Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen

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Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen (La vendetta dell'Inferno ribolle nel mio cuore) è la seconda aria della Regina della Notte ne Il flauto magico di Mozart.

L'aria[modifica | modifica sorgente]

L'inizio della prima coloratura

Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen, abbreviata comunemente Der Hölle Rache spesso chiamata l'aria della Regina della Notte (anche se lo stesso personaggio canta un'altra aria: O zittre nicht, mein lieber Sohn) è l'aria più famosa dell'intera opera e viene eseguita da un soprano di coloratura.

Intonata nel secondo atto dell'opera, descrive il moto di rabbia vendicativa con il quale la Regina della Notte consegna un coltello alla figlia Pamina e la esorta ad uccidere Sarastro, rivale della Regina, minacciandola di maledirla se questa non porterà a termine tale compito.

Questa tipologia di Aria veniva utilizzata nell'opera seria per esprimere rabbia, vendetta e passione attraverso la velocità e il virtuosismo del Soprano ed era chiamata Aria di Bravura.

Musica[modifica | modifica sorgente]

Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen

L'aria è scritta in Re minore ed è composta per flauto, oboe, fagotto, corno e archi; richiede quindi un'orchestra più grande di quella di O zittre nicht.

Rinomata per la sua difficoltà, con la sua estensione dal Fa3 al Fa5, l'aria coinvolge in misura eccezionale il registro sopracuto del soprano. Considerando anche la difficoltà artistica del contesto drammatico, è pertanto accessibile solo a voci estremamente qualificate.

Testo[modifica | modifica sorgente]

I versi sono stati scritti in lingua tedesca da Emanuel Schikaneder, l'amico di Mozart che interpretò il personaggio di Papageno nella prima rappresentazione.

In Tedesco
Traduzione in Italiano

Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen,
Tod und Verzweiflung flammet um mich her!
Fühlt nicht durch dich Sarastro Todesschmerzen,
So bist du meine Tochter nimmermehr.
Verstossen sei auf ewig,
Verlassen sei auf ewig,
Zertrümmert sei'n auf ewig
Alle Bande der Natur
Wenn nicht durch dich Sarastro wird erblassen!
Hört, Rachegötter, hört der Mutter Schwur!

La vendetta dell'inferno ribolle nel mio cuore,
morte e disperazione fiammeggiano intorno a me!
Se tramite te Sarastro non patirà le pene della morte,
non sarai mai più mia figlia
Ripudiata sii per sempre,
Abbandonata sii per sempre,
Distrutti siano per sempre
Tutti i legami della Natura
Se Sarastro non impallidirà tramite te!
Ascoltate, dèi della vendetta, ascoltate il giuramento di una madre!

Traduzione italiana: Vincenzo Anzoletti

Nella metrica, il testo è formato da una quartina in pentametro giambico (a differenza del resto dell'opera che è in tetrametro giambico, seguita da una quartina in trimetro giambico e conclusa con una rima in pentametro. Lo scheda ritmico è ABAB CCCD ED.

I soprani che hanno cantato l'aria[modifica | modifica sorgente]

La prima cantante che ha eseguito l'aria in scena fu la cognata di Mozart Josepha Hofer che all'epoca aveva 33 anni. Secondo tutti i resoconti la Hofer aveva uno straordinario registro acuto e, apparentemente, Mozart, che conosceva la sua voce, avrebbe scritto l'aria apposta per lei.

Altri grandi soprani che l'hanno cantata sono stati Marcella Sembrich, Roberta Peters, Gianna D'Angelo, Lucia Popp, Cristina Deutekom, Edda Moser, Edita Gruberová, Luciana Serra, Erika Miklósa, Ingeborg Hallstein, Natalie Dessay, Mado Robin, Sumi Jo, Diana Damrau, Melissa Ferlaak, Beverly Sills, Rita Streich, Cheryl Studer, Désirée Rancatore, Joan Sutherland, Giusy Devinu, Barbara Hendricks, Mariella Devia] e Erika Köth

Nel film Amadeus l'aria è stata cantata da June Anderson. Fu il pezzo preferito di Florence Foster Jenkins, la cantante passata alla storia per le sue carenze tecniche.

Una registrazione dell'aria della Moser, accompagnata dall'Opera di Stato della Baviera diretta da Wolfgang Sawallisch è stata inclusa in una raccolta di musica della Terra sulla navicella Voyager 1.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Otto Erich Deutsch, Mozart: A Documentary Biography, Stanford University Press, 1965.
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