Divisioni amministrative dell'Impero ottomano

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Le Divisioni amministrative dell'Impero ottomano erano delle divisioni amministrative proprie dell'organizzazione statale dell'Impero ottomano. All'interno di questo sistema venivano riconosciuti diversi stati vassalli e tributari.

L'Impero ottomano era suddiviso in province nel senso di unità territoriali fissate con governatori nominati dal sultano, sin dalla fine del XIV secolo.[1] I beylerbey, o governatori, di ciascuna provincia venivano nominati direttamente dal governo centrale.[2] I Sanjak venivano governati dai bey sanjak (detti anche sancakbeyi), scelti dai più alti ranghi militari dell'esercito sempre per mano del governo centrale ottomano.[2] Beylerbeyis avevano autorità sulle loro regioni.[2] Kaza era la suddivisione di un sancak e faceva riferimento al distretto amministrativo di base, governato da un kadı.[2]

È considerato estremamente difficile definire oggi gli esatti confini delle province e dei domini ottomani, dal momento che questi cambiarono in continuazione nel corso della lunga storia dell'Impero.[3] Sino al periodo Tanzimat, i confini delle unità amministrative fluttuarono, riflettendo i cambi di strategie degli ottomani, le emergenze e le nuove necessità che via via presentava ciascuna regione.[4] Tutte le suddivisioni avevano poi al loro interno un numero variabile di tribù nomadi che contribuivano a variare le figure della popolazione.[5]

Le suddivisioni turche sono spesso note con nomi differenti come vilayet, eyalet, beylerbeylik, sancak, nahiye, kaza, ecc. che corrispondono ai nostri "regione", "provincia", "distretto" e che a livello di significato è quanto più simile all'originale turco.[6]

L'organizzazione iniziale[modifica | modifica sorgente]

L'organizzazione iniziale si data all'inizio della storia ottomana con lo stato vassallo del Seljuk (Uç Beyliği) nell'Anatolia centrale. L'Impero ottomano negli anni riuscì ad amalgamare a sé tutti gli stati preesistenti, i beylati dell'Anatolia sotto l'unico dominio della Casa di Osman.

Questa estensione era basata su un sistema amministrativo già stabilito dalla struttura del sistema Seljuk nel quale i governanti ereditari di questi territori erano conosciuti col nome di beys. Questi beys (signori locali), non vennero ad ogni modo eliminati, continuando a governare anche sotto la sovranità dei sultani ottomani. Il termine bey venne applicato non solo a questa forma di governanti ma anche ai nuovi governatori nominati ove la leadership locale fosse stata eliminata.

L'Impero ottomano fu, in un primo momento, suddiviso in sanjak del sovrano ed altri sanjaks concessi ai figli del sultano ottomano. I sanjaks vennero governati dai beys sanjak, governatori militari che ricevevano il diritto di portare una bandiera o uno stendardo – un "sanjak" appunto - concessogli direttamente dal sultano.

Con l'espansione dell'Impero in Europa, la necessità di creare livelli intermedi di amministrazione crebbe e, sotto il governo di Murad I (r. 1359-1389), venne creato un beylerbey o governatore generale per supervisionare gli affari della Rumelia, la parte europea dell'Impero appunto. Alla fine del XIV secolo, un beylerbeylato venne stabilito anche per l'Anatolia, la cui capitale era Kütahya.[7] Egli venne sempre considerato inferiore comerango al beylerbey di Rumelia, dal momento che le aree più grandi avevano maggiore autorità su quelle più piccole.[7]

A seguito della fondazione dei primi beylerbeylati i sanjaks divennero divisioni amministrative di secondo ordine, anche se continuarono a rivestire ruoli organizzativi importanti. Oltre ai loro compiti come governatori generali, i beylerbey erano anche comandanti di tutte le truppe della loro provincia.

Unità amministrative di primo livello[modifica | modifica sorgente]

Eyalet[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Eyalet.

L'eyalet era un territorio sottoposto al governo di un beylerbey, suddiviso al suo interno in sanjaks.[8]

Dopo le conquiste tra il 1362 ed il 1400 di Murad I e di suo figlio Bayezid I, si rese necessaria una riorganizzazione del territorio ottomano. Durante i primi anni di regno di Bayezid, i primi due eyalet ad essere fondati furono l'Eyalet di Rumelia, comprendente tutte le terre conquistate in Europa, e l'Eyalet di Anatolia, comprendente tutte le conquiste fatte in Asia Minore. Con l'espansione del reame di Bayezid verso oriente negli anni '90 del Trecento, venne creato anche l'eyalet di Rum, con Amasya quale capoluogo. Questa divenne la sede del governo del figlio minore di Bayezid, Mehmed I, e rimase residenza dei governatori locali sino al XVI secolo.[1]

Nel 1395, Bayezid I decapitò l'ultimo zar shishmanide di Bulgaria ed annetté i suoi territori all'eyalet di Rumelia. Nel 1461, Mehmed II riuscì ad espellere l'ultimo membro della dinastia degli isfendyaridi da Sinop, concedendogli delle terre presso Bursa in cambio del suo territorio trasmesso per ereditarietà. Il principato The isfendyaride divenne un distretto dell'eyalet di Anatolia.[1] Nel 1468, venne fondato l'Eyalet di Karaman a seguito dell'annessione del Principato di Karaman formalmente indipendente; Mehmed II nominò suo figlio Mustafa quale governatore del nuovo eyalet, con sede a Konya.[1]

Il XVI secolo vide la crescita di molti eyalet, in gran parte per via delle conquiste di Selim I e Solimano I, che crearono il bisogno di incorporare il nuovo territorio nella struttura del'Impero, attraverso la parziale riorganizzazione del territorio esistente.[1] Un elenco compilato nel 1527 indicava otto eyalet, quelli di Egitto, Siria, Diyarbekir e Kurdistan aggiunti ai quattro originari. Quest'ultimo eyalet, as ogni modo, non sopravvisse come entità amministrativa per lungo tempo. Le conquiste di Solimano nella Turchia orientale, in Iraq ed in Ungheria portarono alla creazione di nuovi eyalet.[1]

Il principato di Dulkadir venne trasformato nell'Eyalet di Dulkadir poco dopo la sua annessione all'Impero nel 1522. Dopo la campagna iraniana del 1533–6, i nuovi eyalet di Erzurum, Van, Shehrizor e Baghdad garantirono la frontiera con l'Iran.[1] Nel 1541 venne creato l'eyalet di Buda come parte del vecchio Regno d'Ungheria.[1] L'Eyalet delle Isole venne creato da Solimano I esclusivamente per Hayreddin Barbarossa nel 1533, derivando distretti dalle isole dell'Egeo che precedentemente avevano fatto parte degli eyalet di Rumelia e Anatolia, unendole in un unico eyalet indipendente.[1]

Nel 1580 la Bosnia, precedentemente parte del distretto di Rumelia, divenne un eyalet indipendente, presumibilmente in vista della sua posizione strategicamente importante al confine con gli Asburgo. Considerazioni simili portarono alla creazione dell'eyalet di Kanizsa dai distretti attorno a questa fortezza, che era caduta nelle mani degli ottomani nel 1600. Nel medesimo periodo, l'annessione dei distretti della Rumelia alle terre del Danubio e del Dniepr ed alla costa del Mar Nero, portarono alla creazione dell'eyalet di Ochakov. Quasi contemporaneamente, sulle sponde sud-orientali del Mar Nero, venne creato l'eyalet di Trebisonda. Il proposto di questa riorganizzazione e la creazione dei nuovi eyalet furono la difesa dei porti del Mar Nero contro i cosacchi.[1]

Dal 1500, i quattro eyalet centrali dell'Impero, Rumelia, Anatolia, Rum e Karaman, si trovavano sotto controllo diretto. Valacchia, Moldavia ed il Khanato di Crimea, territori che Mehmed II aveva tenuto sotto la propria sovranità, rimasero sottol il controllo delle dinastie locali che però erano tributarie al sultano. Eguale destino toccò al Regno d'Ungheria dopo la battaglia di Mohács del 1526. Dal 1609, secondo la lista di Ayn Ali, vi erano 32 eyalet. Molti di questi, come Tripoli, Cipro o Tunisi, erano conquiste di espogliazione. Altri, invece, erano prodotti di divisioni amministrative.[1]

Vilayet[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vilayet.

I vilayet vennero introdotti con la promulgazione della "Legge dei Vilayet" (in turco: Teskil-i Vilayet Nizamnamesi)[9] nel 1864, come parte delle riforme amministrative dell'Impero.[10] A differenza del precedente sistema degli eyalet, la legge del 1864 stabilì una gerarchia di unità amministrative: vilayet, liva/sanjak, kaza e consiglio del villaggio, ai quali un'ulteriore legge del 1871 aggiunse il nabiye.[11] La legge del 1864 specificò anche le responsabilità del governatore (wali) di un vilayet e dei suoi consigli.[11] Allo stesso tempo, la legge concedeva ai governatori vaste occasioni di azioni indipendenti come di responsabilità.[10]

Unità amministrative di secondo livello[modifica | modifica sorgente]

Le province (eyalets) erano divise in sanjak (chiamati anche livas) governati da sanjakbey (chiamati anche Mutesarrifs) e vennero suddivisi ulteriormente in timar (feudi tenuti da timarioti), kadiluk (area sotto la responsabilità di un giudice, o Kadı)[12] e zeamets (anche ziam; grandi timars).

Il sanjak era governato come un vilayet su scala minore.[13] I mutesarrif vennero nominato per decreto impertiale, e rappresentavano il Vali, corrispondendone di fatto il governo ad eccezione di specifiche circostanze ove un sanjak era di fatto indipendente, caso in cui il mutesarrif corrispondeva direttamente al Ministero dell'Interno.[13]

I governatori di sanjak prestavano servizio anche come governatori militari di tutti i tamarioti e gli zeamet (cavalieri) del loro sanjak. Alcune province come l'Egitto, Baghdad, Abissinia e Al-Hasa (la provincia salyana) non vennero suddivisi in sanjak e timar. L'area governata da un Aga era solitamente nota come Agaluk.[12] Il termine Arpalik, o Arpaluk, si riferisce ad un grande possedimento (ad esempio un sanjak) concesso ad una personalità in posizione elevata, o a un margravio, come arrangiamento temporaneo per l'assetto di una situazione.[14]

Sangiaccati[modifica | modifica sorgente]

I distretti ricavati negli eyalet erano conosciuti col nome di sangiaccati, ciascuno al comando di un sanjak-bey. Il numero di sangiaccati di ciascun eyalet variava considerevolmente da caso a caso. Nel 1609, Ayn Ali notò come nella sola Rumelia vi fossero 24 sangiaccati ma sei di questi nel Peloponneso vennero presto staccati per formare il separato eyalet della Morea. L'Anatolia aveva 14 sangiaccati e l'eyalet di Damasco ne aveva 11. Vi erano inoltre molti eyalet che non avevano la divisione formale in sangiaccati. Tra questi, nell'elenco di Ayn Ali troviamo Basra e parte dell'eyalet di Baghdad, Al-Hasa, Egitto, Tripoli, Tunisi e Algeri. Egli aggiunse all'elenco anche lo Yemen, con la nota che "al momento gl imam ne hanno usurpato il controllo". Questi eyalet erano, ad ogni modo, eccezionali: la tipica disposizione prevedeva la divisione di regola in sangiaccati. Dal XVI secolo, il sangiaccato venne istituito per aree popolate che superassero i 100.000 abitanti, mentre in precedenza il criterio adottato era quello della presenza o meno di signorie e principati locali precedenti anche alla conquista ottomana. Molti sangiaccati infatti preservarono i nomi delle dinastie che avevano governato quelle terre già in precedenza.[1]

Nel 1609, Ayn Ali riportò una nuova nota sul loro status formale. Elencando i sangiaccati dell'eyalet di Diyarbekir, egli annotò che vi erano dieci "distretti ottomani" ed, inoltre, otto "distretti dei signori kurdi". In questi casi, quando un signore locale moriva, il governatorato non veniva concesso ad un'altra persona, bensì a suo figlio. Esternamente, però, essi apparivano come sangiaccati ottomani a tutti gli effetti. Oltre a questi, Ayn Ali denotò anche l'esistenza di cinque "sangiaccati sovrani", sui quali i signori locali disponevano di diritto di "proprietà privata" e che erano posti fuori dal sistema di governo provinciale. Distretti simili si trovavano nell'eyalet di Çıldır nella Turchia nord-orientale e, i più noti, nell'eyalet di Van dove i Khan di Bitlis governarono indipendenti sino al XIX secolo. Altre aree, inoltre, godevano di autonomia o semi-autonomia. Nella seconda metà del XVI secolo, Kilis passò sotto governatorato ereditario della famiglia Janbulad, mentre Adana rimase sotto il controllo della dinastia pre-ottomana dei Ramazanoghlu. In Libano, Ayn Ali riporta l'esistenza dei capi Druze con la seguente nota: "vi sono signori non musulmani nelle montagne". Altre enclavi autonome nell'Impero, riconosciute o meno nella forma del sangiaccato, dal XVI secolo, erano casi eccezionali.[1]

Gran parte dei sangiaccati nell'Impero dunque erano per nomina non ereditaria, spesso di personaggi che non avevano connessioni territoriali nell'area da governare e mai a due membri in successione appartenenti alla medesima famiglia.[1]

Sanjak-bey[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sanjak-bey.

L'incarico di Sanjak-bey veniva derivato da quello dei Beylerbey di minor scala. Come i Beylerbey, i Sanjak-bey derivavano le loro entrate da prebende, che consistevano in tasse annuali derivate dai villaggi, dai porti e da territori di diritto.[1]

Come i Beylerbey, i Sanjak-bey erano anche comandanti militari. Il termine sanjak significa "bandiera" o "stendardo" e, in tempo di guerra, i cavalieri in servizio nell'esercito di un sanjak ne portavano lo specifico stendardo. Le truppe di ciascun sanjak, al comando del loro governatore, si assemblavano in un esercito e combattevano sotto l'unico stendardo del Beylerbey dell'eyalet a cui facevano riferimento. In questo modo, la struttura di comando del campo di battaglia riprendeva esattamente la situazione del governo provinciale. Nel proprio sanjak, un governatore era responsabile di mantenere l'ordine pubblico e di garantire la cooperazione tra i feudatari locali, arrestando e punendo i disertori. Per questo solitamente egli riceveva la metà delle imposte nette dello stato, mentre l'altra metà era assegnata ai detentori di feudi. I governatori dei sanjak solitamente avevano altri compiti come ad esempio il combattere i banditi, lo stanare gli eretici, il provvedere risorse all'esercito o provvedere materiale per la costruzione di navi per il sultano.[1]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Colin Imber, The Ottoman Empire, 1300-1650: The Structure of Power, 2002, pp. 177-200.
  2. ^ a b c d Sacred Obligations, Precious Interests: Ottoman Grain Administration in Comparative Perspective (p. 12)
  3. ^ (EN) Peter F. Sugar, Southeastern Europe Under Ottoman Rule, 1354-1804, University of Washington Press, 1977, p. 41, ISBN 978-0-295-96033-3.
  4. ^ (EN) Gábor Ágoston e Bruce Alan Masters, Encyclopedia of the Ottoman Empire, Infobase Publishing, 2009, p. 100, ISBN 978-1-4381-1025-7.
  5. ^ System of universal geography founded on the works of Malte-Brun and Balbi
  6. ^ Encyclopedia of the Ottoman Empire By Gábor Ágoston, Bruce Alan Masters
  7. ^ a b (EN) Stanford J. Shaw, History of the Ottoman Empire and Modern Turkey: Volume 1, Empire of the Gazis: The Rise and Decline of the Ottoman Empire 1280-1808, Cambridge University Press, 1976, p. 121, ISBN 978-0-521-29163-7.
  8. ^ (EN) Raymond Detrez e Barbara Segaert, Europe and the Historical Legacies in the Balkans, Peter Lang, 2008, p. 167, ISBN 978-90-5201-374-9.
  9. ^ (EN) Naim Kapucu e Hamit Palabıyık, Turkish Public Administration: From Tradition to the Modern Age, USAK Books, 2008, p. 164, ISBN 978-605-4030-01-9.
  10. ^ a b (EN) Mahmoud Yazbak e Maḥmūd Yazbak, Haifa in the Late Ottoman Period, 1864-1914: A Muslim Town in Transition, BRILL, 1998, p. 28, ISBN 978-90-04-11051-9.
  11. ^ a b (EN) Martha Mundy e Richard Saumarez Smith, Governing Property, Making the Modern State: Law, Administration and Production in Ottoman Syria, I.B.Tauris, 2007, p. 50, ISBN 978-1-84511-291-2.
  12. ^ a b Noel Malcolm, Bosnia: A Short History, Macmillan, 1994, p. 50, ISBN 0-330-41244-2.
  13. ^ a b A handbook of Asia Minor Published 1919 by Naval staff, Intelligence dept. in London. Page 204
  14. ^ Dror Dror Zeʼevi, An Ottoman century : the district of Jerusalem in the 1600s, Albany, State University of New York Press, 1996, p. 121, ISBN 978-0-585-04345-6, OCLC 42854785. URL consultato il 29. December 2011.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Colin Imber. The Ottoman Empire, 1300-1650: The Structure of Power. (Houndmills, Basingstoke, Hampshire, UK: Palgrave Macmillan, 2002.)
  • Halil Inalcik. The Ottoman Empire: The Classical Age 1300-1600. Trans. Norman Itzkowitz and Colin Imber. (London: Weidenfeld & Nicolson, 1973.)
  • Paul Robert Magocsi. Historical Atlas of Central Europe. (2nd ed.) Seattle, WA, USA: Univ. of Washington Press, 2002)
  • Nouveau Larousse illustré, undated (early 20th century), passim (in French)
  • Donald Edgar Pitcher. An Historical Geography of the Ottoman Empire. (Leiden, Netherlands: E.J.Brill,1972.) (Includes 36 color maps)
  • Westermann, Großer Atlas zur Weltgeschichte (in German) (includes maps)