Diritto all'oblio

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Con la locuzione "diritto all'oblio" si intende, in diritto, una particolare forma di garanzia che prevede la non diffondibilità, senza particolari motivi, di precedenti pregiudizievoli dell'onore di una persona, per tali intendendosi principalmente i precedenti giudiziari di una persona.

In base a questo principio, ad esempio, non è legittimo diffondere dati circa condanne ricevute o comunque altri dati sensibili di analogo argomento, salvo che si tratti di casi particolari ricollegabili a fatti di cronaca ed anche in tali casi la pubblicità del fatto deve essere proporzionata all'importanza dell'evento ed al tempo trascorso dall'accaduto.

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

La posizione della giurisprudenza[modifica | modifica wikitesto]

La giurisprudenza ha da tempo affermato che «è riconosciuto un “diritto all’oblio”, cioè il diritto a non restare indeterminatamente esposti ai danni ulteriori che la reiterata pubblicazione di una notizia può arrecare all'onore e alla reputazione, salvo che, per eventi sopravvenuti, il fatto precedente ritorni di attualità e rinasca un nuovo interesse pubblico all’informazione. Analogo principio è stato applicato anche a personaggi che hanno avuto grande notorietà»[1].

Si tratta quindi del diritto di un individuo ad essere dimenticato, o meglio, a non essere più ricordato per fatti che in passato furono oggetto di cronaca. In sostanza, un individuo che abbia commesso un reato in passato ha il pieno diritto di richiedere che quel reato non venga più divulgato dalla stampa e dagli altri canali di informazione; a condizione che il pubblico sia già stato ampiamente informato sul fatto e che sia trascorso un tempo sufficiente dall'evento, tale da far scemare il pubblico interesse all'informazione per i casi meno eclatanti.

Questo principio, alla base di una corretta applicazione dei principi generali del diritto di cronaca, parte dal presupposto che, quando un determinato fatto è stato assimilato e conosciuto da un'intera comunità, cessa di essere utile per l'interesse pubblico: smette di essere oggetto di cronaca e ritorna ad essere fatto privato.

In questo modo, nel momento in cui l'interesse pubblico si affievolisce, fino a scomparire del tutto, si cerca di tutelare la reputazione delle persone coinvolte nel fatto restituendo loro il diritto alla riservatezza: se la lesione personale, per i protagonisti in negativo della vicenda, è inizialmente giustificata dalla necessità di informare il pubblico, non lo è più dopo che la notizia risulta largamente acquisita.

Ovviamente questo diritto difende indirettamente anche le vittime, in quanto ogni volta che un caso viene rievocato finisce per pesare di riflesso su chi lo ha dolorosamente subito nel ruolo di parte lesa (si pensi al caso delle violenze sessuali).

Un altro fattore da tenere in considerazione riguarda l'articolo 27, Comma 3°, Cost. secondo cui “Le pene […] devono tendere alla rieducazione del condannato”, ovvero il principio della funzione rieducativa della pena. Il diritto all'oblio favorirebbe, in questo senso, il reinserimento sociale dell'accusato, il suo ritorno alla società civile.

Sull'esistenza del diritto all'oblio si è espressa positivamente anche la Suprema Corte di Cassazione, da ultimo con la sentenza 16111 del 2013 (Cass. Civ.). Nel caso di specie la Corte ha affermato che, per reiterare legittimamente notizie attinenti a fatti remoti nel tempo, è necessario il rilevante collegamento con la realtà attuale e la concreta utilità della notizia, da esprimersi sempre nei vincoli della cosiddetta "continenza espositiva"[2].

L'intervento del garante della privacy[modifica | modifica wikitesto]

In Italia il principio del diritto all'oblio si concretizza grazie al Garante per la protezione dei dati personali. Il Garante della privacy nel 2005 ha provato ad individuare una soluzione tecnica per garantire la trasparenza sull'argomento ed evitare che si creino, tramite i motori di ricerca, delle gogne elettroniche. Il Garante ha esaminato un caso[3]), in cui a un soggetto era stata erogata una sanzione da parte di un ente pubblico. Sul proprio sito web l'ente aveva indicato la violazione ed il nome del violatore, al che l'interessato aveva richiesto che fosse tolto il suo nome, invocando il diritto alla riservatezza. Il garante stabilì:

« "che l'ente continui a divulgare sul proprio sito istituzionale le decisioni sanzionatorie riguardanti l'interessato e la sua società, ma - trascorso un congruo periodo di tempo - collochi quelle di vari anni or sono in una pagina del sito accessibile solo dall'indirizzo web. Tale pagina, ricercabile nel motore di ricerca interno al sito, dovrà essere esclusa, invece, dalla diretta reperibilità nel caso si consulti un comune motore di ricerca, anziché il sito stesso".[4] »

Nel gennaio 2013 il giudice unico del Tribunale di Ortona (CH) ha condannato la testata online PrimaDaNoi.it al pagamento di una multa di oltre 17 mila euro, comprensiva di risarcimento danni e spese legali, per un fatto di cronaca giudiziaria avvenuto nel 2008 che aveva coinvolto due ristoratori. Nel 2010 uno dei due esercenti, appellandosi al diritto all'oblio, aveva richiesto al direttore del quotidiano di rimuovere l'articolo che lo riguardava, ma la richiesta era stata rifiutata. Nel 2011 il pezzo era stato cancellato dai motori di ricerca a titolo meramente transattivo. Nel 2013, a seguito della condanna del tribunale, l'articolo è stato rimosso anche dall'archivio della testata.

Secondo il giudice, «il trattamento dei dati personali si è protratto per un periodo di tempo superiore a quello necessario agli scopi (esercizio del diritto di cronaca giornalistica) per i quali i dati sono stati raccolti e trattati)».[5] L'editore della testata, a febbraio 2013, ha proposto ricorso in Cassazione contestando non solo la nullità della sentenza («nessuno si è accorto della omessa notificazione del ricorso e/o dell’assenza dal giudizio del Garante per la protezione dei dati personali», sostiene la difesa) ma anche il fatto che essa sia «lesiva dei diritti ed interessi sanciti dalla legge a garanzia delle attività e finalità giornalistiche».[6][7]

Persona offesa

Il Garante della privacy ha applicato il principio del diritto all'oblio anche nel caso di una persona offesa. A distanza di tempo, periodicamente, la stampa riprendeva l'accaduto. La persona offesa ha chiesto ed ottenuto che della vicenda non se ne dovesse più parlare.[8][9]

Principio della pertinenza

Il diritto di riprodurre fatti negativi, purché veritieri, da parte di organi di stampa ed assimilati trova un limite nel principio della pertinenza: i fatti possono essere riproposti, anche a distanza di tempo, solo se hanno una stretta relazione con nuovi fatti di cronaca e se vi è un interesse pubblico alla loro diffusione.[10]

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Un primo tentativo di regolamentare tale fattispecie di diritto all'oblio è stato effettuato dal governo francese in un accordo con gli editori, attraverso la discussione della Charte du droit à l'oubli dans les site collaboratifs et les moteurs de recherche.[11][12][13][14] [15] [16]

Germania[modifica | modifica wikitesto]

Un caso concreto si è verificato in Germania con la richiesta da parte di due fratelli condannati per omicidio. Hanno presentato richiesta di cancellazione dei loro nomi da Wikipedia in tedesco[17][18][19].

Spagna[modifica | modifica wikitesto]

L'iniziativa del garante della privacy spagnolo, sulla scia di un intervento precedente dell'Autorità italiana[20], si è indirizzata soprattutto all'affermazione della responsabilità dei motori di ricerca[21][22]

La normativa dell'Unione Europea[modifica | modifica wikitesto]

Viviane Reding, Commissaria UE per la Giustizia e i Diritti fondamentali, ha proposto il 25 gennaio 2012 una riforma globale per la tutela della privacy degli utenti sul web che dovrebbe essere trasformata in legge da tutti gli stati membri entro il 2015. I fornitori di servizi online saranno obbligati a passare dalla regola dell’opt-out (i dati dell’utente, a meno di una sua esplicita richiesta, appartengono al fornitore) a quella dell’opt-in (i dati appartengono solo all’utente, è lui a decidere come usarli).

La Reding ha infatti affermato che: La protezione dei dati personali è un diritto fondamentale di tutti gli europei, eppure non sempre i cittadini sentono di avere il pieno controllo dei propri dati. Le nostre proposte creeranno fiducia nei servizi online visto che saremo tutti più informati sui nostri diritti e avremo un maggiore controllo di tali informazioni.[senza fonte]

Contenuto della proposta[modifica | modifica wikitesto]

  • Possibilità di chiedere “che i propri dati personali siano cancellati o trasferiti altrove e non siano più elaborati laddove non siano più necessari in relazione alle finalità per cui erano stati raccolti”. Questo prevede, per ogni cittadino, il pieno accesso alle proprie informazioni, in qualunque momento.
  • Maggiore trasparenza e controllo sui dati: obbligo di tenere aggiornato ogni cittadino sul trattamento e la gestione dei propri dati da parte di aziende con sede locale in Europa. I gestori dovranno indicare il tipo di dati che posseggono, gli scopi per cui verranno usati, l'eventuale trasferimento a terzi e il periodo di conservazione all'interno del database. Inoltre ogni utente dovrà fornire un consenso esplicito all'utilizzo dei propri dati da parte delle aziende. La Commissione prevede multe fino a 500 000 euro per i trasgressori.
  • Obbligo dei social network di provare che la conservazione di una certa informazione è necessaria e di avvertire tempestivamente l'utente (alert entro 24 ore) qualora le sue informazioni vengano rubate.

Eccezione: I cittadini europei non potranno richiedere la rimozioni di dati che li riguardano dai database delle testate giornalistiche.

Sono in molti a criticare la riforma varata dall'UE e i presupposti alla base del diritto all'oblio che toglierebbe alla rete la sua essenza originaria: Internet è ormai diventato un enorme archivio di informazione, unico nel suo genere, in cui tutto si conserva e nulla si dimentica. In prima linea tra i contestatori c'è Vinton Cerf, pioniere di Internet, secondo cui le normative sul diritto all'oblio al vaglio dell'Unione Europea costituiscono una pericolosa minaccia per la libertà di espressione su cui si fonda il mondo di Internet.

Il diritto all'oblio nel Web[modifica | modifica wikitesto]

Il diritto ad essere dimenticati online è la possibilità di cancellare, anche a distanza di anni, dagli archivi online, il materiale che può risultare sconveniente e dannoso per soggetti che sono stati protagonisti in passato di fatti di cronaca. Vivace è anche il dibattito su questo tema nel web[23][24] [25]

Vint Cerf al riguardo affermò[senza fonte]:

« Non potete uscire di casa ed andare alla ricerca di contenuti da rimuovere sui computer della gente solo perché volete che il mondo si dimentichi di qualcosa. Non penso che sia praticabile. »

L'estensione del diritto all'oblio al mondo del web si è rivelata un'operazione più difficile del previsto, fonte di dibattiti e controversie. È arduo stabilire,in punta di diritto:

  • fino a quanti anni di distanza dai fatti può essere esercitato il diritto dell'individuo ad ottenere la cancellazione dei propri dati;
  • quali sono gli elementi che, anche a distanza di tempo, potrebbero giustificare la persistenza di tali dati negli archivi online.

Esistono problematiche anche riguardo ai dati memorizzati e nei motori di ricerca e nelle reti sociali[26]:

  1. i motori di ricerca rendono accessibili, virtualmente, per un periodo di tempo indeterminato, notizie (di cronaca o vicissitudini giudiziarie) che altrimenti sarebbero di difficile reperibilità;
  2. i social network: un'estensione del diritto all'oblio potrebbe pregiudicare la loro gestione dei dati personali su Internet.

Nel maggio del 2014 la Corte di giustizia dell'Unione europea ha condannato il motore di ricerca Google a cancellare le indicizzazioni relative ai propri dati personali su richiesta dei cittadini europei interessati, "a meno che non vi siano ragioni particolari, come il ruolo pubblico del soggetto"[27].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luca Fazzo, Mario Chiesa ha diritto all' oblio in la Repubblica (Roma), 2 febbraio 2005. URL consultato il 20/12/2012.
  2. ^ consulta anche Gambetta D., Difetto del nesso di proporzionalità tra esigenza di libera informazione e lesione della riservatezza: chiaroscuri nell’area di efficacia del diritto “all’oblio”   in Diritto & Diritti, rivista giuridica telematica ISSN 1127-8579, Dicembre 2013.
  3. ^ La decisione è stata adottata dal precedente collegio
  4. ^ Garante privacy
  5. ^ Questo sebbene la vicenda giudiziaria che riguarda i ricorrenti sia tuttora ancora aperta (a maggio 2013 prevista una udienza in tribunale).
  6. ^ Abruzzo. Ammazzati Dalla Giustizia, Condannati Ancora Per Aver Tenuto On Line Un Articolo Corretto - Primadanoi.It
  7. ^ Italia, diritto di cronaca all'oblio
  8. ^ Garante per la protezione dei dati personali, Provvedimento del 15 aprile 2004, 15 aprile 2004. URL consultato il 5 giugno 2014.
  9. ^ Garante per la protezione dei dati personali, Attività giornalistica - Privacy e televisione: quando si ha il diritto di non ricomparire in tv, 7 luglio 2005. URL consultato il 5 giugno 2014.
  10. ^ Diritto all'oblio: Quando dimenticare è un obbligo giuridico | LoudVision
  11. ^ (FR) Une charte sur le droit à l'oubli numérique sans Google ni Facebook
  12. ^ (FR) Charte du droit à l'oubli dans les site collaboratifs et les moteurs de recherche
  13. ^ Francia, accordo dei big per "diritto all'oblio" su Internet Assenti Facebook e Google
  14. ^ fr:wikisource
  15. ^ Sito del governo francese
  16. ^ n°78-17 du 6 janvier 1978 – Article 6 de la loi relative à l'informatique, aux fichiers et aux libertés
  17. ^ wikipedia e il diritto all'oblio
  18. ^ [1]
  19. ^ Pogo Was right
  20. ^ La Stampa
  21. ^ Diritto all'oblio: il Garante della privacy spagnolo porta Google in tribunale. 'Cancelli i dati che violano la privacy'
  22. ^ Supercom
  23. ^ Il diritto all'oblio: caro web, dimenticami - Wired.it
  24. ^ [2]
  25. ^ Slideshare
  26. ^ (EN) The Web Means the End of Forgetting
  27. ^ agenzia giornalistica Ansa, redazione di Bruxelles, 30 maggio 2014

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Victor Mayer-Schonbergher, Delete. Il diritto all'oblio nell'era digitale, Egea. ISBN 9788823832015
  • Francesco Eriberto D'Ippolito (a cura di), Diritto memoria oblio nel mondo romano, Satura 2010. ISBN 978-88-7607-078-7

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