Dogville
Dogville è un film del 2003 diretto da Lars Von Trier presentato in concorso al 56º Festival di Cannes.[1]
È stato seguito nel 2005 da Manderlay.
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Trama [modifica]
Il film è ambientato agli inizi degli anni trenta. Grace, una giovane donna in fuga da alcuni gangster, arriva a Dogville dove, nonostante l'iniziale titubanza se accoglierla o meno, trova rifugio in cambio di piccoli lavoretti a servizio di ciascuno degli abitanti. Inizialmente rifiutati con pudore i suoi servigi, successivamente pare rintracciabile un equilibrio e Grace sembra trovarsi bene nel paesino, la donna sarà progressivamente vittima di ricatti, sfruttamenti e violenze di ogni genere, ed i piccoli lavoretti diventeranno sempre più uno stato di schiavitù, fino all'apposizione di una catena al collo dopo la tentata fuga dalla comunità. Nonostante ciò la giovane protagonista perdona tutto, volendo accettare la meschinità altrui. La parte finale del film vede l'arrivo del padre di Grace a Dogville. Era lui, come si saprà, a essere il capo dei gangster, da cui Grace era fuggita per evitare di condividerne la vita. Dopo un dialogo tra Grace e suo padre la donna comprende l'infondatezza del suo precedente comportamento e decide di far affrontare a Dogville la responsabilità di ciascuna azione passata. Fa uccidere tutti gli abitanti ed appiccare fuoco alla città; il suo innamorato lo uccide lei personalmente. I titoli di coda hanno come sottofondo una serie di foto che, al suono di Young Americans di David Bowie, indicano la chiave di lettura del film.
Analisi [modifica]
Von Trier, anche sceneggiatore, abbandona il realismo auspicato nel Dogma in favore di un'astrazione che sembra voler coniugare teatro e cinema. Tutto girano in interni, il film sostituisce parte della scenografia con linee bianche che delimitano case e strade (gli attori mimano apertura di porte e portiere, ma guidano vere auto e utilizzano panche, tavole ed utensili). Ne esce un quadro, almeno inizialmente, molto suggestivo; anche se, a lungo andare, tende a stancare e a sfuggirne il senso (al di là di quello autopromozionale). Al centro della trilogia, la critica alla società americana perbenista, ipocrita e puritana. Molto interessante, tuttavia, la critica all'ipocrisia dell'intellettuale, personificato in Tom (che accetta ogni sopruso subito da Grace, fino al punto di tradirla nel tentativo di fuga, denunciarla alla polizia, e lasciarla accusare di un furto da lui commesso, nonostante ne sia innamorato), che subisce il perbenismo collettivo.
Curiosità [modifica]
- il film ebbe un notevole successo, soprattutto grazie ad un nutrito cast di stelle di fama internazionale
- in tutto il mondo è uscita una versione da 178 minuti, ridotta in Italia per la pressione dei distributori
- Nicole Kidman affermò d'essere uscita dalle riprese "molto turbata", dichiarando che non avrebbe più girato con Von Trier[2]
- il nome della cittadina rimanda alle "qualità" dei suoi ipocriti abitanti
- Nel luglio 2011, dopo le stragi di Oslo e Utoya, il regista danese Lars Von Trier si è detto "disgustato" dall'idea che il suo film Dogville sia tra uno dei preferiti del responsabile del massacro, l'estremista di destra norvegese Anders Behring Breivik[3]
Note [modifica]
- ^ (EN) Official Selection 2003. festival-cannes.fr. URL consultato in data 8 luglio 2011.
- ^ [1]
- ^ [2]
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
- (DA, EN) Sito ufficiale
- Sito ufficiale italiano
- (EN) Scheda su Dogville dell'Internet Movie Database
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