Dicloruro di cromo

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Dicloruro di cromo
Hydrophilite.GIF
Nome IUPAC
cloruro di cromo(II)
Nomi alternativi
dicloruro di cromo, cloruro cromoso
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolare CrCl2
Peso formula (u) 122,902
Aspetto solido cristallino bianco
Numero CAS [10049-05-5]
Numero EINECS 233-163-3
PubChem 24871
Proprietà chimico-fisiche
Densità (g/cm3, in c.s.) 2,9
Temperatura di fusione 1097 (824 °C)
Temperatura di ebollizione 1393 (1120 °C)
Proprietà tossicologiche
LD50 (mg/kg) 1870 (oral, rat)
Indicazioni di sicurezza
Simboli di rischio chimico
Corrosivo
Frasi R 22-34
Frasi S 26-36/37/39-45

Il dicloruro di cromo, o cloruro di cromo(II) è il composto chimico di formula CrCl2. È noto anche con la vecchia denominazione di cloruro cromoso. In condizioni normali è un solido cristallino bianco inodore, usato per la sintesi di complessi del cromo. CrCl2 è igroscopico; si scioglie in acqua dando soluzioni blu che vengono facilmente ossidate dall'ossigeno dell'aria per formare prodotti contenenti Cr(III).

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Nel cristallo CrCl2 ha una struttura cristallina ortorombica tipo rutilo distorta, con gruppo spaziale Pnnm simile a quella del cloruro di calcio con a = 664, b = 598 e C = 348 pm.[1] La distorsione è dovuta all'effetto Jahn-Teller generato dalla configurazione d4 ad alto spin dello ione Cr(II) in campo ottaedrico.

Sintesi[modifica | modifica wikitesto]

CrCl2 viene prodotto riducendo il cloruro di cromo(III) con idrogeno a 500 °C:[2]

2CrCl3 + H2 → 2CrCl2 + 2HCl

Su scala minore si può ridurre CrCl3 usando LiAlH4:

4CrCl3 + LiAlH4 → 4CrCl2 + LiCl + AlCl3 + 2H2

Reattività[modifica | modifica wikitesto]

CrCl2 è un composto stabile se mantenuto in assenza di aria e di umidità. Si scioglie in acqua dando soluzioni blu. Il colore è dovuto allo ione [Cr(H2O)6]2+. Questo stesso ione si può ottenere più semplicemente a partire da soluzioni contenenti Cr(III), per riduzione con amalgama di zinco:

2[Cr(H2O)6]3+ + Zn/Hg → 2[Cr(H2O)6]2+ + Zn2+ + Hg

Lo ione [Cr(H2O)6]2+ è fortemente riducente (E° Cr3+/2+= −0,41 V) e in soluzione acida a caldo riduce l'acqua a idrogeno:

2Cr(II) + 2H3O+ → 2Cr(III) + H2 + 2H2O

In soluzione alcalina il cromo forma idrossidi, e in questo caso la reazione di sviluppo di idrogeno è più veloce perché Cr(OH)3 ha una solubilità molto bassa e si sottrae all'equilibrio:[3]

2Cr(OH)2 + 2H3O+ → 2Cr(OH)3 + H2

Usi[modifica | modifica wikitesto]

CrCl2 viene usato come precursore nella sintesi di complessi inorganici e organometallici di cromo. Riduce alogenuri alchilici e composti nitroaromatici. I composti organometallici del cromo sono molto versatili, data la moderata elettronegatività del cromo e la varietà di substrati con i quali CrCl2 può interagire.[4] CrCl2 è usato come reagente nella reazione di Nozaki-Hiyama-Kishi.

Sicurezza[modifica | modifica wikitesto]

CrCl2 è fortemente corrosivo per la pelle e le mucose, ed è nocivo se ingerito. Non sono stati effettuati studi approfonditi sulla sua tossicologia. Non risulta classificabile come cancerogeno.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ J. W. Tracy, N. W. Gregory, E. C. Lingafelter, J. D. Dunitz, H.-C. Mez, R. E. Rundle, C. Scheringer, H. L. Yakel Jr, M. K. Wilkinson, The crystal structure of chromium(II) chloride in Acta Cryst., vol. 14, 1961, pp. 927-929, DOI:10.1107/S0365110X61002710.
  2. ^ A. B. Burg, R. C. Young, C. Starr, Anhydrous chromium(II) chloride : (chromous chloride) in Inorg. Synth., vol. 3, 1950, pp. 150-153, DOI:10.1002/9780470132340.
  3. ^ F. P. Treadwell, Chimica analitica. Volume 1. Analisi qualitativa, 7ª ed., Milano, Vallardi, 1955.
  4. ^ K. Takai, K., T.-P. Loh, Chromium(II) chloride in Encyclopedia of reagents for organic synthesis, New York, John Wiley & Sons, 2005, DOI:10.1002/047084289X.rc166, ISBN 9780470842898.
  5. ^ Alfa Aesar, Scheda di sicurezza di CrCl2. URL consultato il 14-3-2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. E. Housecroft, A. G. Sharpe, Inorganic chemistry, 3ª ed., Harlow (England), Pearson Education Limited, 2008, ISBN 978-0-13-175553-6.
  • N. N. Greenwood, A. Earnshaw, Chemistry of the elements, 2ª ed., Oxford, Butterworth-Heinemann, 1997, ISBN 0-7506-3365-4.
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