Diaconicon

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Il triplice abside di una chiesa ortodossa. L'Altar è nella più grande abside centrale, la Prothesis nell'abside di destra, e il Diaconicon in quella di sinistra.

Il Diaconicon (in lingua greca Διακονικόν, diakonikon) è, nella chiesa ortodossa orientale e in quella cattolica orientale, il nome dato al locale posto a sud dell'abside centrale della chiesa (presbiterio), dove vengono custoditi i paramenti sacri, messali, etc, usati per l'officiazione della liturgia sacra (gli oggetti sacri vengono invece tenuti nella Prothesis, posta a nord del presbiterio).

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il diaconicon contiene il thalassidion, un lavacro che sfocia in un posto onorevole in cui possono essere versati i liquidi come l'acqua utilizzata per lavare gli oggetti sacri, e dove il clero può lavarsi le mani prima di officiare la Divina liturgia. Il diaconicon di solito ha armadi o cassetti, dove vengono poste le vesti e i paramenti della chiesa (paliotto). Qui verranno conservati anche il carbone e un recipiente per il riscaldamento, zeon, dell'acqua bollente che si riversa nel calice prima della comunione, asciugamani e altri oggetti necessari.

Soltanto i vescovi o i presbiteri possono sedere nel presbiterio; comunque, diaconi e coloro che servono da ausilio alla funzione, possono prendere posto nel Diaconicon quando il loro ausilio non è necessario. Poiché il Diaconicon è ubicato nei pressi dell'Iconostasi è considerato un luogo sacro, e solo coloro che hanno il compito specifico di svolgere compiti liturgico dovrebbe entrarvi, e le normative riguardanti l'ingresso nel presbiterio vengono applicate anche qui.

Durante il regno di Giustino II (565 - 574), a seguito di un mutamento nella liturgia, il Diaconicon e la Prothesis vennero ubicate in absidi separate da quella centrale o presbiterio. In precedenza esisteva una sola abside.

Nelle chiese della Siria centrale, in data di poco precedente, il diaconicon era rettangolare, le absidi laterali a Kalat-Seman sono state aggiunte in un secondo momento.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Hugh Chisholm, Encyclopædia Britannica, XI edizione, Cambridge University Press, 1911.