Dhaulagiri

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Dhaulagiri
DhaulagiriMountain.jos.500pix.jpg
La parete sud del Dhaulagiri
Stato Nepal Nepal
Regione Regione di Sviluppo Occidentale
Altezza 8.167 m s.l.m.
Catena Himalaya
Coordinate 28°41′47″N 83°29′43″E / 28.696389°N 83.495278°E28.696389; 83.495278Coordinate: 28°41′47″N 83°29′43″E / 28.696389°N 83.495278°E28.696389; 83.495278
Data prima ascensione 13 maggio, 1960
Autore/i prima ascensione Kurt Diemberger, Peter Diener, Ernst Forrer, Albin Schelbert, Nawang Dorje e Dorji.
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Nepal
Dhaulagiri

Il Dhaulagiri (Montagna Bianca) è la settima montagna più alta della Terra con i suoi 8.167 m s.l.m., e la maggiore cima situata interamente in un'unica nazione. Si trova in Nepal all'interno della catena dell'Himalaya, 35 km a ovest dell'Annapurna, separato da esso dalla valle Kali Gandaki.

Fu scoperto nel 1808 e venne ritenuto per circa 30 anni, fino alla scoperta del Kangchenjunga, il monte più alto della Terra.

Conformazione[modifica | modifica sorgente]

Il Dhaulagiri è un massiccio composto da 10 cime:

Dhaulagiri I 8.167 m
Dhaulagiri II 7.751 m
Dhaulagiri III 7.715 m
Dhaulagiri IV 7.661 m
Dhaulagiri V 7.618 m
Churen Himal (Centrale) 7.385 m
Churen Himal (Est) 7.371 m
Churen Himal (Ovest) 7.371 m
Dhaulagiri VI 7.268 m
Putha Hiunchuli 7.246 m
Gurja Himal 7.193 m

Ascensioni[modifica | modifica sorgente]

Prima ascensione[modifica | modifica sorgente]

La prima ascensione fu compiuta il 13 maggio 1960 da una spedizione svizzero/austriaca guidata da Max Eiselin, insieme a Kurt Diemberger, Peter Diener, Ernst Forrer, Albin Schelbert, Nyima Dorji and Nawang Dorji. Fu la prima spedizione himalayana supportata da un aereo, che però si schiantò durante l'avvicinamento. L'aereo, un Pilatus PC-6, fu successivamente abbandonato sulla montagna.[1]

Prima ascensione femminile[modifica | modifica sorgente]

La prima ascensione femminile fu compiuta da Lutgaarde Vivijs il 6 maggio 1982, facente parte di una spedizione belga, lungo la via normale.[2]

Prima ascensione invernale[modifica | modifica sorgente]

La prima ascensione invernale fu realizzata il 21 gennaio 1985 da Jerzy Kukuczka e Andrzej Czok, facenti parte di una spedizione polacca, lungo la via normale.[3]

Altre salite[modifica | modifica sorgente]

(Tutte le note fanno riferimento al Dhaulagiri I, tranne dove segnalato)

  • 1950 – Ricognizione ad opera dei Francesi, guidati da Maurice Herzog; non trovando nessuna via salibile, mutano il loro obiettivo sull'Annapurna, riuscendo nella prima salita di un ottomila.
  • 1953-1958 – Cinque spedizioni provano senza successo a salire lungo il versante nord, chiamato anche "Pear Buttress".
  • 1954 – J. O. M. Roberts e lo Sherpa Ang Nyima scalano la Putha Hiunchuli.
  • 1959 – Una spedizione austriaca guidata da Fritz Moravec prova la prima salita lungo la cresta Nord-Est (che diventerà l'anno successivo la via della prima salita).
  • 1969 – Una spedizione americana, guidata da Boyd Everett, tenta la cresta Sud-Est; sette membri della spedizione, compreso Everett, muoiono nel tentativo.
  • 1970 – Seconda salita ad opera di una spedizione giapponese, guidata da Tokufu Ohta and Shoji Imanari, lungo la via della prima salita. I salitori sono Tetsuji Kawada and Lhakpa Tenzing.
  • 1973 – Una spedizione americana, guidata da James Morrissey, compie la terza salita in vetta. I salitori sono John Roskelley, Louis Reichardt, Nawang Samden.
  • 1975 – Una spedizione giapponese, guidata da Takashi Amemiya, tenta la salita del versante Sud-Ovest (conosciuto anche come "Pilastro Sud"). Sei alpinisti muoiono travolti da una valanga.
  • 1976 – Prima salita italiana del Daulaghiri, quarta assoluta.
  • 1977 – Una spedizione internazionale, guidata da Reinhold Messner, tenta la parete Sud.
  • 1978 – Una spedizione giapponese, guidata di nuovo da Takashi Amemiya, raggiunge in primavera la vetta per il versante Sud Ovest. Cinque alpinisti giungono in vetta.
  • 1978 – Una spediaizone giapponese, guidata da Seiko Tanaka, raggiunge in autunno la vetta per la difficile cresta Sud-Est. Quattro alpinisti muoiono durante la salita.
  • 1979 – Una spedizione giapponese, guidata da una donna (Michiko Takahashi), sale il Dhaulagiri II lungo la cresta Est e il Dhaulagiri V lungo la cresta Sud. Vengono messi i campi su entrambe le cime e i membri della spedizione compiono la traversata (lunga 4 km) in entrambe le direzioni lungo la cresta che le unisce (sempre oltre i 7.150 m).
  • 1981 – Una spedizione jugoslava raggiunge in stile alpino i 7.950 m dopo aver aperto una via di salita lungo il versante sud, sul lato destro, concatenandosi alla cresta Sud-Est. Dopo quattro bivacchi all'aperto ed essere stati sei giorni senza cibo, rinunciano alla salita.
  • 1981 – Il giapponese Hironobu Kamuro raggiunge in solitaria la vetta, lungo la via normale di salita.
  • 1984 – Tre membri di una spedizione cecoslovacca, J. Simon, K. Jakes, J. Stejskal, raggiungono la vetta lungo il monumentale versante est. J. Simon muore nella discesa.
  • 1993 – Una spedizione russo/inglese apre la Direttissima sul versante nord.
  • 1998 – Il 16 maggio Chantal Mauduit, famosa climber francese, muore travolta da una valanga.
  • 1999 – Lo sloveno Tomaz Humar sale l'enorme versante sud in solitaria, senza però raggiungere la vetta.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Hugh Merrick, Reviews - Erfolg am Dhaulagiri in Alpine Journal, 1961, pp. pp. 396-399. URL consultato il 21 marzo 2013.
  2. ^ (EN) Kamal K. Guha, Climbs and expeditions, 1982 in American Alpine Journal, 1983, pp. p. 246. ISBN 9781933056340. URL consultato il 22 marzo 2013.
  3. ^ (EN) Adam Bilczewski, Dhaulagiri 1984-85, himalayanclub.org. URL consultato il 21 marzo 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (DE) Max Eiselin, Erfolg am Dhaulagiri, Zurigo, Orell Füssli Verlag, 1960.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]