Dialetto ciociaro
Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine lingua se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine dialetto.
| Ciociaro (Ciuciarə) | |
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| Parlato in | |
| Regioni | |
| Persone | 300.000 ca. |
| Classifica | |
| Tipo | subregionale |
| Filogenesi | lingue indoeuropee lingue romanze dialetti italiani mediani Ciociaro |
| Estratto in lingua | |
| Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1 ' |
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Il dialetto ciociaro, o anticamente campanino[1], è un termine scarsamente usato in linguistica per indicare i dialetti del gruppo dell'italiano centrale parlati nel nord della Provincia di Frosinone, in quel territorio che ricadeva nell'antica Campagna e Marittima, comprendente anche parte della provincia di Roma e della Provincia di Latina. Volgarmente si indicano come dialetto ciociaro anche altre parlate dei comuni della provincia di Frosinone.[2]. Il Ciociaro viene ancora oggi parlato in Canada dagli anziani appartenenti alla comunità ciociara, particolarmente vasta nelle provincia dell'Ontario e a Montreal.
Indice |
Fonologia [modifica]
A volte è identificato ambiguamente come ciociaresco.[3][4] In realtà l'espressione più propria è dialetto ciociaro perché con ciociaresco si indica un tipo di metafonia conosciuta anche come metafonia sabina tipica di molti dialetti mediani e presente in alcuni dialetti dei dialetti meridionali. Si differenzia entro delle linee immaginarie che lo separano dai dialetti campani, dal romanesco e, più debolmente, dal dialetto dei Castelli e dal sublacense. Con i meridionali condivide la sonorizzazione della sorda dopo N (montone > mondone) e la posposizione del pronome personale possessivo (mio padre > patremo) mentre per la quasi totale assenza sia dello schwa[5] sia della riduzione delle latine PL - CL > kj[6], è incluso nel gruppo dell'italiano centrale. Un confine meridionale intuitivo è delineato dalla fascia Veroli-Amaseno-Monte San Biagio: a sud di questo confine prevale un dialetto affine al campano, che ha comunque ancora qualche elemento del dialetto ciociaro. Il confine nord è rappresentato dalla linea immaginaria Vallepietra-Valmontone-Velletri dove si distingue dal sublacense per la totale assenza del vocalismo arcaico, tipico dei dialetti umbri e del sabino, e dai dialetti dei Castelli Romani che invece si caratterizzano per la presenza della metafonia napoletana (Albano, Ariccia, Genzano di Roma, Nemi, Lanuvio, Velletri) o di tracce di vocalismo arcaico (Marino).[7][8][9][10]
Metafonia di tipo «ciociaresco» o «metafonia sabina» [modifica]
Giacomo Devoto identifica con «ciociaresco» un tipo di metafonia per cui le vocali mediane metafonizzate (per -ī e -ŭ preromanze) ié e uó si contraggono in é ed ó connotandola come una caratteristica territoriale «ciociara».
- Esempi
- bégljə < BJÉGLJU (lat. *bellŭ), bèlla < BELLA (lat. *bella) = bello/a
- nóuə < NUOVU (lat. *novŭ), nòva < NOVA (lat. *nova) = nuovo/a
In realtà questo fenomeno che il dialettologo Clemente Merlo studia in Fonologia del dialetto di Sora è proprio di molti altri volgari mediani e meridionali (Ancona, Sabina); il Merlo ipotizza che la metafonesi in é ed ó nel sorano sia passata per una fase in cui le sillabe mediane metafonizzavano in ié e uó, fenomeno conservatosi altrove e definito «metafonia napoletana» o «metafonia sannita»: gli sviluppi in é ed ó della metafonia da -ī ed -ŭ comunque sono scientificamente denominate «metafonia sabina» o «metafonia di tipo ciociaresco». Merlo inoltre descrive questi fenomeni nell'analizzare le differenze fra il dialetto arpinate e il sorano: ad Arpino si verifica la metafonia di a tonico quando la parola terminava in -ī ed -ŭ preromanze, che dittonga in ié: (iézə 'alzi', chjérənə 'cadono'), contariamente a quanto accade nel sorano (addàusə 'alzi') dove la a resta salda.[11][12]
1. Aree a vocalismo arcaico e metafonia sabina in viola.
2. Aree con sola metafonia sabina o ciociara in blu.
3. Aree a metafonia napoletana in verde.
4. Area di interscambio linguistico tra i dialetti mediani e quelli campani bordata di rosso (principalmente Sora, Frosinone, Veroli).[13]
Citazioni [modifica]
| « Tre ssò' (o suò') lë gra' pputenzë: lę papa, l'arré, i kki nęn tē' nïēntë. » |
| (Proverbio castrese[14]) |
| « Carnuale uiecchie i pazze, s'è 'mpegnate glie matarazze, i la moglie pe' dispiette, s'è 'mpegnata glie scallaliette. Essegliè, essegliè, essegliè... |
| (La canzone de Carnuale, Frosinone) |
| « Onoramola sta terra addo simo nati pure pe rispetto 'gli nostri andennati » |
| (Cengio Leoni (Serrone)) |
| « Te si missu l'anellu allu dito vattela a trova che te maritu |
| (Canzone pololare verolana[15][16]) |
| « Io vellàno che tè le fico, non conosce più j'amico » |
| « Io vo' j'ovo voie? sé glio' vo', tè io tongo mo', |
| (Proverbi di Sonnino) |
| « Mamma gli tè, mamma gli vò, mamma gli mette agli commò, |
| (Proverbi di Roccasecca dei Volsci) |
| « Qua l'acqua de bòtta nen tròua cchiù terra s'abbènda se ciònna |
| (Neno Pisani, dalla poesia Glie Siume mia[17]) |
»
Da notare la presenza dello schwa nel dialetto di Frosinone.
Note [modifica]
- ^ Re Z., La vita di Cola di Rienzo
- ^ [1], [2], [3]
- ^ Giammarco E., Profilo dei dialetti italiani, CNR - Pacini ed., Pisa 1979: a pag. 87 l'autore parla di un dominio laziale di tipo ciociaresco che condivide con l'abruzzese le metafonie da -ī e -ŭ finali delle mediane e di a.
- ^ Il Giammarco poi denomina anche ciociaresco un gruppo di parlate esclusive dei dialetti italiani meridionali foneticamente divergenti ma unite dalla «metafonia sabina» o «di tipo ciociaresco» e da un sostrato lessicale al dialetto abruzzese occidentale, il sorano e l'arpinate.
- ^ La finale muta è tuttavia registrata attualmente nei dialetti di Frosinone, Alatri, Amaseno e Monte San Giovanni Campano mentre torna la regola mediana con l'atona finale in -o e -u a Ceccano e Veroli.
- ^ La riduzione delle latine PL - CL > kj (es. chiù per più, dal latino plus) segna un'isoglossa a sud della quale il fenomeno si verifica, che sembra solcare fedelmente nella provincia di Frosinone il confine tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli, con le eccezioni di Veroli, Castro dei Volsci (cfr. Merlo C., op. cit., 1978, p. 132) e Frosinone. È inoltre da rilevare per il dialetto frusinate la presenza di tratti metafonetici di tipo napoletano, tipici dei dialetti meridionali (tiempe per tempo).
- ^ a b Pellegrini G., Carta dei dialetti d'Italia, CNR - Pacini ed., Pisa 1977
- ^ Giammarco E., Profilo dei dialetti italiani, CNR - Pacini ed., Pisa 1979
- ^ AA. VV. Guida d'Italia - Lazio, Touring Club Italiano, 1935.
- ^ Poesia in dialetto veliterno
- ^ Devoto G., Per la storia linguistica della Ciociaria, in La Ciociaria. Storia, arte e costume, Editalia, Roma 1972.
- ^ Merlo C., Fonologia del dialetto di Sora, Arnaldo Forni ed., Sala Bolognese 1978.
- ^ Merlo C., Fonologia del Dialetto di Sora. Romano N., L'area di interscambio fra i dialetti centrali e quelli meridionali in Ciociaria. ALI - Atlante Linguistico Italiano. Pellegrini G. B., Carta dei dialetti d'Italia
- ^ Carlo Vignoli, Il Folklore di Castro dei Volsci, in «Studj Romanzi», XIII (1917), pp. 99-319, p. 186. Il testo è in grafia fonetica secondo il sistema di trascrizione CDI (non AFI).
- ^ La canzone è citata anche ne Il ferroviere di Pietro Germi, in una versione italianizzata.
- ^ La canzone «Maria Nicola» nel film di Germi
- ^ Neno Pisani, 1990,"Lìsera. Poesie in dialetto isolano", Isola del Liri, Tipografia Francati
Voci correlate [modifica]
- Dialetti italiani mediani
- Ciociaria
- Basso Lazio
- Dialetti italiani meridionali
- Fonologia del dialetto di Sora
- Dialetto alatrense
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