Diritti LGBT in Egitto

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In Egitto i diritti LGBT non sono ufficialmente riconosciuti né dal partito politico al potere né dai movimenti di opposizione né tanto meno dall'opinione pubblica in generale: omosessualità e travestitismo sono fortemente stigmatizzate all'interno della società. A partire dal XXI secolo il governo ha iniziato a utilizzare sempre più leggi volte a proteggere i valori islamici tradizionali, quindi a favore della "moralità pubblica" e contro l'omosessualità maschile.

La discriminazione e le molestie sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere non sono trattate né all'interno della Costituzione né tra le leggi emanate.

Codice penale[modifica | modifica sorgente]

Dato che il codice penale tace in materia di travestitismo ed atti omosessuali svolti in privato tra adulti consenzienti, i suddetti non sono de jure illegali all'interno del paese; tuttavia, dall'anno 2000 in poi alcune disposizioni vigenti sono state usate per imporre l'equivalente di un divieto in fatto di omosessualità e travestitismo.

Nel 2000 alcuni funzionari di polizia hanno arrestato una coppia gay egiziana con l'accusa di "praticare un comportamento immorale ed indecente": il loro avvocato difensore ha chiesto che le accuse venissero immediatamente ritirate in quanto l'omosessualità non è un crimine in Egitto, ma il giudice ha rifiutato sulla base del fatto che i due uomini avevano offeso le norme religiose e morali[1]. L'incidente è stato ampiamente dibattuto anche attraverso i media in maniera sensazionalistica, inducendo ad intervenire anche diversi personaggi pubblici i quali hanno per lo più visto l'omosessualità come il prodotto finale della decadenza occidentale, invitando pertanto la corte ad emettere una sentenza di condanna[1].

Nel corso del biennio 2000-2001 il governo egiziano ha dato avvio ad un vero e proprio giro di vite nei confronti dei fino ad allora relativamente frequenti party privati con un'utenza nella stragrande maggioranza dei casi gay, arrestandone i frequentatori ed accusandoli di varie violazioni della legge tra cui quella relativa all'ordine a alla morale pubblica (codice promulgato nel 1990 per combattere le espressioni volgari, la prostituzione, la negazione degli insegnamenti religiosi ed il moltiplicarsi delle idee depravate)[1]. La prima di queste incursioni si è verificata ad una festa sul Nilo al Cairo: i 52 uomini gay arrestati sono stati accusati di offesa alla moralità pubblica. I cosiddetti "Cairo 52" sono stati inizialmente processati sulla base di una vaga "violazione degli insegnamenti religiosi" e di "propagazione di idee depravate"; la Human Rights Watch ha per l'occasione tradotto e pubblicato online parti del codice penale egiziano relativi all'argomento in questione[2]. Gli imputati sono stati difesi anche da altre organizzazioni internazionali per i diritti umani, come Amnesty International; membri del parlamento tedesco, oltre al presidente francese hanno invitato il governo egiziano a rispettare i diritti umani dei propri cittadini LGBT[3][4]: al termine del processo ben 23 degli imputati sono stati condannati al carcere e ai lavori forzati, mentre gli altri sono stati assolti[5].

In seguito molti altri uomini sono stati arrestati in vari raid anti-omosessuali, anche se gli stranieri eventualmente coinvolti tendono ad essere rilasciati rapidamente; in varie situazioni più recenti un discreto numero di persone è stato incriminato per aver effettuato tentativi d'incontrare uomini tramite pubblicazioni e chat via Internet. Nel 2003 è stato arrestato e incarcerato per due settimane un turista israeliano proprio con l'accusa di tentativo d'adescamento attraverso web chat[6]. Sempre nel 2003 la polizia ha istituito posti di blocco su entrambi i lati del Ponte Qasr al-Nil, che attraversa il fiume nel centro della capitale ed è un luogo popolare d'incontri sessuali tra uomini, arrestando in totale 62 persone.[7]. Nel 2004 uno studente diciassettenne di un istituto privato ha ricevuto una condanna di 17 anni di carcere, compresi 2 di lavori forzati, per aver pubblicato il suo profilo personale su un sito di incontri gay[8].

La risposta del governo egiziano alle critiche internazionali mossegli contro è stata quella o di negare la persecuzione delle persone LGBT[9], oppure affermando che l'omosessualità è una perversione morale e quindi in contrasto con l'autentica fede insegnata dal profeta Maometto[10].

Nel 2009 il settimanale egiziano Al Balagh Al Gadid è stato chiuso e due dei suoi giornalisti incarcerati per la pubblicazione di un reportage in cui s'indicavano i noti attori Nour El-Sherif, Khaled Abol Naga e Hamdi El Wazir di essere coinvolti in un giro di prostituzione omosessuale e di corruzione degli agenti governativi per coprire la loro partecipazione ai fatti[11].

Identità di genere[modifica | modifica sorgente]

Nel 1990 Sayed Abdullah è stato il primo cittadino egiziano ad aver il permesso d'eseguire l'operazione di cambio sesso, con relativo nuovo nome da Sayed a Sali[12], mentre per contro nel 1998 è stata ufficialmente vietata la musica della transessuale israeliana Dana International[13].

Riconoscimento delle relazioni omosessuali[modifica | modifica sorgente]

L'intero diritto di famiglia è disciplinato dalla legge religiosa delle rispettive persone coinvolte: in quanto a tutt'oggi tutte le religioni ufficialmente riconosciute in Egitto, in primis l'Islam e la Chiesa ortodossa copta, non riconoscono come legittime nessuna relazione sentimentale tra persone dello stesso sesso, neanche la legge dello stato le riconosce.

Condizioni di vita delle persone LGBT[modifica | modifica sorgente]

Fino al 2001 il governo egiziano ha rifiutato di riconoscere persino la stessa esistenza dell'omosessualità[14]. Culturalmente la gran maggioranza della popolazione è di religione musulmana, il che ha un impatto decisivo sugli atteggiamenti pregiudiziali della società nei confronti dei diritti LGBT, così come condiziona fortemente tutto il sistema legale nazionale: la morale tradizionale islamica vede l'omosessualità e il transgenderismo come atti proibiti e detestabili. Le persone LGBT sono obbligate a vivere nascoste e in segreto la propria sessualità per timore sia delle sanzioni legali che dell'ostilità sociale.

Le organizzazioni per i diritti umani presenti in territorio egiziano hanno sempre cercato di evitare di sostenere pubblicamente i diritti LGBT per timore di ritorsioni da parte del governo, dalla politica dell'islamismo radicale o anche solo dai pregiudizi dei cittadini socialmente conservatori.[15]. Uno dei pochi egiziani a sostenere pubblicamente i diritti civili per gay e lesbiche è stato Maher Sabry il quale, assieme al sostegno dato al gruppo dei Cairo 52, ha anche diretto nel 2008 un innovativo film intitolato All My Life, che parla esplicitamente di omosessualità maschile. La pellicola ha provocato vibranti proteste da parte di leader religiosi e funzionari governativi che avrebbero voluto l'immediata messa al bando e distruzione del film[16].

A seguito della rivoluzione egiziana del 2011 il potere è stato assunto dal Partito Libertà e Giustizia creato e guidato dai Fratelli musulmani: i loro leader hanno condannato l'omosessualità e le unioni civili tra persone dello stesso sesso per motivi eminentemente religiosi[17]. Il nuovo governo ha continuato ad opporsi ala dichiarazione dell'ONU che condanna la discriminazione e le molestie anti-gay[18]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c (EN) SODOMYLAWS.org, Egypt. URL consultato il 13-04-2013 (archiviato dall'url originale il 14 febbraio 2012).
  2. ^ (EN) In a Time of Torture: The Assault on Justice In Egypt’s Crackdown on Homosexual Conduct: APPENDIX: Laws Affecting Male Homosexual Conduct in Egypt, Human Rights Watch. URL consultato il 13-04-2012.
  3. ^ (EN) SODOMYLAWS.org, German MPs Want Egypt to End Trial of Homosexuals. URL consultato il 13-04-2013 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2012).
  4. ^ (EN) SODOMYLAWS.org, French President Worried About Fate Of Egyptian Gays. URL consultato il 13-04-2013 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2012).
  5. ^ (EN) SODOMYLAWS.org, Egypt Sentences 23 of 52 Suspected Gays. URL consultato il 13-04-2013 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2012).
  6. ^ (EN) GayMiddleEast.com, Egypt released the Israeli gay tourist. URL consultato il 13-04-2013 (archiviato dall'url originale il 16 aprile 2012).
  7. ^ (EN) Egypt police arrest 62 suspected gay men, Ahbab News. URL consultato il 13-04-2013.
  8. ^ (PDF) (EN) Refugee Review Tribunal - AUSTRALIA - RRT RESEARCH RESPONSE, p.3.
  9. ^ (EN) SODOMYLAWS.org, Egypt Spars With US Congressmen Over Gay Arrests. URL consultato il 13-04-2013 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2012).
  10. ^ (EN) SODOMYLAWS.org, Egypt Officially Brands Homosexuality ‘Perverted’. URL consultato il 13-04-2013 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2012).
  11. ^ (EN) GayMiddleEast.com, Newspaper banned after accusing actors of homosexuality. URL consultato il 13-04-2013 (archiviato dall'url originale il 16 aprile 2012).
  12. ^ (EN) gayegypt.com, Egyptian Court Okays Sex Change. URL consultato il 13-04-2013 (archiviato dall'url originale il 7 giugno 2012).
  13. ^ (EN) gayegypt.com, "Sa'ida Sultana", transexual singer, whose music was banned in Egypt, wins Eurovision Song Contest. URL consultato il 13-04-2013 (archiviato dall'url originale il 6 giugno 2012).
  14. ^ (EN) Egypt crackdown on homosexuals, BBC NEWS, 07-03-2002. URL consultato il 13-04-2013.
  15. ^ (EN) SODOMYLAWS.org, Egypt’s “Human Rights” Groups. URL consultato il 13-04-2013 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2012).
  16. ^ (EN) Activist Fights for Gay Rights in Egypt, AlterNet. URL consultato il 13-04-2013.
  17. ^ (EN) GayMiddleEast.com, Egypt's Muslim Brotherhood: "Homophobia is the solution"?. URL consultato il 13-04-2013 (archiviato dall'url originale l'8 agosto 2012).
  18. ^ (EN) Gays in Egypt join anti-gov’t protests, Washington blade. URL consultato il 13-04-2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]