Don Franco e don Ciccio nell'anno della contestazione

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Don Franco e don Ciccio nell'anno della contestazione
Don franco e don ciccio.png
Una scena del film
Paese Italia, Francia
Anno 1969
Durata 90 min
Colore colori
Audio sonoro
Genere comico
Regia Marino Girolami
Soggetto Marino Girolami, Amedeo Sollazzo
Sceneggiatura Marino Girolami, Amedeo Sollazzo
Fotografia Mario Fioretti
Musiche Piero Umiliani
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Don Franco e don Ciccio nell'anno della contestazione è un film del 1969, diretto dal regista Marino Girolami e girato quasi interamente a Soriano nel Cimino, in provincia di Viterbo.

La trama presenta delle curiose analogie con l'opera guareschiana, palesi similitudini con le baruffe della celebre serie di Don Camillo e Peppone, sostituendo però al sacerdote e al sindaco comunista di Brescello due preti, uno più antiquato e il secondo più aperto alle idee moderne. Anzi, a ben guardare, il film di Girolami sembrerebbe essersi liberamente ispirato, almeno parzialmente, sia al primo Don Camillo di Giovannino Guareschi e al relativo film che ne fu tratto nel 1952 (si veda per esempio la sequenza del battesimo o quella della partita di calcio), sia a Don Camillo e i giovani d'oggi, quest'ultimo pubblicato postumo proprio nel 1969 (e questo ben tre anni prima che Mario Camerini ne ricavasse nel 1972 l'omonimo film con Gastone Moschin e Carole André).

[modifica] Trama

Don Franco e Don Ciccio sono i parroci di due diverse parrocchie dello stesso paese siciliano, Roccapizzone (inesistente nella realtà). Il primo della chiesa di Sant'Antonio e il secondo del Sacro Cuore di Gesù. Decisamente diversi (Don Franco è un prete più moderno, recita la messa in italiano, non è dichiaratamente anticomunista, è più comprensivo nei confronti dei giovani contestatori...) don Ciccio invece è un prete di vecchio stampo (ritiene che la messa debba essere recitata in latino, e quanto ai comunisti, ovviamente è "anti"). Fra i due non mancano quindi le discussioni davvero molto animate. Don Franco raccoglie firme per tentare di bloccare un imprenditore locale, don Mimì, che vuole costruire un albergo al posto di un parco per i bambini. Nel frattempo i comunisti locali organizzano scioperi e manifestazioni. Nascono poi alcuni equivoci e si pensa che don Franco abbia battezzato il figlio del comunista sfegatato Orazio con i nomi di Karl come Marx, Vladimir come Lenin e Mao come Tse Tung, mentre invece è riuscito a "imbrogliare" Orazio dando al neonato i nomi di Giuseppe...come Stalin, Pietro... come Ingrao, e Paolo, come Rapisarda... il segretario della locale sezione del partito comunista! In seguito, don Mimì cerca di convincere il tradizionalista don Ciccio ad informare il vescovo del comportamento di don Franco. Si svolge anche una partita di calcio fra le due squadre delle parocchie di Sant'Antonio e del Sacro Cuore. L'incontro sportivo viene seguito con entusiasmo dall'intero paese. Verso la fine i due sacerdoti scendono addirittura in campo di persona quando il puntaggio totalizza 1 a 0 per la parrocchia di don Franco. Entrambi segnano un gol. Risultato finale: 2 a 1 per Sant'Antonio. Negli spogliatoi i due finalmente si rapacificano. Ma non è finita qui...

[modifica] Voci correlate

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