Dodes'ka-den

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Dodes'ka-den
Dodès'ka-dèn.png
Una scena del film
Titolo originale どですかでん
Paese di produzione Giappone
Anno 1970
Durata 140 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Akira Kurosawa
Soggetto Shugoro Yamamoto
Sceneggiatura Akira Kurosawa, Shinobu Hashimoto e Hideo Oguni
Fotografia Yasumichi Fukuzawa e Takao Saitô
Montaggio Reiko Kaneko
Musiche Tôru Takemitsu
Scenografia Shinobu Muraki e Yoshirô Muraki
Interpreti e personaggi
Premi

Dodes'ka-den (どですかでん Dodesukaden?) è un film del 1970 diretto da Akira Kurosawa e basato sul romanzo di Shūgorō Yamamoto La città senza stagioni (Kisetsu no nai machi). Fu nominato all'Oscar al miglior film straniero.

Soggetto[modifica | modifica wikitesto]

Lo sfondo è una baraccopoli della fine degli anni 50' della periferia di una metropoli giapponese, e vede come protagonisti diversi personaggi accomunati dall'essere dei disadattati, o comunque reietti o emarginati, intenti nel loro vivere quotidiano o alle prese con sottilissime, o comunque particolarissime, vicende personali.

Volto a delineare dagli elementi più nobili ai più triviali dell'animo umano quando è segregato ai limiti della società, generando i colori del putrido e del sognante, il tutto ci è raccontato in un affresco dallo stile quasi onirico nel perfetto stile del Kurosawa degli anni 70'.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Un calzolaio riceve la visita notturna di un ladro. Si sveglia e l'osserva, non fa alcunché per fermarlo. Mentre il ladro sta prendendo la scatola degli attrezzi gli parla e dice "no; i soldi sono in quell'altra parte. Quelli che hai preso sono gli attrezzi: mi servono per lavorare". Il ladro prende i soldi nel luogo indicato e scappa.
  • In un episodio successivo, il calzolaio è convocato a testimoniare dallo stesso ladro reo confesso di qualche marachella: vuole aggravare la propria posizione autodenunciando anche il furto dal calzolaio. Il calzolaio lo guarda con una faccia da estraneo totale, e dichiara e ribadisce di non conoscerlo, sicché la polizia reputa pazzo il ladro che intanto assevera di averlo derubato e descrive il fatto.
  • Un altro personaggio è il ragazzo che quotidianamente e per parecchie ore al giorno sale su un tram immaginario e lo pilota lungo un tragitto ben preciso e inamovibile come giustappunto il binario. Una volta un tizio si è fermato lungo il tragitto, il ragazzo manovratore scende dal tram immaginario e lo redarguisce per la pericolosità e l'intralcio viabilistico e lo fa spostare. Il ragazzo mima con precisione la salita sul tram, i movimenti delle porte, la manovra delle leve del tram, e i rumori, tra cui quello ritmico delle ruote sui giunti delle rotaie: "do-dès--ka-dèn----do-dès--ka-dèn----...", variabile secondo la velocità.
  • Il ragazzo tramviere a un certo momento viene mostrato nel ritorno a casa. Sua madre è seguace del Soka Gakkai e ripete, con lo stesso ritmo del "do-dès--ka-dèn" del figlio, il mantra "daimoku": "nam-myohò--renghe-kyò". Non guida un tram immaginario bensì se ne sta rivolta con serietà devota al gohonzon, l'altare domestico di quella corrente buddistica.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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