Dolanzi

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Dolanzi
insediamento
Dolanci
Dati amministrativi
Stato Slovenia Slovenia
Regione statistica Litorale-Carso
Comune Comeno
Territorio
Coordinate 45°49′14″N 13°53′11″E / 45.820567°N 13.886283°E / 45.820567; 13.886283 (Dolanzi)Coordinate: 45°49′14″N 13°53′11″E / 45.820567°N 13.886283°E / 45.820567; 13.886283 (Dolanzi)
Altitudine 166,4 m s.l.m.
Superficie 0,95 km²
Abitanti 18 (2002)
Densità 18,95 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 6222
Fuso orario UTC+1
Localizzazione
Dolanzi è posizionata in Slovenia
Dolanzi

Dolanzi[1], già Bregnizza[2] (in sloveno Dolanci, già Branica Gorenja[3]) è un paese della Slovenia, frazione del comune di Comeno.

La località, che si trova a 166,4 metri s.l.m., a 15,3 kilometri ad est del capoluogo comunale e a 19,4 kilometri dal confine italiano, è situata su delle colline (Vrhe) che sovrastano la sponda destra dell’alta valle del torrente Branizza, in sloveno Gornja Branica, poco più a nord dove tale torrente confluisce col torrente Rassa.

Indice

Storia [modifica]

Dopo la caduta dell'Impero romano, e la parentesi del Regno ostrogoto, i Longobardi si insediarono nel suo territorio, seguiti poi attorno al VI secolo da popolazioni slave. Fu così che tutto il suo territorio entrò a far parte del Ducato del Friuli. Alla caduta del Regno longobardo subentrarono quindi i Franchi; nel 887 Arnolfo, Re dei Franchi orientali, istituì la marca di Carniola; tra il 952 e il 957 il Patriarcato di Aquileia (assieme a Istria, Carinzia e Carniola) passò sotto l'autorità del Duca di Baviera e poi nel 976 nel Ducato di Carinzia appena costituito dall’imperatore Ottone II.

Nel 1077 il territorio passò al Principato ecclesiastico di Aquileia e poi ai Conti di Gorizia, in quanto advocati del patriarca, che acquisirono gradualmente una larga parte di tali territori, frazionati in feudi minori fra i loro ministeriali, i veri e propri strumenti di governo comitale sul Carso[4] e la vicina Istria[5].

Nel 1500 passando alla Casa d’Asburgo, entrò quindi nella Contea di Gorizia e Gradisca[6].

Con il trattato di Schönbrunn (1809) entrò a far parte delle Province illiriche.

Col Congresso di Vienna nel 1815 rientrò in mano austriaca nel Regno d'Illiria come frazione del comune di Gabria[2]; passò in seguito sotto il profilo amministrativo al Litorale austriaco nel 1849 sempre come frazione del comune di Gabria[3] al confine con la Carniola.

Dopo la Prima guerra mondiale entrò nel Regno d'Italia.

Fu soggetto alla Zona d'operazioni del Litorale adriatico (OZAK) tra il settembre 1943 e il maggio 1945; passò poi alla Jugoslavia e quindi alla Slovenia.

Alture principali [modifica]

  • Goli breg, 251 m.

Corsi d'acqua [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ Dolanzi in: Carta geologica delle Tre Venezie – Gorizia, Foglio 40a della Carta d’Italia al 100.000 dell’Istituto Geografico Militare – Firenze 1951
  2. ^ a b Bregnizza in: Mappa della Comune di Gabria, nel Litorale, Circolo di Gorizia, Distretto di St. Croce, 1822 – catasto austriaco
  3. ^ a b Branica Gorenja, auch Dolanci nel comune di Gaberje in: Gemeindelexikon, der im Reichsrate Vertretenen Königreiche und Länder. Bearbeit auf Grund der Ergebnisse der Volkszählung vom 31. Dezember 1900. Herausgegeben von der K.K. Statistischen Zentralkommission. VII. Österreichisch-Illyrisches Küstenland (Triest, Görz und Gradiska, Istrien). Wien 1906
  4. ^ S. Rutar, Završniška gospoščina na Krasu, in Izvestjia Muzejska društva za Kranisko, letnik V (1895), pp. 127 : si attesta la donazione da parte dell'imperatore Corrado II al patriarca di Aquileia Poppone di tutto il territorio carsico (totam Carsiam) per aver respinto nel 1028 gli ungheresi che erano penetrati nella Carniola
  5. ^ P. Štih., op. cit., pp. 23-24; 78; P. Štih. Il posto dei ministeriali nell'organizzazione e nell'amministrazione dei conti di Gorizia in La contea di Gorizia nel Medioevo, a cura di S. Tavano, Gorizia 2002, p. 95.
  6. ^ rielaborazione G.I.S. con i confini attuali e quelli del Josephinische Landesaufnahme (1763-1787), in Isonzo-Soča n.79/80 – Ottobre/Novembre 2008, pg. 18-22, “La Contea di Gorizia tra vecchi e nuovi confini”, Michele Di Bartolomeo