Diritto di patronato

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Il Diritto di patronato (ius patronatus in latino) nel medioevo era il diritto di un feudatario (o anche di un ente) su una chiesa od un convento eretti sulla sua proprietà terriera.

Una loggia del Patronato. Chiesa di Sant'Anna a Prießnitz presso Borna.

Definizione[modifica | modifica sorgente]

Patrono è un termine mutato dalla lingua latina per signore della chiesa.[1] Con l'espressione di "Diritto di patronato" s'intende in generale il rapporto giuridico fra una comunità ecclesiale (parrocchia, chiesa o convento) ed il proprio Patrono o protettore. A seconda dell'organizzazione giuridica, un patronato può essere attribuito ad una persona (uomo o donna), che si assume una certa responsabilità nei confronti di una chiesa (o convento), sia sotto forma di pagamento di un regolare contributo o di obbligo di incaricarsi della sua costruzione.

Origini storiche[modifica | modifica sorgente]

La storia del Diritto di patronato come istituzione giuridica risale molto addietro nei secoli. Esso si sviluppo dall'istituzione della chiesa proprietaria del medioevo. Fino alla concessione del "Diritto di patronato" da parte di papa Alessandro III nel XII secolo, moltissime chiese erano di proprietà di nobili o di città. Si trattava di fondazioni in favore della Chiesa.

Se è vero che i "titolari" della fondazione (feudatari o comuni) non potevano utilizzare le chiese per altri scopi, per loro questa proprietà costituiva comunque una prebenda..[2] Il diritto di patronato subì, nel corso degli anni, un considerevole mutamento. I papi combatterono, nel corso dell'alto medioevo questo diritto alle chiese proprietarie. Alessandro III introdusse quindi il Diritto di patronato, che consolidò la proprietà dei fondatori e dei loro successori, ma migliorò anche i diritti di utilizzo dei parroci.

Presupposti giuridici[modifica | modifica sorgente]

Per la creazione di un Diritto di patronato erano necessarie le seguenti condizioni:

  • doveva essere già disponibile un oggetto del patronato (chiesa o convento)
  • l'aspirante a questo diritto doveva avere propri introiti di diritto canonico
  • egli doveva essere persona dotata di conoscenze ufficiali o personali relativamente ai problemi ecclesiastici
  • egli doveva ricevere un'autorizzazione clericale valida all'acquisizione del patronato

Ancor oggi (2005) si fa distinzione fra patronati "gravosi" e "non gravosi". Quelli gravosi sono patronati collegati alla proprietà di beni materiali (ad esempio ogni patronato legato ad una proprietà immobiliare e/o terriera), purché membro della Chiesa e dichiaratamente aderente ai suoi principi.

Diritti e doveri dei Patroni[modifica | modifica sorgente]

Ai doveri di un Patrono appartengono l'onere di erigere l'edificio religioso e/o mantenerne buona la funzionalità e spesso anche quello di garantire uno stipendio al parroco ed ai suoi collaboratori.

I diritti sono in parte onorifici, quali ad esempio un posto particolare nei banchi o sedili della chiesa e la menzione nelle preghiere, in parte diritti effettivi, quali ad esempio la possibilità, in caso di sostituzione del parroco, di presentare candidati per l'incarico alle autorità ecclesiastiche e di porre il veto al subentro nell'incarico di persone non gradite. Inoltre era diritto (inizialmente) del Patrono di venire seppellito nella sua chiesa. Questa posizione storica di Patrono (o Benefattore) è anche visibile oggi nelle numerose opere artistiche delle chiese.

Il diritto di patronato, sia pur con forti limitazioni, è giunto fino ai nostri giorni.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Naturalmente questa espressione non va confusa con quella del Santo patrono, anche se il termine, in questo caso, presenta un significato di base quasi identico, cioè di colui cui è protettore.
  2. ^ (DE) Gmür/Roth: Grundrisse der deutschen Rechtsgeschichte, Rn. 119, 2005