Dicitencello vuje

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Dicitencello vuje
Artista
Autore/i Rodolfo Falvo / Enzo Fusco
Genere Canzone napoletana
Data 1930
(NAP)
« A voglio bene... 'a voglio bene assaje!
Dicitencello vuje ca nun mm''a scordo maje... »
(IT)
« le voglio bene, le voglio tanto bene
Glielo dica Lei che non la dimentico mai... »
(Estratto dal testo)

Dicitencello vuje (IT: Glielo dica Lei) è una canzone napoletana scritta nel 1930 da Rodolfo Falvo (musica) ed Enzo Fusco (testo).

Significato del testo[modifica | modifica sorgente]

Dicitencello vuje è la disperata dichiarazione d'amore di un uomo nei confronti della donna amata, resa in maniera indiretta. L'uomo infatti parla rivolgendosi ad un'amica dell'amata riferendosi alla donna desiderata con l'appellativo cumpagna vosta (vostra amica). L'uomo le chiede di riferirle che per lei ha perso il sonno e la fantasia (aggio perduto 'o suonno e 'a fantasia), che la passione "più forte di una catena" (è na passione, cchiù forte 'e na catena) lo tormenta e non lo fa più vivere (ca mme turmenta ll'anema... e nun mme fa campá).

Soltanto nell'ultimo verso del brano il protagonista confessa di amare in realtà, la sua interlocutrice e quando vede una lacrima sul suo volto ("na lacrima lucente v'è caduta") le dice che è proprio lei la donna che ama ("levammece sta maschera, dicimme 'a verità", togliamoci questa maschera, diciamo la verità).

Interpreti[modifica | modifica sorgente]

Nel corso degli anni il brano è stato oggetto di innumerevoli versioni e reinterpretazioni. I primi autori ad inciderne una versione, già nel 1930 furono Vittorio Parisi e Gennaro Pasquariello[1]. La canzone entrò anche nel repertorio di Roberto Murolo, che la registrò anche in duetto con Amália Rodrigues.

La canzone è stata tradotta in inglese (da Jimmy Dale, Martin Kalmanoff, Jack Val, Sam Ward) con il titolo "Just Say I Love Her" e interpretata negli anni da numerosi cantanti tra i quali Vic Damone, Eddie Fisher, Frankie Avalon, Al Martino, Dean Martin, Connie Francis, Artie Shaw, Tony Bennett, Timi Yuro, Nina Simone.

Negli anni settanta il brano ebbe una nuova ondata di popolarità in Italia, grazie ad una cover registrata da Alan Sorrenti nel 1974, che la reinterpretò in falsetto, in occasione dell'uscita del suo terzo album. Fra gli altri interpreti ad aver registrato una versione del brano si ricordano Renzo Arbore e l'Orchestra Italiana[2], Rita Forte[3], Ivana Spagna[4], Sal Da Vinci, Ivan Graziani (in una versione strumentale nell'album Tato Tomaso's Guitars), Mario Trevi (in versione classica, negli anni '60, ed in versione Turbo folk nel 2011), Claudio Villa, Franco Califano, Mariella Nava, Alessandro Safina e Gigi Finizio.

Da non dimenticare le interpretazioni dei cantanti lirici come Giuseppe Di Stefano, Mario Del Monaco, Josè Carreras, Luciano Pavarotti, Placido Domingo, Francesco Anile. In Russia (dove la canzone classica napoletana è apprezzata e studiata nei conservatori sin dai primi del 1900) è un cavallo di battaglia di tenori come Muslim Magomaev, Dmitri Hvorostovsky e Zaur Tutov.

Nella celebre canzone di Lucio Dalla Caruso nel ritornello l'autore utilizza più che ampiamente, quasi un rimontaggio, musica e parole del ritornello di Dicitencello vuje (Ti voglio bene assai e È una catena ormai)[5].

Gianna Nannini in Fotoromanza - uno dei suoi primi e più noti successi - cita (traducendolo in italiano) uno dei versi più caratteristici di Dicitencello vuje ("ho perduto il sonno e la fantasia"[6]).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Hit Parade Italia
  2. ^ Italiancharts
  3. ^ Italiancharts
  4. ^ Italiancharts
  5. ^ [Melisanda Massei Autunnali, “Caruso. Lucio Dalla e Sorrento. Il rock e i tenori”, Donzelli, 2011, pag. 30. ISBN -978-88-6036-563-7]
  6. ^ Gianna Nannini "Fotoromanza" - 1984 - YouTube