Diritti LGBT in Giappone

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Primo Gay Pride di Osaka, 2006

In Giappone l'attività omosessuale è perfettamente lecita ed ammessa, sebbene a livello sociale essa sia spesso tenuta nascosta; non esiste alcuna legge specifica contro l'omosessualità, ma non vi è neppure un completo riconoscimento giuridico delle relazioni omosessuali. All'interno dell'espressione tradizione e culturale nipponica non vi è mai stata una storia di ostilità contro le persone LGBT: le maggiori religioni presenti da sempre (shintoismo e buddhismo) non hanno mai né condannato né tanto meno perseguitato gli omosessuali[1].

Età del consenso e legislazione[modifica | modifica sorgente]

L'età del consenso in Giappone è fissata, come regola generale, a 13 anni (per confronto: l'età per avere la patente è fissata a 18, mentre si diventa maggiorenni a 20): tuttavia ogni regione-prefettura ha stilato delle proprie regole particolari, ad esempio a Tokyo è vietato agli adulti intrattenere rapporti sessuali con persone di età inferiore ai 17 anni.

La legge contro la prostituzione del 1958 vieta solamente l'effettivo-"pratico" rapporto sessuale, o il mercato sessuale controllato dalla criminalità organizzata: tale legge proibisce quindi la prostituzione (adulta o minorile) femminile, non facendo alcun cenno a quella eventualmente omosessuale[2].

Non vi è inoltre mai stato alcun divieto religioso esplicito di natura morale contro l'identità omosessuale, né da parte della religione storica tradizionale, lo Shinto; né da parte di quelle "importate" successivamente dalla Cina, ovvero Buddhismo e Confucianesimo.

L'unico brevissimo periodo in cui la "pratica della sodomia" venne criminalizzata è stato dal 1873 al 1880, nei primi anni del periodo Meiji, come tentativo per rispettare le convinzioni da poco introdotte dalla cultura occidentale europea. Ma questa disposizione venne abrogata in conformità al codice napoleonico[3] adottato subito dopo. Da allora il paese non ha più avuto alcuna legislazione restrittiva nei confronti degli atti e delle relazioni sessuali tra persone dello stesso sesso.

Diritti civili[modifica | modifica sorgente]

Durante il primo decennio del XXI secolo il Giappone è vissuto in una specie di "limbo legale" per quanto riguarda i diritti civili garantiti dallo Stato: oggi come oggi non esistomo leggi a livello nazionali che proteggano da eventuali discriminazioni sul luogo di lavoro, così come non esiste alcuna possibilità di ricorso legale quando ci si trovi ad affrontare questo genere di discriminazione in settori quali la scuola, l'assistenza sanitaria, il servizio bancario o l'alloggio[4].

Bisogna tuttavia anche notare che casi di discriminazione basati sulle preferenze sessuali sono e rimangono relativamente rari: insegnanti gay, lesbiche o transgender possono tranquillamente svolgere il loro lavoro a tutti i livelli d'istruzione senza che la loro sessualità possa in alcun modo creare problemi. Allo stesso modo quando venne chiesto ai vertici delle forze militari qual era la loro posizione riguardo a gay e lesbiche, a seguito del dibattito sui gay nell'esercito in USA durante l'amministrazione Clinton, risposero molto tranquillamente che per loro non sussisteva alcun problema e che le persone gay all'interno dell'esercito non avevano mai creato problemi o portato a scontri ideologici interni, non essendovi mai stato alcun ostacolo al loro inserimento nelle forze armate[5].

La costituzione giapponese promette e garantisce parità di diritti a tutti i suoi cittadini indistintamente: quest'interpretazione fondante della prima carta dello Stato stronca sul nascere ogni tentativo di discriminazione verso una qualsiasi categoria di persone presente nel suo territorio.

Tuttavia, non essendo riconosciute civilmente le relazioni di coppia omosessuali, se e quando si verificano casi di violenza fisica, sessuale e/o psicologica da parte di uno dei partner nei confronti dell'altro, ecco che non scatta alcuna protezione legale in quanto vengono di fatto esclusi dalla legge "per la prevenzione della violenza coniugale e per la protezione delle vittime", ed in generale mancano associazioni organizzate sul territorio che possano offrire aiuto e sostegno a chi ne abbia necessità[6].

Mentre una legge apposita per le pari opportunità è stata rivista ed aggiornata diverse volte negli anni per affrontare la discriminazione sessuale e le molestie sul posto di lavoro nei confronti delle donne, il governo, fino al 2010, ha sempre rifiutato di estendere questa legge per combattere la discriminazione nei confronti del genere o dell'identità sessuale.

A partire dal 2003 la maggiore agenzia abitativa gestita direttamente dal governo centrale (Urban Renaissance Agency-公団住宅) permette alle coppie omosessuali (che si presentano e si dichiarano come tali) di partecipare alle graduatorie per l'assegnazione d'alloggi allo stesso identico modo delle coppie sposate eterosessuali. Ciò ha aperto la strada ad altre iniziative, tra cui quella della prefettura di Osaka che dal 2005 ha permesso alle coppie dello stesso sesso di prendere in affitto unità abitative governative[7].

Nel 2008 è stata approvata una legge che permette alle persone transgender, se lo vogliono, di ottenere il cambio legale di sesso sui documenti che le riguardano[8].

Sostegno politico[modifica | modifica sorgente]

La bandiera arcobaleno adattata a quella giapponese

Le questioni riguardanti i diritti LGBT sono ancora raramente discusse o dibattute pubblicamente, e la maggior parte degli esponenti dei partiti politici non si è mai espressa al riguardo, non prendendo alcuna posizione formale né a favore né contro.

Nel 2001 il Consiglio per la promozione dei diritti umani, sotto l'egida del Ministero della Giustizia, ha raccomandato che l'orientamento sessuale venga inserito nel codice dei diritti civili della nazione, ma il parlamento s'è rifiutato di adottare la raccomandazione.

Nel 2003 Aya Kamikawa[9] è diventato il primo politico apertamente transgender (e poi transessuale) ad essere eletto nelle cariche pubbliche: inizialmente indipendente entrò poi nel Partito verde, per correre quindi per un posto al parlamento nazionale nelle liste del Partito Democratico del Giappone.

Nel 2005 Kanako Otsuji, del parlamento regionale di Osaka, è diventata la prima politica ad esser invitata formalmente al Tokyo Gay Pride Festival[10].

Nel 2011 Taiga Ishikawa è diventato il primo candidato apertamente gay ad essere eletto ad una carica governativa[11]: nato nel 1974, fece pubblicamente coming out con il suo libro intitolato Where is my boyfriend uscito nel 2003, e a partire da allora fa da supervisore ad un'organizzazione no profit che sponsorizza eventi sociali e culturali riguardanti la comunità omosessuale giapponese.

Matrimonio[modifica | modifica sorgente]

Nel 2009 è stato annunciato che il Ministero della Giustizia aveva in programma di riconoscere ai cittadini giapponesi che avessero sposato il proprio partner (straniero o meno) in un paese ove il matrimonio omosessuale era ammesso, lo status di coppia ufficialmente e legalmente sposata anche all'interno del Giappone: ciò è stato subito visto da alcuni come un primo passo verso l'eventuale legalizzazione del matrimonio gay[12]. Qualora questo si verificasse in un prossimo futuro, sarebbe il primo paese asiatico nella storia moderna a consentire legalmente i matrimoni tra persone dello stesso sesso all'interno dei suoi confini.

Nel frattempo il Giappone ha adottato una forma di legalizzazione della convivenza (DP-Domestic Partnership) per le coppie dello stesso sesso: il DP, noto anche come KOUSEISHOUSHO (公正書証) dà tutti, se non la maggior parte, dei diritti delle coppie eterosessuali sposate, tra cui l'eredità, i diritti sulle attività del partner, il diritto alla piena conoscenza della condizione medica del partner (comprese la consultazione medica, l'assistenza infermieristica e le visite in ospedale) e i diritti di delega sanitaria nel caso in cui il partner non sia in grado di prendere decisioni autonomamente[13].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Japan and Sexual Minorities | ヒューライツ大阪
  2. ^ Japan Legal FAQ – Is the age of consent in Japan really 13?
  3. ^ H-Net Reviews, H-net.org. URL consultato il 20 gennaio 2011.
  4. ^ "Gay scene: Tolerance, legal limbo". Jun Hongo. Japan Times. Tuesday, Dec. 23, 2000
  5. ^ http://www.hawaii.edu/hivandaids/LGBT_Rights_in_Japan.pdf
  6. ^ Japan: Governor Should Retract Homophobic Comments | Human Rights Watch
  7. ^ Notizie tratte dal libro di Nagayasu Shibun Coppie dello stesso sesso「同性パートナー生活読本」(http://webcatplus.nii.ac.jp/webcatplus/details/book/6980828.html) pubblicato da Ryokufuku Publishing, Tokyo (http://www.ryokufu.com/top.html)
  8. ^ What the Diet’s been up to lately: revising the law of transgendered people, Mutantfrog.com, 11 agosto 2008. URL consultato il 20 gennaio 2011.
  9. ^ Aya Kamikawa's Profile
  10. ^ Kanako Otsuji's official site — The Lesbian Politician
  11. ^ [1]
  12. ^ Japan allows its citizens same-sex marriage abroad, Agence France-Presse, 27 marzo 2009. URL consultato il 18 novembre 2009.
  13. ^ Dal libro di Nagayasu Shibun http://webcatplus.nii.ac.jp/webcatplus/details/book/6980828.html

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