Dita a V
| (EN) « The V sign is the symbol of unconquerable will! » |
(IT) « Le dita a V sono il simbolo di una volontà inespugnabile! » |
| (Winston Churchill in un suo discorso tenuto a Londra il 14 luglio 1941[1]) | |
Le dita a V (in inglese V sign, /vi:.sain/)[2] sono un gesto in cui si alzano l'indice e il medio, in modo da formare una V.
Esse hanno conosciuto una storia travagliata: difatti inizialmente erano concepite come un insulto, ma vennero poi utilizzate in segno di vittoria dopo la campagna condotta dal politico belga Victor de Laveleye durante la seconda guerra mondiale. Da allora si è soliti utilizzare le dita a V come sinonimo di vittoria, tuttavia le stesse hanno numerosi altri significati.
Comunque le dita a V hanno avuto un fortissimo impatto culturale, tanto da essere usate da noti uomini politici quali Winston Churchill o Richard Nixon.
Nell'Unicode, infine, il gesto è riconosciuto come U+270C (✌) e con il nome di Victory Hand (in italiano Mano della vittoria).[3]
Indice |
Significati [modifica]
Il significato dipende anche dal modo in cui la mano è posizionata. Con il dorso della mano rivolto al destinatario[4], può significare:
- Insulto – soprattutto in Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Irlanda e Regno Unito. Il suo significato è «vaffanculo» o, unito a un movimento della mano dal basso verso l'alto, «vai al diavolo».
Con il palmo della mano davanti al destinatario può significare:
- Vittoria[4] – nei tempi di guerra o di competizione. È stato reso famoso soprattutto da Winston Churchill.
- Pace e amore – nei movimenti di pace degli anni sessanta;
- Orecchie di coniglio o di asino – usato dietro un soggetto nelle fotografie; in alcune culture indica un becco;
- "Pace" o "è tutto OK" – se sono tenute davanti a sé in una foto.
Altri significati a seconda del contesto;
- Virgolette – solo se si flettono l'indice e il medio;
- Il numero 2 – solito per descrivere una quantità.
- Il numero 6 – contando usando il sistema binario.[5][6][7]
Alcuni significati particolari:
- Saluto scout dei Lupetti – Le due dita tese ricordano il duplice impegno della Legge e della Promessa scout e le orecchie del lupetto.[8] Il pollice messo sopra l'anulare e il mignolo simboleggia che il più forte protegge i più deboli.[9]
- Le forbici della morra cinese.[3]
Cenni storici [modifica]
Fino al termine dell'Ottocento [modifica]
Secondo una leggenda metropolitana i francesi avevano l'abitudine di tagliare ai prigionieri inglesi le dita che servivano per tirare con l'arco,[10] quindi l'abitudine di usare le dita a V deriverebbe da un gesto di offesa fatto dagli arcieri inglesi della battaglia di Azincourt (1415) durante la guerra dei cent'anni. Quando infatti gli inglesi tornarono a vincere, utilizzarono le dita a V in segno di sfida per dimostrare ai francesi di essere abili a scoccare la freccia dall'arco.
La «cattiva reputazione» delle dita a V, considerate nel mondo anglosassone segno di offesa, permane anche nel 1901, quando un operaio di Rotherham, dopo essersi accorto di essere ripreso da qualcuno, usò il gesto per sottolineare che non gradiva essere filmato.[11] Anche i bambini usavano tale gesto nei parco giochi per insultarsi.[11]
Desmond Morris discusse sulle possibili origini delle dita a V nella sua opera Gestures: Their Origins and Distribution (pubblicato nel 1979), e giunse alla seguente conclusione:[11][12]
| (EN) « [...] because of the strong taboo associated with the gesture (its public use has often been heavily penalized). As a result, there is a tendency to shy away from discussing it in detail. It is "known to be dirty" and is passed on from generation to generation by people who simply accept it as a recognized obscenity without bothering to analyse it... Several of the rival claims are equally appealing. The truth is that we will probably never know... » |
(IT) « [...] a causa del forte tabù associato con il gesto (il suo uso pubblico è stato molto spesso penalizzato). Di conseguenza, c'è una certa timidezza quando se ne discute nei particolari. È «conosciuto per essere osceno» ed è passato da generazione in generazione, da persone che lo accettavano semplicemente senza neanche preoccuparsi di analizzarlo ... Ci sono altre teorie che sono ugualmente attraenti. La verità è che probabilmente non lo sapremo mai ... » |
Nella prima metà del Novecento [modifica]
Nella prima metà del XX secolo le dita a V assunsero un nuovo significato, che venne affiancato alla "cattiva reputazione" da loro guadagnatosi nei secoli precedenti.
Il politico belga Victor de Laveleye, fuggito in Inghilterra e collaboratore della BBC, il 14 gennaio 1941 parlando dai microfoni dell'emittente britannica, si rivolse ai suoi compaesani suggerendo l'utilizzo delle dita a V, espressione di victoire (in francese «vittoria») e di vrijheid (in fiammingo «libertà»), come atto di resistenza all'invasore nazista. L'idea sembrò buona e quindi, alcuni mesi dopo, con l'assenso di Churchill, la radio anglosassone diffuse in tutta Europa il suo messaggio propagandistico.[13] In questo clima di forte tensione psichica, in cui si combatteva una guerra difficile da vincere (spesso compiendo molti sacrifici), maturò quindi la campagna V for Victory, ovvero «V per Vittoria». Anche dopo la fine della guerra questa viene ricordata come una delle più famose e riuscite operazioni di guerra psicologica di tutto il conflitto.
In un programma radiofonico della BBC, de Laveleye affermò:[14][13]
| (EN) « The occupier, by seeing this sign, always the same, infinitely repeated, would understand that he is surrounded, encircled by an immense crowd of citizens eagerly awaiting his first moment of weakness, watching for his first failure. » |
(IT) « Colui che occupa le nostre terre, vedendo questo segno, sempre lo stesso, ripetuto infinite volte, avrebbe capito che lui è circondato, circondato da una folla immensa di cittadini che ansiosamente aspettano il suo primo momento di debolezza, a guardare il suo primo fallimento. » |
Al microfono c'era Douglas Ritchie che, sotto lo pseudonimo di «Colonnello Britton», teneva discorsi per gli ascoltatori alleati spesso incitando alla resistenza e al boicottaggio.[15][16] La trasmissione aveva inizio con un segnale in codice morse, composto da tre punti e una linea (•••—), che rappresentavano una V acustica,[17][18] seguito poi dalla quinta (V con il sistema di numerazione romano) sinfonia di Beethoven, che iniziava in maniera simile al segnale morse, con una nota lunga e tre corte.[14][17][19][20] L'ironia del fatto che Beethoven era tedesco colpì gran parte del pubblico.[21]
La proposta riscosse un grandioso successo: infatti vennero dipinte numerosissime V sui muri del Belgio, dell'Olanda e della Francia settentrionale.[21][14]
Ritchie, nelle sue trasmissioni radio, spiegò anche quanto fosse semplice collaborare alla campagna; lo si poteva fare anche dipingendo la lettera sui muri, con gesso o vernice, oppure facendo il gesto con la mano. Churchill da quel momento si fece rappresentare sempre facendo le dita a V, che diventarono un'immagine che si fisserà per lungo tempo (anche dopo il conflitto) nell'immaginario collettivo.[14][22][23]
Quando il 13 maggio 1940 Churchill parlò alla Camera dei Comuni in qualità del suo ruolo di primo ministro, Churchill concluse il suo celebre discorso su «sangue, fatica, lacrime e sudore» in questo modo:
| (EN) « You ask, what is our aim? I can answer in one word: victory; victory at all costs, victory in spite of all terror, victory, however long and hard the road may be; for without victory, there is no survival. » |
(IT) « Vi chiederete quale sia ora il nostro obiettivo. Posso rispondere con una sola parola: vittoria; vittoria a ogni costo, vittoria malgrado qualunque terrore, vittoria per quanto la strada da intraprendere possa sembrare lunga e tortuosa. Perché, senza la vittoria, non c'è sopravvivenza. » |
Numerosi altri capi alleati utilizzarono il gesto: Charles de Gaulle, per esempio, fece le dita a V in ogni suo discorso fino al 1969.[24]
Dagli anni cinquanta agli anni settanta [modifica]
In Argentina [modifica]
In Argentina le dita a V, oltre a essere usate in segno di vittoria, sono spesso associate anche a un movimento politico attivo dal 1946 al 1955, il Peronismo (detto anche Giustizialismo).[25]
Negli Stati Uniti d'America [modifica]
Dall'Europa le dita a V si diffusero, nella seconda metà del Novecento, anche negli Stati Uniti d'America.
In America le dita a V furono infatti utilizzate come segno di protesta contro la guerra del Vietnam; anche gli hippy, aventi ideali facilmente sintetizzabili nello slogan «i fiori nei vostri cannoni»,[26] utilizzarono il gesto come simbolo di pace.
Inoltre, il presidente degli Stati Uniti d'America Richard Nixon era solito ricorrere al gesto in segno di vittoria, usandolo in occasione di campagne elettorali e perfino durante la sua partenza dalla Casa Bianca, avvenuta quando Nixon rassegnò le dimissioni nel 1974.[27]
In Giappone [modifica]
Le dita a V sono molto comuni nella comunità giapponese, soprattutto tra le persone più giovani che le fanno quando posano per fotografie informali.
Un esempio di questa pratica si è registrata durante i XI Giochi olimpici invernali, tenuti nel 1972 a Sapporo. Durante lo svolgimento di quest'ultimi l'atleta americana Janet Lynn, dopo essere caduta durante una sua prestazione, continuò a sorridere; si classificò terza nella competizione, tuttavia il suo carattere allegro e l'abitudine di fare le dita a V in segno di pace colpì molti giapponesi, rendendola una celebrità nel paese.[28][29]
Anche se le dita a V in Giappone erano conosciute anche prima di Lynn (si erano diffuse l'occupazione del Giappone da parte delle potenze alleate vincitrici della seconda guerra mondiale) è stata a lei accreditata l'abitudine di usare le dita a V nelle foto.[28]
In Francia [modifica]
Quando due centauri si incontrano, molto spesso per salutarsi alzano una mano dal manubrio e fanno le dita a V.[30]
Questo segnale, nato negli anni settanta, si può effettuare sia alzando la mano dal manubrio sia senza staccarla dallo stesso; il gesto è inoltre molto diffuso in Francia.
Sono state formulate numerose teorie sull'origine di questa maniera di salutarsi tra motociclisti. Secondo alcuni ciò è dovuto a una leggenda che narra di un cavaliere diretto a un castello dove una principessa era tenuta prigioniera; una volta arrivato al maniero, tuttavia, il fantino scorge in lontananza un altro uomo su cavallo che, una volta che lo incontra, gli fa le dita a V e commenta:
| « Mi spiace, amico, arrivi "secondo": la principessa me la son già goduta io! » |
Quindi chi non risponde alle dita a V di un altro motociclista impersonifica il cavaliere sfortunato.[30][31]
Tuttavia più probabilmente i motociclisti si salutano in questo modo per imitare il pilota britannico Barry Sheene, che era solito fare le dita a V dopo ogni sua vittoria.[32]
In Corea del Nord, Corea del Sud, Taiwan e Vietnam [modifica]
In seguito alle olimpiadi invernali di Sapporo le dita a V si diffusero anche in Corea e in Taiwan.
I taiwanesi e i coreani, infatti, sono soliti fare le dita a V quando vengono fotografati, sia in ambiti formali[33] che informali.[34] Il significato del gesto in queste tre nazioni rimane invariato.
In Vietnam, invece, le dita a V sono utilizzate spesso per salutarsi, in quanto la parola vietnamita del numero 2 presenta somiglianze con la pronuncia inglese del termine hi (/haɪ/)[35], ovvero ciao.[36]
Negli anni ottanta e novanta [modifica]
In Polonia [modifica]
Le dita a V negli anni ottanta si sono diffuse in Polonia.[37]
Nella nazione, quando nel 1980 venne fondato il sindacato di Solidarność, si associava alle dita a V la sconfitta del comunismo. Anche il primo ministro polacco Tadeusz Mazowiecki, rimasto in carica nel paese fino al 1991, utilizzò il gesto.[37]
Occasionalmente le dita a V vengono usate nelle trasmissioni dove si parla della sconfitta del comunismo e della dissoluzione dell'Unione Sovietica.[37]
Nell'ex Jugoslavia [modifica]
Le dita a V furono utilizzate anche durante le guerre jugoslave; così fecero infatti le truppe croate e bosniache fra di loro.[38]
Tuttavia i peacekeeper della NATO hanno vietato l'uso del gesto in quanto avrebbe potuto offendere degli eventuali serbi che avrebbero potuto incontrare in seguito.[38]
XXI secolo [modifica]
In Iran [modifica]
Dal 2009 le dita a V sono diventate il simbolo del Movimento Verde Iraniano, come il colore verde.[39]
In televisione [modifica]
Le dita a V sono anche il simbolo del talent show The Voice.
Note [modifica]
- ^ Axelrod, p. 219.
- ^ Università di Cambridge, p. 1627.
- ^ a b (EN) Unicode Character 'VICTORY HAND' (U+270C). FileFormat.info.
- ^ a b Paola Celentin. Comunicare con il corpo: diverse prospettive nelle diverse culture. Partecipiamo.it.
- ^ Sistemi di numerazione. Computer Science Unplugged.
- ^ Conta i punti - I numeri binari. Computer Science Unplugged.
- ^ Contare alla giapponese. Computer Science Unplugged.
- ^ Regolamento metodologico (PDF). Agesci.
- ^ Il saluto scout ed il significato. Scout.CH.
- ^ (EN) Just the Answer. The British Shakespeare Company.
- ^ a b c (EN) The Rude Version. Icons.
- «In Britain, the V-sign - when done with the palm backwards - is a rude insult, meaning "Get Stuffed!". Although it is now losing ground to the American single finger, it is still seen from time to time. Recent two-finger saluters include deputy PM John Prescott, Liam Gallagher of Oasis and England striker, Wayne Rooney».
- ^ Morris, p. 226.
- ^ a b (EN) ‘V for Victory’ widespread across Europe.
- ^ a b c d Debolt, p. 673.
- ^ Sanders, p. 101.
- ^ Sanders, p. 105.
- ^ a b Myers, p. 138.
- ^ Blades, p. 179.
- ^ Rolo, p. 136-139.
- ^ Sanders, p. 113.
- ^ a b (EN) V-campaign (archiviato dall'url originale in data 13 novembre 2004).
- ^ Churchill outside Downing Street. Number-10.gov.uk. URL consultato in data 31 ottobre 2011. (archiviato dall'url originale in data 9 agosto 2008).
- ^ Churchill's famous victory sign. Number-10.gov.uk. URL consultato in data 31 ottobre 2011. (archiviato dall'url originale in data 13 giugno 2007).
- ^
(FR) Discours de Charles de Gaulle à l'Albert Hall, a 07:30. ina.fr. - ^ (EN) Spanglish, where people exchange language, conversation and culture. 14 novembre 2010. URL consultato in data 14 novembre 2010.
- ^ Gallo.
- ^ Friedman, p. 11.
- ^ a b (EN) The japanese version (the sign of peace). Icons.
- «If you point a camera at young people in Japan, they will instinctively make a palm-forward V-sign. But if you ask them why they are doing it, they are taken aback, and reply, "Doesn't everyone?" The origins of the gesture, called the peace sign, are as mysterious as those of the rude British sign».
- ^ Debolt, p. 674.
- ^ a b Varie moto - Il saluto in moto. Bandw.
- ^ La vera storia del saluto tra motociclisti. Moto Club Ting' Avert.
- ^ (FR) Le code des signes des motards. Passion Moto GT, 12 aprile 2007. URL consultato in data 12 aprile 2007.
- ^ Fotografia che raffigura due taiwanesi fare il gesto in ambito formale (in JPG).
- ^ Fotografia che raffigura un gruppo di taiwanesi fare il gesto (in JPG).
- ^ (EN) Hi. Cambridge Dictionaries Online.
- ^ (EN) How to Avoid Insulting the Audience with your Body Language. Speak Like a Pro.
- ^ a b c Lech Walesa. (EN) The leader of the banned polish trade union Solidarity.
- ^ a b A Soldier's Guide: Bosnia-Herzegovina. Dtic.mil, 31 ottobre 2011. URL consultato in data 31 ottobre 2011.
- ^ (EN) Makhmalbaf opens up on Green Movement. Frontline, 14 ottobre 2009. URL consultato in data 14 ottobre 2009.
Bibliografia [modifica]
- Abbe Debolt; James Baugess, Encyclopedia of the Sixties: A Decade of Culture and Counterculture (in inglese), ABC-CLIO, 2011. ISBN 1440801029
- Adrian Myers; Gabriel Moshenska, Archaeologies of Internment (in inglese), Springer, 2011. ISBN 1441996656
- Alan Axelrod, Winston Churchill, CEO: 25 Lessons for Bold Business Leaders (in inglese), Sterling Publishing Company, Inc., 2009. ISBN 1402758057
- Andrea Gallo, Il fiore pungente (in italiano), Baldini Castoldi Dalai Edito. ISBN 8866201545
- Charles James Rolo, Radio goes to war: the "fourth front" (in inglese), G. P. Putnam's sons, 1942. (ISBN non esistente)
- Desmond Morris, Gestures, their origins and distribution (in inglese), Stein and Day, 1979. ISBN 0812826078
- James Blades, Drum roll: a professional adventure from the circus to the concert hall (in inglese), Faber, 1977. ISBN 0571101070
- Leon Friedman; William Levantrosser, Richard M. Nixon: Politician, President, Administrator (in inglese), ABC-CLIO, 1991. ISBN 0313276536
- Paul Sanders, The British Channel Islands Under German Occupation, 1940-1945 (in inglese), Jersey Heritage Trust, 2005. ISBN 0953885836
- Università di Cambridge, Cambridge Advanced Learner's Dictionary, 3a ed. (in inglese), Cambridge University Press. ISBN 3125179882