da beni della famiglia della sposa, o “indiretta” se proveniente da regali fatti alla sposa in occasione del matrimonio. L'ammontare della dote dipendeva dalla generosità del padre o del fratello e in generale, dipendeva da vari fattori: la ricchezza di colui che forniva la dote; il numero di fratelli e sorelle; le convenzioni in uso nel gruppo sociale al quale apparteneva la famiglia sia per quanto riguardava i beni dati al momento delle nozze che per quanto riguardava una eventuale eredità che in alcuni contesti era sostituita in tutto o in parte dalla dote. Oltre al corredo la dote poteva consistere di denaro e persino di schiavi, indice questo di grande ricchezza del padre della sposa. La dote era vincolata: né il padre, né il tutore, né il marito o la donna stessa potevano disporne legalmente poiché garantiva la sopravvivenza della moglie anche nel caso di divorzio o vedovanza[1].

L'uso di trasmettere alcuni beni con il matrimonio è sancito nel diritto romano con lo scopo duplice di indennizzare la donna che uscendo dalla famiglia di origine perdeva il diritto all'eredità paterna, e di contribuire alle spese del matrimonio.

Il codice giustinianeo del VI secolo la rese obbligatoria; questo istituto, seppure modificato, sopravvisse in Italia fino al 1975, quando, con la riforma del diritto di famiglia, fu vietato.

Tradizionalmente in Italia nelle società contadine la dote era costituita da una cassapanca contenente il corredo che doveva consistere di un certo numero di lenzuola, tovaglie, piatti, bicchieri ed altre suppellettili per la casa.

India contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1960 è stato emanato il Dowry Prohibition Act legge che vieta in India l'estorsione coniugale[2], pratica tutt'oggi diffusa.

Diritto italiano[modifica | modifica wikitesto]

Con la riforma del diritto di famiglia del 1975[3] il nuovo testo del Codice civile dispone [4] il divieto di costituzione di dote, sentita come un retaggio del passato.[5]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • U. E. Paoli, Diritto attico, s.v. Famiglia in Novissimo Digesto Italiano, 1961, VII, pp. 38 s.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La dote nella Grecia Antica
  2. ^ Un caso di estorsione coniugale
  3. ^ art 227 L. 19 maggio 1975
  4. ^ Art. 166 bis
  5. ^ Tuttavia le doti e i patrimoni familiari costituiti prima dell'entrata in vigore della legge continuano ad essere disciplinati dalle norme anteriori

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]