Dogville

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Dogville
Dogville.JPG
La cittadina di Dogville in una delle prime immagini del film
Titolo originale Dogville
Lingua originale Inglese
Paese Danimarca, Svezia, Francia, Norvegia/Paesi Bassi/Finlandia/Germania
/Italia/USA/Regno Unito
Anno 2003
Durata 178 min (versione cinematografica italiana 138 min)
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico, thriller
Regia Lars Von Trier
Soggetto Lars Von Trier
Sceneggiatura Lars Von Trier
Produttore Peter Aalbæk Jensen, Vibeke Windeløv, Zentropa
Fotografia Anthony Dod Mantle
Montaggio Molly Marlene Stensgård
Musiche Antonio Vivaldi ("Cum dederit" da Nisi Dominus, RV 608)
Scenografia Simone Grau
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Dogville è un film del 2003 diretto da Lars Von Trier presentato in concorso al 56º Festival di Cannes.[1]

È stato seguito nel 2005 da Manderlay.

Indice

[modifica] Trama

Il film è ambientato agli inizi degli anni trenta. Grace, una giovane donna in fuga da alcuni gangster, arriva a Dogville dove trova rifugio in cambio di lavoro. Se inizialmente pare rintracciabile un equilibrio e Grace sembra trovarsi bene nel paesino, la donna sarà successivamente vittima di ricatti, sfruttamenti e violenze di ogni genere. Nonostante ciò la giovane protagonista perdona tutto, volendo accettare la meschinità altrui. La parte finale del film vede l'arrivo del padre di Grace a Dogville. Era lui, come si saprà, ad essere il capo dei gangster, da lui Grace era fuggita per evitare di condividerne la vita. Dopo un dialogo tra Grace e suo padre la donna comprende l'infondatezza del suo precedente comportamento e decide di far affrontare a Dogville la responsabilità di ciascuna azione passata. I titoli di coda hanno come sottofondo una serie di foto che, al suono di Young Americans di David Bowie, indicano la chiave di lettura del film.

[modifica] Il film

Il film del regista danese Lars Von Trier è il primo di USA - terra delle opportunità una trilogia dedicata agli USA. Fu coprodotto da Lars Jönsson e Vibeke Windeløv con capitali provenienti da diversi paesi europei. Il regista, nonché sceneggiatore ed anche operatore di camera, ha saputo coniugare arti espressive differenti in un'unica opera, sintetizzando le diverse caratteristiche. All'indubbia "paternità cinematografica", si aggiunge quella teatrale: lo scenario in cui si svolge il film sembra un palcoscenico teatrale, spoglio, semplice, nero con le righe bianche in terra a segnare i contorni di oggetti e costruzioni, mentre una voce narrante accompagna lo svolgimento del film, ricordando i radiodrammi che un tempo riempivano le serate di intere famiglie. Immediatamente si viene colpiti dalla mancanza di scenografie e dall'essenzialità del linguaggio visivo: i personaggi si muovono all'interno di uno studio su di una superficie scura, spoglia su cui è disegnata, con linee chiare simili ai segni lasciati dal gesso sulla lavagna, la pianta di questo minuscolo paese, Dogville appunto. I limiti del paese sono anche limiti esistenziali, il taglio netto del pavimento che incontra le pareti, rese comunque invisibili con un espediente che le rende, di giorno brillanti di luce propria e di notte buie e tenebrose, trasmettendo una sensazione quasi agorafobica: un senso di minaccia incombente da parte del mondo "all'esterno". I personaggi di questo dramma sono costretti ad interpretare le proprie esistenze su di uno scenario limitato, come le pedine di un gioco di società (il regista ce lo suggerisce spesso con le riprese dall'alto perfettamente perpendicolari) mosse da un karma ineluttabile che si mostra ai protagonisti con l'arrivo della straniera che da occasione per la manifestazione dei valori più alti, di cui l'uomo fin troppo facilmente si fa portatore, diventa ben presto motivo di smascheramento della faccia più abietta e meschina del genere umano. Così i protagonisti indossano le maschere della quotidianità, della varia umanità con cui tutti i giorni veniamo in contatto e di cui facciamo indissolubilmente parte: c’è il ragazzone educato e timido, aspirante filosofo e scrittore, c’è l'anziano genitore, saggio e bonaccione, c’è il contadino, rude e scabroso come la terra che coltiva, c’è la moglie, madre di una nidiata di teneri frugoletti ma tanto in gamba da riuscire a coltivare la propria passione per la cultura e ancora tanti altri personaggi, tutti con una caratterizzazione precisa, tutti disposti a dichiararsi amici della ragazza e tutti, incondizionatamente, sedotti dal potere che ben presto si rendono conto di avere su di lei.

[modifica] Note

  1. ^ (EN) Official Selection 2003. festival-cannes.fr. URL consultato il 8 luglio 2011.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema
Strumenti personali
Namespace
Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue