Diego Francesco Carlone
Diego (Francesco) Carlone o Carloni (Lanzo d'Intelvi, 1674 – Lanzo d'Intelvi, 1750) è stato un architetto, scultore e decoratore italiano, appartenente ad una stirpe di artisti comaschi, i Carlone (o Carloni)[1]. Era figlio di Giovanni Battista Carloni, scultore e architetto.
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[modifica] Biografia
Nasce a Scaria, frazione di Lanzo d'Intelvi. Dopo un apprendistato di stuccatore e scultore nella bottega paterna, intraprende un soggiorno di studio a Roma. Dall'inizio del XVIII secolo è attivo nella Germania meridionale, in Austria e in Italia, al fianco del fratello Carlo Innocenzo, frescante.
Nel 1690 è documentata la sua presenza a Gartlberg bei Pfarrkirchen[2] nella bottega paterna quando vien ricompensato con un fiorino. Nel 1698 è menzionato per la prima volta nei libri contabili del convento di Sankt Florian e nel biennio 1704-1705 riceve il pagamento per la decorazione della Sala delle udienze, dell'appartamento attiguo e della cappella della prelatura commissionata dal priore Franz Claudius Kröll.
Come titolare dell'impresa con Paolo Allio, nel 1701 ad Amberg firma la ricevuta del pagamento per i lavori di stucco già eseguiti nella chiesa e nel convento dei Salesiani; la decorazione (perduta) fu iniziata nel 1696 dal padre. Tra il 1701 e il 1702 è attivo con la bottega paterna nella chiesa dei Carmelitani[3] a Straubing luogo di sepoltura dei Wittelsbach; sue sono le decorazioni sopra gli archi della cappelle e nelle tribune, compresa la cantoria.
Il 12 giugno 1702 il governo degli Elettori bavaresi stipula un contratto con l'impresa per la decorazione del Santuario Maria Hilf[4]; gli stucchi del coro erano già stati dal padre, restano da decorare la volta, le pareti laterali, i portali della tribune e le statue; nel 1717 stipula il contratto che lo impegna con Paolo Allio a terminarne la decorazione oltre a quella di altre sei cappelle.
Nel 1704 risulta già sposato Maria Francesca Allio, figlia di Martino, e l'anno successivo nasce la figlia Anna Barbara che sposerà Paolo Retti. Nel 1710 nasce la figlia Caterina, nel 1712 Anna Maria Domenica, nel 1715 Giuseppe Innocente, nel 1717 Giovanni Antonio che sposerà Arcangela Luraghi, nel 1719 Anna Maddalena che sposerà nel 1737, Girolamo Bizzozero di Azzate, e nel 1724 l'ultima figlia, Teresa.
A Salisburgo gli viene attribuita la decorazione a stucco della Sankt Johannisspitalkirche e della Ursulinenkirche, con statue agli altari, eseguita intorno al 1705; con Paolo Allio decora nel 1706 la Kollegienkirche, chiesa dell'antica università eretta da Johann Bernhard Fischer von Erlach tra il 1696 e il 1707 quando ne realizza l'altare maggiore. In collaborazione col medesimo architetto costruttore del Castello Klesheim nel 1708 esegue i lavori a stucco nell'ingresso, nelle sale, sullo scalone e sulla facciata. Per la chiesa parrocchiale di Mülln sono documentati nel 1709 suoi stucchi nella sagrestia di cui rimangono solo due lavabi alla pareti dopo l'innalzamento delle pareti.
Nello stesso anno a Lambach l'abate Maximilian Pagl gli commissiona la decorazione a stucco del nuovo refettorio e dell'Ambulatorio dell'abbazia benedettina[5]. Lo stesso abate nel 1713 gli commissiona l'altare maggiore della chiesa abbaziale di cui realizza solo il gruppo della Santissima Trinità. Sempre nel 1710 a Münchenreuth-Kappel presso Waldsassen compie la decorazione a stucco nel Santuario della Santissima Trinità[6]. Dal 1710 al 1715 con Paolo Aglio è impegnato a Linz nella chiesa dei Carmelitani[7] nella decorazione a stucco delle pareti e la realizzazione degli altari, ad eccezione di quelli mediani.
Nel 1712 realizza quattro statue collocate nelle Salette del Nuovo Corpo del convento di Sankt Florian e a Rattenberg nella chiesa degli Eremitani Agostiniani realizza le statue dell'altare maggiore e quelle dell'altare laterale sinistro, nonché i rilievi della volta dell'Archivio. Rientrato a Scaria il 3 marzo 1712 inizia la decorazione a stucco del coro della chiesa parrocchiale di Santa Maria poi terminati nel 1718. La decorazione prosegue negli anni 20 nella navata e nella cappelle, mentre solo nel 1741 saranno realizzate le statue per la facciata.
A Passavia esegue verso la fine del 1712 due angeli per l'altare maggiore della Chiesa di San Michele[8] progettata da Carlo Antonio Carlone nel 1677. Nello stesso anno a Kirchberg am Wagram nel santuario Maria Trost[9] gli sono ascritte le statue dell'altare maggiore di contorno ad un dipinto del fratello Carlo Innocenzo Carloni.
Nel 1715 inizia la sua attivitä continuata a più riprese fino al 1730 a Ludwigsburg ove nel Castello[10] realizza la decorazione a stucco delle Gallerie, della cappella e degli scaloni d'onore. Nella Favoritenschloss[11], residenza secondaria del palazzo ducale nel 1718 esegue gli stucchi di contorno all'affresco della medaglia centrale realizzata da Luca Antonio Colomba. Nello stesso anno a Stoccarda compie la decorazione a stucco nelle sedici sale e nel salone del palazzo della principessa Guglielmina von Grävenitz, distrutto nel 1944 durante i bombardamenti.
A Thyrnau nel 1718 ristruttura il padiglione di caccia del castello del principe vescovo Raimondo Ferdinando von Rabatta; la sua statua di Diana oggi è conservata nel Bayerisches Nationalmuseum di Monaco. Nel 1720 è pagato per la decorazione della Kaisersaal[12] nell'abbazia benedettina di Kremsmünster. Tra il 1723 e il 1725 nell'abbazia benedettina di Weingarten[13] con Donato Riccardo Retti e Carlo Carloni si occupa dell'intera decorazione a stucco. Sempre nel 1725 gli viene affidta l'esecuzione dell'altare maggiore e della decorazione a stucco del Santuario di Maria Dolorosa a Katsdorf.
Di nuovo rientrato a Scaria nel 1728 su invito del cognato Luca Antonio Colomba gli viene affidata nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano l'esecuzione di due tondi in stucco che incorniciano i reliquiari ai lati dell'altare maggiore, trasferiti nel 1756 nella cappella dei Re Magi.
Dal 1730 al 1740 lavora, con intervalli, per la chiesa abbaziale di Einsiedeln: crea 11 statue per il fastigio della cappella delle Grazie (distrutto), le decorazioni plastiche per gli otto altari laterali della navata, i rilievi dei due altari ai lati del presbiterio sono posteriori al 1735 e i due cenotafi dei principi abati e capitolari all'ingresso del presbiterio sono datati 1738. Il suo stile rivela chiare ascendenze del barocco romano.
In quegli anni tra il 1734 e il 1735 si impegna a realizzare la decorazione a stucco del salone, con la sala antistante, dello scalone e del vestibolo della Residenza[14] del Serenissimo margravio ad Ansbach.
Eccolo poi a Genova quando nel 1740 riceve il compenso per dodici statue eseguite per la famiglia Sauli, titolare della basilica di Santa Maria di Carignano. In sagrestia sono conservati un suo busto di Sant'Alessandro Sauli e un tondo con San Giovanni Nepomuceno. Attorno al 1742 sulla scorta di raffronti stilistici gli viene attribuita la decorazione a stucco della Galleria degli specchi e di altre sale del Palazzo Carrega Cataldi. Verso il 1745 sua è pure la decorazione a stucco dell'Oratorio di San Giovanni Nepomuceno a Ramponio.
[modifica] Note
- ^ Diego Francesco Carlone sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Santuario mariano di Gartlberg
- ^ Chiesa dei Carmelitani a Straubing/
- ^ Santuario Maria Hilf
- ^ Abbazia benedettina di Lambach
- ^ Santuario della Santissima Trinità presso Waldsassen
- ^ Chiesa dei Carmelitani di Linz
- ^ Chiesa gesuitica di San Michele a Passavia
- ^ Santuario Maria Trost a Kirchberg am Wagram
- ^ Castello di Ludwigsburg
- ^ Schloss Favorite a Ludwigsburg
- ^ La Kaisersaal nell'abbazia di Kremsmünster
- ^ Abbazia benedettina di Weingarten
- ^ Residenza del margravio ad Ansbach
[modifica] Bibliografia
- Raffaele Soprani, Carlo Giuseppe Ratti, Vite de' pittori, scultori ed architetti genovesi, II, Genova 1769, 369.
- Johann Kaspar Füsslin, Geschichte der besten Künstler in der Schweiz nebst ihren Bildnissen. Anhang, Zurigo 1779, 219-221.
- Hans Tietze, Carloni, Diego Francesco, in Thieme Becker, V, Lipsia 1912.
- Matteo Marangoni, I Carloni, Fratelli Alinari, Firenze 1925, 15ss.
- Federico Hermanin, Gli artisti italiani in Germania. L'opera del genio italiano all'estero, II, Roma 1935, 25ss.
- Erwin Hainisch, Die Kunstdenkmäler des Gerichtsbezirkes Lambach, ÕKT, XXIV, Vienna 1959, 106ss.
- Edoardo Arslan (a cura di), Arte e artisti dei laghi lombardi, II, Tipografia Editrice Antonio Noseda, Como 1964, 15, 36, 39, 45 (3), 58, 59 (3), 60, 62, 64, 66, 68, 71, 72, 74, 75, 76, 78, 142, 143, 148, 165, 174, 175, 176, 182, 183, 185, 187 (4), 188, 189 (2), 190 (2), 191 (3), 192, 219-233, 234 (2), 236 (2), 237, 248, 252 (3), 325, 326, 331, 333, 335, 336, 337.
- Ezia Gavazza, La collaborazione Carloni-Schiaffino nella basilica di Carignano a Genova, in Arte Lombarda, VII/2, Cinisello Balsamo 1962, 105-116.
- Ernst Guldan, Quellen zu Leben und Werk italien. Stukkatoren des Spätbarock in Bayern, in Arte e artisiti dei laghi lombardi, II, Como 1964, 219-233, 247.
- Ezia Gavazza, Apporti "lombardi" alla decorazione a stucco tra '600 e '700 a Genova, in Arte e artisti dei laghi lombardi, Como 1964, 58-63.
- Mariaclotilde Magni, Cenno su alcuni stucchi intelvesi, in Arte e artisti dei laghi lombardi, Como 1964, 74-76. 78 e nota.
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- Walter Luger, Die Künstler, in Linzer Stukkateure, catalogo della mostra, (Stadtmuseums Linz im Nordico), Linz 1973, 64-66.
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- Elsa Ascarelli D'Amore, I Carloni. Diego Francesco e Carlo Innocenzo, in Arte cristiana, XLIII, 6, 1975, 51-58.
- Antonello Vincenti, Irmina Dolazza, Elsa Ascarelli D'Amore, La chiesa di Santa Maria a Scaria d'Intelvi, in Arte cristiana, 616, gennaio-febbraio 1975, 1-58.
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- Amalia Barigozzi Brini, Carloni, Diego Francesco, in Dizionario Biografico degli Italiani, XX, Roma 1977.
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- Petra Grove, Carlone, Diego Francesco, in Ulrich Thieme - Felix Becker, Allgemeines Lexikon der bildenden Künstler, Lipsia 1998.
- Petra Suchy, Carlo Innocenzo Carlone in Niederösterreich. Ein Wanderkünstler im politischen und sozialen Umfeld an der Schwelle zum 18. Jahrhundert, Diplomarbeit, Wien Ingeborg Schemper-Sparholz (1999): Skulptur und dekorative Plastik, in: Hellmut Lorenz (a cura di.), Kunst in Österreich, Barock, München 2008, 461-548.
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