Direct Stream Digital

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Logo del marchio Direct-Stream Digital
Comparazione tra pulse-code modulation e DSD.

Direct Stream Digital (DSD), traducibile dall'inglese come flusso digitale diretto, è un marchio registrato da Philips e Sony per un sistema di decodifica di segnali audio che utilizzano la codifica in modulazione di densità di impulsi, o Pulse-Density Modulation, una tecnologia che serve ad immagazzinare segnali sonori su supporti digitali quali Super Audio CD (SACD).

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Il segnale audio è tradotto attraverso la modulazione sigma-delta, come una sequenza di singoli bit a una frequenza di campionamento di 2,8224 MHz (64 volte la frequenza di campionamento di un CD Audio, pari invece a 44,1 kHz). L'utilizzo di una frequenza di campionamento più alta permette di utilizzare il noise shaping (una tecnica usata per minimizzare l'errore di quantizzazione dei segnali audio spalmandolo su un più ampio range di frequenze) per ridurre rumore e distorsione causati dell'errore di quantizzazione di un segnale audio in un singolo bit. D'altro canto è ancora argomento di discussione quanto sia possibile eliminare la distorsione in una conversione sigma-delta ad 1 bit.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Alcune tra le prime implementazioni di conversioni DSD furono compiute da Ed Meitner, un ingegnere del suono austriaco proprietario degli EMM Labs. La tecnologia fu poi introdotta e sviluppata da Sony e Philips, già creatrici del compact disc. Nel 2005 la divisione sviluppo DSD di Philips fu trasferita alla Sonic Studio, LLC[2] per la successiva progettazione e sviluppo.

La tecnologia DSD può avere anche potenziali sviluppi in applicazioni video. Una struttura simile, basata sulla modulazione di larghezza di impulso, che viene decodificata nella stessa maniera del DSD, è stata impiegata nel laserdisc.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono molte divergenze , tra i proponenti del DSD e i fautori della pulse-code modulation, su quale dei due sia il miglior sistema di codifica. I professori Stanley Lipshitz e John Vanderkooy dell'Università di Waterloo (Ontario, Canada), in un convegno indetto nel 2001 dalla Audio Engineering Society[1], hanno affermato che la conversione a 1 bit (come quella impiegata dalla DSD) non è adatta per una conversione audio di alta qualità a causa della sua elevata distorsione: secondo Lipshitz e Vanderkooy perfino una conversione PCM a 8 bit, con sovracampionamento quadruplo con noise shaping, e un adeguato dithering, e metà della velocità di segnale del DSD, avrebbe un miglior rapporto segnale/rumore e una migliore risposta in frequenza. A queste obiezioni fecero seguito varie argomentazioni di parere opposto.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Why 1-Bit Sigma-Delta Conversion is Unsuitable for High-Quality Applications (Perché la conversione sigma-delta ad 1 bit non è adatta per applicazioni di alta qualità), Audio Engineering Society Convention Paper 5395
  2. ^ Welcome To Sonic Studio : Professional Digital Audio and Audiophile Quality Amarra Computer Music Player
  3. ^ Nel 2001, Why Direct Stream Digital is the best choice as a digital audio format (Perché il DSD è la scelta migliore come formato audio digitale), Convention Paper 5396. Nel 2002, anche la Philips argomentò contro queste critiche nel Convention Paper 5616. Inoltre, il professor James Angus rispose in dettaglio alle critiche (Convention Paper 5619). Lipshitz e Vanderkooy risposero in Convention Paper 5620