Discussione:Pedagogia clinica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Mi sono permesso di integrare la voce e soprattutto di togliere il riferimento al fatto che la diagnosi è riservata a medici e psicologi: non è vero. I medici fanno diagnosi medica, gli psicologi psicologica, gli odontoiatri fanno la diagnosi odontoiatrica... la diagnsoi serve a distinguere e conoscere una persona. cambia solo il punto di vista e le cose che vengono indagate. (simonewiki)

1. Condividiamo nella maniera più assoluta quanto riportato da simonewiki, e cogliamo l'opportunità di chiarire chi è il Pedagogista e il Pedagogista Clinico, considerato quanto riportato nella precedente pagina di definizione della Pedagogia Clinica. E' giusto affermare che la professione di Pedagogista e di Pedagogista Clinico non essendo una professione ordinamentata, è libera, ma svolgere un professione liberale non equivale all'assenza di una normativa. Affermare che il “Pedagogista Clinico è un professionista laureato che ha seguito un corso di specializzazione post laurea triennale” è un errore di fondo. "Clinico" è aggettivo di Pedagogista quindi prima di parlare di Pedagogista Clinico bisogna chiarire anche in assenza di un Ordine Professionale chi è il Pedagogista. Cioè, c'è una normativa di riferimento in merito? Ebbene sì. Credo che nessuno possa mettere in dubbio che la laurea di riferimento per la professione di Pedagogista sia quella in Pedagogia. Questo è facilmente dimostrabile dal fatto che quei comuni e quelle ASL e quei Centri di Riabilitazione che negli anni hanno bandito concorsi per Pedagogista o assunto dei Pedagogisti, hanno richiesto la laurea vecchio ordinamento su citata. Una volta andata ad esaurimento la laurea in Pedagogia, il Ministero dell'Università con proprio D.M. del 18/06/98 sancisce l'assoluta equipollenza della laurea in Pedagogia con la laurea in Scienze dell'Educazione vecchio ordinamento (tutti e tre gli indirizzi). Conseguentemente i laureati in Scienze dell'Educazione v.o. al di là dell'indirizzo della laurea, sono Pedagogisti e possono fare tutti i concorsi che fanno i laureati in Pedagogia. Successivamente con la nascita del nuovo ordinamento universitario il Ministero dell'Università con proprio Decreto del 5/05/04 con allegata tabella di riferimento sancisce l'equipollenza della laurea in Scienze dell'Educazione v.o. con la laurea specialistica/magistrale in ambito pedagogico classi 65/S o 87/S - LM/57 o LM/85. Conseguentemente tutti coloro che sono in possesso di una laurea specialistica/magistrale classi 65/S o 87/S – LM/57 o LM/85 sono Pedagogisti e possono fare tutti i concorsi dei laureati in Pedagogia/Scienze dell'Educazione v.o. Quindi pur in assenza di una legge che ordinamenta la professione del Pedagogista, il Pedagogista per Decreti del Ministero dell'Università è il laureato in Pedagogia/Scienze dell'Educazione v.o. ed è il laureato specialistico/magistrale in ambito pedagogico classi 65/S o 87/S – LM/57 o LM/85. 2. Solo ora, stabilito chi è il Pedagogista vi si può porre accanto l'aggettivo "Clinico", per un uso corretto della lingua italiana. Allora chi è il Pedagogista Clinico se non un Pedagogista Specialista in Pedagogia Clinica? Dunque la professione non è Pedagogista Clinico, ma Pedagogista Specialista in Pedagogia Clinica, come per esempio, la professione non è Psicoterapeuta, ma Medico o Psicologo specialista in Psicoterapia e tutto ciò al di là che nell'uso corrente del linguaggio ognuno di noi può dire per esempio: vado dal Pediatra, ma tutti sappiamo che il Pediatra non sarebbe tale se non è professionalmente un Medico. Infatti, ancora per maggior chiarezza, non esiste nessun albo dei Pediatri, ma un Elenco dei Pediatri di cui all'Albo dei Medici. Alla stessa maniera per esempio la Federazione Italiana Pedagogisti (F.I.PED.) ammette al proprio Albo Speciale dei Pedagogisti Clinici solo coloro che a monte sono già iscritti al suo Albo dei Pedagogisti. Ci rendiamo conto che questo discorso di chiarezza contrasta gli interessi di qualche Scuola di Formazione in Pedagogia Clinica che negli anni ha fatto diventare Pedagogisti Clinici centinaia di non Pedagogisti, ma visto il D.Leg. del 23 ottobre 2007 sul riordino delle professioni, Decreto che recepisce la Direttiva Europea 92/51 che al Capo VI parla del riconoscimento da parte dello Stato delle Associazioni Professionali e che all'art. 27 recita che le Associazioni Professionali che intendono essere riconosciute da parte dello Stato devono dichiarare nella domanda di riconoscimento lo specifico titolo di studio della professione che si rappresenta, cosa potrà mai dichiarare l'Associazione Professionale che riconosce la suddetta Scuola? Non solo, ma all'art. 29 lo stesso D.Leg. dichiara che prerogativa delle Associazioni Professionali riconosciute dallo Stato è il rilascio dell'Attestato di Competenza (gli Albi Professionali interni delle stesse Associazioni). Nello stesso capoverso del D.Leg. su menzionato, c'è scritto che nessuna Associazione Professionale può farsi garante in esclusiva di nessuna professione, prerogativa questa degli Ordini Professionali, quindi l'ANPEC, Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici non è IN ESCLUSIVA la garante della professione del Pedagogista Clinico proprio perché questa non è una professione ordinamentata e una volta applicato il D.Leg. su menzionato potrebbe avere serie difficoltà a rilasciare Attestati di Competenza di Pedagogista Clinico a chi non è, a monte, Pedagogista. 3. Il Pedagogista Clinico deve essere prima Pedagogista; 4. Non può essere una persona in possesso di una laurea triennale in ambito pedagogico, né tanto meno di una laurea triennale generica. 5. E' talmente vero questo che il 15/16/17 maggio c.a. presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi di Firenze si è svolto il Convegno organizzato dalla stessa Università, sulle professioni pedagogiche/educative proprio in vista dell'attuazione del D.Leg. sulla riforma delle professioni su citato, in tale convegno si è parlato dei curriculum formativi delle lauree di primo e secondo livello in ambito pedagogico, a quale filiera professionale appartiene la laurea di primo livello e a quale al laurea di secondo livello. Le Associazioni Professionali invitate a dare il proprio contributo a questo convegno sono state: > la Federazione Italiana Pedagogisti (F.I.PED.); > l'Associazione Nazionale Pedagogisti Italiani (ANPE); > l'Associazione Italiana Formatori (AIF); > l'Associazione Nazionale Educatori Professionali (ANEP). > I Pedagogisti Accademici erano rappresentati dalla SIPED Società Italiana di Pedagogia. Dai laboratori che hanno visto protagoniste le Associazioni Professionali insieme agli Accademici è stato redatto un documento chiarificatore sotto il profilo professionale che è stato portato alla Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Scienze della Formazione delle Università di tutta Italia. In tale documento è stato chiarito che la laurea triennale riguarda la formazione degli Educatori e la laurea magistrale riguarda la formazione del Pedagogista. Questa chiarificazione consentirà alle Università e nello specifico alle Facoltà di Scienze della Formazione la corretta applicazione del Decreto M.I.U.R. n. 270 del 22 ottobre 2004 che obbliga le Università a rilasciare lauree e lauree magistrali professionalizzanti. Le Università hanno chiesto su questo versante collaborazione a tutte le Associazioni Professionali su citate. L’ANPEC non era fra le Associazioni inserite nel programma. Antonio Calamaro

Gentile "Bultro" quanto Lei riporta nella precedente definizione di Pedagogia Clinica, che mi sono permesso di modificare perchè non tiene conto delle normative vigenti ne del D.Leg. 23 ottobre 2007 sulla riforma delle professioni intelletuali, è gravido di imbarazzanti inesattezze e lacune che possono indurre in rischiso inganno il lettore e nella fattispecie un Pedagogista, un Pedagogista Clinico o quanti interessati alla professione e all'iter formativo. Ciò ci ha doverosamente obbligato a precisare alcune questioni relative alla professione e a chi si fa carico di tutelarla in modo chiaro e soprattutto prudente. La preghiamo pertanto di non cancellare il nostro prezioso e veritiero contributo, e ciò, creda, nell'interesse di tutti. Del resto il 28 maggio 2008 sulla Gazzetta Ufficiale della Repubbica Italiana è stata pubblicata la norma applicativa del D.Leg. su citato. Tutto ciò, in vista del riconoscimento della Associazioni Professionali da parte dello Stato, e per noi di fondamentale importanza poichè ci è d'obbligo essere chiari. Antonio Calamaro.

  1. a nome di chi stai parlando, visto che parli al plurale?
  2. leggi Wikipedia:Cita le fonti, per favore.
buon lavoro --Edipo (msg) 16:32, 23 ago 2008 (CEST)

Sono contento, finalmente si discute. Grazie "Edipo". Quando ho usato il plurale mi riferivo e mi continuo a riferire al fatto che cito Leggi e Decreti dello Stato che per loro natura (giuridica) valgono per tutti i cittadini dellla Repubblica. Le fonti sono proprio queste Leggi e questi Decreti. Essere un professionista non soggetto ad Ordine Professionale non vuol dire "assenza di norma". Stiamo vivendo tutti noi professionisti non ordinamentati, ma Certificati da Associazioni Professionali (ecco il plurale)un momento delicatissimo in quanto la Commissione Ministeriale sta valutantdo (Fonte D.Leg. 23 ottobre 2007 e Decreto attuativo G.U.R.I. del 28 maggio 2008) quante e quali Associazioni Professionali devono essere riconosciute dallo Stato. Scrivere che si è Pedagogisti Clinici con una Laurea di I Livello mentre le Università (Convengno di Firenze) per la prima volta insieme a chi fa professione stilano un documento accettato da tutti dove si dice che il Pedagogista è un Laureato in Pedagogia/Scienze dell'Educazione V.O. o specialistico/magistrale classi su citate e mentre lo Stato con propri Decreti chiede alle Associazioni Professionali con quale titolo di studio si accede alla professione E' PERICOLOSISSIMO. Grazie ancora perchè hai aperto la discusione. Antonio Calamaro

C'è un piccolo problema: qui non si dànno valutazioni personali nemmeno se si fosse il massimo esperto dell'argomento. Quindi non dubito della tua più profonda competenza, tuttavia bisogna che quanto finisce nella voce sia estratto da studi sull'argomento (fonti) e che le fonti siano preferibilmente terze rispetto alle materie o alle singole questioni trattate. Ideale sarebbe, per casi come questo, che ciascuna affermazione esulante dall'ovvietà sia accompagnata in nota dalla menzione della fonte.
Dato che la questione scivola nel giuridico (e nel giuridico italiano, che è uno scenario angusto per un'enciclopedia che non ha riferimento territoriale bensì linguistico), se lo si ritiene necessario per l'esaustività della voce si inseriscano pure le norme italiane di riferimento. Se saremo fortunati qualcuno si dirà della situazione anche fuori d'Italia, e in questo caso la voce sarà certamente più simile a come tutte le voci dovrebbero essere, cioè non localistiche. Le conclusioni però le deve sempre trarre il lettore, quindi è sufficiente riportare la fonte senza dotarla di aggettivi o asserzioni a commento. In ogni caso, la definizione dell'oggetto della voce deve rispondere alla domanda dell'uomo della strada "che roba è?" quindi potrebbe essere preferibile dare intanto maggiore attenzione a spiegare approfonditamente il concetto nella sua essenza, prima che nelle sue articolazioni. Mi interessa più capire come funziona praticamente che non come sia regolamentato in burocrazia. Per questo, in tutta franchezza, non stonerebbe qualche dettaglio in più sui principi e sulle modalità di loro applicazione, rispetto al testo attuale che meramente mi dice che avete «tecniche e metodologie proprie ed esclusive per affrontare i bisogni dell’individuo». Io non ne dubito, ci mancherebbe, ma se non sono misteri della fede, magari una spiegazione in più ci potrebbe stare, no?
Per il principio cardine del NPOV, sono certo che a te non mancheranno i dati e le informazioni per riportare in voce anche le posizioni critiche nei confronti della disciplina, così che la trattazione possa essere non solo equilibrata, ma anche utile a comprendere gli aspetti più controversi di cui si discuta. La voce infatti non ha per compito di ospitare "posizioni ufficiali" di addetti ai lavori, ma quello di riportare ciò che di un dato concetto (il titolo della voce) si è discusso con metodo scientifico, eccezion fatta per le sole teorie originali.
Conto sulla tua collaborazione che, per quanto hai accennato della tua competenza e nei limiti delle regole di Wikipedia, potrebbe esserci di grande utilità. Te ne ringrazio anticipatamente --Edipo (msg) 17:48, 23 ago 2008 (CEST)
Conto anch'io che smetterai di inserire quel blocco illeggibile e non formattato di informazioni non tutte pertinenti a wikipedia. Come ti ha detto anche Edipo, questa non è la wikipedia dell'Italia, quindi va distinto il concetto generale da ciò che è la normativa italiana; poi, le varie vicissitudini di congressi e rapporti tra enti, tuttora in corso e opinabili, non sono materiale da enciclopedia. Scrivimi qui, riassumendo, qual è lo stato attuale della normativa (solo le cose oggettive e approvate), poi a inserirlo nella voce ci penso io --Bultro (m) 13:06, 24 ago 2008 (CEST

) - Grazie per i consigli "Edipo". Credo che farò, insieme a dei colleghi, un lavoro da inserire alla "voce Pedagogia Clinica" seguendo i tuoi suggerimenti. Antonio Calamaro.

- Ben trovato "Bultro". Bene. Scriverò tutti i riferimenti normativi italiani che riguardano la professione di Pedagogista e sarai tu ad inserire il tutto. Su una cosa, però, dobbiamo trovarci d'accordo se no diventa un lavoro inutile. Il Pedagogista è un laureato in Pedagogia ed equipollenti ai sensi di Legge e il Pedagogista Clinico è un Pedagogista Specialista in Pedagogia Clinica. Questo modo di procedere vale per qualsiasi professione sia essa ordinamentata o associata. Se non siamo d'accordo su questo, possiamo scrivere tutto quello che vogliamo alla "voce Pedagogia Clinica" ma non chiariamo chi fa la professione. Antonio Calamaro.

se per specialista intendi che ha preso la laurea specialistica (il 3+2), c'è già scritto così --Bultro (m) 21:44, 24 ago 2008 (CEST)

- Gentile "Bultro", vedi che conoscere la Legge serve? La Laurea Specialistica (3 + 2) è equipollente per legge alla laurea (v.o.) che per loro natura giuridica sono lauree generalistiche. Le specializzazioni vengono dopo.(Decreto M.I.U.R. del 5 maggio 2004 pubblicato sulla G.U.R.I. del 21 agosto 2004 n° 196). Succesivamente il M.I.U.R. ha cambiato la definizione "Laurea Specialistica" in " Laurea Magistrale" (Decetro n° 270 del 22 ottobre 2004). Che le lauree v.o. e le lauree specialistiche/magistrali non possono essere considerate "specializzazioni" è talmente evidente che basta ricordare che un laureato di I livello di area psicologica non può iscriversi ad una Scuola di Specializzazione in Psicopterpia. Per iscriversi a tale specializzazione bisogna essere laureati in Psicologia v.o. o laureato specialistico/magistrale n.o. in ambito psicologico. Continuo a non capire perchè questo debba valere per tutte le lauree e non debba valere per i Pedagogisti. Confondere la laurea specialistica oggi chiamata magistrale con la specializzazione è errore grave, molto grave. Le specializzazioni in passato si conseguivano dopo la laurea oggi dopo la laurea specialistica/magistrale. Credo, e questa è una mia opinione, che il M.I.U.R. abbia tolto la dizione "specialistica" proprio perchè induceva all'errore di considerarla una "specializzazione". Pensa che alcune università sono riuscite a far fare il "+2" ad alcuni laureati in Pedagogia dicendo loro che sarebbero diventati "specialisti". Questi colleghi si sono trovati con un "+2" che per legge vale esattamente come la loro laurea v.o. Quindi, allo stesso modo, per iscriversi ad una Scuola di Specializzazione in Pedagogia Clinica bisogna essere in possesso della laurea in Pedagogia ed equipollenti ai sensi di legge. Il laureati triennali in ambito pedagogico (classe 18 oggi diventata classe 19) non sono Pedagogisti e non lo sono per legge. Vedi i Decreti su citati. "Bultro" non si può essere Psicoterapeuti se non si è, prima, Psicologi o Medici, allo stesso modo non si può essere Pedagogisti Clinici e non essere prima Pedagogisti. Tu confondi questo, infatti scrivi che si diventa Pedagogisti Clinici frequentando un Corso post laurea triennale. Quindi consideri il "+2" una specializzazione. "Bultro", non è così e non è così per legge. Comunque, preparerò tutte la leggi e te li farò avere e con dei colleghi preparerò la voce "pedagogia clinica" e mi confronterò con te. Poi la metteremo in "voce". Antonio Calamaro.

Ho inserito questo semplice concetto, non c'era bisogno di pasticciare tutta la voce.
N.B. il mio nome utente è Bultro senza virgolette. --Bultro (m) 00:25, 25 ago 2008 (CEST)

proposta di modifiche alla voce[modifica | modifica wikitesto]

Ritengo che la voce così come è articolata possa mettere in confusione il lettore, infatti così com'è si definisce il pedagogista clinico per quello che NON può fare e non per quello che fa. Ma questo vale per qualsiasi professione. Anche il mio carrozziere NON fa psicoterapia e lo psicoterapista NON ripara la porta rotta della mia auto. Come si può descrivere qualcosa in base a ciò che non fa??? Oltre ad essere sbagliato induce le persone a pensare che il pedagogista clinico non possa tante cose e quindi che figura professionale è??? Insomma l'approccio è assolutamente sbagliato. Per cui propongo di modificare il testo ed inserire ciò che fa e come lo fa. Inoltre si deve chiarire bene gli aspetti normativi. Non è vero che la professione non è riconosciuta, è dal 1997 che la professione è censita nella Banca Dati del CNEL. Inoltre l'Unione Europea nel 2004 ha riconosciuto la Federazione Europea dei Pedagogisti Clinici (Reg.Unione Europea n.198364-2004. Mi sembra che ci siano parecchie imprecisioni, per cui propongo modifiche radicali al testo. Questo commento senza la firma utente è stato inserito da Carlo Callegaro (discussioni contributi) .

Gentile Carlo,
grazie delle tue riflessioni. Su Wikipedia, le voci enciclopediche relative alle professioni riportano frequentemente i riferimenti (anche normativi) agli ambiti - ed ai limiti - delle relative competenze professionali.
Ad esempio, nella voce Fisioterapia si trovano indicazioni normative esplicite sulle competenze di un fisioterapista; come ad esempio anche in quella sugli Psicologi (in cui si dice cosa prevede possano fare secondo la legge, ma anche vi si sottolinea chiaramente che sono differenziati dai medici in quanto non possono prescrivere farmaci), etc.
Come vedi, quello su cui stiamo riflettendo è quindi un tema generale della gestione di questo tipo di voci sull'Enciclopedia. E del resto, da un punto di vista informativo, è plausibile che chi viene a cercare un'informazione su Wikipedia voglia e possa avere necessità di conoscere sia le previsioni esplicite di legge (il "cosa può fare, secondo la legge, il medico più che l'odontoiatra"), sia le limitazioni alla stessa previste direttamente o indirettamente dalla legge stessa (ad esempio, vedi le numerose indicazioni normative di limitazione o differenziazione delle competenze professionali derivabili - anche solo indirettamente - dai testi di voci come Igienista dentale, o Odontotecnico, o Geometra, o Giornalista pubblicista, o Operatore socio-sanitario). Ora, da un punto di vista informativo, in questi casi citati vi è anche un vantaggio pratico fondamentale: le professioni in questione sono infatti esplicitamente regolamentate e definite, e normate espressamente per i loro ambiti di pertinenza, da leggi e decreti dello Stato.
Il problema, nelle professioni non normate o regolamentate, e quindi non previste dall'ordinamento legislativo nazionale (fattispecie in cui, mi par di capire, ricadano anche i pedagogisti clinici), è che per definizione non può esistere un elenco formale di atti e riserve professionali specifici e di merito, che siano normati e riconosciuti dalle leggi dello Stato.
Nel caso quindi di professioni non normate o non regolamentate dall'ordinamento giuridico, ed in merito a cui quindi Wikipedia non può dunque basarsi su "fonti normative certe" - che ne sostanzino univocamente ed esplicitamente gli ambiti di competenza - per chiarirne il campo generale di attività e di "limen funzionale" con gli ambiti viciniori, diviene dunque importante chiarire al lettore quanto la normativa nazionale preveda espressamente nello stabilire i confini funzionali dell'attività stessa rispetto alle professioni regolamentate ad essa limitrofe.
Chiarire quindi, in maniera eminentemente descrittiva e denotativa, quanto può derivare dalle leggi dello Stato sui limiti di competenza di un "pedagogista clinico" (professione che ricade nella fattispecie di indefinitezza regolamentatoria dei propri atti tipici), rispetto ai ruoli professionali viciniori sulla base della normativa esistente, può essere sicuramente un dato informativo importante e di rilevante interesse sociale; e le informazioni ivi riportate, almeno mi risulta al meglio della mia conoscenza, sono corrette rispetto a quanto riportato nei principali atti normativi da cui derivano le informazioni riportate in voce (ovviamente, sono pronto a correggermi laddove mi sbagliassi). Personalmente - e parlando di esempi generali - non comprenderei il problema nel riferire informativamente, a chi magari non conosce l'argomento, dell'esistenza di limitazioni di legge su cui si basa il dato di fatto che un geometra non può fare calcoli strutturali (perchè riservati agli Ingegneri), o che un odontotecnico non può intervenire clinicamente nella bocca del paziente (pertinenza di medici e odontoiatri abilitati), o - per arrivare ad esempio alle professioni non regolamentate - che un'addetto alla sicurezza non può arrestare nessuno (perchè riservato a pubblici ufficiali), o che un'erborista non può fare diagnosi (perchè riservata a medici). Sono infatti meri dati informativi di fatto, basati su specifiche previsioni normative ed esplicite riserve di legge; il mero citarle informativamente ha quindi chiaro carattere denotativo, e non certo connotativo. Anzi; questi riferimenti più ampi alla normativa rilevante per il macrosettore professionale di tali attività occupazionali in un'Enciclopedia possono essere fondamentali e preziosi, proprio per massimizzare sia l'interesse sociale dell'informazione fornita, che la verificabilità e chiarezza informativa di merito.
P.S.: Carlo, mi manderesti intanto un link alla normativa dell'Unione Europea che mi hai gentilmente citato ? Ho provato a cercarla, per vedere se e come fosse eventualmente inseribile in voce (per citare i documenti e gli atti normativi, su Wikipedia sarebbe necessario linkare l'atto normativo sul sito ufficiale); ma purtroppo usando quel numero di regolamento Google mi riinvia solo link a dei siti italiani (ISFAR o ANPEC), senza mai trovare il documento originale in questione. Mi puoi aiutare a reperirlo ? Grazie in anticipo !
Sperando di aver chiarito i tuoi principali dubbi, ciao, buona giornata a te, Veneziano- dai, parliamone! 13:13, 13 gen 2011 (CET)


Insisto sulla necessità di inserire informazioni rispetto a "ciò che fa" il pedagogista clinico, non solo "ciò non fa", altrimenti si rischia di non definire la professione. Per questo propongo di inserire queste informazioni sotto riportate rispetto agli ambiti di intervento.

Il pedagogista clinico attua interventi di aiuto nell’infanzia e nell’adolescenza per le difficoltà e/o disagi legati all’ambito degli apprendimenti, nelle abilità espressivo elocutorie, organizzativo motorie, cognitive, comunicativo – relazionali, di comportamento sociale e di integrazione nel contesto scuola. Ma anche nell’ambito della relazione interpersonale, in cui il soggetto a causa di eventi famigliari e/o sociali quali: separazione dei genitori, perdita di un genitore o di un famigliare di riferimento, trasferimenti di abitazione e luoghi sociali di appartenenza.

L’intervento di aiuto a favore di singoli adulti viene garantito da una diagnosi e dalla scelta di tecniche appropriate e armonizzate in modo flessibile, capaci di sostenere la scoperta, la conoscenza e l’accettazione di sé, placare le tensioni, mantenere vivo l’equilibrio delle emozioni, assumere una ritrovata fiducia, muoversi positivamente verso gli obiettivi desiderati. Interventi che predispongono ad andare oltre il disagio fino a modificare positivamente le abitudini, le regole di vita e il comportamento.

Le coppie e i gruppi trovano nelle diverse tecniche e modalità di utilizzo, occasioni importanti per uscire dal disordine e dal caos, conoscere e affrontare i rischi e le delusioni esistenziali, ogni singolo ha l’opportunità di attingere alla propria fonte viva di significati e di risorse per acquisire un adeguato stile relazionale e comunicativo.

Altri interventi di aiuto condotti dal pedagogista clinico sono rivolti: all’orientamento scolastico e professionale, alla formulazione di itinerari educativi di aggiornamento/formazione per il personale delle scuole e per gli educatori presenti in enti pubblici e privati, al sostegno alla genitorialità. Carlo Callegaro (msg)

piccole correzioni[modifica | modifica wikitesto]

... onde evitare ridondanze sul termine "privato" e il suo corollario: sembra altrimenti fin troppo evidente la motivazione di chi scrive!

per consulenza e sostegno, in quanto termini ambigui, non si può certo parlare di prerogativa degli psicologi: la consulenza finanziaria è ovviamente, per es., prerogativa di operatori finanziari, ecc.

saluti a tutti nicola --Nicola Gianinazzi (msg) 08:54, 17 apr 2011 (CEST)

In Italia la normativa è quella. --Veneziano- dai, parliamone! 10:59, 17 apr 2011 (CEST)
non mi sembra: consulenza non psicologica viene elargita anche dai counselors per esempio, inoltre esiste il sostegno educativo, pedagogico e scolastico oltre al sostegno piscologico... insomma: ridondante e tautologico. So di infastidire il tuo castello ideologico in tal modo, ma spesso le "interpretazioni soggettive" si celano proprio dove meno ce lo si aspetterebbe! Ma lascio il campo al tuo potere, visto che mi sembra controlli quasi tutte le pagine annesse e connesse in lingua italiana! "geolimitazione"? Saluti nicola --Nicola Gianinazzi (msg) 11:48, 17 apr 2011 (CEST)
No, Nicola, mi spiace, mi sembra proprio il contrario. Hai inserito reiteratamente, anche in altre voci, continui riferimenti a punti di vista (geolimitatissimi) di società locali, con grande rilievo.... di certo non puoi dire che sono altri, coloro che stanno inserendo elementi geocentrici. E per il contenuto, allo stato c'è assai poco di "soggettivo": la normativa parla chiaro (vedi L.56/89) - consulenza e sostegno psicologico sono atti di legge espressamente riservati agli psicologi da vent'anni. Veneziano- dai, parliamone! 15:24, 17 apr 2011 (CEST)
Caro Veneziano, come vedi il problema era linguistico: mancando gli attributi specifici ad ogni voce, il testo (comunque più in forma "di negazione" che "di affermazione") sembrava negare ogni accesso a consulenza e sostegno "in genere". Giustamente qui sepcifici meglio, dunque penso sarai d'accordo ora con la mia modifica... Geolimitato comunque alla sola Italia: come anche tu qui mi confermi! Il pedagogo si occupa di consulenza e sostegno appunto pedagogici... e qui piu esperti di me aprono le danze epistemologiche e politico-professionali, anche se non enciclopediche. Da noi cerchiamo di mettere insieme ed integrare, piuttosto che creare steccati anche legislativi troppo alti e rigidi. Buona domenica nicola --Nicola Gianinazzi (msg) 15:35, 17 apr 2011 (CEST)
Comunque i miei riferimenti erano sempre minimi e circoscritti e definire geolimitatissimi Svizzera - Austria - Germania mi sa proprio di italocentrismo acuto! Non so se riusciremo mai ad intenderci su questo... Apprezzo però che diverse "mie" cose siano state accettate ed integrate nelle rispettive voci di Wikipedia. Se non risulto troppo pedante cercherò ancora di collaborare qua e là.--Nicola Gianinazzi (msg) 15:41, 17 apr 2011 (CEST)

Rossella[modifica | modifica wikitesto]

Ho tentato di modificare la pagina per introdurre qualche elemento di verità, ma non mi è stato consentito. Ho commesso, involontariamente, degli errori procedurali, perchè non esperta di wiki; non conosco tutte le funzioni, ma ho letto e compreso bene i principi ispiratori della policiis e non mi pare che sia rispettata nella versione attuale (prediletta da Veneziano). Perciò, sarebbe opportuno almeno precisare i seguenti punti:

  • il Postgraduate Certificate in Pedagogia clinica si consegue post-laurea attraverso una formazione triennale con tesi finale;
  • la professione di pedagogista clinico è riconosciuta dal CNEL (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro);
  • il Postgraduate Certificate di Pedagogista Clinico è il titolo che consente l'iscrizione all'Albo professionale dell'ANPEC (Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici)e all'ALBO Europeo dei Pedagogisti Clinici (Reg.Unione Europea n. 198364-2004) previo conseguimento del Certificat Européen de Formation;
  • l'Istituto Internazionale di Pedagogia Clinica® garantisce la scientificità di tecniche, tecnologie e metodi (tutti protetti da marchio e da brevetto) adottati dal Pedagogista clinico.

Devo rilevare, inoltre, che le informazioni riportate nella sezione "normativa italiana" circa le competenze del pedagogista clinico sono fuorvianti e denigratorie, in quanto si elenca solo ciò che non può fare. Questa modalità è riprovevole. La professione del pedagogista clinico presenta delle proprie specificità che non vengono menzionate e che invece sono "esclusive". Su quest'ultimo aspetto potrei - posto che mi venga consentito - introdurre i dovuti chiarimenti documentandoli con note bibliografiche (che mancano del tutto). E per finire, sarebbe opportuno integrare la pagina con l'etimologia del termine "clinica". --Rossella Tedeschi (msg) 13:59, 28 ago 2011 (CEST)

Solo rapidamente, perchè purtroppo in questi giorni mi posso dedicare poco a Wiki: gentile Rossella, nessun problema per gli errori procedurali, capita spesso a chi inizia a contribuire a Wiki, l'importante era appunto chiarirli. Quindi, nessuna preoccupazione per questo. Come vedi dalla discussione, alcuni punti che sollevi sono già stati ripetutamente analizzati e discussi dalla comunità di utenti. In varie voci di Wikipedia si chiarificano abitualmente i limiti funzionali dei ruoli professionali, anche per contrasto; in questo non solo non vi è niente di strano, ma può anche essere utile per facilitare la comprensione informativa del ruolo e dei suoi eventuali limiti (vedi ad esempio Operatore socio-sanitario, Counsellor o altri ancora). Ricordo che, per la normativa italiana, gli atti "esclusivi" sono solo quelli espressamente riservati dal legislatore agli iscritti a determinati ordini professionali (ad esempio, le prescrizioni di farmaci sono atto esclusivo dei medici). Il ruolo cui si riferisce la voce non risultera invece essere una professione in merito alle cui competenze specifiche si sia espresso il legislatore; pertanto, nell'oggettiva difficoltà definitoria del ruolo da un punto di vista normativo, la voce prevede, a mio parere correttamente dal punto di vista enciclopedico, una parte iniziale che ne descrive alcune attività, per poi precisarne correttamente anche alcune delimitazioni chiarificatorie. Un saluto, Veneziano- dai, parliamone! 15:24, 28 ago 2011 (CEST)
A me sfuggono alcune cose:
  1. che significa "riconoscimento" del CNEL? a me risulta che una professione è riconosciuto con legge (così è per tutte le professione per le quali esiste un albo) e non da un atto del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro
  2. da ricerce fatte in rete mi pare che l'Albo professionale dell'ANPEC non abbia alcuna valenza giuridica (non come quella di medici, avvocati ecc..) e non comprendo anche il richiamo alla registrazione europea (da quando in qua l'unione europea detiene la registrazione di albi?) --ignis Fammi un fischio 16:26, 28 ago 2011 (CEST)

Precisazioni:

  • La professione di pedagogista clinico non è regolamentata. Il CNEL riconosce professioni regolamentate e non regolamentate. Queste ultime sono state classificate dal CNEL in categorie; le professioni di pedagogista e di pedagogista clinico rientrano nella categoria delle professioni sanitarie non regolamentate, ossia prive di ordini e albi.
  • L'ANPEC (Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici) è registrata dal 2 maggio 1997 nella banca dati del CNEL ed è membro della Consulta del CNEL dal 2 maggio 2000.
  • Nel 2004 l'ANPEC è entrata a far parte della Federazione Europea delle Associazioni dei Pedagogisti Clinici (Reg.Unione Europea n.198364-2004).
  • L'ANPEC non è un'associazione di pedagogisti che si sono riuniti a "titolo privato" per passare il tempo insieme, come si vuol far credere nell'attuale versione della pagina oggetto di discussione. A questa Associazione ci si può iscrivere dopo una formazione triennale post-laurea presso l'ISFAR (Istituto Superiore di Formazione e Ricerca).
  • L'ISFAR è:

Ente accreditato dal MIUR - Ministero della Pubblica Istruzione, Decreto del 19/10/2007 DGPERS. 20402 Prot. 100; Ente accreditato dal Ministero della Salute Provider E.C.M. Reg. 9072; Ente accreditato dalla Regione Toscana n.FI0016 ai sensi del DGR 968/07 e successive modificazioni con Dec. 3389 del 25/07/2008; Ente abilitato dalle Università di Firenze, di Roma e di Palermo al tirocinio post-laurea per l'abilitazione all'esercizio della professione di Psicologo; Ente accreditato dall'Università di Chimboraso (Ecuador).

  • La professione del Pedagogista clinico è disciplinata dallo Statuto, dal Regolamento e dal Codice deontologico dell'Associazione.

Un'ultima osservazione: se riuscissimo a definire in maniera corretta la professione del pedagogista clinico (precisando anche cosa può fare), potremmo poi passare a spiegare anche "che cos'è" la Pedagogia clinica. Veneziano comprenderebbe poi che l'esclusività della scienza promana direttamente dagli artt. 9 e 33 della Costituzione italiana che ne garantiscono lo sviluppo e la libertà nel campo della ricerca e dell'insegnamento. --Rossella Tedeschi (msg) 18:25, 28 ago 2011 (CEST)

Se la professione di pedagogista clinica non è regolamentata significa che non è riconosciuta e questo dice correttamente la voce. Più in particolare esiste una associazione, questa ha deciso di regolamentare una data figura, tutto quello che quindi discende dalla associazione è un fatto che nulla ha a che vedere con il regime pubblicistico che regolamenta invece le altre professioni (idem per la Federazione Europea delle Associazioni dei Pedagogisti Clinici che è una mera associazione). In altri termini io non posso oggi professarmi avvocato, nè psicologo senza essere iscritto all'albo, mentre posso tranquillamente appellarmi pedagogo clinico perchè nessuna legge ha istituito un albo e ne impone la iscrizione. Infine per favore evita di prendermi in giro (scusami ma questo mi pare l'intento): gli accreditamenti di cui parli (ad es. ECM e agenzia formativa della regione toscana) li conosco bene e li possono avere associazioni e società commerciali e significano solo che si possono fornire corsi accreditati ECM o nel caso dell'agenzia formativa finanziati dalla UE
In definitiva se non esiste regolamentazione di diritto pubblico non vedo come possiamo precisare cosa "può fare". Possiamo caso mai dire cosa non può fare cioè tutto quello che la legge prevede possa essere esercitato solo con iscrizione ad un albo o data laurea o specializzazione --ignis Fammi un fischio 18:31, 28 ago 2011 (CEST)

Mi spiace davvero questa assurda polemica e non è mia intenzione "prendere in giro" nessuno, ma semplicemente spiegare che, pur non rientrando tra le professioni regolamentate, non ci si può improvvisare pedagogisti clinici senza una formazione triennale con tesi finale. Prescindendo dagli albi e dagli ordini, la Pedagogia clinica è una nuova scienza, di questo avevo intenzione di parlare quando sono entrata in questa pagina. Credevo che in wiki fosse possibile la condivisione delle conoscenze, invece noto che chi ha il controllo può arrogarsi il diritto di censurare e di denigrare, in barba ad ogni policiis di rispetto verso le persone e verso il sapere. L'ignoranza di chi ha scritto la versione attuale della pagina è dimostrata dal fatto che manca ogni riferimento bibliogafico. Senza contare che è scritta in un pessimo italiano. Saluti.

P.S. Il pedagogista clinico può fare tutto ciò che psicoterapeuti, medici, psicologi, fisioterapisti, logopedisti, neuropsicomotricisti e neuropsichiatri NON possono fare. Se vi interessa scoprirlo, lasciatemi aprire una nuova sezione dal titolo "Ciò che il pedagogista clinico può fare" e ve lo spiego. --Rossella Tedeschi (msg) 22:02, 28 ago 2011 (CEST)

scusami ma prima occorre discutere. In wikipedia non esiste la censura e non esiste neanche l'agiografia o la ricerca originale per fini estranei alla enciclopedia stessa. Iniziamo da questo: chi dice che non ci si può improvvisare pedagogisti clinici senza una formazione triennale con tesi finale? Un associazione, giusto? --ignis Fammi un fischio 22:10, 28 ago 2011 (CEST)

Nessuno te lo impedisce come ad un medico di medicina generale non e' proscritto di fare ad esempio medicina estetica. Si tratta di una questione di coscienza. Mi permetto pero' di inserirmi in questa discussione perche' sono rimasta stupita dai toni che trovo, personalmente, molto in contrasto con quelli che professionisti, impegnati ed entusiasti, dovrebbero avere nel fare informazione che si presuppone oggettiva e non orientata, in alcun modo da opinioni personali. Perche' mi chiedo, non e' possibile descrivere la professione del pedagogista(regolarmente laureato) con orientamento pedagogico clinico (perfezionamento o Master= titolo accadimico afferente alla professione del pedagogista, conseguito presso Universita' o presso Enti accreditati) magri specificando che trattasi di una professione non rwgolamentata ma che, come prevede la legge in questi casi (art.26 del D.Lgs. 206/2007 per le professioni non regolamentate) regolarmente annotata in un elenco depositato presso il Ministero della giustizia? Perche' quindi non e' previsto, nel vs proggetto, nella pag. Dedicata alla 0Pedagogia clinica, un approccio simile a quello che avete utilizzato nella descrizione del Counselor?Un saluto - Paola Il precedente commento non firmato è stato inserito da Paolads (discussioni contributi).

che si tratta di professione non regolamentata è scritto. Circa il paragone con altre voci lo eviterei, ogni voce fa storia a se --ignis Fammi un fischio 20:39, 29 ago 2011 (CEST)

Non e' un paragone, ma un esempio

Comunque e' una non risposta, evitamento......Paola Il precedente commento non firmato è stato inserito da Paolads (discussioni contributi).

le risposte le riesco a dare nel concreto, e ne concreto: c'è qualcosa in voce che è inesatto? di certo posso dire che modifiche di questo tipo non vanno bene. Ad es. chi dice che è una scienza? fonti terze? --ignis Fammi un fischio 20:54, 29 ago 2011 (CEST)

Io ho fatto domande concrete sulla descrizione di una voce che ritengo personalmente non completa. Possiamo trovare insieme la soluzione nel rispetto delle regole. Voi avete piu' esperienza in merito. Solo per rispondere E' inesatto che solo l'iscizione ad un ordine abiliti ad una professione. E' concreto che esistono associazioni pivate (es. SIUMB o SIEOG ...etc) che allo stato attuale dettino linee guida. Ma non intendo al momento cambiare discorso. Mi sono inserita nella discussione per fare delle domande precise alle quali, quando vorrete, mi piacerebbe avere delle rispose, ovviamente se possibile. Ringrazio anticipatamente. Un saluto - Paola Il precedente commento non firmato è stato inserito da Paolads (discussioni contributi).

Leggi Aiuto:Firma. Scusa ma le domande devo essermele perse. E assolutamente esatto dire che che se una professione è riconosciuta dalla Stato è perchè essa è regolamentata. Il fatto che ci siano una o più associazione che in privato la regolamentino ha valenza giuridica solo tra gli associati e non certo erga omnes. Se qui invece si vuol fare passare un concetto diverso da questo non avrebbe alcun appiglio giuridico e logico. Tu attendi risposte, io invece attendo di capire cosa vorreste introdurre in voce (con relative fonti). --ignis Fammi un fischio 21:37, 29 ago 2011 (CEST)

Scusami per la firma. Vorremmo aggiungere, pur precisando che si tratta di una professione in attesa di regolamentazione italiana come per il counselor, di cosa si occupa come afferente a quella del pedagogista ovviamente, nello strumentario e nell' approccio alla persona. Quindi la modifica proposta, rivedetela, corregetela, ma almeno integrate le informazioni.

La questione dell'albo poi e' altra cosa. Per quanto mi riguarda parlo della professione e delle sue applicazioni pratiche

Diciamo che volendo, possiamo insieme arricchire la voce tenendo conto di tuti gli aspetti. Cosi' come' ripeto e' molto fuorviante. Sembra addirittura che una mattina ci si e' svegliati e si e' inventata questa cosa. Dietro invece ci sono comunque professionisti (pedagogisti, psicologi, medici) che si impegnano a favore della persona in reciproca collaborazione. Paola Il precedente commento non firmato è stato inserito da Paolads (discussioni contributi).

leggi Aiuto:Firma. Sul resto, se mi fai un esempio concreto è più facile valutare --ignis Fammi un fischio 22:26, 29 ago 2011 (CEST)

Paola[modifica | modifica wikitesto]

sul resto cosa? Le modifiche intendi?--Paolads (msg) 22:57, 29 ago 2011 (CEST)

si --ignis Fammi un fischio 22:58, 29 ago 2011 (CEST)

Ok... A domani pero'. --Paolads (msg) 23:02, 29 ago 2011 (CEST)

Te lo metto qui in coda? O come?--Paolads (msg) 18:58, 30 ago 2011 (CEST)

un piccolo esempio, un frase o poco più con relativa fonte, qui di seguito --ignis Fammi un fischio 19:46, 30 ago 2011 (CEST)

Ma scusa!! Tu riesci a valutare l'impostazione di una pagina da una piccol frase?--Paolads (msg) 20:06, 30 ago 2011 (CEST)

un pagina è fatta di frasi --ignis Fammi un fischio 21:04, 30 ago 2011 (CEST)

Ascolta cerchiamo di essere seri. Io, in base a quanto concordato ieri,ho rivisto la pagina per dare un contributo che costituisce un arricchimento. Ritengo che da una frase non si possa valutare. Se sei/siete minimamente interessati ed aperti come dite di essere, possiamo andare avanti. Altrimenti per me sincerMente la realta' delle cose, che sono dati di fatto, non cambia, pertanto i ns scambi possono terminare qui. Pero' da questa esperienza ho imparato cos'e' questa 'libera' enciclopedia sopratutto relativamente a questo progetto. Non gradisco essere presa in giro tanto quanto io non lo faccio con gli altri. Un saluto--Paolads (msg) 21:18, 30 ago 2011 (CEST)

fammi capire, io ti posso spiegare per filo e per segno perchè questo edit non va per niente bene e tu invece pretendi fiducia "a babbo morto" cioè non mi dici cosa vuoi mettere in voce, non mi dici cosa non va in voce, non porti fonti e pretendi? facciamo così se vuoi che valuti un tuo libero scritto mettilo in una tua sandbox e si vedrà (la tua sandbox è Utente:Paolads/sandbox) --ignis Fammi un fischio 21:32, 30 ago 2011 (CEST)

Non ti ho chisto alcuna fiducia. Perche' dovrei chiederla a te. Non volevo fare le modifiche, volevo presentarti l'eventuale testo modificato, prima di inserirlo, eventualmente. Ma se mi dici che da una frase tu capisci tutto questo e' quanto dire. Quell'edit non l'ho scritto io. Ma tu credo a questo punto che non leggi. Figurati se leggeresti senza pregiudizi il testo che volevo corretamente condare con te/voi. Io sono stata corretta ed educata collega. Rvediti le regole della comunicazione. Buon proseguimento--Paolads (msg) 21:46, 30 ago 2011 (CEST)

in wikipedia la comunicazione è abbastanza semplice. Tizio scrive in questa pagina: io vorrei scrivere che "la pedagogia clinica è una scienza", Caio risponde: non va bene, manca la fonte terza che supporti l'affermazione ecc... Saluti --ignis Fammi un fischio 21:50, 30 ago 2011 (CEST)

Tizio e caio dovrebbero essere sullo stesso piano. Tizio lle fonti epistemologiche le ha. Ma Caio non le vuole leggere. Anche se si era concordato diversamente. Non gli conviene. Addirittura Caio ha il potere di valutare da una sola frase. Bravo! Non sei un PC.......!Chiunque legga il ns scambio, chiunque non di parte, sapra' valutare, e' palese. Ovviamente la discussione sara' ad arte cancellata chissa' da quale amministratore.--Paolads (msg) 21:59, 30 ago 2011 (CEST)

E non pretendere o credere di aver ragione. Non l'hai. Hai solo il'potere' in piu' di me in questo progetto. Ci si accontenta di poco nella vita. Discussione terminata da parte mia. Continua cosi' con questo atteggiamento molto professionale.--Paolads (msg) 22:02, 30 ago 2011 (CEST)

uhmm ricominciamo con una premessa, wikipedia non è una professione quindi non devo e non sono professionale, nel merito:
  1. un utenza inserisce vaste sezioni prive di fonti. In questa pagina le viene spiegato il perchè quelle parti non sono accettabili, in questa pagina inoltre viene fatto notare che i vari accreditamenti dell'associazione (come agenzia formativa, per l'ecm ecc..) non hanno valore
  2. Ad una mia specifica domanda l'utente Rossella sparisce. Compari tu che cominci e finisci con generici appelli e ad oggi nulla di concreto hai portato o richiesto.
La discussione è sopra leggibile ovviamente e tale resterà, no problem, nessuno cancellerà, per i complotti abbiamo voci ad hoc. Buona vita --ignis Fammi un fischio 22:10, 30 ago 2011 (CEST)

L'utente Rossella non è sparita. Sono semplicemente andata al mare, ma sono tornata con piacere. Condivido quanto sostiene l'utente Paola e mi fa piacere scoprire che altri la pensano come me. La discussione è molto interessante, mi prefiggo di fugare al più presto i dubbi di Ignis argomentando con dovizia le mie risposte ai suoi quesiti. A presto e buona serata a tutti.--Rossella Tedeschi (msg) 22:41, 30 ago 2011 (CEST)

Sui dubbi di Ignis[modifica | modifica wikitesto]

Cercherò di procedere in maniera ordinata per chiarire (argomentando) tutti i dubbi sollevati da Ignis, facendo qualche proposta e ponendo - a mia volta - qualche altra questione nel tentativo di riportare la discussione all’oggetto di interesse, ossia la voce “pedagogia clinica”.

1. Ad una valutazione oggettiva della pagina, emerge che di pedagogia clinica non si parla affatto e che tutta la discussione sugli eventuali miglioramenti e contributi è centrata sul paragrafo intitolato “Normativa italiana”. Tale titolazione non è attinente alla pedagogia clinica, in quanto la p.c. non si occupa di normativa né tantomeno sarebbe pertinente affrontare nell’ambito di questa voce la problematica afferente le professioni regolamentate e non regolamentate. La titolazione, quindi, produce un equivoco e perciò andrebbe cambiata e sostituita con “Il pedagogista clinico”, che è il soggetto dell’informazione contenuta nel paragrafo. Su questo punto, di pura correttezza logico-formale del testo, auspico il confronto anche alla luce dell’impostazione di altre pagine che trattano di figure professionali.

2. Entriamo adesso nel merito. Ignis afferma (le parti in corsivo sono riportate testualmente con il copia-incolla): Se la professione di pedagogista clinica non è regolamentata significa che non è riconosciuta e questo dice correttamente la voce. Più in particolare esiste una associazione, questa ha deciso di regolamentare una data figura, tutto quello che quindi discende dalla associazione è un fatto che nulla ha a che vedere con il regime pubblicistico che regolamenta invece le altre professioni (idem per la Federazione Europea delle Associazioni dei Pedagogisti Clinici che è una mera associazione). La professione del pedagogista clinico non è regolamentata e mi pare che nessuno qui voglia affermare il contrario. Tornando al punto 1): la versione attuale della pagina dal titolo “Pedagogia clinica”, dopo una succinta e sgrammaticata definizione, passa a “normativa italiana” per elencare tutto ciò che il pedagogista clinico non può fare. Questa impostazione è deviante, perché affossa l’informazione dentro un argomento (non pertinente allo scopo della pagina) che riguarda la classificazione delle professioni, quasi che il p.c. non possa fare determinate cose a causa della mancata regolamentazione o a causa della stessa specializzazione. Il pedagogista clinico non fa diagnosi psicologica o rieducazione motoria o cmq cose di specifica competenza di altre professioni esattamente come ogni onesto professionista non fa cose afferenti ad altre professioni. Perciò, oltre alla modifica della titolazione “Normativa italiana” in “Il pedagogista clinico” propongo di chiarirne le competenze e di precisare ciò che NON FA (questo sì, per contrasto) rispetto alle altre professioni, in quanto l’espressione NON PUO’ FARE genera almeno tre equivoci:

  • che il pedagogista clinico sia aduso ad abusi professionali, giacché Wikipedia ravvisa la necessità di “prescrivere” per contrasto ciò che non gli sarebbe consentito fare;
  • che alcuni Ordini professionali possano arrogarsi il diritto di normare ciò che professionisti di ambiti diversi debbano o non debbano fare;
  • che la specializzazione in pedagogia clinica comprometta la possibilità di adottare altre tipologie di trattamento (psicoterapeutiche, psicologiche) pur avendone titolo e che, ad esempio, il dottore in psicologia che si è specializzato in pedagogia clinica non possa più fare diagnosi psicologica.

La corretta informazione scientifica è quella che non induce a deduzioni errate nè a interpretazioni soggettive, quindi la sezione deve essere riformulata affinché il lettore possa comprendere in maniera certa ed inequivocabile che il pedagogista clinico non fa e non adotta metodi e strumenti altrui in quanto opera con modalità, strumenti diagnostici, tecnologie, tecniche e metodi propri ed esclusivi. Propongo quindi di modificare le affermazioni “per contrasto” nel seguente modo: Il pedagogista clinico:

  • non fa psicoterapia (eliminando il resto, perché lo psicoterapeuta specializzato anche in pedagogia clinica sceglie in scienza e coscienza, a seconda del caso, se adottare la psicoterapia o la pedagogia clinica, ma nessuno può impedirgli di fare psicoterapia “a causa”della specializzazione in p.c.);
  • non prescrive farmaci, (prerogativa dei medici), ma anzi si pone in alternativa al trattamento farmacologico del disagio;
  • non fa consulenza psicologica, sostegno psicologico e diagnosi psicologica (eliminando il resto, per gli stessi motivi spiegati in relazione alla psicoterapia);
  • non fa rieducazione motoria (prerogativa dei fisioterapisti), perché le tecniche e i metodi pedagogico-clinici sono alternativi rispetto ad ogni modalità “addestratoria”; inoltre il pedagogista clinico “non agisce sulla base di quel modello autoritario che prevede un paziente completamente passivo, dipendente dalle scelte dell’operatore” (fonte: Pesci Guido 2004, Percorso clinico, Roma, Ed. scientifiche Magi)
  • non fa trattamenti sui disturbi del linguaggio e della comunicazione (prerogativa dei logopedisti), in quanto la valutazione e l’intervento pedagogico-clinico non sono mai centrati sul sintomo o sul deficit, ma sulla persona intesa globalmente nella sua unità psicofisica;
  • non fa trattamenti psicomotori (ma potrebbe, nell’ambito di una modalità eclettica di intervento di aiuto, se dotato anche del titolo di neuropsicomotricista o psicomotricista);
  • non fa diagnosi e riabilitazione dei disturbi di apprendimento e dei disturbi neuropsicologici (prerogativa dei neuropsichiatri infantili, degli psicologi e dei logopedisti) perché l’intervento pedagogico-clinico si fonda sul calcolo delle potenzialità della persona globalmente intesa e non sul disturbo; la p.c., rifugge, anzi, ad ogni classificazione che riduce la persona al suo deficit.

Tutto ciò, a mio avviso, andrebbe fatto per onestà intellettuale e per “dare senso” ad una descrizione per contrasto che, allo stato delle cose, non lascia capire il risvolto del contrasto stesso. Su questo aspetto l’opinione e la valutazione di Veneziano, sostenitore delle elencazioni per contrasto, sarebbero quanto mai necessarie.

3. Secondo Ignis: In definitiva se non esiste regolamentazione di diritto pubblico non vedo come possiamo precisare cosa "può fare". Possiamo caso mai dire cosa non può fare cioè tutto quello che la legge prevede possa essere esercitato solo con iscrizione ad un albo o data laurea o specializzazion. Ignis stenta a comprendere, quindi sono costretta a riformulare con parole diverse un concetto già ripetuto più volte: si consegue il titolo di pedagogista clinico DOPO una laurea magistrale (quinquennale) o del vecchio ordinamento; quindi il pedagogista clinico, prima ancora di specializzarsi, ha già un titolo di “dottore”, perciò è già abilitato a fare ciò che è di sua competenza. L’acquisizione del “Postgraduate certificate” (che in lingua italiana significa, per l’appunto, specializzazione post-laurea) in Pedagogia clinica è “un di più”. Ora, come esiste l’elenco degli psicoterapeuti (e non l’albo degli psicoterapeuti), così esiste l’elenco dei p.c. In quale maniera il cittadino può salvaguardarsi dai disonesti che spacciano specializzazioni mai acquisite? Se ha bisogno di uno psicoterapeuta consulterà l’elenco relativo; così pure farà se avrà bisogno di un pedagogista clinico.

4. Secondo Ignis: In altri termini io non posso oggi professarmi avvocato, nè psicologo senza essere iscritto all'albo, mentre posso tranquillamente appellarmi pedagogo clinico perchè nessuna legge ha istituito un albo e ne impone la iscrizione. Ignis appare convinta che quanto asserito da un’associazione professionale, se non stabilito da un Ordine professionale, sia privo di valore, perciò chiunque potrebbe spacciarsi per pedagogista clinico (infatti si dice pedagogista, non pedagogo). A parte il fatto che spesso la cronaca ci informa di disonesti che si spacciano per dentisti, medici, ecc. (quindi chi è fondamentalmente disonesto non si lascia spaventare dagli Ordini), bisogna sapere che in Italia le associazioni rappresentative a livello nazionale delle professioni non regolamentate sono registrate presso il Ministero della Giustizia (articolo 26 del D.Lgs. 206/2007). Per quanto riguarda gli abusi e le truffe nell’ambito delle professioni, si rinvia al Codice Penale.

5. Ignis scrive: Infine per favore evita di prendermi in giro (scusami ma questo mi pare l'intento): gli accreditamenti di cui parli (ad es. ECM e agenzia formativa della regione toscana) li conosco bene e li possono avere associazioni e società commerciali e significano solo che si possono fornire corsi accreditati ECM o nel caso dell'agenzia formativa finanziati dalla UE. Io non parlo affatto di accreditamenti, sia perché non li ritengo oggetto della discussione sia perché non suscitano il mio interesse. Ho semplicemente precisato che l’ISFAR, Istituto preposto alla formazione post-laurea dei p.c., è un ente accreditato dal MIUR e dal Ministero della Salute. Se per Ignis ciò è privo di valore, perché non crede nella qualità formativa di Istituti, Enti ed Agenzie formative accreditate, rimane un’opinione personale che niente ha a che vedere con le finalità di WP nell’ambito delle quali dovremmo dare una corretta informazione. I giudizi di “valore” relativi ad una formazione, specializzazione o organizzazione professionale non dovrebbero riguardare questa sede. Sono purtroppo determinati dalla versione attuale della pagina. Convengo che anche la mia versione contiene errori di formulazione e di aver sbagliato (nelle modalità), ma ho già precisato in altri momenti che non sono esperta di WP, scusandomi per gli errori in buona fede. In seguito ho compreso meglio come funziona, quindi mi sto sforzando di riportare il dibattito nella sua giusta dimensione.

6. Ignis chiarisce: In wikipedia non esiste la censura e non esiste neanche l'agiografia o la ricerca originale per fini estranei alla enciclopedia stessa. La pedagogia clinica non è più, dopo un quarantennio circa di studi, sperimentazioni e realizzazioni una ricerca originale nel senso wikipediano del termine, ossia basata su fonti primarie. Un pioniere della p.c. in Italia è stato Antonio Gonnelli-Cioni che nella seconda metà dell’Ottocento diede inizio all’opera di recupero dei soggetti frenastenici . A lui si devono il primo Istituto Italiano per Frenastenici, l’istituzione del primo corso per insegnanti specializzati in ortofrenia e del Metodo intuitivo-pratico-relazionale (documentabile con fonti secondarie e terziarie).

7. Ignis conclude: Iniziamo da questo: chi dice che non ci si può improvvisare pedagogisti clinici senza una formazione triennale con tesi finale? Un associazione, giusto? No, lo dicono il MIUR e il Ministero della Salute quando accreditano gli Istituti di formazione preposti a rilasciare titoli di specializzazione. Le associazioni dei professionisti dicono altro. Ciò a prescindere che la professione sia regolamentata o no. Nel caso delle professioni non regolamentate, le associazioni dettano le norme della deontologia professionale, sopperendo alle carenze della normativa vigente anche in fatto di tutela del cittadino. Perciò le associazioni delle professioni non regolamentate, rappresentative a livello nazionale, devono essere registrate presso il Ministero della Giustizia. Non capisco, tuttavia, perché alla voce “Pedagogia clinica”, nella sezione “Normativa italiana”, siano state indicate anche le sigle di associazioni professionali non afferenti alla voce in oggetto. Ad esempio ANPE, FI.PED, SIPED e così via, pur essendo rappresentative dei pedagogisti, non possono dirsi rappresentative dei pedagogisti clinici laureati in Psicologia (classi 58/S, LM-5, V.O.), Medicina e Chirurgia, Filosofia (Classi 17/S, 18/S,LM 78 e V.O), ecc. Quindi, se la pagina vuole parlare davvero della pedagogia clinica e far comprendere ai lettori che cos’è, deve, per essere attendibile, menzionare l'associazione nazionale, l’unica (che io sappia, ma ben vengano altre precisazioni) che ad oggi rappresenta a livello nazionale ed europeo i pedagogisti clinici: l’ANPEC.

Conclusione: le informazioni riportate nell’attuale versione sono errate almeno al 90% oltre che totalmente prive di fonti. Se volete, possiamo discutere all’infinito sulle prerogative degli ordini e delle associazioni, ma per correttezza ed onestà intellettuale non possiamo dare informazioni sbagliate per avvalorare le opinioni personali. Quindi l’invito è quello di procedere, punto per punto, sia pure frase per frase, come dice Ignis, alla modifica della versione pubblicata. Spero di essere stata esaustiva, e se qualcuno ha letto tutto… ringrazio per l’attenzione. --Rossella Tedeschi (msg) 17:24, 31 ago 2011 (CEST)

  1. la normativa in italia è una sezione rilevante posto che in italia esistono appunto una serie di professioni regolamentate e albi. Tale rilevanza è poi maggiore se si pensa che esiste una associazione che ha , motu proprio, istituito regolamento e albo. Va quindi detto che tale regolamentazione non ha valenza pubblicistica
  2. la distinzione che vuoi proporre tra NON FA e NON PUO' FARE è , scusami, risibile. In Italia non si può rubare ma esistono i ladri, i magistrati più di altri devono rispettare le leggi eppure finiscono anche loro in galera. Non comprendo quindi come tu possa affermare che il pedagogista clinico NON FA. Mi spiace per il tuo ottimismo ma il NON PUO' FARE è cosa certa (le leggi dicono che non può farlo) mentre il NON FA lo rimetto all'onniscenza divina e non certo a Wikipedia. Nel merito delle singole cose mi servirà studiare un po' prima di risponderti
  3. Continui secondo me a instillare confusione: la figura dello psicoterapeuta è un figura che fa riferimento ad una legge dello Stato che regolamenta la figura (art.3 della L.56/89 - Ordinamento della Professione di Psicologo) inoltre è un medico o uno psicologo cioè iscritto a un albo riconosciuto dallo Stato. Analoga legge non esiste per il pedagogista clinico e l'unica disciplina che esiste è quella dell'associazione che non può essere obbligatoria e non ha valenza pubblicistica
  4. ignis non è convinta perchè trattasi di uomo praticante. L'art. 26 di cui parli tu concerne il sentire in materia di piattaforme comuni le associazioni rappresentative sul territorio nazionale che tradotto significa che quando in UE dovranno decidere qualcosa sulle canoee sentiranno le associazioni dei canoisti. E quindi?
  5. Vedi la cosa è molto semplice: un associazione forma una data figura professionale secondo regole e modalità da essa stabilite e che non ha regolamentazione nelle leggi dello Stato.
  6. qui serve la fonte: le associazioni dettano le norme della deontologia professionale, sopperendo alle carenze della normativa vigente anche in fatto di tutela del cittadino.[senza fonte] --ignis Fammi un fischio 17:54, 31 ago 2011 (CEST)

Ecco la fonte: 1

D.M. 28 aprile 2008 (1).

Requisiti per la individuazione e l'annotazione degli enti di cui all'articolo 26 del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, nell'elenco delle associazioni rappresentative a livello nazionale delle professioni regolamentate per le quali non esistono ordini, albi o collegi, nonché dei servizi non intellettuali e delle professioni non regolamentate. Procedimento per la valutazione delle istanze e per la annotazione nell'elenco. Procedimento per la revisione e gestione dell'elenco. (2)

Precisamente al punto 7--Paolads (msg) 22:07, 31 ago 2011 (CEST)

io davvero mi sento preso in giro. Esiste il decreto leglislativo 206/2007 che all'art. 26 dice che nel caso in cui ci sia da discutere di qualcosa che riguardi categorie di professionisti per i quali non esiste un ordine o un albo, si devono sentire le associazioni rappresentative sul territorio nazionale (nota il plurarale). Il legislatore quindi dice come faccio a individuare questa associazioni?, a tal fine emana il decreto ministeriale (un regolamento) del 28 aprile 2008 che fissa dei requisiti che queste associazioni devono avere e poi se hanno questi requisiti possono iscriversi ad un elenco presso il Ministero di Grazia e Giustizia. E quindi? questo equivale a dire che l'associazione maestri di sci (che ha dati requisiti e si è iscritta all'elenco) può essere sentita su piattaforme comuni. Questo però non significa affatto che io posso fare il maestri di sci solo se sono iscritto all'associazione e così anche non significa che qualcuno ha dato il potere alla associazione di regolamentare il "ruolo" --ignis Fammi un fischio 22:32, 31 ago 2011 (CEST)

Nessuno dice che puoi fare il pc solo se sei iscritto all'associazione, ma 'sono iscritti all'associazione solo coloro che hanno conseguito il titolo. Stiamo parlando di professioni non ordinostiche o sbaglio? Solo gli ordini con relativi albi obbligano all'iscrizione. Sara' evidentemente cura di che si rivolge al professionista Pedagogista clinico, come in realta' dovrebbe fare per le altre professioni, accertarsi che sia iscritto all'associazione come tutela della professionalita'--Paolads (msg) 23:13, 31 ago 2011 (CEST)

Io (Rossella) ho provato a decentrare il tuo (di Ignis) interesse dalle professioni, regolamentate o non, per ricondurlo al vero oggetto della pagina (Pedagogia clinica, vero?), nello spirito che dovrebbe animare la costruzione di un'enciclopedia. Se intendi continuare ad alzare muri e steccati per evitare il confronto e lasciare le cose come stanno, dillo pure, perché io vorrei evitare perdite di tempo. Rispetto al mio intervento articolato in ben 7 punti, tutti argomentati e con svariate proposte, non vedo come possa continuare a discutere con chi proprio non ne vuole sapere. E tuttavia ci provo ancora, sollecitandoti, però a riprendere i punti da me trattati precedentemente e a confutarli, così come faccio io con i tuoi. La tua affermazione al punto 1 (che riporto testualmente in corsivo per facilitare la comprensione a chi ci segue): la normativa in italia è una sezione rilevante posto che in italia esistono appunto una serie di professioni regolamentate e albi. Tale rilevanza è poi maggiore se si pensa che esiste una associazione che ha , motu proprio, istituito regolamento e albo. Va quindi detto che tale regolamentazione non ha valenza pubblicistica. Citami almeno una norma che sancisce l’illegalità delle associazioni di professioni non regolamentate. Citami la norma secondo la quale la professione del pedagogista clinico è illegale o abusiva. Se non ne trovi, ti prego caldamente di non ripetere più questo ritornello.

Al punto 2 scrivi: la distinzione che vuoi proporre tra NON FA e NON PUO' FARE è , scusami, risibile. In Italia non si può rubare ma esistono i ladri, i magistrati più di altri devono rispettare le leggi eppure finiscono anche loro in galera. Non comprendo quindi come tu possa affermare che il pedagogista clinico NON FA. Mi spiace per il tuo ottimismo ma il NON PUO' FARE è cosa certa (le leggi dicono che non può farlo) mentre il NON FA lo rimetto all'onniscenza divina e non certo a Wikipedia. Nel merito delle singole cose mi servirà studiare un po' prima di risponderti Confesso che ho faticato a comprendere cosa vuoi dire. Ci provo. La distinzione tra NON FA e NON PUO’ FARE io l’ho dimostrata dialetticamente, precisando gli equivoci generati dall’espressione NON PUO’ FARE. Che a te faccia ridere, non credo sia tema d’interesse in WP. E il fatto che le mie argomentazioni vengano liquidate con il sarcasmo, non aggiunge niente di nuovo a ciò che stiamo ripetendo da giorni. Anche per il NON PUO’ FARE, ho spiegato che molti pedagogisti clinici devono essere per forza laureati in qualche cosa prima di potersi specializzare. Sarà tuo compito spiegare, ad esempio, agli psicologi specializzati in pedagogia clinica che non possono fare diagnosi psicologica. Il punto vero della questione, mascherato dai cavilli normativi (e cmq dovresti citarmi la legge che sancisce la proibizione al p.c. di fare certe cose), è che la sezione “Normativa italiana” è volutamente faziosa; solo questo è il motivo per cui in questa sede non viene accolta alcuna proposta di variazione. Non si vuole smontare il castello svalutativo della professione del pedagogista clinico. Questo atteggiamento è pregiudiziale e non in linea con la policiis di WP. Per quanto concerne il resto, ladri, magistrati e quant’altro, neanche voglio sforzarmi a capire. Di certo non sono io ad instillare confusione. Io, nonostante tutto, cerco di seguire un filo logico nei miei ragionamenti.

Al punto 3 scrivi: Continui secondo me a instillare confusione: la figura dello psicoterapeuta è un figura che fa riferimento ad una legge dello Stato che regolamenta la figura (art.3 della L.56/89 - Ordinamento della Professione di Psicologo) inoltre è un medico o uno psicologo cioè iscritto a un albo riconosciuto dallo Stato. Non vuoi proprio comprendere che molti pedagogisti clinici sono anche psicoterapeuti, psicologi, medici. Ecco perché la sezione “normativa italiana” va corretta nella forma e integrata nel contenuto. Sull’altro periodo di questo punto: "Analoga legge non esiste per il pedagogista clinico e l'unica disciplina che esiste è quella dell'associazione che non può essere obbligatoria e non ha valenza pubblicistica" - ho già commentato il ritornello al punto 1.

Al punto 4 scrivi: ignis non è convinta perchè trattasi di uomo praticante. L'art. 26 di cui parli tu concerne il sentire in materia di piattaforme comuni le associazioni rappresentative sul territorio nazionale che tradotto significa che quando in UE dovranno decidere qualcosa sulle canoee sentiranno le associazioni dei canoisti. Ah, Ignis è un uomo? Mi sembrava un nick al femminile. Cmq piacere conoscerti. Io, invece, sono una donna e si evince dal mio nome e cognome. Praticante? Di che? Comunque l’art. 26 (D.Lgs. 9/11/2007) tradotto significa che, intanto, in attuazione della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, al fine di elaborare proposte in materia di piattaforme comuni di cui all'articolo 4, comma 1, lettera n), da sottoporre alla Commissione europea, la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie ha convocato “gli ordini, i collegi o gli albi, ove esistenti, e, in mancanza, le associazioni rappresentative sul territorio nazionale” Inoltre, l’art. 4, comma 5, lettera c, dello stesso Decreto definisce il "titolo di formazione", precisando cosa intendere: “diplomi, certificati e altri titoli rilasciati da un'universita' o da altro organismo abilitato secondo particolari discipline che certificano il possesso di una formazione professionale acquisita in maniera prevalente sul territorio della Comunità (…). “

Al punto 5: qui serve la fonte: le associazioni dettano le norme della deontologia professionale, sopperendo alle carenze della normativa vigente anche in fatto di tutela del cittadino Ecco la fonte, ma leggila tutta e attentamente, mi raccomando: http://www.clinicalpedagogy.com/anpec/associazione_anpec/regolamento_codice_deontologico.pdf Buonanotte. --Rossella Tedeschi (msg) 00:01, 1 set 2011 (CEST)

A me pare che si faccia (o si voglia fare) una grande confusione. Intanto leggete questo, poi
  1. Oggi la voce da una definizione di pedagogia clinica. E' sbagliata? se si dove?
  2. NON FA e NON PUO' FARE: la descrizione in voce è data dalla legge italiana. La legge italiana non prescrive ciò che io non faccio ma ciò che io non posso fare. Vediamo se così è più chiaro
  3. Dove e come andrebbe modificato il paragrafo sulla normativa italiana?
  4. Il riferimento normativo è il codice deontologico dell'associazione che non ha nessuna valenza normativa erga omnes --ignis Fammi un fischio 09:24, 1 set 2011 (CEST)

Pedagogia clinica     La Pedagogia clinica è una scienza d’indole sociale, razionalmente teleologica ed essenzialmente sperimentale, che indaga i mezzi e propone gli strumenti necessari per accompagnare l’uomo verso la conquista della propria libertà1; essa trova nei fondamenti epistemologici i criteri di validità del sapere scientifico e in tecniche e metodologie proprie le risposte necessarie al vasto panorama dei bisogni educativi della persona di ogni età; non più interessata, quindi, a un settore della vita, ma a tutta la vita.2 Attraverso lo studio, l’approfondimento e il rinnovamento delle modalità diagnostiche e dei metodi educativi, la Pedagogia clinica si prefigge di aiutare il singolo individuo (ma anche la coppia e il gruppo) a liberarsi da ogni stato di disagio psicofisico e socio-relazionale per raggiungere nuovi equilibri e nuove disponibilità allo scambio interpersonale. L'accezione clinica dal greco kliniké, arte (sott. Tékhné) relativa a chi giace, è intesa nel senso di “aver cura”, interessamento, premura, svincolata dal significato tradizionale che rinvia alla patologia e quindi alla cura della malattia; la  pedagogia clinica, anzi, si pone in alternativa alla sanitarizzazione del disagio per favorire lo sviluppo della persona globalmente intesa, come unità complessa, piena di risorse interiori3; perciò,  nello studio dinamico del soggetto,  la Pedagogia clinica non si limita alla constatazione della gravità del deficit, ma include il calcolo dei processi compensatori-sostitutivi, integrativi e correttivi dello sviluppo e del comportamento.4 La Pedagogia clinica, ormai non più relegata alle manifestazioni morbose della malattia, all’area scolastica e dell’infanzia, affronta la comprensione dei processi individuali nella loro globalità specifica e delle possibilità educative. Educare, per la Pedagogia clinica, significa favorire la crescita di ogni persona e garantirne l’integrazione in questa società complessa.5   1 Pesci Guido (2004), Percorso clinico, Roma, Ed. Scientifiche Magi 2 Pesci Guido , Mencattini Gloria (2002), Autonomia e coscienza di sé, Roma, Ed. Scientifiche Magi 3 op. cit. 4 op.cit. 5 op.cit.

--Paolads (msg) 13:09, 1 set 2011 (CEST)

Quello sopra è tutto autoreferenziale (e direi anche "oscuro" nel significato). Qualcosa può essere messa in voce forse esplicando la fonte secondo Guido Pesci (tra i fondatori del movimento dei pedagogisti clinici..) ecc... Di certo non si possono fare passare espressioni come La Pedagogia clinica è una scienza d'indole sociale sia perchè mi appare abbastanza oscuro cosa significhi "scienza di indole sociale" (e non credo esistano classificazioni epistemologiche del genere) poi perchè occorrerebbero fonti terze e di peso che affermino tale classificazione. La divagazione sull'accezione "clinica" la lascerei da parte visto che tale aggettivo è parte di molteplici definizioni. Se proprio dobbiamo aggiungere qualcosa di autorefernziale in voce, usiamo questo e poi cmq aggiungiamo le critiche che ho linkato sopra --ignis Fammi un fischio 13:25, 1 set 2011 (CEST)

Non vi e' nulla di autoreferenziale. Se vuoi altre fonti epistemologiche per scienza allora mettiamo anche queste fonti epistemologiche che non ho messo prima per non allungare troppo, ma che comunque prevedevo. Non e' oscuro nel significato per che ha un minimo di conoscenze in ambito pedagogico e filosofico, e comunque diventa spunto di arricchimento ed arricchimento culturale.

Fondamenti epistemologici Guido Pesci, Gonnelli-Cioni. Antesignano della pedagogia clinica in Italia, Ed. MagiRemo Fornaca, Storia della pedagogia, La Nuova Italia Remo Fornaca, Analisi critica dei fondamenti delle cultore pedagogiche, Il Segnalibro Remo Fornaca, La pedogogia filosofica del ‘900, Principato Fornaca – Di Pol, La pedagogia scientifica del ‘900, Principato Friedrich Nietzsche, Sul futuro delle nostre scuole, Adelphi John Dewey, Democrazia e educazione, La Nuova Italia John Dewey, Esperienza e educazione, La Nuova Italia Jerome Seymore Bruner, Dopo Dewey, Armando N. J. Smelser, Manuale di sociologia, Il Mulino        Che forse sono un attimino piu' autorevoli rispetto a cio' che vuoi linkare tu. --Paolads (msg) 14:00, 1 set 2011 (CEST)

come non è autorefernziale, se è Guido Pesci a parlare? ma scherzi? bah, io mi sono stancato. Il massimo poi è scienza di indole sociale con tra le fonti Nietzsche. Ah beh! --ignis Fammi un fischio 14:05, 1 set 2011 (CEST)

allora ancora Alberto Sedini, Le profonde radici della Pedagogia clinica, in riv. Pedagogia Clinica n. 7 Eugen Galasso, Gli albori della Pedagogia Clinica, in riv. Pedagogia Clinica n, 14

Se il riferimenti al prof. guido Pesci ti sembrano autoreferenziali in questo contesto potrei anche capirlo, anche se e' indubbio che si tratta di uno dei piu' grandi ricercatori in questa direzione.

La riserve su Nietzsche non le capisco in tutta sincerita'--Paolads (msg) 14:31, 1 set 2011 (CEST)

  1. mi dovresti citare la fonte che parla di scienza d'indole sociale. Per intenderci, io ti posso portare centinaia di fonti terze che definiscono cosa è la scienza di confine, la scienza patologica, la scienza ecc.. Quindi mi aspetto da te moltiplici fonti terze che definiscano cosa è la scienza d'indole sociale
  2. fatto quanto sopra richiesto, servono poi fonti terze e molteplici che esplicitamente dicano che la Pedagogia clinica è una scienza d'indole sociale
Io ho i miei dubbi che Nietzsche possa rientrare nel primo tipo di fonte (meno che mai nel secondo) se non per processo "deduttivo" ed esegetico che in WP deve però essere assente, servono cioè fonti dirette. --ignis Fammi un fischio 16:24, 1 set 2011 (CEST)

Eevitiamo confusioni tra la pedagogia clinica (fondata da Guido Pesci) che si sviluppa nell'ambito del Centro Studi Antiemarginazione di Firenze negli anni Settanta e la pedagogia clinica di Piero Crispiani per il quale pedagogia clinica è più o meno = pedagogia speciale . C’è un abisso tra le due visioni. La definizione di "pedagogia clinica" linkata è quella data da Crispiani nel “Nuovo dizionario delle disabilità, dell’handicap e della riabilitazione”. La pedagogia clinica di Pesci, invece, non è centrata sulla disabilità, ma sulla persona globale ed è finalizzata allo sviluppo di tutte le potenzialità, non alla riabilitazione di una parte o all’acquisizione di un’abilità specifica. L’altro link proposto da Ignis è a mio avviso improponibile, in quanto mi pare che l’autrice abbia fatto una gran confusione nell’assemblaggio. E’ come se avesse leggiucchiato qua e là, shakerato e infine riversato il cocktail velenoso sulla testa del Crispiani (per me, è anche passibile di denuncia per le fandonie denigratorie)Non mi stupisce che Ignis possa trovarlo attendibile, non referenziale e quindi linkabile. Per cortesia, se critiche devono esserci, andiamo a cercarle in fonti i cui autori diano almeno la parvenza di una conoscenza minima dell'oggetto del livore personale. Una domanda a Ignis e agli altri curatori del Progetto Psicologia: perché avete creato la pagina “Pedagogia clinica” se non la conoscete e neanche siete interessati a conoscerla? Secondo voi, qual è il tratto d’unione tra psicologia e pedagogia clinica? Solo una sfrenata competizione professionale? Saluti. --Rossella Tedeschi (msg) 19:30, 1 set 2011 (CEST)

io non faccio parte del progetto psicologia e non ho mai scritto una riga di questa voce (ma solo in paio di casi annullato dei vandalismi) come puoi riscontrare da qui --ignis Fammi un fischio 19:34, 1 set 2011 (CEST)

Se ti riferisci alle modifiche che ho apportato prima di aver letto le regole di WP ho spiegato che non volevo vandalizzare. Non conoscendo, inoltre, tutte le funzioni, ho visto in ritardo gli avvertimenti, altimenti mi sarei fermata subito. Ciao. --Rossella Tedeschi (msg) 21:04, 1 set 2011 (CEST)

che c'entri tu? ho solo fatto presente (dietro tua domanda) che io in voce non ho scritto una riga (in cronologia mi trovi come Ignlig) --ignis Fammi un fischio 21:06, 1 set 2011 (CEST)

Paola[modifica | modifica wikitesto]

#REDIRECT [[1]]


Per quanto riguarda la fonte per pedagogia clinica scienza di indole sociale, viene da se' per i supi ambiti di intervento, e la dua indole sociale viene spiegata ampiamente nelle fonte che ho gia' citato di Guido Pesci, che non e' autoreferenziale perche' io non sono lui, e' una fonte secondaria, secondo la definizione di fonte. De del resto io potevo anche autocitarmi

Ad ogno modo se ci impantaniamo in questo modo non ne usciamo piu'. Perche' ogni parola scritta viene criticata aprioristicamente. Bisognerebbe, per eventualmente criticarle, prendere visione delle fonti, leggere, e poi consapevolmente, senza pregiudizi e con competenza. Ben vengano nel testo della pagina relativa alla pedagogia clinica, anche le critiche, ma non solo quelle. Altrimenti e' fin troppo chiaro l'intento denigratorio, che tanto contrasta con l'oggettivita' delle informazione che wikipedia pconsiglia caldamente. E' assolutamente inutile parlare dell'argomento con chi poco lo conosce e soprattutto poco interessato e motivato a conoscerlo. Concordo con l'utente Rossell sulla inopportuna presenza delle voci pedagogia e pedagogia clinica in questo progetto. Cancellatela del tutto che e' meglio!!! Possiamo aprire noi un progetto dedicato allampedagogia che comprenda anche la pedagogia clinica . Io ti ho postato un a definizione e ti ho citato le fonti (primarie) alla quale possiamo aggiungere anche Crispiani ( successivo a G. Pesci) A te non stanno bene. Cme modificheresti tu la definizione? Se vogliamo fare qualcosa dillo, altrimenti ne' tu e ne' io abbiamo tempo da perdere. Questo atteggiamento di assoluto blocco non mi piace.--Paolads (msg) 21:49, 1 set 2011 (CEST)

ah era scienza sociale, non scienza d'indole sociale, mi mancano ancora le fonti terze che dicano che la pedagogia clinica è una scienza sociale, ma questo credo sia più facile da acclarare . Io non sento necessità di modificare la definizione presente in voce che mi chiara e comprensibile a tutti a differenza da quella da voi proposta, tutt'al più userei la definizione del dizionario ma ripeto non ne vedo al necessità. Circa le fonti, vedo è abbastanza facile da definire la fonte terza (tanto che in wikipedia si preferiscono le fonti secondarie a quelle primarie): Pesci non è fonte terza rispetto a una corrente che lo vede quale fondatore (o giù di lì) così come Leopardi non è fonte terza rispetto al proprio pensiero. --ignis Fammi un fischio 22:24, 1 set 2011 (CEST)

]]http://www.dellabiancia.it/pedagogiaclinicaleorigini.htm]] Della bianca, oltre al gia' citato Giudo Pesci..., Alberto Sedini, Eugen Galasso

Poi la 'clinicita e' nel senso della Dimensione applicativa--Paolads (msg) 06:54, 2 set 2011 (CEST)

Sono d'accordo con Paola: poichè è ormai chiaro che la pagina "pedagogia clinica" non esprime un punto di vista neutrale e non si vuole consentire ad alcuni utenti di contribuire al miglioramento, sarebbe opportuno cancellarla e chiudere qua una discussione inutile e snervante. Poi, gradirei mi fossero chiarite alcune cose:

  1. Chi è qua incaricato di confutare, selezionare, valutare ciò che dicono gli autori delle fonti citate? Paola ha riportato testualmente una fonte. Ignis ne ha linkata un’altra. Perché quella di Ignis è considerata attendibile e quella di Paola autoreferenziale?

In parole povere: perché il testo della Bruca (sconosciuta, che pubblica probabilmente a sue spese in qualche tipografia) è ritenuto attendibile e quello di Pesci (fondatore della Pedagogia clinica, edito dalle edizioni scientifiche Magi dove esiste un'intera collana di Pedagogia clinica) non è ritenuto attendibile? Da WP: Le fonti attendibili sono quelle di autori o pubblicazioni considerate come affidabili o autorevoli in relazione al soggetto in esame. Le pubblicazioni attendibili sono quelle con una struttura definita che consente il controllo delle informazioni e le revisioni editoriali. L'attendibilità di una fonte dipende poi dal contesto: un matematico ben conosciuto non è una fonte attendibile per ciò che concerne la biologia. Perché le citazioni tratte da testi di pedagogia clinica scritti da pedagogisti clinici non sono ritenute attendibili, mentre un testo che denigra la pedagogia clinica scritto da una persona esperta in non sappiamo cosa viene ritenuto attendibile? 2. Inoltre, da WP: una voce dovrebbe utilizzare fonti il più possibile attendibili, pubblicate ed appropriate per tentare di coprire la maggior parte dei punti di vista pubblicati (includendo le minoranze significative), in linea con la linea guida. Da WP: Punto di vista neutrale: Una delle linee guida di Wikipedia prevede che tutte le voci siano trattate da un punto di vista neutrale, presentando tutti i punti di vista di rilievo in maniera equa, proporzionata e senza pregiudizi. A sì? E dunque…

Dunque, concludendo, o si cambia direzione o si cancella la voce.

Buona giornata. Rientrerò stasera: spero mi facciate trovare una soluzione. --Rossella Tedeschi (msg) 08:55, 2 set 2011 (CEST)

dove hai letto che io considero Pesci poco attendibile? io ho detto che si tratta di fonte primaria autorefernziale e che si può pensare di citarala esplicando la fonte. Circa l'aut aut non credo tu possa decidere alcunchè --ignis Fammi un fischio 09:05, 2 set 2011 (CEST)

Sono pochissimo su Wiki in questi giorni, e riesco a rientrare solo per poco in discussione. Ho letto gli scambi di questi giorni; sinteticamente, sui vari temi emersi:

1. Aspetti normativi. Ammetto che rimango piuttosto basito dalle ambivalenze espositive, più volte emerse, tra atti e istituti privatistici rispetto ad atti e istituti pubblicistici; posso credere certamente nella buona fede, ma certe proposte di aggiunte sono oggettivamente scorrette da un punto di vista normativo. Ad esempio, "Elenchi" privati di associazioni private non sono minimamente equiparabili, nemmeno indirettamente o tramite l'uso di espressioni linguistiche che possano essere potenzialmente fuorvianti, ad Albi o Ordini normati dallo Stato; le implicazioni su professioni regolamentate e non regolamentate, su cui il Diritto è certo, non possono essere (anche se in buona fede) presentate quindi in maniera men che precisa.

2. Aspetti sostanziali. Non posso non notare che molti dei riferimenti sia di Rossella che di Paola sembrano essere sempre profondamente legati ad una serie di ben specifiche realtà private, alla produzione di riflessioni proprie di tali realtà private, ed alla specifica e caratteristica "vision" dell'argomento proposto e promosso appunto sempre da tali realtà private (fanno eccezione solo alcune citazioni aggiuntive degli ultimi interventi di Paola). Questo è ovviamente assolutamente legittimo in sè, e le realtà private in questione sono sicuramente validissime; ma ciò non conferisce per l'inserimento di tali "punti di vista" in un'Enciclopedia internazionale basata su alcune policies specifiche. Nel dettaglio, nessuna voce di Wikipedia può essere basata su fonti primarie/secondarie autoreferenziali, o che possano essere considerate avere anche solo aspetti potenzialmente "promozionali" (vedi WP:PROMO), seppur in buona fede; soprattutto quando tali proposte provengono esclusivamente da utenti che appaiono operare con una logica che su Wikipedia è definibile "monoscopo" (vedasi WP:UM), e su temi/punti di vista su cui hanno esse stesse un coinvolgimento diretto (da quel che capisco, infatti, entrambe le utenti apparirebbero afferire a vario titolo proprio a tali realtà associative private delle quali propongono di presentare qui le posizioni - cosa di per sè assolutamente legittima, sia chiaro; ma che a livello di policies interne di questo sito e di questa Enciclopedia presenta qualche vincolo).

3. Fonti internazionali e profilo enciclopedico della disciplina. Non si capisce, anche dalle aggiunte proposte, quale sarebbe il reale profilo scientifico internazionale, e riconoscimento accademico terzo, certo e indipendente, della disciplina, dei punti di vista, e delle definizioni proposte. Sono certo che vi siano riconoscimenti di questo tipo, ma in quanto proposto non se ne trova traccia (almeno, dalla lettura veloce che ne ho fatto). Mi spiego: per una voce come "sociologia della comunicazione" o "filosofia della scienza", o "psicologia cognitiva" si possono portare letteralmente migliaia di fonti scientifiche internazionali, terze ed indipendenti, che approfondiscano il tema. Vi sono interi dipartimenti universitari in molti paesi del mondo che se ne occupano in maniera focalizzata, vi sono cattedre universitarie dedicate, vi sono journal scientifici internazionali peer-reviewed indicizzati nelle banche dati mondiali, eccetra. Sembra invece che su questa voce o questo argomento si voglia o si possa quasi solo portare il parere di una ristrettissima manciata di persone, tutte molto locali (nel senso di italiane; questa però è un Enciclopedia internazionale), pubblicate in gran parte su editoria di settore o su riviste non indicizzate gestite dalle stesse, e tutte direttamente e strettamente connesse a gruppi o associazioni privati. Questo ovviamente non aiuta a chiarire la valutazione della potenziale autoreferenzialità o meno delle fonti proposte. Intendiamoci, a livello sostanziale possono essere in sè validissime; ma a livello formale su Wikipedia rimangono comunque fortemente scoraggiate. Per fare un esempio astratto, nemmeno alla voce Relatività Generale potremmo usare fonti solo di Einstein, in cui Einstein parla di sè stesso, della sua attività e delle sue idee, o pubblicate su riviste dirette da Einstein, o ricollegabili a realtà associative collegate ad Einstein: proprio perchè verrebbe meno la neutralità e terzietà delle fonti, e ci troveremmo davanti a un caso di POV e "promozionalità" del pensiero e del punto di vista di Einstein (questo ovviamente non implicherebbe una svalutazione del pensiero di Einstein in quanto tale, e su un altro sito magari sarebbe assolutamente lecito presentarlo in quel modo; ma è semplicemente legato alle policies interne dell'Enciclopedia, che su questo si è data questa organizzazione e questi principi editoriali, molto specifici e rigorosi). Mi rendo conto che tali criteri possano sembrare rigidi, faticosi da applicare o difficili da capire la prima volta che ce li si trova davanti (capita a tanti, in effetti), ma l'Enciclopedia si è basata su questi per un decennio in tutte le sue più diverse aree tematiche, direi con un discreto successo.

Infine, sul "o si fa come diciamo noi, o si cancella la pagina", scusate ma credo vi sia un'incomprensione di fondo di come funziona Wikipedia, e di come vi si interagisce; vi inviterei pertanto gentilmente a rileggere con attenzione le pagine di Aiuto. Un saluto, --Veneziano- dai, parliamone! 10:39, 2 set 2011 (CEST)

Ciao Veneziano

Ho letto molto attentamente il tuo intervendo dopo questi giorni di estenuanti discussioni. Credimi non volevo promuovere e/o pubblicizzare la professione, perche sinceramente questo avviene già nella pratica della quotidianità, ne' promuovere e/o pubblicizzare le associazioni cui fa riferimento. Sono caduta anch'io in questo discorso di associazioni, ordini e riferimenti normativi ed ho cercato di dare qualche apporto per promuovere una visione non solo ordinistica, ma duale che senz'altro rappresenta il futuro (di porto la fonte: Angelo Deiana, Il capitalismo intellettuale, [[2]]. Credo che la pagina debba essere aggiornata, con le relative fonti, in maniera oggettiva. Questo è l'apporto che io e credo anche l'utente Rossella volevamo dare. Credi che sia possibile fare un lavoro di questo tipo insieme?

Una pagine che preveda una definizione, 

la normativa italiana che al momento prevede legalmente la presenza di Ordini ed associazioni, gli ambiti di intervento, che non si sovrappongono e/o non sono concorrenti alle altre professionalità in quest'ambito. Anzi, come detto prima, i PC spesso lavorano in sinergia, in collaborazione con altri specialisti e spesso medici, psicologi, psichiatri hanno seguito detta formazione. Quando hai tempo possiamo vedere insieme.--Paolads (msg) 11:39, 2 set 2011 (CEST)

So perfettamente di non poter decidere alcunchè, di fatto ho rimesso a voi altri una soluzione per uscire da questo stallo. Di certo, la pagina non può rimanere così com'è; e questo, credo, non solo nell'interesse di parte dei pedagogisti clinici (che in Italia sono svariate decine di migliaia), del mondo accademico, dei professionisti specializzati, ma per la dignità stessa del Progetto Psicologia in cui la pagina è inserita. Per quanto mi riguarda, ho deciso che non interverrò più per rispondere alle provocazioni, confutare, dimostrare. Dall'altra parte c'è stata chiusura totale, quindi basta. Da questo momento interverrò solo per dare contributi costruttivi. Posto che la soluzione a quest'immane (e ormai insopportabile) polemica sia davvero la ricerca comune di adeguate modalità che portino alla costruzione di una voce enciclopedica attendibile e neutrale. Condivido pienamente l'impostazione di Veneziano e di Paola. Da parte mia la disponibilità a ricercare le fonti giuste. L'argomento è molto puù vasto di quel che appare dalla pagina attuale, che è deviante proprio perchè riporta "malamente" la definizione data da Pesci. Se si decide di lasciare questa, bisognerebbe almeno modificarla in alcuni passaggi secondo ciò che è veramente scritto nelle fonti e non secondo l'interpretazione di qualcuno (alcune fonti le ha citate Paola nella sua proposta). Si potrebbe integrare la definizione con alcune parti di quella data da Crispiani nel dizionario rintracciato da Ignis. Per quanto riguarda l'autoreferenzialità delle fonti primarie è purtroppo (per fortuna per gli autori) inevitabile, poichè in Italia la pedagogia clinica è cosa recente, gli autori sono tutti viventi e alcuni anche abbastanza giovani. Questo "limite" (ma è un limite?) possiamo superarlo se apriamo una sezione per definire la dimensione storica e internazionale della pedagogia clinica. Questo potrebbe essere l'inizio di un percorso per la costruzione di una pagina attendibile e neutrale. Saluti. --Rossella Tedeschi (msg) 19:50, 2 set 2011 (CEST)

Chiudiamo qua? Nessuna disponibilità al confronto? --Rossella Tedeschi (msg) 19:52, 9 set 2011 (CEST)

Inserimenti[modifica | modifica wikitesto]

Salve Ignis,come fai a parlare di modifica prima di fonti se annulli le modifiche ancora prima che io finisca di scrivere e di inserire un'ampia bibliografia???? lasciami il tempo di modificare prima di censurare no??? Il precedente commento non firmato è stato inserito da Francescachiara74 (discussioni contributi).

visto che sei pratica di sandbox usala per scrivere la voce e poi la valuteremo. Circa la "censura" non è attività che mi compete, io di solito chiedo fonti e tu mi pare che non ne avevi citate --ignis Fammi un fischio 22:57, 8 dic 2011 (CET)

Ti pare male, visto che hai censurato prima che io inserissi bibliografia e link, non ho fatto neanche in tempo a salvare!!! dopo si può discutere eventualmente dopo che un lavoro è concluso e portato a termine.Il precedente commento non firmato è stato inserito da Francescachiara74 (discussioni contributi).

Ok, facciamo così, allora tu prima completi con fonti e note scientifiche (=pubblicazioni peer review) la voce Psicomotricità funzionale e poi, completata quella, ci dedichiamo a questa. Leggi Aiuto:Firma. Grazie --ignis Fammi un fischio 23:05, 8 dic 2011 (CET)

ai suoi ordini --Francescachiara74 (msg) 23:08, 8 dic 2011 (CET)

Anno nuovo...[modifica | modifica wikitesto]

Passa il tempo, ma su questa pagina nulla cambia. Vogliamo cominciare a dire qualcosa di vero sulla pedagogia clinica o no?

  Cmq, buon anno a tutti.
                         --Rossella Tedeschi (msg) 18:28, 6 gen 2012 (CET)

intervento sull'apprendimento[modifica | modifica wikitesto]

Ma chi l'ha detto che la diagnosi e la riabilitazione dei disturbi dell'apprendimento sono prerogativa dei logopedisti?? La pedagogia nasce a scuola e da sempre si è rivolta all' acquisizione dei pre - requisiti e dell' apprendimento. Al contrario la logopedia nata qualche secolo dopo, si riconosce in funzione della riabilitazione del linguaggio, nello specifico si rivolgeva ai sordo - muti, e solo recentemente( ultimi 15- 20 anni) ha allargato i suoi interventi rivolgendosi ai disturbi cognitivi e dell'apprendimento, facendo riferimento tra l'altro a teorie, studi e ricerche di molti pedagogisti. Sono d'accordo sull'uso poco appropriato del termine riabilitazione, in quanto di pertinenza sanitaria, ma la diagnosi e l'intervento educativo su tali difficoltà ci compete....e come!!!! Mary

Definiamo cosa fa il Pedagogista clinico[modifica | modifica wikitesto]

Nella pagina dedicata leggo soltanto quello che il Pedagogista clinico non fà. E se ci confrontassimo invece su ciò che facciamo? Non facciamo riabilitazione: ma invece di discuterne, cerchiamo di definire l'Abilitazione che è invece una nostra prerogativa! Nei DSA ad esempio, si DEVE parlare di abilitazione visto che le funzioni non sono mai state attive e dunque non devono essere riabilitate. Colleghi Pedagogisti clinci, ci vogliamo confrontare? Maria

Ma chi si laurea come Dirigente scolastico e Pedagogista clinico all'Università di Firenze....cosa diventa realmente???[modifica | modifica wikitesto]

Vi allego il link sottostante per una maggiore definizione del corso di laurea magistrale: http://dirigenzaservizi.unifi.it/upload/sub/dirigente-scolastico-pedagogia-clinica/A.A.2011-12/Estratto%20Regolamento%20didattico%20Dirigenza%202011-12.pdf