Didone ed Enea

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Didone ed Enea
Pierre-Narcisse Guérin, Didone ed Enea
Pierre-Narcisse Guérin, Didone ed Enea
Titolo originale Dido and Æneas
Lingua originale inglese
Musica Henry Purcell
Libretto Nahum Tate

(Libretto online - Stanford University)
Fonti letterarie Eneide
Atti tre
Prima rappr. data incerta, comunque prima del dicembre 1689
Teatro Collegio di Josias Priest, Londra
Personaggi

Dido and Æneas è un'opera in tre atti di Henry Purcell, su libretto di Nahum Tate. Rappresentata per la prima volta probabilmente nella primavera del 1689,[2] costituisce l'opera più celebre di Purcell e un capolavoro assoluto del melodramma britannico.

Divisa in tre atti, tratta del soggiorno di Enea, personaggio protagonista dell'Eneide di Virgilio, a Cartagine, ospite della regina Didone (in inglese Dido).
Fra i due scoppierà un amore maledetto che si concluderà, come vuole la tradizione, con la partenza dell'eroe, destinato a fondare Roma, e il suicidio di Didone.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Personaggio Tipologia vocale
Dido, (Didone, nota anche come Elissa) regina di Cartagine soprano/mezzosoprano[3]
Belinda, sorella di Didone e dama di compagnia soprano
Second Woman, seconda dama di compagnia soprano/mezzosoprano
Enea, principe troiano tenore[4]
Sorceress, strega mezzosoprano[5] o basso-baritono[1]
First Enchantress, prima fattucchiera mezzosoprano
Second Enchantress, seconda fattucchiera mezzosoprano
Spirit, spirito sotto la forma di Mercurio contralto
First Sailor, primo marinaio mezzosoprano o tenore[1]
coro, SATB: tutti i componenti del coro rappresentano successivamente cortigiani, streghe, cupìdi e marinai.

Overture

L'opera si apre con un ouverture alla Francese.Una prima parte seria e maestosa, in modo da evocare un'immagine di regalità, e una seconda parte più vivace,in cui il crescendo sottolinea la violenza e la cattiveria che troveremo nell'opera.

Sinossi[modifica | modifica wikitesto]

Atto I[modifica | modifica wikitesto]

Didone ha accolto nel suo palazzo a Cartagine Enea, fuggito con i suoi dalla distruzione di Troia. La sorella e confidente Belinda, accortasi che Didone è turbata, le parla del radioso futuro che la attende, ma Didone le dice che è in preda a un tormento che non può confessare. Belinda, rendendosi conto dell'origine amorosa del tormento e fiduciosa in un'alleanza con i troiani, invita Didone al matrimonio con Enea. La regina rimane titubante, ma quando l'eroe viene ammesso a corte, accetta alla fine le sue profferte d'amore.

Atto II[modifica | modifica wikitesto]

Scena I

Nella grotta di una maga, sono convocate le streghe sue compagne perché partecipino alla preparazione della rovina di Cartagine e di Didone. Il piano è quello di inviare un folletto ad Enea, perché, sotto le sembianze di Mercurio, lo solleciti a riprendere il mare ed a far vela per l'Italia, meta del suo destino, abbandonando così nella disperazione l'amante Didone. Per intanto le streghe scatenano una fragorosa tempesta affinché Didone ed Enea siano obbligati a cessare la caccia a cui di stanno dedicando, ed a rientrare precipitosamente a corte. Compiuto l'incantesimo scompaiono con fragore di tuono.

Scena II

Didone ed Enea, accompagnati dai loro seguiti, si sono fermati in uno splendido boschetto e sono intenti nelle attività ricreative connesse con la caccia, quando la regina, udendo l'approssimarsi del temporale, invita la sorella a predisporre per il sollecito rientro di tutti al riparo della corte. Restato solo in scena, Enea viene avvicinato dal folletto inviato dalla maga, il quale, spacciandosi per Mercurio, riferisce all'eroe il comando di Giove di non prolungare oltre il suo soggiorno cartaginese e di riprendere al più presto il mare per compiere il suo destino di fondatore di una nuova Troia su suolo latino. Enea, lamentando la sua triste sorte, deve acconsentire sottomettendosi al volere degli dèi.

Atto III[modifica | modifica wikitesto]

Scena (I)

Al porto, i marinai cantano lieti per l'imminente partenza. La maga e le streghe osservano la scena, esultando per la sventura che incombe su Cartagine, e decidono di perseguitare Enea quando sarà in mare con una tempesta. Segue un ballo in tre parti segue, con la partecipazione generale.

Scena (II)

A palazzo, Didone e Belinda sono angosciate per la scomparsa di Enea, e i più foschi presentimenti della regina sono confermati quando l'eroe riappare informandola della sua prossima partenza per volere degli dèi. Didone l'accusa allora d'ipocrisia e rifiuta sdegnosamente, come un ripiego, la disponibilità che Enea le dichiara a rimanere comunque a Cartagine a dispetto di tutto: il solo aver pensato di abbandonarla lo rende indegno di lei.

Partito l'eroe, Didone, non potendo più vivere senza di lui, si abbandona alla morte tra le braccia della sorella profondendosi nello struggente lamento, "When I am laid in earth", che costituisce uno dei brani più famosi di tutta la storia del melodramma. Sulla sua tomba compaiono allora gli amorini e il coro li prega di vegliare per sempre sull'anima della sfortunata regina.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Bruce Wood, Andrew Pinnock, scheda di presentazione del DVD "Dido and Aeneas", 2008 WEA
  2. ^ Grove, p. 1169.
  3. ^ La partitura originale fu scritta per soprano, ma la tessitura consente anche l'esecuzione da parte di mezzosoprani acuti. Cfr. Price (1984) p. 247
  4. ^ La partitura originale fu scritta per tenore, ma, data la tessitura bassa dei tenori barocchi (cfr. baritenore), viene eseguita spesso da baritoni. Cfr. Harris (1990) pp. 60-62
  5. ^ Secondo Price (1984), p. 255, la parte ha la stessa estensione (do3-sol4) ed un'analoga tessitura rispetto a quella di Didone.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Programma di sala, con libretto (inglese e italiano) e note, per l'allestimento 2010 al Teatro La Fenice di Venezia
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