Impero Maurya
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L'impero Maurya (325 – 185 a.C.), governato dalla dinastia Maurya, fu il più grande e potente impero politico e militare dell'antica India.
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Indice |
I sovrani Maurya [modifica]
La dinastia fu fondata da Chandragupta usurpando il regno del Magadha o Behar meridionale all'ultimo sovrano Nanda. A Chandragupta seguì Bindusara e poi Ashoka, suo nipote, il quale, forse nel 272 a.C salì al trono. Egli cominciò il regno con una guerra di conquista, detta di Kalinga (odierna Orissa), che era allora forse il più potente degli stati indiani indipendenti. Gli orrori della guerra spinsero il re alla conversione al Buddhismo. Egli si convinse che l'unica conquista era quella degli animi per mezzo della religione; prese allora il nome di Piyadassi (in pali, il sanscrito Priyadarsin), "il pietoso", e con questo nome si chiamò nei suoi editti. Egli regnò per ben quarantun'anni, dal 272 al 231 a.C, sino alla sua morte, e fu tra i migliori sovrani dell'India. tutta la sua attività dopo la conversione fu spesa nella diffusione del Buddhismo. Sono stati trovati i suoi editti, in iscrizioni sparse in varie parti del suo vastlo impero, scritti in prakrito; quelli scoperti sinora sono trentaquattro, ma sappiamo che altri furono veduti nel secolo VII a.C. [anacronismo] a Savatthi e a Ramagama e altri ancora ve ne debbono essere. Si hanno anche parecchie iscrizioni che parlano di lui. Tra di esse vi sono proclami commemorativi di visite fatte da lui allo Stupa (tempietto eretto sull'urna funebre. Da alcune fonti latine e greche, sappiamo che intorno al 305 a.C. Seleuco, uno dei generali di Alessandro Magno, invase l'India con l'intento di rivendicare i territori conquistati da Alessandro durante le sue campagne. Seleuco e Chandragupta pervennero ad un accordo in base al quale le province appartenute precedentemente ai greci sarebbero entrate ufficialmente a far parte del nuovo impero indiano, in cambio di 500 elefanti da guerra, che si riveleranno decisivi nella battaglia di Ipso del 301 a.C.. Con il regno di Ashoka la dinastia raggiunse il suo apice dominando un vasto impero che riuscì ad unificare tutto il subcontinente indiano e l'altopiano iranico.
I sovrani Maurya, di bassa estrazione sociale, per sottrarsi all'influenza brahmana si convertirono alle nuove fedi: Chandragupta, fondatore della dinastia, si convertì al giainismo; suo nipote, Ashoka, si proclamò cakravartin, favorevole al buddhismo. Sotto i sovrani Maurya si assistette al momento più alto di diffusione del buddhismo indiano che, restando per lo più una religione della nobiltà e di asceti ma estranea alle grandi masse popolari, finì per decadere (II secolo a.C.) con la fine della dinastia.
La prima unione indiana durò 50 anni: conquistata da Candragupta e Bindusara, consolidata sotto il paternalismo imperiale di Ashoka, la cui tolleranza verso le genti di ogni credo, lingua o livello di sviluppo seppe fare proprie le realtà del pluralismo del subcontinente indiano. La disintegrazione avvenne sull'onda delle invasioni da nord, le defezioni da sud e le dispute per la successione.
L'organizzazione statale [modifica]
Il regno era diviso in quattro vicereami suddivisi a loro volta in province rette da funzionari (pradeshika), che amministravano le province, raccoglievano i dazi ed amministravano la giustizia locale attraverso un proprio apparato burocratico. La figura più importante dello Stato era pur sempre il re, che controllava direttamente il centro del Magadha attraverso funzionari di fiducia. Il regno Maurya si avvaleva di forze militari molto numerose ed anche ben organizzate ed addestrate.
L'economia [modifica]
La forza motrice dell'economia maurya erano i commerci e la monetazione. Anche l'agricoltura era ben sviluppata, favorita dal suolo fertile e dal clima tropicale dell'India.
Arte [modifica]
Dal punto di vista culturale l'Impero Maurya portò a una grande produzione artistica, specialmente durante il regno di Asoka. Tra i maggiori esempi dell'architettura di questo periodo abbiamo senza dubbio il nucleo in mattoni del primo stupa di Sanchi. Importanti opere rupestri sono i santuari scavati nelle colline di Barabar la cosiddetta grotta di Lomas-Rsi. Infine sono ancora abbastanza diffuse in varie località dell'India settentrionale le colonne fatte erigere da Asoka dopo la sua conversione al buddhismo che recano epigrafi religioso-propagandistico e sono sormontate da capitelli zoomorfi dal complesso significato simbolico tra cui il capitello dei Leoni, attuale emblema dell'Unione indiana. Varie testimonianze dell'arte maurya sono presenti nell'Indian Museum di Calcutta e nel Museo nazionale di Nuova Delhi.
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