Diritto processuale penale

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La procedura penale ( o diritto processuale penale ) rappresenta quel complesso di norme giuridiche create dal legislatore al fine di regolare e disciplinare le varie fasi del procedimento penale che vede coinvolto un determinato soggetto in ordine a un reato a questi ascritto e con l'osservanza di determinate modalità e garanzie di legge.

In Italia[modifica | modifica sorgente]

L'attuale modello giuridico a cui si ispira la giustizia italiana prevede una sostanziale parità fra accusa e difesa nel corso del dibattimento, il momento centrale di tutto l'intero procedimento, tranne nella fase pre-processuale delle indagini preliminari dove per forza di cose la figura del pubblico ministero è prevalente su quella della difesa. La parità processuale tra accusa e difesa, formalmente introdotta solo di recente (1999), rimane però in parte ancora teorica sia per una antica prassi che informa ancora la mentalità di alcuni giudici sia per non essersi ancora provveduto alla separazione delle carriere tra pubblici accusatori (che sono parti del processo) e giudici (che devono essere imparziali). L'usuale etichetta procedura penale dovrebbe, però, essere sostituita con quella di diritto processuale penale - che viene considerata più esatta da un punto di vista scientifico - o meglio ancora da quella di diritto procedimentale penale - dato che la disciplina in esame comprende non solo la fase processuale. In generale possiamo definire tale partizione del diritto come un corpus normativo che detta le regole in merito all'esecuzione del procedimento penale con riferimento ai modi, tempi e luoghi dove esso si svolge. È tuttora oggetto di motivato dibattito politico e giuridico se l'attuale normativa rispetti in pieno la prescrizione, oggi sancita anche dalla Costituzione, sul giusto processo; in particolare si è molto discusso sulla norma che lascia alla scelta del giudicante l'opportunità di assumere o non assumere delle prove ed in particolare di sentire o non sentire i testimoni proposti dalle parti processuali (la proposta politica di avvicinarsi al modello americano, che lascia libere le parti di scegliere i testimoni e le prove da assumere è stata definita dalla parte politica contraria a tale proposta normativa "processo lungo"), nel mentre è sempre pendente l'esigenza da tutti riconosciuta di avvicinare alle medie internazionali l'eccessiva lunghezza dei processi in Italia, che (soprattutto per certuni gravi reati) supera spesso i dieci anni dai fatti (esigenza definita dai politici "processo corto"). L'abnorme eccessiva lunghezza dei processi ha portato, oltre che ad un persistente discredito internazionale dell'Italia, anche a ripetute condanne a risarcimenti dell'Italia verso chi è stato giudicato troppo tardi in Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU).

La legge impone che le parti siano tutte tutelate e le norme che regolano il processo penale davanti al giudice sono tali che le ragioni delle parti abbiano uguale tutela giuridica. Il giudice inoltre deve essere parte indipendente per poter esercitare la propria funzione giudicante, e la stessa deve essere svolta in un contesto di norme che nella forma e nella sostanza regolano l'esercizio del potere giudiziario nell'imporre la pena ovvero determinare le modalità di assoluzione.

L'importanza del dibattimento[modifica | modifica sorgente]

Il dibattimento rappresenta la fase processuale più importante perché è in questa sede che avviene la formazione della prova indispensabile ai fini del giudizio finale. Il procedimento penale si concluderà poi con un provvedimento giudiziale nella forma di una sentenza. Questa può essere di due tipi: sentenza di condanna o di assoluzione. Ricordiamo che l'imputato non è considerato colpevole fino al terzo e ultimo grado di giudizio, ovverosia quello in Corte di cassazione.

Il "giusto processo"[modifica | modifica sorgente]

Il sistema procedurale penale in Italia si ispira al cosiddetto "giusto processo", recepito dalla legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2 che ha modificato l'art. 111 della Costituzione. La legge che prevede una serie di garanzie per l'imputato che già erano state assorbite da Convenzioni Internazionali, come il diritto del difensore dell'imputato a esperire indagini in favore del suo assistito e a far controinterrogare dal proprio difensore eventuali testimoni chiamati a deporre sul fatto che ha determinato l'azione penale e il successivo processo.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • M. Chiavario, Diritto processuale penale - profilo istituzionale, Utet Giuridica, 2012, ISBN 978-88-598-0752-0
  • V. Garofoli, Diritto processuale penale, Giuffrè, 2008 ISBN 978-88-14-14005-1.
  • M. Pisani, A. Molari, V. Perchiunno, P. Corso, R. Peroni Ranchet, G. Piziali, Manuale di procedura penale, Monduzzi Editore, 2007.
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  • G. Lozzi, Lezioni di procedura penale, Giappichelli, 2008
  • G. Conso, V. Grevi, Compendio di procedura penale, Cedam, 2008
  • Dalia, Ferraioli, Manuale di diritto processuale penale, Cedam, 2006
  • F. Cordero, Procedura penale, Giuffrè, 2008
  • Autori vari, Manuale di procedura penale, Monduzzi, 2008
  • A. A. Dalia, M. Ferraioli, Lineamenti di diritto processuale penale", Giuffrè, 2003
  • R. Vairo, Il processo penale davanti al giudice di pace, UTET, 2008

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