Arcidiocesi di Ravenna-Cervia

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Arcidiocesi di Ravenna-Cervia
Archidioecesis Ravennatensis-Cerviensis
Chiesa latina
Esterno del Duomo di Ravenna.JPG
Regione ecclesiastica Emilia-Romagna
Diocesi suffraganee
Cesena-Sarsina, Forlì-Bertinoro, Rimini,
San Marino-Montefeltro
Arcivescovo metropolita Lorenzo Ghizzoni
Arcivescovi emeriti cardinale Ersilio Tonini,
Giuseppe Verucchi
Sacerdoti 121 di cui 91 secolari e 30 regolari
1.652 battezzati per sacerdote
Religiosi 35 uomini, 164 donne
Diaconi 6 permanenti
Abitanti 223.121
Battezzati 200.000 (89,6% del totale)
Superficie 1.185 km² in Italia
Parrocchie 89
Erezione I secolo (Ravenna)
VI secolo (Cervia)
in plena unione dal 30 settembre 1986
Rito romano
Cattedrale Metropolitana della Resurrezione del Signore
Concattedrali Santa Maria Assunta
Santi patroni Sant'Apollinare
(23 agosto)
San Paterniano
(13 novembre)
Indirizzo Piazza Arcivescovado 1, 48100 Ravenna, Italia
Sito web www.ravenna-cervia.chiesacattolica.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2011 * *
Chiesa cattolica in Italia
Soffitto della cappella di sinistra della basilica ursiana, cattedrale di Ravenna

L'arcidiocesi di Ravenna-Cervia (in latino: Archidioecesis Ravennatensis-Cerviensis) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Emilia-Romagna. Nel 2010 contava 200.000 battezzati su 223.121 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Lorenzo Ghizzoni.

I patroni sono sant'Apollinare e san Paterniano.

Indice

Territorio [modifica]

L'arcidiocesi si estende per due terzi della sua superficie in provincia di Ravenna e per un terzo in provincia di Ferrara. Nella provincia di Ravenna comprende il territorio corrispondente ai comuni di Ravenna e Cervia e la frazione di Lavezzola (comune di Conselice); nella provincia di Ferrara comprende il territorio dei comuni di Argenta e Portomaggiore. Le frazioni di Filo e Longastrino, che nell'amministrazione dello Stato sono divise a metà tra le province di Ravenna e Ferrara (essendo entrambe divise tra i comuni di Argenta e Alfonsine), appartengono interamente all'arcidiocesi di Ravenna.

Sede arcivescovile è la città di Ravenna, dove si trova la cattedrale della Resurrezione del Signore. A Cervia sorge la concattedrale di Santa Maria Assunta.

Vicariati [modifica]

Il territorio è suddiviso in otto vicariati, in cui si contano in totale 89 parrocchie:

Provincia ecclesiastica [modifica]

La provincia ecclesiastica di Ravenna-Cervia comprende le seguenti diocesi suffraganee:

Storia [modifica]

Sede di Ravenna [modifica]

Origini ed età antica [modifica]

L'origine della diocesi di Ravenna è verosimilmente molto antica. Il più antico reperto che testimonia la presenza del credo cristiano nell'area ravennate è un'iscrizione su una stele funeraria ritrovata a Classe e risalente alla fine del II secolo. Una datazione così bassa può essere spiegata se si considera che a Classe, l'antico porto di Ravenna, era di stanza una flotta dell'esercito romano che aveva il compito di sorvegliare la parte orientale del Mediterraneo. Probabilmente i primi cristiani del ravennate erano militari della flotta, reclutati nei Paesi di prima cristianizzazione, cioè nel Vicino Oriente. L'area cimiteriale dei primi cristiani (un grande sepolcreto del III-IV secolo) è stata localizzata a Classe, a poca distanza dalla basilica di Sant'Apollinare, durante gli scavi condotti nella seconda metà del XVIII secolo.

Si può ipotizzare che la diocesi di Ravenna sia stata istituita nella Civitas Classis all'inizio del III secolo. Anche la prima chiesa cristiana ravennate fu edificata a Classe: iniziata da San Pietro Crisologo (vescovo nella prima metà del V secolo), fu terminata dal successore Neone. Il primo vescovo di cui è certa l'esistenza è Severo, che partecipò al concilio di Sardica nel 343. La tradizione arretra l'inizio della cronologia episcopale ai primi decenni della cristianità. Lo stesso San Pietro Crisologo afferma che sant'Apollinare, uno dei discepoli di san Pietro, giunse a Ravenna da Antiochia di Siria e qui fondò la prima comunità cristiana locale; il medesimo episodio è presente in Andrea Agnello e negli scritti dei cronachisti ravennati a partire dal IX secolo. La maggioranza degli storici ritiene tuttavia che tali testimonianze non siano affidabili e che la datazione tramandata sia stata ottenuta dilatando la durata dei primi episcopati.

La diocesi ebbe sede a Classe dalla fondazione sino al 378, quando fu trasferita a Ravenna. All'epoca del vescovo Pietro Crisologo, la sede ravennate acquisì una certa importanza fra le diocesi del nord Italia; all'autorità del vescovo di Ravenna furono sottomesse le chiese di Voghenza, Imola, Forlì, Faenza, Bologna e Modena, in precedenza appartenuta alla metropolia di Milano. All'epoca del vescovo Giovanni (fine V secolo), detto Angelopte perché avrebbe avuto il privilegio di poter vedere il proprio angelo custode, la metropolia di Ravenna estese la sua giurisdizione su tutti i vescovi dell'Emilia, dunque anche sulle Chiese di Piacenza, Parma, Brescello e Reggio. Il vescovo ravennate riceveva la consacrazione direttamente dal vescovo di Roma.

I prelati di Ravenna ebbero nei secoli seguenti grande potere, non alieno da uno spirito di autonomia rispetto all'autorità romana, tanto che a più riprese i papi intervennero per limitarne le prerogative: papa Simplicio minacciò Giovanni III della privazione del diritto di consacrare i vescovi suoi suffraganei, Gregorio Magno (590-604) richiese di ridurre lo sfarzo dell'arcivescovo Giovanni V e del suo clero.

Nel 519, malgrado l'opposizione del vescovo Pietro II, i ravennati appiccarono il fuoco alle sinagoghe della città; tuttavia il re Teodorico ordinò, con un apposito praeceptum inviato a Pietro, la loro ricostruzione a spese degli incendiari.

Età bizantina [modifica]

Nel 540 tutta l'arcidiocesi di Ravenna fu recuperata al dominio romano (d'Oriente), sottraendola al regno degli Ostrogoti. I beni della chiesa gota (ariana) furono devoluti alla chiesa ravennate (cattolica). Tra le prime opere pubbliche della Ravenna bizantina vi fu la costruzione di due basiliche monumentali. Iniziata nel 532, fu ripresa l'edificazione della Basilica di San Vitale, che fu portata a compimento nel 547. Nel 549 terminarono i lavori di costruzione della Basilica di Sant'Apollinare in Classe.

Vista l'accresciuta importanza, nel 546 ai vescovi di Ravenna fu attribuito il titolo di arcivescovi: Massimiano fu il primo a ricevere il pallio da papa Vigilio. Agli inizi del VII secolo, la metropolia ravennate si estese anche alle diocesi di Cesena, Forlimpopoli e Sarsina, fino a quel momento suffraganee di Roma.

L'arcivescovo ravennate cominciò a stringere rapporti sempre più stretti con l'Impero romano d'Oriente. Capitale dei possedimenti bizantini d'Italia dal 554, la città fu favorita dall'imperatore rispetto a Roma, considerata spesso come avversaria. Con la costituzione dell'Esarcato d'Italia (584 ca), Ravenna fu dichiarata capitale. Al vertice dell'amministrazione vi era l'esarca nominato dall'imperatore, ma Costantinopoli conferì anche all'arcivescovo importanti poteri civili, come il controllo delle finanze urbane, dei pesi e delle misure, dell'annona, e la piena giurisdizione civile e penale sul clero.

Per un certo periodo, tra il 666 ed il 680-82, l'imperatore bizantino Costante II concesse alla Chiesa di Ravenna l'autocefalia [1]. Era arcivescovo Mauro. Il papa Vitaliano e l'arcivescovo ravennate arrivarono a scambiarsi reciproco anatema e si verificò pertanto un vero e proprio scisma. Successivamente Mauro, appoggiato da Costante II, aderì all'eresia monotelita. Mauro ottenne dal clero ravennate la non sottomissione all'autorità di Roma; il suo successore Reparato non si recò all'Urbe per la consacrazione. L'autocefalia fu revocata dall'imperatore Costantino IV, che trovò motivi di riavvicinamento con la Chiesa di Roma (680), cui seguì la convocazione di un concilio che condannò il monotelismo.

In seguito Ravenna e Costantinopoli continuarono ad avere stretti rapporti e ad influenzarsi reciprocamente. Ravenna cercò anche di esercitare pressioni sulla sede imperiale. All'inizio dell'VIII secolo l'arcivescovo Felice fu coinvolto in una congiura contro Giustiniano II che, tornato sul trono, lo fece accecare e deportare nel Ponto.

L'Esarcato bizantino tramontò nel 751 con la conquista longobarda. Successivamente papa Stefano II chiamò in aiuto Pipino il Breve, membro di una casata di aiutanti del re di Francia. Quando si delineò il progetto papale tendente ad impossessarsi dei territori dell'ex Esarcato, l'arcivescovo Sergio cercò di costituirsi legittimo erede dell'Esarcato, con lo scopo di creare un principato autonomo da Roma. Per questo nel 755 Sergio, d'intesa con il re Astolfo, non si presentò all'incontro con Papa Stefano II per discutere dell'amministrazione dell'ex territorio esarcale, che Astolfo si era impegnato a restituire. Il re longobardo, anzi, consegnò a Sergio le città occupate e questi funse da esarca (ut exarchus). Fu necessario l'intervento diretto di Pipino il Breve (756) perché venissero restituite «a S. Pietro e al papa» le città dell'Esarcato, tra cui Ravenna, e della Pentapoli (seconda discesa di Pipino in Italia). Sergio venne arrestato e trasferito a Roma, dove venne incarcerato, mentre la città di Ravenna fu amministrata da funzionari papali.[2] Stefano II non riuscì a rientrare in possesso di tutte le città dell'Esarcato e della Pentapoli. Il suo successore Paolo I pensò che Sergio gli sarebbe stato utile nella trattativa coi longobardi. L'arcivescovo ravennate fu quindi liberato ed inviato a Ravenna per dialogare con re Desiderio. Paolo I ottenne da Sergio l'assicurazione che l'arcivescovo non avrebbe chiesto aiuto a Bisanzio; in cambio, concesse alla sede di S. Apollinare una vasta signoria ecclesiastica sul territorio ravennate.[2]

Negli anni seguenti i rapporti tra il pontefice e la sede ravennate tornarono tesi. Dopo che il re dei Franchi Carlo Magno completò la conquista del regno longobardo, l'arcivescovo Leone, che si considerava il successore dell'esarca bizantino, non si sottomise al pontefice né riconobbe i diritti della Santa Sede sulla vicina Pentapoli (774-775). Per tutto l'VIII secolo e fino alla metà del successivo, gli arcivescovi cercarono appoggio presso i re di Francia, non sempre con esito felice (l'arcivescovo Giorgio fu imprigionato dall'esercito di Carlo Magno). Dopo l'850 l'arcivescovo Giovanni inasprì ancor più la politica autocefala e giunse al punto di vessare le diocesi suffraganee (Modena, Reggio, Parma e Piacenza), imponendo loro pesanti tributi e vietando loro di comunicare direttamente con la Chiesa di Roma. La disputa fu chiusa da papa Niccolò I (858-867), che convocò a Roma l'arcivescovo e, visto il suo rifiuto, si recò a Ravenna dove constatò la generale avversione del clero e del popolo per Giovanni, che dovette comparire nell'861 davanti al Concilio che lo redarguì.

Questo episodio però non mutò l'atteggiamento degli arcivescovi della sede ravennate, che anzi proseguirono la politica di affermazione delle proprie prerogative, rispetto alle prerogative dei papi, operando scelte autonome in fatto di alleanze con i detentori del potere temporale. Nel corso del IX-X secolo la Chiesa di Ravenna si avvicinò ai re germanici, divenendo la «capitale morale» del loro regno [3]. Nell'892, infatti, Lamberto da Spoleto volle essere incoronato sacro romano imperatore a Ravenna: papa Formoso dovette recarsi nella città bizantina. Nonostante questi attriti, il prestigio della Chiesa ravennate tra l'episcopato italiano non venne meno: nel 910 l'arcivescovo Giovanni da Tossignano venne eletto papa con il nome di Giovanni X.

Basso Medioevo [modifica]

Il 25 dicembre 983 l'erede al trono di Germania, Ottone III, ancora infante, fu consacrato ad Aquisgrana dall'arcivescovo ravennate, a conferma del legame speciale che univa la sede di Ravenna alla dinastia degli Ottoni.
I titoli giuridici degli arcivescovi di Ravenna ebbero origine alla fine del X secolo, regnanti l'imperatore Ottone III e il cugino papa Gregorio V e furono confermati dai papi e dagli imperatori successivi. Nel 997 venne nominato a Ravenna il primo vescovo straniero, il francese Gerberto di Aurillac, già precettore di Ottone III ed abate del monastero di Bobbio. Il papa conferì al presule la giurisdizione civile sulla città e sul portum Volanae usque ad locum qui dicitur Cervia, ovvero tutta la fascia litoranea dalla foce del Po di Primaro fino a Cervia, comprendente le contee (comitatus) di Ferrara, Comacchio, Cervia, Decimano e Trasversara [4].
Nel 999 Gerberto ricevette anche le contee di Forlì, Forlimpopoli, Cesena, Sarsina e Montefeltro, così il dominio temporale dell'arcivescovo di Ravenna venne a comprendere tutto il territorio a mari usque ad Alpes, a fluvio Rheno usque ad Foliam (dal mare alle alture, dal fiume Reno al fiume Foglia), escludendo solo l'enclave di Bertinoro, all'epoca indipendente. Nello stesso anno Ottone III, in base al Privilegium imperiale, lo scelse come nuovo papa. Egli lasciò quindi Ravenna e salì al soglio pontificio con il nome di Silvestro II. A Ravenna si insediò Leone (aprile 999), al quale il sovrano confermò la giurisdizione sulle sedi episcopali suffraganee e sulle contee già possedute.

All'inizio dell'XI secolo l'arcivescovo Arnoldo (sassone) ottenne il potere temporale su Ravenna, Cervia, Faenza e Imola. La rivalità tra sede ravennate e papa si riaccese durante la lotta per le investiture: l'arcivescovo Enrico sostenne l'antipapa Onorio II (1061-1072) che si oppose a papa Gregorio VII riportandone però la scomunica. L’imperatore del Sacro Romano Impero nel 1080 contrappose al papa Gregorio VII l'arcivescovo di Ravenna Guiberto, che divenne antipapa con il nome di Clemente III (1080-1100).

A conferma del prestigio della sede ravennate, sta il fatto che il vescovo Gualtiero († 1144) si firmasse con una formula simile a quella usata da papa Onorio II. Se il vescovo di Roma compariva negli atti ufficiali come "Servo dei Servi di Dio, per grazia divina Papa di Santa Romana Chiesa", Gualtiero era identificato con la formula: "servo dei Servi di Dio, per grazia di Dio arcivescovo della ravennate Chiesa".

Il XII secolo vide la sede di Ravenna opporsi nuovamente al papato in occasione della scomunica di Federico Barbarossa. L'emergere delle istituzioni comunali ebbe nel Ravennate una forte spinta centrifuga, tanto è vero che entro il secolo successivo tutte le città romagnole si liberarono dalla sudditanza all'arcivescovo, costituendosi in liberi comuni [5]. L'area d’influenza della Chiesa ravennate venne a restringersi, verso l’entroterra, a un raggio di circa quindici chilometri, mentre solo in direzione del Po e lungo la fascia costiera si mantenne inalterata.

Nel 1357, con il passaggio della Romagna sotto la sovranità pontificia venne creata la Provincia Romandiolæ et Exarchatus Ravennæ. La capitale fu posta a Bologna, mentre Ravenna fu sede della seconda carica, quella di Presidente della Provincia. Il legato pontificio e il rettore assunsero le competenze e i diritti che fino ad allora erano stati esercitati dall'arcivescovo di Ravenna.

Età moderna [modifica]

Benedetto Accolti nel XVI secolo fu l'ultimo arcivescovo ad avere rapporti tormentati con i papi, tanto che papa Clemente VII lo fece imprigionare per la sua amministrazione della Marca d'Ancona. Il cardinale Giulio della Rovere, istituì nel 1568 il seminario arcivescovile. Intanto il declino dell'arcidiocesi di Ravenna fu accelerato dall'elevazione della sede di Bologna, fino ad allora suffraganea di Ravenna, al rango di arcidiocesi metropolitana.

Nel 1744 venne demolita l'antichissima cattedrale dedicata alla Aghia Anastasis per la costruzione della nuova cattedrale, che fu consacrata dall'arcivescovo Ferdinando Romualdo Guiccioli il 13 aprile 1749. Nel 1779 l'arcivescovo Cantoni trasferì il seminario in un nuovo edificio.

Nel 1860 al cardinale Enrico Orfei fu impedito per due anni di prendere possesso della sua sede dalle autorità civili del nascente Regno d'Italia.

Sede di Cervia [modifica]

La diocesi di Cervia fu eretta all'inizio del VI secolo o forse negli ultimi anni del secolo precedente. Il primo vescovo storicamente documentato è Geronzio secondo la tradizione avrebbe subito il martirio di ritorno dal sinodo romano del 501.

In origine la diocesi dipendeva dal patriarcato di Roma e solo nel 948 divenne suffraganea dell'arcidiocesi ravennate, a cui Cervia rimase sempre sottomessa, ad eccezione degli anni 1582-1604, periodo in cui la diocesi divenne suffraganea di Bologna.

Sono pochi i vescovi di Cervia che nel primo millennio cristiano hanno lasciato tracce nella storia; solo a partire da Leone (fine X secolo) la cronotassi diviene più regolare e continua. Proprio con Leone, che al sinodo provinciale del 997 si firma come episcopus ficodensis, quae nunc Cervia vocatur, compare per la prima volta il cambio del nome della città, da Ficocle, come finora s'era chiamata, a Cervia.

Nel 1244 papa Innocenzo IV, con la bolla In apostolicae sedis specula[6], confermò alla sede di Cervia, elencandoli uno per uno, i possedimenti di tutte le pievi e le chiese di sua pertinenza. Per la malasanità del luogo, spesso il vescovo risiedette a Massa Fiscaglia, dove v'era un palazzo vescovile e dove furono celebrati diversi sinodi diocesani fra il 1573 ed il 1670.

Il seminario diocesano venne istituito dal vescovo Ignazio Giovanni Cadolini nel 1828.

L'unione tra Ravenna e Cervia [modifica]

Il 7 gennaio 1909 Pasquale Morganti, arcivescovo di Ravenna, fu nominato anche vescovo di Cervia; in questo modo le due sedi furono unite in persona episcopi.

Il 22 febbraio 1947, in forza del decreto Quum Sanctissimus della Congregazione Concistoriale, fu stabilita l'unione aeque principaliter.

Infine, il 30 settembre 1986, in forza del decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, fu stabilita la plena unione delle due diocesi e la nuova circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale.

Cronotassi dei vescovi [modifica]

Sede di Ravenna [modifica]

La cronotassi dei vescovi di Ravenna è incerta per i primissimi secoli; la tradizione vuole che si apra con sant'Apollinare, evangelizzatore e patrono dell'Emilia-Romagna, il quale avrebbe subito il martirio a Classe nel 46. La prima testimonianza di una serie episcopale ravvenate è molto antica e risale al IX secolo, attribuita allo storico Agnello[7]; questa serie è chiamata dagli studiosi Codex pontificalis ecclesiae ravennatis oppure Liber pontificalis ecclesiae ravennatis.

Sede di Cervia [modifica]

Sede di Ravenna e Cervia [modifica]

Sede di Ravenna-Cervia [modifica]

Statistiche [modifica]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2010 su una popolazione di 223.121 persone contava 200.000 battezzati, corrispondenti all'89,6% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 172.500 173.639 99,3 153 129 24 1.127 24 320 74
1969  ? 200.000  ? 171 132 39  ? 49 503 77
1980 215.900 227.000 95,1 162 114 48 1.332 51 450 88
1990 207.000 210.000 98,6 137 105 32 1.510 4 40 334 86
1999 203.000 210.300 96,5 129 95 34 1.573 5 43 256 89
2000 208.270 215.570 96,6 123 97 26 1.693 5 35 237 89
2001 208.270 211.587 98,4 115 87 28 1.811 5 32 230 89
2002 211.000 211.380 99,8 130 102 28 1.623 5 32 230 89
2003 211.000 230.320 91,6 125 96 29 1.688 3 34 210 89
2004 211.000 230.320 91,6 119 90 29 1.773 4 34 235 89
2010 200.000 223.121 89,6 121 91 30 1.652 6 35 164 89

Note [modifica]

  1. ^ Il diploma di autocefalia sottraeva a Roma la potestà di nominare l'arcivescovo e delegava questo potere ai vescovi suffraganei dell'arcidiocesi.
  2. ^ a b Antonio Carile, Materiali di storia bizantina , Bologna, Lo Scarabeo, 1994.
  3. ^ AA. VV., Storia di Ravenna, vol. II2 «Dall'Età bizantina all'Età ottoniana», Marsilio Editori, pag. 358.
  4. ^ Le donazioni sarebbero diventate esecutive solo dopo la morte dell'imperatrice Adelaide (vedova di Ottone I).
  5. ^ C. Giovannini-G. Ricci, Ravenna, Bari 1985.
  6. ^ Testo della bolla in Cappelletti, op. cit., pp. 562-564.
  7. ^ Biografia sull'enciclopedia Treccani online.
  8. ^ Sostenuto dall'episcopato romagnolo ed emiliano, ma inviso all'imperatore, è considerato in molte cronotassi un vescovo intruso.

Fonti [modifica]

Per la sede di Ravenna [modifica]

Per la sede di Cervia [modifica]

Voci correlate [modifica]

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