Don't Believe the Truth

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Don't Believe the Truth
Artista Oasis
Tipo album Studio
Pubblicazione 2005
Durata 42 min : 58 s
Dischi 1
Tracce 11
Genere Alternative rock
Britpop
Etichetta Big Brother Recordings, Sony
Produttore Dave Sardy
Registrazione Olympic Studios, Londra, UK
Note Tracce 02-03-05-08-11 di Noel - 04,06,07 di Liam - 10 di Gem - 01,09 Andy
Oasis - cronologia
Album precedente
(2002)
Album successivo
(2006)

Don't Believe the Truth è il sesto album della band inglese Oasis, pubblicato il 30 maggio 2005.

Tre volte disco di platino nel Regno Unito nelle prime settimane del 2006 (oltre 900.000 copie vendute), è entrato nelle classifiche direttamente alla posizione numero 1. Negli Stati Uniti d'America ha venduto oltre 202.000 copie[1] e ha ottenuto il migliore piazzamento nelle chart dai tempi di Be Here Now nel 1997, posizionandosi alla numero 12. Ad agosto 2006 il disco aveva venduto oltre 4 milioni di copie e pare che sia destinato a raggiungere in breve i 6 milioni di dischi venduti in tutto il mondo.

Genesi del disco[modifica | modifica sorgente]

La genesi di questo disco è quantomai difficile. Dopo la decisione degli Oasis di collaborare con i Death In Vegas nella produzione, nascono dei dissidi all'interno della band di Manchester. Il compositore principale Noel Gallagher ritiene utile rompere questa collaborazione, mentre il frontman Liam Gallagher è propenso ad andare avanti. Nel frattempo il batterista Alan White viene allontanato dal gruppo, visto che Noel lo accusa di scarso interesse nei confronti della band, e viene chiamato alla batteria Zak Starkey, figlio del celebre batterista Ringo Starr (Beatles) e già batterista degli Who.

Ritrovato un certo equilibrio interno, il 30 maggio la band pubblica Don’t Believe The Truth (anticipato dal singolo Lyla), il cui titolo è stato scelto proprio in risposta alle notizie di un presunto scioglimento fatte circolare dalla stampa anglosassone.

Caratteristiche del disco e riscontro[modifica | modifica sorgente]

L'album si apre con il brano Turn Up the Sun, scritto da Andy Bell e caratterizzato da una lunga introduzione acustica prima dell'ingresso, potente, della batteria e della chitarra elettrica[2]. Fu il pezzo d'apertura del grande concerto tenuto dalla band al City of Manchester Stadium nel giugno 2005. Dopo Mucky Fingers, canzone dal ritmo martellante basata su un giro di tre accordi e su un assolo di armonica[2][3], c'è Lyla, singolo che ha lanciato il disco e considerato da alcuni un archetipo della canzone degli Oasis[3]. Nel brano, che incarna la rinnovata spavalderia del gruppo di Manchester[4], Noel fa da seconda voce. Love Like a Bomb, scritta da Liam Gallagher, ha un avvio lento prima di prorompere in un turbinio sonoro ed è impreziosita da un breve assolo di pianoforte, che la rende forse la canzone più commovente dell'intero disco[3]. Il secondo singolo è un altro grande successo: The Importance of Being Idle, brano dalla struttura semplice, a ritmo di marcia, molto apprezzato da critica e pubblico, in cui Noel sottolinea in modo autobiografico l'importanza di essere pigri ispirandosi ad un romanzo intitolato allo stesso modo. Segue una canzone di Liam, The Meaning of Soul, uno dei brani più corti mai pubblicati dal gruppo, con poco più di un minuto e mezzo di durata totale. Il pezzo, utilizzato anche per uno spot di Sky in Inghilterra, fu eseguito dagli Oasis anche alla cerimonia BRIT Awards del 2007, dopo aver ricevuto il premio "Outstanding Contribution to Music". Guess God Thinks I'm Abel, dal significativo titolo autobiografico ("Credo che Dio pensi che sia io Abele"), è un pezzo prevalentemente acustico, in cui la voce di Liam, accompagnata da un coro di sottofondo, parla di come l'amicizia possa trasformarsi in inimicizia, con possibile riferimento al rapporto con il fratello[2][3]. Con Part of the Queue, in cui Noel rivela tutte le sue qualità vocali[2], si ritorna al ritmo martellante delle tracce iniziali. Noel prende spunto dalla fila cui si è costretti all'edicola per acquistare il giornale[3]. In Keep The Dream Alive l'equilibrio tra chitarra acustica ed elettrica partorisce una melodia che ricorda Live Forever, arricchita da un lungo tratto in cui il suono dello strumento è distorto[2]. Segue A Bell Will Ring di Gem Archer, brano ipnotico e psichedelico[4], annoverato da alcuni tra i punti più alti del disco[5]. A chiudere il disco vi è una ballata di grande impatto[3] introdotta da un duetto tra pianoforte e chitarra acustica e destinata a rimanere nel cuore dei fan: Let There Be Love, in cui i fratelli Gallagher tornano a cantare insieme (non accadeva dai tempi di Acquiesce).

A detta dei critici ad un'ottima produzione si affianca un sound coinvolgente. Per molti di loro questo album rappresenta il miglior prodotto della band dai tempi dell'acclamato (What's the Story) Morning Glory?[6].

Tracce[modifica | modifica sorgente]

  1. Turn Up the Sun – 3:59 (Andy Bell)
  2. Mucky Fingers – 3:56 (Noel Gallagher)
  3. Lyla – 5:10 (Noel Gallagher)
  4. Love Like a Bomb – 2:53 (Liam Gallagher, Gem Archer)
  5. The Importance of Being Idle – 3:40 (Noel Gallagher)
  6. The Meaning of Soul – 1:43 (Liam Gallagher)
  7. Guess God Thinks I'm Abel – 3:25 (Liam Gallagher)
  8. Part of the Queue – 3:48 (Noel Gallagher)
  9. Keep the Dream Alive – 5:46 (Andy Bell)
  10. A Bell Will Ring – 3:08 (Gem Archer)
  11. Let There Be Love – 5:32 (Noel Gallagher)
Japanese version
  1. Can Y'See It Now? (I Can See It Now!!) – 4:06 (Noel Gallagher)
  2. Sittin' Here in Silence (On My Own) – 2:00 (Noel Gallagher)
US iTunes version
  1. Pass Me Down the Wine – 3:50 (Liam Gallagher)
UK & Canada iTunes version
  1. Eyeball Tickler – 2:47 (Gem Archer)

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Oasis[modifica | modifica sorgente]

Personale addizionale[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Gary Trust, Ask Billboard: "English Beat", Billboard, 23 gennaio 2009. URL consultato il 24 giugno 2009 (archiviato dall'url originale il 1º febbraio 2009).
  2. ^ a b c d e (EN) Oasis - Don't Believe The Truth, Sputnik Magazine, 1º giugno 2005.
  3. ^ a b c d e f (EN) Oasis : Don't Believe the Truth - Album reviews, NME.com, 1º giugno 2005.
  4. ^ a b (EN) Don't Believe the Truth - Oasis. iTunes review.
  5. ^ (EN) Nick Southall, Oasis - Don't Believe the Truth, Stylus Magazine, 31 maggio 2005.
  6. ^ (EN) Don't Believe The Truth, metacritic.com

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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