Donna Haraway

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Donna Haraway (2006).

Donna Haraway (Denver, 1944) è una filosofa e docente statunitense, capo-scuola del teoria del cyborg, una branca del pensiero femminista che studia il rapporto tra scienza e identità di genere.

Nel 1966 si è laureata in zoologia e filosofia al Colorado College, mentre nel 1972 ha concluso un dottorato in biologia alla Yale University. Attualmente insegna teoria femminista e scienza tecnologica alla European Graduate School di Saas-Fee in Svizzera, e teoria femminista e storia della scienza e della tecnologia nel dipartimento di Storia della coscienza dell'Università di Santa Cruz in California.

La teoria del superamento dei dualismi[modifica | modifica sorgente]

Il pensiero della Haraway è fondato sullo studio delle implicazioni della tecnologia e della scienza sulla vita dell'uomo moderno. Secondo la studiosa americana, la cultura occidentale è sempre stata caratterizzata da una struttura binaria ruotante intorno a coppie di categorie come uomo/donna, naturale/artificiale, corpo/mente. Questo dualismo concettuale non è simmetrico, ma è basato sul predominio di un elemento sull'altro: nella tradizione occidentale sono esistiti persistenti dualismi e sono stati tutti funzionali alle logiche e alle pratiche del dominio sulle donne, sulla gente di colore, sulla natura, sui lavoratori, sugli animali: dal dominio cioè di chiunque fosse costruito come altro col compito di rispecchiare il sé. La Haraway introduce quindi la figura del cyborg, che da invenzione fantascientifica diventa metafora della condizione umana. Il cyborg è al contempo uomo e macchina, individuo non sessuato o situato oltre le categorie di genere, creatura sospesa tra finzione e realtà: il cyborg è un organismo cibernetico, un ibrido di macchina e organismo, una creatura che appartiene tanto alla realtà sociale quanto alla finzione.

Questa figura permette di comprendere come la pretesa naturalità dell'uomo sia in effetti solo una costruzione culturale, poiché tutti siamo in qualche modo dei cyborg. L'uso di protesi, lenti a contatto, by-pass sono solo un esempio di come la scienza sia penetrata nel quotidiano e abbia trasformato la vita dell'uomo moderno. La tecnologia ha influenzato soprattutto la concezione del corpo, che diventa un territorio di sperimentazione, di manipolazione, smettendo dunque di essere inalterato e intoccabile. Se il corpo può venire trasformato e gestito, cade il mito che lo vede come sede di una naturalità opposta alla artificialità. Di conseguenza viene invalidato il sistema di pensiero occidentale incentrato sulla contrapposizione di due elementi antitetici, perché non possiamo più pensare all'uomo in termini esclusivamente biologici. Il cyborg è infatti una creatura né macchina né uomo, né maschio né femmina, situato oltre i confini delle categorie che siamo normalmente abituati a utilizzare per interpretare il mondo.

Queste riflessioni sono state espresse dalla Haraway soprattutto in due saggi che hanno influenzato fortemente lo sviluppo del pensiero femminista:

  • Primate Visions: Gender, Race, and Nature in the World of Modern Science, New York and London, 1990
  • Simians, Cyborgs and Women: The Reinvention of Nature, New York 1991

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Donna Haraway, Manifesto Cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, a cura di L. Borghi, introduzione di R. Braidotti, Milano, Feltrinelli 1995 ISBN 8807460017

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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