Diocesi di Milevi

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Milevi
Sede vescovile titolare
Dioecesis Milevitana
Chiesa latina
Vescovo titolare Joseph Chennoth
Istituita XVII secolo
Stato Algeria
Diocesi soppressa di Milevi
Eretta  ?
Soppressa  ?
Dati dall'annuario pontificio
Lista delle sedi titolari della Chiesa cattolica

La diocesi di Milevi (in latino: Dioecesis Milevitana) è una sede soppressa e sede titolare della Chiesa cattolica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Milevi, identificabile con Mila nella provincia omonima in Algeria, è un'antica sede episcopale della provincia romana di Numidia.

Sono diversi i vescovi conosciuti di questa diocesi africana. Polliano partecipò al concilio indetto nel 256 a Cartagine da san Cipriano per discutere il problema dei lapsi. Nella seconda metà del IV secolo Milevi fu la sede episcopale di sant'Ottato, autore, verso il 375, del De schismate Donatistarum. Verso la fine del secolo visse il vescovo Onorio, che secondo la testimonianza di sant'Agostino, venne deposto per la sua iniquità.[1]

Severo governò la Chiesa di Milevi fin dall'inizio del V secolo e fu in corrispondenza con sant'Agostino; prese parte, assieme al donatista Adeodato, alla conferenza di Cartagine del 411, che vide riuniti assieme i vescovi cattolici e donatisti dell'Africa romana. Dopo Adeodato, Morcelli aggiunge il vescovo Ottato II, che tuttavia appartiene alla diocesi di Vescera. Bennato partecipò al sinodo riunito a Cartagine dal re vandalo Unerico nel 484, e in seguito venne esiliato. Infine Restituto fu tra i padri del secondo concilio di Costantinopoli nel 553.

Milevi fu sede di diversi concili locali: uno donatista nel 397 e due cattolici nel 402 e 416.

La diocesi è ancora menzionata fra le tredici sedi vescovili della Numidia nella Notitia Episcopatuum redatta dall'imperatore bizantino Leone VI (886-912).[2]

Oggi Milevi sopravvive come sede vescovile titolare; l'attuale vescovo titolare è Joseph Chennoth, nunzio apostolico in Giappone.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

  • Polliano † (menzionato nel 256)
  • Ottato † (prima del 375)
  • Onorio † (fine IV secolo)
  • Severo † (prima del 409 - prima del 26 settembre 426 deceduto)
  • Bennato † (menzionato nel 484)
  • Restituto † (menzionato nel 553)

Cronotassi dei vescovi titolari[modifica | modifica wikitesto]

  • Emmanuele di San Ludovico, O.F.M. † (8 febbraio 1672 - ? deceduto)
  • Giacinto de Saldanha, O.P. † (28 gennaio 1675 - ?)
  • Johann Ignaz Dlouhovesky † (10 aprile 1679 - 10 gennaio 1701 deceduto)
  • Caius Asterius Toppi † (15 novembre 1728 - prima del 20 maggio 1754 deceduto)
  • Anton Révay † (20 maggio 1754 - 16 settembre 1776 nominato vescovo di Rožňava)
  • Wilhelm Joseph Leopold Willibald von Baden † (12 luglio 1779 - 9 luglio 1798 deceduto)
  • Angiolo (Angelo) Cesarini † (28 settembre 1801 - 7 maggio 1810 deceduto)
  • Thomas Coen † (26 gennaio 1816 - 9 ottobre 1831 succeduto vescovo di Clonfert)
  • William Bernard Allen Collier, O.S.B. † (14 febbraio 1840 - 7 dicembre 1847 nominato vescovo di Port-Louis)
  • Jean-Marie Tissot, M.S.F.S. † (11 agosto 1863 - 25 novembre 1886 nominato vescovo di Vizagapatam)
  • Charles Lavigne, S.J. † (13 settembre 1887 - 27 agosto 1898 nominato vescovo di Trincomalee)
  • James Bellord † (16 febbraio 1899 - 11 giugno 1905 deceduto)
  • Giovanni Borzatti de Löwenstern † (11 marzo 1907 - 17 febbraio 1926 deceduto)
  • Acacio Chacón Guerra † (10 maggio 1926 - 1º agosto 1927 succeduto arcivescovo di Mérida)
  • Anton Gisler † (20 aprile 1928 - 4 gennaio 1932 deceduto)
  • Jean-Félix de Hemptinne, O.S.B. † (15 marzo 1932 - 6 febbraio 1958 deceduto)
  • José Manuel Piña Torres † (12 maggio 1958 - 7 luglio 1997 deceduto)
  • Joseph Ignace Randrianasolo † (24 ottobre 1997 - 3 giugno 1999 nominato vescovo di Mahajanga)
  • Joseph Chennoth, dal 24 agosto 1999

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Contro le Lettere di Petiliano, III, 38, 44.
  2. ^ Hieroclis Synecdemus et notitiae graecae episcopatuum, accedunt Nili Doxapatrii notitia patriarchatuum et locorum nomina immutata, ex recognitione Gustavi Parthey, Berlino 1866, p. 79 (nº 659).

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

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