Diritti LGBT in Giappone

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Il Giappone avvolto nei colori della bandiera arcobaleno.

In Giappone l'attività omosessuale è perfettamente lecita ed ammessa, sebbene a livello sociale essa sia spesso ancora tenuta nascosta; legalizzata nel 1880, dopo un breve periodo di repressione, con l'introduzione del codice napoleonico. Non esiste alcuna legge specifica contro l'omosessualità, ma non vi è neppure un completo riconoscimento giuridico delle relazioni omosessuali; le famiglie composte da coppie dello stesso sesso non hanno protezioni legali paritarie rispetto a quelle eterosessuali.

All'interno dell'espressione tradizione e culturale nipponica non vi è mai stata una storia di ostilità contro le persone LGBT: le maggiori religioni presenti da sempre (shintoismo e buddhismo) non hanno mai né condannato né tanto meno perseguitato gli omosessuali[1]. Un recente sondaggio indica che il 54% dei cittadini ha convenuto che l'identità omosessuale dovrebbe esser accettata dalla società, mentre il 36& si trova in disaccordo, con una gran differenza d'età (con generazioni più giovani che si trovano ad esser di gran lunga maggiormente a favore).[2]

Anche se la gran parte dei partiti politici non si sono mai apertamente schierati pro o contro il riconoscimento dei diritti LGBT, vi sono vari esponenti apertamente gay suddivisi tra le loro file. Infine, sebbene non a livello nazionale, la discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale è espressamente vietata in alcune città.[3]

Breve storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Omosessualità in Giappone.

Non vi è inoltre mai stato alcun divieto religioso esplicito di natura morale contro l'identità omosessuale, né da parte della religione storica tradizionale, lo Shinto; né da parte di quelle "importate" successivamente dalla Cina, ovvero Buddhismo e Confucianesimo. Culturalmente l'omosessualità era presente in forma radicata all'interno dell'etica dei samurai[4] (tra maestro e allievo)[5] attraverso la pratica guerriera dello shudō[6]

L'unico brevissimo periodo in cui la "pratica della sodomia" venne criminalizzata è stato dal 1873 al 1880, nei primi anni del periodo Meiji, come tentativo per rispettare le convinzioni da poco introdotte dalla cultura occidentale europea. Ma questa disposizione venne abrogata in conformità al codice napoleonico[7] adottato subito dopo. Da allora in poi il paese non ha più avuto alcuna legislazione restrittiva nei confronti degli atti e delle relazioni sessuali tra persone dello stesso sesso.

Primo Gay Pride di Osaka, 2006

Età del consenso e legislazione[modifica | modifica sorgente]

L'età del consenso in Giappone è fissata, come regola generale, a 13 anni (per confronto: l'età per avere la patente è fissata a 18, mentre si diventa maggiorenni a 20) sia per i rapporti eterosessuali che per quelli omosessuali[8]: tuttavia ogni regione-prefettura ha stilato delle proprie regole particolari, ad esempio a Tokyo è vietato agli adulti intrattenere rapporti sessuali con persone di età inferiore ai 17 anni.

La legge contro la prostituzione del 1958 vieta solamente l'effettivo-"pratico" rapporto sessuale, o il mercato sessuale controllato dalla criminalità organizzata: tale legge proibisce quindi la prostituzione (adulta o minorile) femminile, non facendo alcun cenno invece a quella eventualmente maschile o omosessuale[9].

Diritti civili[modifica | modifica sorgente]

Durante il primo decennio del XXI secolo il Giappone è vissuto in una specie di "limbo legale" per quanto riguarda i diritti civili garantiti dallo Stato: oggi come oggi non esistono leggi a livello nazionali che proteggano da eventuali discriminazioni sul luogo di lavoro, così come non esiste alcuna possibilità di ricorso legale quando ci si trovi ad affrontare questo genere di discriminazione in settori quali la scuola, l'assistenza sanitaria, il servizio bancario o l'alloggio[10].

Bisogna tuttavia anche notare che casi di discriminazione basati sulle preferenze sessuali sono e rimangono relativamente rari: insegnanti gay, lesbiche o transgender possono tranquillamente svolgere il loro lavoro a tutti i livelli d'istruzione senza che la loro sessualità possa in alcun modo creare problemi. Allo stesso modo quando venne chiesto ai vertici delle forze militari nipponiche qual era la loro posizione riguardo a gay e lesbiche, a seguito del dibattito sui gay nell'esercito in USA durante l'amministrazione Clinton, risposero molto tranquillamente che per loro non sussisteva alcun problema e che le persone gay all'interno dell'esercito non avevano mai creato problemi o portato a scontri ideologici interni, non essendovi mai stato alcun ostacolo al loro inserimento nelle forze armate[11].

La costituzione giapponese promette e garantisce parità di diritti a tutti i suoi cittadini indistintamente: quest'interpretazione fondante della prima carta dello Stato stronca sul nascere ogni tentativo di discriminazione verso una qualsiasi categoria di persone presente nel suo territorio.

Pride a Tokyo nel 2013.

Tuttavia, non essendo riconosciute civilmente le relazioni di coppia omosessuali, se e quando si verificano casi di violenza fisica, sessuale e/o psicologica da parte di uno dei partner nei confronti dell'altro, ecco che non scatta alcuna protezione legale in quanto vengono di fatto esclusi dalla legge "per la prevenzione della violenza coniugale e per la protezione delle vittime", ed in generale mancano associazioni organizzate sul territorio che possano offrire aiuto e sostegno a chi ne abbia necessità[12].

Mentre una legge apposita per le pari opportunità è stata rivista ed aggiornata diverse volte negli anni per affrontare la discriminazione sessuale e le molestie sul posto di lavoro nei confronti delle donne, il governo, fino al 2010, ha sempre rifiutato di estendere questa legge per combattere la discriminazione nei confronti del genere o dell'identità sessuale.[13]

La prima causa vinta da un movimento apertamente gay e lesbico (l'OCCUR)[14] è stato nel 1990, contro una direttiva del governo cittadino della capitale che voleva proibire i giovani omosessuali di poter usufruire degli ostelli della gioventù ed altre istituzioni similari; ciò viene citato come un caso riguardante i diritti civili e a seguito di tale fatto il comune di Tokyo ha approvato una legislazione che vieta a discriminazione sui luoghi di lavoro basata sull'identità sessuale.

A partire dal 2003 la maggiore agenzia abitativa gestita direttamente dal governo centrale (Urban Renaissance Agency-公団住宅) permette alle coppie omosessuali (che si presentano e si dichiarano come tali) di partecipare alle graduatorie per l'assegnazione d'alloggi allo stesso identico modo delle coppie sposate eterosessuali. Ciò ha aperto la strada ad altre iniziative, tra cui quella della prefettura di Osaka che dal 2005 ha permesso alle coppie dello stesso sesso di prendere in affitto unità abitative governative[15].

Nel 2008 è stata approvata una legge che permette alle persone transgender, se lo vogliono, di ottenere il cambio legale di sesso sui documenti che le riguardano[16].

Nel 2013 il quartiere di Osaka Yodogawa-ku è diventato il primo distretto amministrativo ad impartire ai suoi impiegati e al proprio personale in generale una formazione professione volta, tra l'altro, ad una maggior comprensione nei riguardi dei diritti LGBT.[17][18][19][20]

Sostegno politico[modifica | modifica sorgente]

La bandiera arcobaleno adattata a quella giapponese

Le questioni riguardanti i diritti LGBT sono ancora raramente discusse o dibattute pubblicamente, e la maggior parte degli esponenti dei partiti politici non si è mai espressa al riguardo, non prendendo alcuna posizione formale né a favore né contro.

Nel 2001 il Consiglio per la promozione dei diritti umani, sotto l'egida del Ministero della Giustizia, ha raccomandato che l'orientamento sessuale venga inserito nel codice dei diritti civili della nazione, ma il parlamento s'è rifiutato di adottare la raccomandazione.

Nel 2003 Aya Kamikawa[21] è diventato il primo politico apertamente transgender (e poi transessuale) ad essere eletto nelle cariche pubbliche: inizialmente indipendente entrò poi nel Partito verde, per correre quindi per un posto al parlamento nazionale nelle liste del Partito Democratico del Giappone.

Nel 2005 Kanako Otsuji, del parlamento regionale di Osaka, è diventata la prima politica ad esser invitata formalmente al Tokyo Gay Pride Festival[22].

Nel 2011 Taiga Ishikawa è diventato il primo candidato apertamente gay ad essere eletto ad una carica governativa[23]: nato nel 1974, fece pubblicamente coming out con il suo libro intitolato Where is my boyfriend uscito nel 2003, e a partire da allora fa da supervisore ad un'organizzazione no profit che sponsorizza eventi sociali e culturali riguardanti la comunità omosessuale giapponese.

Nel 2013 è diventata parlamentare la prima attivista lesbica, Kanako Otsuji di 38 anni,[24] mentre durante la settimana dedicata alle manifestazioni del Gay Pride 2014 Akie Abe, moglie del primo ministro ha dato il suo sostegno partecipando attivamente[25]; nel frattempo tramite il proprio ambasciatore gli Stati Uniti continuano a fare pressioni perché l'alleato conceda più diritti legali a gay, bisex e lesbiche.[26]

Notte a Shinjuku, uno dei quartieri di Tokyo in cui si trovano in maggior numero i locali gay.

Matrimonio[modifica | modifica sorgente]

Nel 2009 è stato annunciato che il Ministero della Giustizia aveva in programma di riconoscere ai cittadini giapponesi che avessero sposato il proprio partner (straniero o meno) in un paese ove il matrimonio omosessuale era ammesso, lo status di coppia ufficialmente e legalmente sposata anche all'interno del Giappone: ciò è stato subito visto da alcuni come un primo passo verso l'eventuale legalizzazione del matrimonio gay[27]. Qualora questo si verificasse in un prossimo futuro, sarebbe il primo paese asiatico nella storia moderna a consentire legalmente i matrimoni tra persone dello stesso sesso all'interno dei suoi confini.

Nel frattempo il Giappone ha adottato una forma di legalizzazione della convivenza (DP-Domestic Partnership) per le coppie dello stesso sesso: il DP, noto anche come KOUSEISHOUSHO (公正書証) dà tutti, se non la maggior parte, dei diritti delle coppie eterosessuali sposate, tra cui l'eredità, i diritti sulle attività del partner, il diritto alla piena conoscenza della condizione medica del partner (comprese la consultazione medica, l'assistenza infermieristica e le visite in ospedale) e i diritti di delega sanitaria nel caso in cui il partner non sia in grado di prendere decisioni autonomamente[28].

Media e cultura LGBT[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bara (genere narrativo).

Mentre le rappresentazioni degli omosessuali nei media giapponesi tendono ad esser caricature sulla base di stereotipi comportamentali, tra cui la realtà sadomaso pubblicizzata dal comico Masaki Sumitani, ex wrestler professionista e taranto, vi sono diversi esempi di donne transessuali e travestiti con uno status di popolarità e celebrità a livello nazionale, uno fra tutti Matsuko Deluxe.[29]

Altresì noti sono anche le attrici trans Miki Misuasa e Hime Tsukino.

Nel cinema[modifica | modifica sorgente]

La cinematografia nipponica ha una lunga ed affermata tradizione, rispetto alla maggior parte degli altri paesi asiatici, di rappresentazioni dell'amore omosessuale, grazie anche ai molti live action ispirati a manga e/od anime di genere Yaoi e Shōnen'ai (soprattutto rivolti ad un pubblico femminile e riferito a relazioni sentimentali tardo-adolescenziali) . Tra i film che più hanno raccolto onsenso di critica e pubblico ci sono:

Tabella riassuntiva[modifica | modifica sorgente]

Atti omosessuali legali Yes (dal 1880; illegale solo dal 1872-1880, prima non v'erano mai state leggi che proibivano le relazioni tra persone dello stesso sesso.)
Pari età del consenso Yes
Leggi anti discriminatorie sul posto di lavoro No
Leggi anti discriminatorie sulla fornitura di beni e servizi No
Leggi anti discriminatorie in tutti gli altri settori (inclusa la discriminazione indiretta e le espressioni d'odio) No
Matrimonio omosessuale No
Riconoscimento delle coppie dello stesso sesso No
Adozione da parte di coppie dello stesso sesso No
Permesso di servire nelle forze armate Yes
Diritto di cambiare genere legalmente Yes (dal 2008)
Maternità surrogata No
Accesso alla fecondazione in vitro per le lesbiche No
Permesso di donare il sangue[30] Yes (dopo 1 anno dalla richiesta)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Japan and Sexual Minorities | ヒューライツ大阪
  2. ^ Pew: The Global Divide on Homosexuality, ISLAMiCommentary, 6 giugno 2013. URL consultato il 16 giugno 2014.
  3. ^ ILGA State sponsored homophobia 2008.doc (PDF). URL consultato il 20 gennaio 2011.
  4. ^ Almela Ramón, Homosexualidad. Entre la censura artística y aceptación, Criticarte.com. URL consultato il 5 luglio 2007.
  5. ^ La tolerancia de la homosexualidad en el Japón medieval in Isla Ternura.com. URL consultato il 05-07-07.
  6. ^ Colores Masculinos: La Construcción de la Homosexualidad en Tokugawa, Japón. Gary P. Leoupp. University of California Press, 1995.
  7. ^ H-Net Reviews, H-net.org. URL consultato il 20 gennaio 2011.
  8. ^ H-Net Reviews, H-net.org. URL consultato il 16 giugno 2014.
  9. ^ Japan Legal FAQ – Is the age of consent in Japan really 13?
  10. ^ "Gay scene: Tolerance, legal limbo". Jun Hongo. Japan Times. Tuesday, Dec. 23, 2000
  11. ^ http://www.hawaii.edu/hivandaids/LGBT_Rights_in_Japan.pdf
  12. ^ Japan: Governor Should Retract Homophobic Comments | Human Rights Watch
  13. ^ http://www2.ohchr.org/english/bodies/cedaw/docs/ngos/Japan_LBT_May09_japan_cedaw44.pdf
  14. ^ http://www.occur.or.jp/
  15. ^ Notizie tratte dal libro di Nagayasu Shibun Coppie dello stesso sesso「同性パートナー生活読本」(http://webcatplus.nii.ac.jp/webcatplus/details/book/6980828.html) pubblicato da Ryokufuku Publishing, Tokyo (http://www.ryokufu.com/top.html)
  16. ^ What the Diet’s been up to lately: revising the law of transgendered people, Mutantfrog.com, 11 agosto 2008. URL consultato il 20 gennaio 2011.
  17. ^ Preston Phro, Osaka ward first governmental body in Japan to officially declare support for LGBT community, RocketNews24, 6 settembre 2013.
  18. ^ Nikkei, 大阪市淀川区がLGBT支援宣言 (Yodogawa-ku passes LGBT support declaration), GladXX, 2 settembre 2013.
  19. ^ Andrew Potts, Osaka district becomes first Japanese government area to support LGBT inclusion, Gay Star News, 11 settembre 2013.
  20. ^ Yodogawa ward office LGBT support declaration, Yodogawa-ku Municipal website, 1º settembre 2013.
  21. ^ Aya Kamikawa's Profile
  22. ^ Kanako Otsuji's official site — The Lesbian Politician
  23. ^ Taiga Ishikawa is Japan’s first openly gay elected official | TOKYOMANGO
  24. ^ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/04/giappone-arriva-camera-alt-prima-deputata-lesbica-e-attivista-per-diritti-gay/615292/
  25. ^ http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2014/04/28/giappone-first-lady-a-rainbow-pride_0c296103-ee6f-4b3f-9fa3-f580a433e1b8.html
  26. ^ http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-06-08/pressioni-giappone-diritti-lgbt-100729.shtml?uuid=AbkdPF3H
  27. ^ Japan allows its citizens same-sex marriage abroad, Agence France-Presse, 27 marzo 2009. URL consultato il 18 novembre 2009.
  28. ^ Dal libro di Nagayasu Shibun http://webcatplus.nii.ac.jp/webcatplus/details/book/6980828.html
  29. ^ http://s.mxtv.jp/goji/profile_detail.php?cast=5
  30. ^ www.sanquin.nl, Bloed geven - Risicofactoren hiv mannen | Sanquin Bloedvoorziening, Sanquin.nl, 1º luglio 2013. URL consultato il 16 giugno 2014.

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