Differenziale esatto

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In calcolo infinitesimale, un differenziale \operatorname \delta Q è detto esatto se e solo se è integrabile, cioè se la grandezza Q è esprimibile come funzione della seconda classe di continuità semplicemente connessa (di immagine sottoinsieme dei numeri reali): l'implicazione diretta dipende dal fatto che la seconda ammette sempre un solo differenziale \operatorname d Q; per generalizzare la nozione di differenziale come infinitesimo a quantità Q definite arbitrariamente, risulta poi utile avere un criterio per determinare se Q sia esprimibile come funzione delle sue variabili, o se invece non lo sia, anche perché in quest'ultimo caso risulta non conservata su un integrale chiuso nelle sue variabili.

Criterio di Schwartz [modifica]

In generale se Q(\mathbf x) con \mathbf x \in \mathbb R^n (Q(\mathbf x) è quindi una funzione di n variabili) ammette un differenziale, esso corrisponde al prodotto scalare:

\operatorname d Q = \nabla Q \cdot \operatorname d \mathbf x = \sum_i \frac{\partial Q}{\partial x_i} \operatorname d x_i,

dove nell'ultima uguaglianza si è applicata la definizione di prodotto scalare. Si nota il gradiente che permette appunto l'integrazione:

Q(\mathbf x) = \sum_i \int \frac{\partial Q}{\partial x_i} \operatorname d x_i.

ma condizione necessaria e sufficiente affinché ciò sia possibile è che tutte le funzioni integrande dipendano da altre variabili con lo stesso andamento:

\frac{\partial}{\partial x_i} \frac{\partial Q}{\partial x_j} = \frac{\partial}{\partial x_j} \frac{\partial Q}{\partial x_i} \quad \forall i, j \in (1,...,n),

e cioè che Q[\mathbf x] verifichi il teorema di Schwarz, affermazione valida per le funzioni Q(\mathbf x) della seconda classe di continuità. Poiché il differenziale di Q[\mathbf x] viene solitamente costruito come dipendenza implicita dai differenziali delle variabili, e cioè nella forma:

Q(\mathbf x) = \sum_i \int A_i \operatorname d x_i,

il criterio si traduce nel testare se:

\frac{\partial A_i}{\partial x_j} = \frac{\partial A_j}{\partial x_i} \quad \forall i, j \in (1,...,n),

nel qual caso Q[\mathbf x] ha differenziale esatto, che si può esprimere appunto \operatorname d Q. Per una funzione di una variabile ovviamente questo si riduce a verificare che Q[x] appartenga alla prima classe di continuità, e cioè che A(x) sia funzione continua in x.

Applicazione termodinamica [modifica]

Ad esempio, consideriamo la quantità di calore  \delta Q scambiata in una trasformazione infinitesima:

\operatorname \delta Q[T,V] = \operatorname d U + \operatorname d W = C_{v}\, \operatorname d T + p\, \operatorname d V

dove compaiono nell'ordine: la capacità termica a volume costante, la variazione di temperatura, la pressione e la variazione di volume. Vogliamo determinare se può essere definita funzioni di stato di un sistema termodinamico. L'equazione precedente traduce il primo principio della termodinamica per gas perfetti. È facile vedere che in generale

\frac{\partial C_v}{\partial V} = 0 \neq \frac{\partial p}{\partial T}

perciò Q non ha differenziale esatto, quindi il calore non è una funzione di stato del sistema.

Consideriamo ora invece l'aumento infinitesimo di entropia \operatorname \delta S:

\operatorname \delta S = \frac{\operatorname \delta Q}{T} = \frac{C_{v}}{T}\, \operatorname d T + \frac{p}{T}\, \operatorname d V

e, poiché per i gas ideali vale pV = RT si ha

\operatorname d S =  \frac{C_{v}}{T}\, \operatorname d T + \frac{R}{V}\, \operatorname d V

Stavolta

\frac{\partial}{\partial V}\frac{C_{v}}{T} = 0 = \frac{\partial}{\partial T}\frac{R}{V}

quindi \operatorname d S è esatto per i gas ideali e possiamo usare la notazione solita d. L'entropia è perciò una funzione di stato:

S = \int \operatorname d S = \int \frac{C_{v}}{T}\, \operatorname d T + \int \frac{p}{T}\, \operatorname d V = C_{v}\, \ln T + R \ln V + \rm{cost.}

Voci correate [modifica]

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