Donazioni di Alessandria

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Mappa delle donazioni di Alessandria (da Marco Antonio a Cleopatra ed ai suoi figli) del 34 a.C.

Le donazioni di Alessandria (autunno del 34 a.C.) furono una dichiarazione politico-religiosa (teopolitica) effettuata da Cleopatra VII e Marco Antonio, con cui distribuirono alcune terre appartenenti a Roma ed alla Partia tra i figli di Cleopatra, assieme a numerosi titoli. In particolare ne beneficiò Cesarione, figlio di Giulio Cesare. Le donazioni causarono una rottura definitiva delle relazioni tra Marco Antonio e Roma, e furono tra le cause della guerra civile romana.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Le donazioni seguirono le avventure militari di Antonio in Partia ed in Armenia. Egli aveva conquistato la seconda, ma aveva fallito l'obbiettivo principale, ovvero la sconfitta dei Parti. Tentò di aumentare l'importanza del proprio successo organizzando una festa simile al trionfo romano per celebrare la sua vittoria sul capo armeno Artavaside II, il quale fu trascinato in catene per tutta la città di Alessandria d'Egitto. Antonio tenne un banchetto pubblico durante il quale si vestì da dio Dioniso.[1] La famiglia reale armena catturata fu condotta di fronte a Cleopatra, dove si sarebbero dovuti prostrare. Si rifiutarono di farlo, facendola infuriare.[1]

Le donazioni[modifica | modifica wikitesto]

Per la fine dei festeggiamenti, l'intera città fu convocata presso il gymnasium di Alessandria, dove Antonio e Cleopatra, vestiti da Dioniso-Osiride e da Iside-Afrodite, sedevano su troni d'oro. Cesarione fu vestito da Horus, figlio di Iside. Anche gli altri figli erano vestiti secondo i nuovi regni che andavano a governare. Antonio affermò che Cleopatra era la regina d'Egitto, Cipro, Libia e Siria centrale.[2]

Le donazioni comprendevano:

  • Alessandro Helios fu nominato re d'Armenia, Media e Partia;
  • la sua gemella Cleopatra Selene II ricevette la Cirenaica e la Libia;
  • il giovane Tolomeo Filadelfo fu messo a capo di Siria e Cilicia;
  • Cleopatra fu proclamata regina dei re e delle regine d'Egitto, ed avrebbe regnato con Cesarione (Tolomeo XV, figlio di Giulio Cesare);
  • Cesarione fu nominato, essendo figlio del deificato Giulio Cesare (figlio di Dio), Re dei Re e re dell'Egitto;
  • Cesarione fu dichiarato erede legittimo di Giulio Cesare, anche se Cesare stesso nel suo testamento letto pubblicamente in Senato aveva adottato in segreto il giovane pronipote diciottenne Ottaviano nominandolo suo erede e lasciandogli in eredità i tre quarti delle proprie fortune.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Antonio mandò un avviso delle donazioni a Roma, sperando che il senato le avrebbe confermate, e che invece si rifiutò di fare.[1] La posizione politica di Ottaviano fu minacciata dal riconoscimento di Cesarione quale erede legittimo del titolo di Cesare. La fonte del potere di Ottaviano era il suo legame con Cesare tramite adozione, il che gli garantiva la popolarità necessaria e la lealtà delle legioni. Ottaviano aumentò gli attacchi contro Marco Antonio e Cleopatra, e decise che il triumvirato, scaduto l'ultimo giorno del 33 a.C., non sarebbe stato rinnovato. Questo portò all'ultima guerra civile della repubblica romana, con la vittoria di Ottaviano che portò all'era imperiale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Prudence J. Jones, Cleopatra: The Last Pharaoh, Haus Publishing, 2006, p.89-91
  2. ^ Cassio Dione 49.41, 50.3; Plutarco, Vita di Antonio, 54, 58

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]