Diopoldo d'Acerra

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Diopoldo, Conte di Acerra, in un'illustrazione del Liber ad honorem Augusti di Pietro da Eboli

Diopoldo von Schweinspeunt (anche Diopoldo di Acerra; in tedesco Diepold von Schweinspeunt o von Hohenburg[1]; 1150 circa – morto dopo il 1221) fu conte di Acerra e Duca di Spoleto.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Diopoldo era un ministeriale dell'Impero, originario di Hohenburg, nel Baviera. Fino a tempi recenti, è stato spesso considerato appartenente alla dinastia dei margravi di Vohburg, confondendolo con Diepoldo VII di Vohburg, nonostante si tratti di una svista rilevata già nel 1876, da Eduard Winkelmann[2]. Accompagnò l'imperatore Enrico VI di Svevia a Roma e nel Regno di Sicilia nel 1191: in quell'occasione fu fatto castellano di Rocca d'Arce. In seguito si rese protagonista di una lunga serie di attacchi, assedi, saccheggi alle terre circostanti che dipendevano dal monastero di Montecassino, gesta che il cronista cassinense Riccardo di San Germano non manca di registrare nella sua Chronica. Quando Enrico, di ritorno in Germania, passò in Terra di Lavoro, si avvantaggiò dell'intervento di Diopoldo che gli difese la retroguardia.

In assenza dell'imperatore, Diopoldo spadroneggiò in Terra di Lavoro appoggiandosi a Marcovaldo di Annweiler, margravio di Ancona e conte d'Abruzzo; quando Enrico ottenne il Regno di Sicilia (1194), Diopoldo fu nominato giustiziere di Terra di Lavoro. Nel 1197 catturò Riccardo di Acerra ottenendo per sé il titolo di conte di Acerra. Incrementò il suo potere con una accorta politica di matrimoni: nel 1199 combinò il matrimonio della figlia del conte di Fondi con suo fratello Siegfried, che fu signore di Caiazzo fino al 1221[2]; sua figlia fu data in matrimonio al conte di Caserta e suo figlio alla figlia di Pietro di Celano.

Gualtieri di Brienne catturato nel castello di Sarno, rifiuta le cure di Diopoldo

Diopoldo di Acerra e Marcovaldo di Annweiler pretendevano il tutoraggio sul piccolo Federico II, affidato invece dalla madre Costanza al papa Innocenzo III; il pontefice quindi aveva nominato Gualtieri III di Brienne Principe di Taranto, Duca di Apulia e Conte di Lecce e lo aveva scelto come proprio paladino per riportare il controllo nel Regno di Sicilia (1201). Gualtieri, sostenuto dalle lettere del papa e dalle truppe del conte Pietro di Celano, ottenne subito dei parziali successi a Teano, Capua (10 giugno 1201) e Venafro, ricacciando Diopoldo nel suo feudo di Sarno. Il 6 ottobre 1202, nei pressi di Canne, Gualtieri dovette respingere un assalto delle truppe di Diopoldo; nel frattempo Marcovaldo moriva a Messina.

Nel 1204 Diopoldo attaccò nuovamente Gualtieri e lo assediò nel Castel Terracena di Salerno, dove il conte di Brienne perse un occhio a causa di una freccia. Nonostante la menomazione, Gualtieri ruppe l'assedio e costrinse alla fuga Diopoldo, il quale si ritirò nella sua fortezza di Sarno. Gualtieri lo raggiunse e pose d'assedio il castello del rivale, ma cadde in un agguato, fu ferito e trascinato all'interno della fortezza, dove rifiutò le cure offertegli da Diopoldo in cambio della resa (14 giugno 1205).

Nel 1206 Diopoldo ottenne da Guglielmo di Capparone che il giovane Federico II fosse riconsegnato al vescovo di Troia Gualtieri di Palearia, cancelliere del Regno. La situazione precipitò: mentre Diopoldo veniva scomunicato da Innocenzo III, Gualtiero di Palearia entrò in conflitto con lui e lo fece catturare; ma Diopoldo riuscì a sfuggire, riparare a Salerno e infliggere agli avversari una sonora sconfitta[3].

Così nel febbraio 1209 Ottone IV di Brunswick lo nominò magister capitaneus totius Apuliae et Terre Laboris e lo fece Duca di Spoleto. Quando Ottone ricevette la corona imperiale, Diopoldo lo incontrò a Pisa in novembre e lo convinse a occupare il Regno di Sicilia. Ma le cose andarono diversamente e il giovane Federico II fu nominato Re dei Romani e poi imperatore.

Per Diopoldo arrivò dunque la cattura e la prigionia in Germania (1218); quando fu rilasciato nel 1221 si unì ai Cavalieri Teutonici, senza fare più ritorno in Italia. Si ignora la data della sua morte.

Si ritiene che fosse legato da parentela a Dipoldo di Dragoni, uomo politico di Federico II di Svevia, che fu duca di Spoleto per breve tempo, nel 1243[4].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ in latino medievale Diopuldus, Diubuldus, Diopaldus, Theobaldus, Tebaldus o Tiboldus de Suinespont o de Rocca Archis o de Acerra'.
  2. ^ a b Norbert Kamp, DIPOLDO di Schweinspeunt, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XL, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani
  3. ^ Annales Casinenses.
  4. ^ Norbert Kamp, DRAGONI, Dipoldo di (Dipoldus, Tiobuldus, Diopuldus, Teopuldus, Theobaldus de Dragone), Dizionario biografico degli italiani, vol. XLI, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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