Dioptasio

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Dioptasio
Dioptasetsumeb5.jpg
Classificazione Strunz VIII/E.21-10
Formula chimica CuSiO2(OH)2[1][2]
Proprietà cristallografiche
Gruppo cristallino dimetrico[2]
Sistema cristallino trigonale[1][2][3][4][5]
Classe di simmetria romboedrico[1][3]
Parametri di cella a:4,57; c:7,78[1]
Gruppo puntuale 3[1][3]
Gruppo spaziale R 3[1][3]
Proprietà fisiche
Densità 3,28 - 3,35[1][2][3][5] g/cm³
Durezza (Mohs) 5[1][2][3][4][5]
Sfaldatura buona secondo {1011}[1], buona secondo le direzioni del prisma[2] perfetta secondo {1011}[3], facile[4]
Frattura concoide[1][2][3], irregolare[3][4]
Colore blu-verde scuro[1], verde smeraldo[1][3][5], turchese[1], verde intenso[4], blu-verde[3]
Lucentezza vitrea[1][2][3][4], ma può essere madreperlacea sui piani di sfaldatura[4]
Opacità da trasparente a translucida[1][3] talvolta fino ad opaco[4]
Striscio verde[1][2][3][4]
Diffusione raro[5]
Si invita a seguire lo schema di Modello di voce - Minerale

Il dioptasio è un minerale appartenente alla sottoclasse dei ciclosilicati.

Fu scoperto dal tedesco Rudolph Farber, verso la fine del Settecento, che lo definì per errore una varietà di smeraldo.[4]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1801 l'abate francese René Just Haüy determinò la sua vera natura e gli diede il nome dioptasio, che deriva dal greco διά (attraverso) e οράω, όψομαι (vedo)[4]. Ha diversi altri nomi, fra cui il più frequente è "achirite"[4].

Abito cristallino[modifica | modifica wikitesto]

Criptocristallino, cristalli grossolani, massivo,[1] prismatico tozzo, micro-criptocristalline, come incrostazioni,[2][3] o sotto forma di aghetti.[5] I cristalli spesso presentano delle striature[4].

Origine e giacitura[modifica | modifica wikitesto]

Zone di ossidazione di giacimenti di rame[1][4] talvolta insieme a crisocolla[4]. Cristalli estratti dai giacimenti di Altyn-Tubé (Kazakhstan Centrale) alla fine del XVIII secolo furono scambiati per smeraldi. Da segnalare anche le cristallizzazioni provenienti da Tsumeb, in Namibia.

Forma in cui si presenta in natura[modifica | modifica wikitesto]

Il minerale è di colore verde intenso con una sfumatura a volte bluastra. Il colore, in alcuni cristalli, può essere così marcato da renderli meno trasparenti.[4].
Sono rari i cristalli isolati. Generalmente, il dioptasio si rinviene in aggregati di cristalli anche grandi, ma possono formare anche delle croste o rivestire le pareti entro le cavità della roccia madre.[4]
La geminazione su {1011} non è comune.[3]

Caratteristiche chimico-fisiche[modifica | modifica wikitesto]

Il minerale presenta un debole dicroismo.[2]

Il minerale è facilmente solubile negli acidi con formazione di gel.[5]

Uso[modifica | modifica wikitesto]

Utilizzato per la creazione di gioielli fantasia e molto apprezzato dai collezionisti di minerali. Non deve mai essere trattato con apparecchi ad ultrasuoni per la sua pulizia, perché è fragile e si frantuma facilmente.

Il taglio[modifica | modifica wikitesto]

Anche se il dioptasio non è adatto alla sfaccettatura viene tagliato a forma di tavola o di gradini[4].

Gli aggregati microcristallini vengono tagliati a cabochon[4].

Per la loro scarsa durezza le pietre incastonate possono perdere la politura[4].

Località di ritrovamento[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y Scheda tecnica del minerale
  2. ^ a b c d e f g h i j k l Scheda tecnica del minerale su minerali.it
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Scheda tecnica del minerale su mindat.org
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y Autori Vari, Scheda Dioptasio in "Il magico mondo di minerali & gemme Guida pratica per scoprirli e collezionarli", De Agostini (1993-1996), Novara
  5. ^ a b c d e f g h i j k Autori Vari, Dioptasio in "Come collezionare i minerali dalla A alla Z", Vol. III pag. 720, Peruzzo (1988), Milano

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

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