Partito della Rifondazione Comunista

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Rifondazione Comunista
Simbolo Partito della Rifondazione Comunista.png
Segretario Paolo Ferrero
Stato Italia Italia
Fondazione 12 dicembre 1991
Sede Via degli Scialoja 3, Roma
Ideologia Comunismo
Anticapitalismo
Eurocomunismo
Ecosocialismo
Antistalinismo[1]
Socialismo del XXI secolo
Laicismo
Collocazione Sinistra radicale
Coalizione Alleanza dei Progressisti
(1994 - 1995)
L'Ulivo (appoggio esterno)
(1996 - 1998)
L'Unione
(2005 - 2008)
La Sinistra-L'Arcobaleno
(2008)
Federazione della Sinistra
(2009 - 2012)
Rivoluzione Civile
(2013)
L'Altra Europa con Tsipras (2014)
Partito europeo Partito della Sinistra Europea
Gruppo parlamentare europeo Sinistra Unitaria Europea - Sinistra Verde Nordica
Affiliazione internazionale Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai
Seggi Camera
0 / 630
Seggi Senato
0 / 315
Seggi Europarlamento
1 / 73
Seggi Consiglio regionale
8 / 1019
Organizzazione giovanile Giovani Comunisti
Iscritti 23.529 (2013)
Colori rosso
Sito web www.rifondazione.it

Il Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea (PRC-SE), anche noto semplicemente come Rifondazione Comunista (PRC), è un partito politico italiano di sinistra.

Nacque nel 1991 come movimento contrario allo scioglimento del Partito Comunista Italiano, inglobando poi Democrazia Proletaria e il Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista), con l'obiettivo di rinnovare e rifondare il comunismo nel nuovo millennio. Successivamente ha intensificato i suoi rapporti con i partiti del centro-sinistra, dapprima prendendo parte all'Alleanza dei Progressisti e poi appoggiando altre coalizioni come L'Ulivo e L'Unione. Il Prc vanta due esperienze di governo: nel 1996, quando ha fornito appoggio esterno al governo Prodi I, provocandone poi la caduta e nel 2006, quando ha invece fatto parte del governo Prodi II. A partire dal 2008 ha interrotto i rapporti elettorali con il centro-sinistra, perseguendo la via della costruzione di un polo alternativo di sinistra. A tal proposito ha fatto parte, insieme ad altri partiti della sinistra radicale, di varie liste e cartelli come La Sinistra-L'Arcobaleno, la Federazione della Sinistra, Rivoluzione Civile e ultima, L'Altra Europa con Tsipras, alla quale aderisce tuttora.

L'esponente più noto del partito è stato Fausto Bertinotti, che ne è stato segretario per 12 anni (dal 1994 al 2006) fino alla sua elezione a Presidente della Camera dei deputati nella XV Legislatura. Da luglio 2008 il segretario è Paolo Ferrero.

Gli iscritti al partito sotto i 30 anni si riuniscono nella struttura parallela dei Giovani Comunisti, ma il partito sostiene e promuove anche collettivi studenteschi, movimenti universitari, movimenti per la casa, movimenti ambientalisti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalle origini alle dimissioni di Garavini[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Svolta della Bolognina e Storia del Partito della Rifondazione Comunista (1991-1993).

Il PRC nasce inizialmente come Movimento per la Rifondazione Comunista (MRC) nel febbraio 1991 a Rimini dove si svolge il XX e ultimo congresso del Partito Comunista Italiano. I fondatori del MRC cercano di mantenere logo e denominazione del vecchio PCI, ma quest'ultimo si trasforma ufficialmente in Partito Democratico della Sinistra, che ne è l'erede legale. Così si opta per assumere, come nome del partito, quello della mozione che si opponeva allo scioglimento: "Rifondazione Comunista". I Cofondatori sono Armando Cossutta, Ersilia Salvato, Lucio Libertini e Sergio Garavini che viene eletto coordinatore nazionale.

Rifondazione acquisisce le sue prime rappresentanze parlamentari quando, il 14 maggio 1991, Lucio Magri e Luciana Castellina lasciano rispettivamente il gruppo parlamentare del PDS alla Camera e al Parlamento Europeo e, insieme al gruppo proveniente dal Partito di Unità Proletaria per il comunismo, aderiscono al movimento. Qualche giorno dopo, il 9 giugno, l'ottavo congresso di Democrazia Proletaria, allora guidata da Giovanni Russo Spena, decide lo scioglimento del partito: la maggioranza dei dirigenti, formalmente a titolo individuale, aderisce al Movimento per la Rifondazione. Poco dopo confluisce nel MRC anche il Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista) - Linea Rossa. Alle elezioni amministrative ed in quelle regionali siciliane Rifondazione ottiene circa il 6% dei consensi. Nello stesso anno si svolge il primo congresso che prende alcune decisioni fondamentali:

  • passare da Movimento a Partito,
  • istituire la figura del segretario nazionale e quella del presidente
  • creare il Comitato Politico Nazionale (CPN)
  • tollerare le correnti organizzate, vietate nel PCI.

Il PRC deve ben presto fare i conti con la fine dell'URSS e l'inizio di Mani Pulite, ma nonostante ciò i consensi sono stabili intorno al 6% e gli iscritti in crescita. Tuttavia col tempo si acuisce la spaccatura fra il segretario Garavini e il neo-eletto presidente Armando Cossutta. Garavini forza i meccanismi decisionali per imporre la sua linea politica e ben presto viene accusato di "leaderismo" dai cossuttiani. Nel maggio del 1993 la direzione nazionale boccia la proposta di Garavini di un'unità d'azione col PDS: la bocciatura suona come una sfiducia al segretario che a giugno rassegna le proprie dimissioni. Fino al secondo congresso il PRC viene retto da un direttorio e intanto, nel 1993, muore Lucio Libertini, suo prestigioso cofondatore.

La diarchia Bertinotti-Cossutta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Partito della Rifondazione Comunista (1994-1998).
Fausto Bertinotti

Nel 1993 Fausto Bertinotti lascia polemicamente il PDS. Bertinotti è in quel momento il leader della corrente della sinistra sindacale Essere sindacato della CGIL, ed è notoriamente ingraiano. Nel 1991, persa la battaglia contro lo scioglimento del PCI, come consigliato da Ingrao, aveva preferito rimanere nel PDS.

Inizialmente Bertinotti rifiuta una sua adesione al PRC; poi, il 17 settembre, avviene la svolta: Bertinotti è pronto ad aderirvi e Cossutta lo vuole subito segretario. Il 23 gennaio del 1994 Fausto Bertinotti diventa il secondo segretario di Rifondazione Comunista, grazie a un accordo tra Cossutta e Magri. Nel Comitato politico nazionale ottiene il voto favorevole di 160 membri su 193, un risultato che viene considerato dal politico lombardo estremamente positivo.

Di lì a poco ci sono le prime elezioni politiche con sistema maggioritario e il PRC aderisce all'Alleanza dei Progressisti che comprende otto partiti di sinistra. Alle elezioni raggiunge il 6% dei voti, ma la coalizione vincente è quella di centrodestra, che elegge Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio. Il 12 giugno, le prime elezioni europee fruttano 6 europarlamentari ai comunisti. Il 17 dicembre il PRC propone una propria mozione di sfiducia contro il primo governo Berlusconi, in autonomia da quelle di Lega Nord-PPI e del PDS. Il 22 dicembre Berlusconi si dimette: secondo alcuni esponenti comunisti, tra cui Livio Maitan, questo è il primo grande risultato a livello nazionale raggiunto da Rifondazione.

Rifondazione Comunista è divisa sulla fase apertasi con le dimissioni di Berlusconi: nel gennaio del 1995 alla Camera 14 deputati, tra i quali Garavini e il capogruppo Famiano Crucianelli, votano la fiducia al governo di Lamberto Dini, ex ministro berlusconiano sostenuto dalla Lega Nord, dal PPI e dal PDS. Anche se i voti dei deputati comunisti non sono decisivi (il governo Dini si salva grazie all'astensione di molti parlamentari del centrodestra), all'interno del PRC scoppiano le polemiche riguardo alla mancata osservazione dell'indicazione del partito da parte dei 14 politici.

Crucianelli si dimette da capogruppo e viene sostituito da Oliviero Diliberto. Nel frattempo i dissidenti (tra questi anche Nichi Vendola) sosterranno anche la manovra economica bis di Dini del marzo del 1995: il partito chiede un «confronto» con l'ala destra, ma a giugno 19 tra deputati, senatori ed europarlamentari, guidati da Sergio Garavini, escono dal PRC per dar vita al Movimento dei Comunisti Unitari, che tre anni dopo confluirà nei Democratici di Sinistra.

Alle elezioni regionali del 1995, Rifondazione sale all'8% grazie alla battaglia contro la riforma delle pensioni voluta dal governo Dini. Di conseguenza il centrosinistra si rende disponibile ad un accordo elettorale con il PRC per le politiche dell'anno successivo, a ciò si oppone la minoranza trotzkista guidata da Marco Ferrando.

Il 25 ottobre il centrodestra propone una mozione di sfiducia al governo, che passa per 9 voti grazie all'astensione del PRC, che aveva strappato al governo le dimissioni per il successivo dicembre. Il 6 dicembre Romano Prodi presenta il programma di governo della nuova coalizione di centrosinistra, denominata L'Ulivo: il PRC boccia il documento insieme ai Verdi. Nel febbraio del 1996, però, il Comitato politico nazionale del PRC approva un «patto di desistenza» con l'Ulivo: l'Ulivo rinuncia a presentarsi in 45 collegi maggioritari "sicuri", lasciandoli al PRC che però dovrà presentarsi col vecchio simbolo dell'Alleanza dei Progressisti.

Il 21 aprile il PRC ottiene il suo massimo storico (fino ad allora) e risulta decisivo alla Camera per dare una maggioranza al centrosinistra. Il PRC decide di dare un appoggio esterno (dunque senza ministri e sottosegretari) al neonato primo governo Prodi, solo la deputata Mara Malavenda vota contro il governo ed esce dal partito fondando i Cobas per l'Autorganizzazione.

Al III congresso del Prc, avvenuto nel dicembre del 1996, la mozione di Cossutta-Bertinotti favorevole a «influenzare l'esperienza del governo Prodi» ottiene l'85,48% dei consensi. Nel gennaio del 1997 Bertinotti, però, comincia a criticare l'operato del governo, in particolare sulle politiche per gli operai metalmeccanici. Il 9 ottobre Diliberto presenta una risoluzione firmata anche da Bertinotti e Cossutta che boccia la finanziaria presentata dal governo. Prodi non aspetta il voto e va a rassegnare le dimissioni. La crisi di governo è formalmente aperta ma il 13 ottobre il PRC e Prodi fanno pace grazie alla mediazione del Presidente della Repubblica Scalfaro. Il PRC accetta le modifiche avanzate dal governo e l'esecutivo si impegna a varare una legge che riduca le ore settimanali di lavoro a 35 entro il 2001 e a garantire adeguate pensioni a chi ha svolto lavori usuranti. Tuttavia Bertinotti non è soddisfatto e Cossutta inizia a temere che il segretario voglia far cadere il governo e imprimere una svolta massimalista al partito.

Armando Cossutta

Tra il dicembre del 1997 ed il gennaio del 1998 Rifondazione, il mensile del partito, diviene così luogo dello scontro tra la linea del presidente Cossutta e quella del segretario Bertinotti. La maggioranza del partito si divide tra cossuttiani, soprattutto militanti dell'ex PCI, e bertinottiani, prevalentemente ex militanti della cosiddetta "nuova sinistra" e del socialismo radicale (Dp, Psiup, ecc.). L'opposizione verte sia sul modo di gestire il partito, sia sul rapporto col governo, sia sulla linea politica. Il 3 settembre si decide di tenere il IV congresso nei primi mesi del 1999, per una trasparente resa dei conti fra le due sottocorrenti.

Il 16 settembre il governo presenta la finanziaria 1999. Bertinotti vuole chiudere col governo, Cossutta è per la trattativa. Nel CPN del PRC del 3 e 4 ottobre, prevale la mozione anti-governativa di Bertinotti (188 voti), sostenuta anche da cossuttiani dissidenti e dai neotrotzkisti di Bandiera Rossa. La mozione Cossutta ottiene 112 voti, quella Ferrando, anch'essa anti-governativa, ottiene 24 voti. Il 5 ottobre Armando Cossutta si dimette da presidente del partito. Molti iscritti al partito si autoconvocarono, allora, presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma per impedire la rottura con il governo, ma Bertinotti è irremovibile nel sostenere la scelta democratica del CPN.

Il 9 ottobre il capogruppo alla Camera, Oliviero Diliberto, annuncia che la maggioranza dei parlamentari del PRC avrebbe votato a favore del governo Prodi. Bertinotti si dichiara invece per la sfiducia e Diliberto ha il compito di spiegare a Montecitorio i motivi per cui Rifondazione non rinnova la fiducia all'esecutivo, scelta che lui per primo non condivide. Al termine delle dichiarazioni di voto e delle operazioni di conta, il governo cade per un solo voto. Due giorni dopo i sostenitori della mozione di Cossutta abbandonarono il PRC per dare vita al Partito dei Comunisti Italiani. Si procedette così alla costituzione di nuovi governi di centro-sinistra, prima a guida di Massimo D'Alema poi di Giuliano Amato, sostenuti organicamente dai Cossuttiani.

La scissione del PdCI e l'inizio del nuovo corso bertinottiano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Partito della Rifondazione Comunista (1998-2000).

La fuoriuscita dei Comunisti Italiani spinge Rifondazione a sviluppare un nuovo corso più movimentista secondo le idee ingraiane e massimaliste del suo leader. La scissione cossuttiana indebolì il partito di voti, iscritti e risorse economiche, tanto che viene sospesa la pubblicazione di Rifondazione.

Nel 1999 si svolge il IV congresso del PRC che vede presentate due mozioni: quella del segretario, sostenuta da bertinottiani, ex-cossuttiani e maitaniani (Bandiera Rossa), e quella trotzkista radicale di Ferrando, Grisolia e Ricci. La prima mozione passa con l'84% dei voti. Per la prima volta la parola "Rifondazione" fa ingresso nel simbolo del partito. Bertinotti non chiude però del tutto le porte al centro-sinistra, soprattutto a livello locale. A giugno le elezioni europee del 1999 sono un fiasco, il PRC ottiene il 4% dei voti (contro l'8% delle politiche). Il calo è solo in parte spiegato dal 2% del PdCI. Nel CPN del 4 luglio, Bertinotti avanza l'idea di un «forum» aperto alla «sinistra antagonista ed ai movimenti anti-liberisti».

Il PRC non riesce, però, a cogliere l'ampiezza del "fenomeno movimenti", tanto che a Seattle per protestare contro il terzo meeting dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, sarà presente la sola presidente dei Verdi, Grazia Francescato. Il PRC non parteciperà, del resto, ad analoghi momenti organizzati dal "popolo di Seattle" durante il 2000. Il PRC preferisce puntare molto sulla Conferenza intergovernativa dell'Unione Europea di Nizza del dicembre 2000. Il successo dell'iniziativa, alla quale partecipano solo PRC e Verdi, permise al partito di guardare in modo nuovo al rapporto con i movimenti.

In aprile, alle elezioni regionali il PRC preferisce fare accordi di desistenza con il centrosinistra in tutte le regioni tranne che in Toscana, ma in Lombardia molti dirigenti locali di Rifondazione non sostengono il candidato dell'Ulivo Mino Martinazzoli e preferiscono schierarsi con Nerio Nesi del PdCI; cosa analoga accade in Piemonte dove alcuni rifondini votano la leghista Francesca Calvo e non l'ulivista Livia Turco). Ciò nonostante la Casa delle Libertà, la nuova coalizione del centrodestra, vince in ben 8 regioni su 15.

La costruzione di una rifondazione movimentista[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Partito della Rifondazione Comunista (2001-2003).

Dopo la contestazione di Nizza e con l'avvicinarsi del ritorno del centrodestra al governo, Bertinotti decide di puntare ideologicamente verso un partito più marxista e meno leninista, più movimentista e di opposizione. Si va quindi verso una rifondazione del partito su basi totalmente nuove. Il disegno del segretario non è esplicitato subito e si concretizza per tappe. A prima tappa è il 21 gennaio del 2001, quando in occasione degli ottant'anni dalla fondazione del Pci, a Livorno Bertinotti chiede ai militanti di riscoprire la radice marxista, ma di sradicare dal partito qualsiasi residuo di stalinismo.

Il 13 maggio dello stesso anno sono previste le elezioni politiche: dopo una lunga trattativa tra Ulivo e PRC, Rifondazione decide alla Camera di concorrere solo nella quota proporzionale (patto di "non belligeranza"), e di presentarsi al Senato come forza indipendente. I risultati non sono dei migliori, anche se il PRC risulta l'unico partito fuori dai poli a superare lo sbarramento del 4% (ottenne infatti il 5%), ma al Senato il mancato accordo tra Ulivo e PRC permette ai conservatori di conquistare ben 40 seggi. Per questo motivo il PRC sarà oggetto di durissime critiche da parte del centrosinistra.

Il PRC continua nel dialogo con i movimenti e si rende tra i protagonisti del Genoa Social Forum (vedi Fatti del G8 di Genova), aggregazione di associazioni anti-G8, il cui portavoce è Vittorio Agnoletto, già candidato dal PRC alla Camera e proveniente da Dp. Gli scontri di Genova e i suoi giovani anticapitalisti sembrano indicare definitivamente al gruppo dirigente del PRC lo sbocco naturale del bertinottismo: i movimenti no-global.

La marcia per la Pace Perugia - Assisi del 2003

Più tardi la stagione delle guerre Usa (Afghanistan, Iraq) accentua nel PRC l'antimilitarismo e il pacifismo, tanto che il 5 marzo 2003, Bertinotti aderisce, con altri esponenti politici e sindacali, a una giornata di digiuno indetta dal Vaticano «contro la guerra e il terrorismo». Dal 14 ottobre 2001 il PRC partecipa stabilmente alla tradizionale Marcia per la pace Perugia-Assisi e Bertinotti spinge affinché il pacifismo di Rifondazione approdi alla vera e propria nonviolenza.

Al CPN del 15 e 16 dicembre 2001 vengono intanto approvate le 63 tesi su cui verterà il successivo V congresso del partito. A redigerle è Paolo Ferrero, già all'opposizione nel partito, e ora l'uomo che Bertinotti ha voluto per far svoltare il partito.

Il 4 aprile del 2002 si apre così il V congresso del PRC. Nella sua relazione introduttiva, Fausto Bertinotti pone subito «il problema della costruzione di un nuovo progetto politico», per «costruire un'alternativa di modello sociale e di democrazia, che può diventare anche alternativa di governo, fondata sulla duplice discriminante del no alla guerra e alle politiche neo-liberiste. E, contestualmente, si propone di rifondare la politica, a partire dalla ripresa della sua ambizione più alta, quella di trasformare la società capitalistica», Bertinotti ribadisce anche che «lo stalinismo è incompatibile col comunismo» e pone come alternativa il modello proposto da Frei Betto.

Sul fronte lavoro, il PRC si impegna per la difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che dal 17 agosto 2001 Banca d'Italia, Confindustria e Governo spingono per l'abrogazione. Bertinotti lancia la proposta di un referendum che estenda le tutele dell'articolo 18 anche alle aziende sotto i 15 dipendenti. La proposta referendaria è accolta favorevolmente dai Verdi, dalla corrente Ds Socialismo 2000 di Cesare Salvi, dalla Fiom e da parte della Cgil. Nel frattempo, dopo la grande mobilitazione sindacale guidata dalla Cgil del marzo 2002, il governo Berlusconi rinuncia a modificare l'articolo 18. Tuttavia la consultazione referendaria si terrà comunque nel giugno 2003 risultando però nulla data la scarsa aflfuenza alle urne (25,5% degli aventi diritto, 10.572.538 i "sì").

Nel medesimo periodo nel PRC nascono prese di posizione contro Cuba: il 29 aprile del 2003 alla Camera si vota sulle misure da prendere contro lo Stato caraibico che in quei giorni aveva incarcerato 75 oppositori di destra e ne aveva fucilato altri 3, rei di aver dirottato un traghetto nel porto de L'Avana.

Vengono approntate 4 distinte mozioni dalla CdL, dall'Ulivo, dal PRC e dal PdCI. Solo quella del PdCI non condanna Cuba. Le risoluzioni dell'Ulivo e di Rifondazione, pur non invocando le sanzioni, condannano entrambe il regime castrista. Il PRC, in tal modo, inizia l'allontanamento dal governo di Fidel Castro.

Nel CPN del 3 e 4 maggio, Bertinotti viene bersagliato da forti critiche per la scelta su Cuba. Il segretario chiarisce che «la questione sulla pena di morte non è solo una questione etica, ma anche politica. La pena di morte va rifiutata hic et nunc, senza se e senza ma. Non credo che la divergenza verta sulla storia di Cuba».

Il 9 maggio esce su Liberazione un articolo di Fulvio Grimaldi (già giornalista del Tg3) in difesa di Fidel Castro. Il giorno dopo Grimaldi viene sostituito con Fabrizio Giovenale. Il caso Castro si riaprirà nel PRC in occasione della convocazione a L'Avana di più di 600 personalità di 70 paesi per un "Incontro Internazionale contro il terrorismo, per la verità e la giustizia" da tenersi nel giugno del 2005. A rappresentare l'Italia, Cuba invita solo il PdCI ed esclude il PRC, ma accetta comunque una delegazione della corrente L'Ernesto, guidata da Claudio Grassi. Il responsabile esteri Gennaro Migliore afferma: «È un fatto singolare, grave e incongruo nei rapporti tra i nostri partiti, che sono stati sempre corretti. Rifondazione è solidale con le lotte del popolo cubano, ma rivendica la possibilità di criticare quanto non va in quella esperienza».

Verso l'Ulivo invece è disgelo: il 6 marzo 2003 a Montecitorio tutti i leader de L'Ulivo tornano a sedersi a un tavolo con Bertinotti. Alla fine dell'incontro con L'Ulivo, vengono anche costituite tre commissioni paritetiche per creare delle prime convergenze di programma. Il 16 maggio Bertinotti precisa la sua idea di accordo organico con L'Ulivo: «Siamo disponibili solo a un accordo di programma, non a riesumare vecchie formule come la desistenza».

Il 17 giugno la Direzione Nazionale del Partito, riunita per analizzare il risultato referendario, dà il via libera alla ricerca di nuove intese con l'Ulivo, con 21 voti favorevoli, 5 contrari (tutti della corrente Ferrando), e 10 astenuti. Ferrando è contrario e chiede di «avviare immediatamente un congresso straordinario». Anche il CPN del 28 e 29 giugno sarà d'accordo, e stavolta il documento sarà votato da tutta la maggioranza uscita dall'ultimo congresso (68 sì, 14 no, 1 astensione). Viene così definitivamente abbandonata l'idea lanciata nel 2000 di «rompere la gabbia del centrosinistra». Secondo i bertinottiani perché questa è stata rotta, mentre per le opposizioni interne così facendo il PRC accetta di entrare nella gabbia e in modo docile.

Pochi mesi dopo Bertinotti imprime l'accelerazione sulla rifondazione del partito e fa definitivamente sterzare il partito verso la nonviolenza, generando lacerazioni consistenti nel Partito.

Con il Partito della Sinistra Europea verso il governo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Partito della Rifondazione Comunista (2004-2006) e Partito della Sinistra Europea.

Dalla fine del 2002, Bertinotti intesse dialoghi coi leader europei dei partiti antiliberisti di varia estrazione. L'obiettivo è quello di fondare «un partito europeo di sinistra alternativa». Non è una nuova internazionale "europea" di partiti comunisti, visto che è aperto anche a partiti socialisti massimalisti. Del progetto il Partito è pressoché all'oscuro e ne avrà piena conoscenza solo il giorno della fondazione del Partito della Sinistra Europea, il 10 gennaio del 2004 a Berlino, nella stessa stanza dove nella notte di capodanno del 1918 Rosa Luxemburg fondò con Karl Liebknecht il Partito Comunista Tedesco.

A firmare l'appello fondativo saranno 11 partiti su 19 presenti, compreso Bertinotti per il PRC perché è «una rottura di continuità con il passato, che non può limitarsi a rinnegare stalinismo e leninismo, ma che introduce la nonviolenza come elemento di riforma del comunismo medesimo». Si decide altresì, su idea di Bertinotti, di recarsi ad omaggiare la tomba della Luxemburg e di ripetere l'iniziativa ogni anno nella seconda settimana di gennaio.

La fondazione della SE lascia buona parte del Partito contrariata, prevalentemente perché l'adesione non è preventivamente passata per gli organi decisionali del Partito (in primo luogo il CPN). Il malumore emergerà nella Direzione Nazionale del 28 gennaio, dove l'adesione alla SE passa con appena 21 sì, 17 no (tra cui due "bertinottiani") e un'astensione. Il 6 e 7 marzo tocca al CPN la decisione definitiva. La maggioranza si sfalda e vengono presentati 5 documenti. Il documento del segretario passa comunque con 67 sì e 53 no. Viene così modificato anche il simbolo del PRC, dove viene aggiunta un'"unghia" rossa con scritto Sinistra Europea. Nello stesso CPN passa anche la linea di proseguire l'unità d'azione col centrosinistra con 82 sì ("bertinottiani" e "grassiani").

Con questo voto positivo, il PRC può partecipare l'8 e 9 maggio a Roma al Congresso fondativo della SE, dove Fausto Bertinotti viene eletto presidente all'unanimità.

L'11 ottobre del 2004 tutti i partiti dell'Ulivo decidono di allargare la coalizione all'Italia dei Valori e a Rifondazione Comunista e danno vita alla Grande Alleanza Democratica (GAD).

Contestualmente la neonata GAD decide di tenere delle elezioni primarie per trovare un proprio leader «entro febbraio» 2005.

Nichi Vendola

Durante l'autunno 2004, Bertinotti incomincia un duro braccio di ferro con la GAD per imporre la candidatura di Nichi Vendola a Presidente della Regione Puglia, in alternativa a quella dell'esponente della Margherita Francesco Boccia. Il 20 dicembre si arriva al compromesso di organizzare delle elezioni primarie in Puglia tra Boccia e Vendola per il 16 gennaio 2005. A sorpresa vince Vendola, seppur di strettissima misura e nonostante il fatto che tutti gli altri partiti del centrosinistra, compreso il PdCI, si fossero schierati col suo rivale.

Due giorni dopo, 18 gennaio, la GAD a Roma decide di rinviare le primarie nazionali a maggio. Bertinotti lancia con decisione la sua candidatura, mentre si aggiungono anche quelle di Alfonso Pecoraro Scanio e di Antonio Di Pietro.

Nel mezzo si svolgono le regionali in 14 regioni il 3 e il 4 aprile e un nuovo cambio di nome: la GAD diventa l'Unione. L'Unione vince in 12 regioni su 14, compresa la Puglia con Vendola, che diventa il primo presidente di regione della storia del PRC.

In ottobre la partecipazione alle elezioni primarie per il candidato dell'Unione alla presidenza del Consiglio sarà superiore di sette volte rispetto ai pronostici, ma Bertinotti arriva secondo dietro Prodi, raccogliendo 631.592 voti ovvero il 14,7% dei votanti, un risultato che viene giudicato dagli analisti leggermente negativo, creando ulteriori malumori nell'opposizione del partito.

Dal 2004 il PRC si ritrova diviso in due su moltissime questioni e Bertinotti riesce a far passare le sue proposte in DN e CPN con margini molto ristretti. In un simile clima, il VI congresso si pone come un vero e proprio regolamento di conti fra correnti. Nel CPN del 30 e 31 ottobre la maggioranza decide di andare a un congresso a mozioni contrapposte, scontentando l'Ernesto che chiedeva un congresso a tesi emendabili.

Il CPN del 20 e 21 novembre licenzia ben 5 documenti congressuali, rappresentativi delle 5 anime del partito. La mozione congressuale ("L'alternativa di società") di Bertinotti ottengono il 59% dei voti. La tesi vincente dei bertinottiani si presenta in forma molto snella e conferma tutte le svolte degli ultimi anni. I congressi di circolo si giocano in un clima teso e di sospetto, perché le minoranze denunciano un aumento imprevisto e eccessivo di tesserati che, a loro dire, servono a far vincere agilmente il congresso a Bertinotti.

Il 3 marzo al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia, si apre quello che verrà da molti ricordato come il congresso più violento del PRC. Bertinotti può contare su 409 delegati, Grassi su 181, Ferrando e Malabarba su 45 ciascuno e Bellotti su 11. Bertinotti apre assicurando che è l'ultima volta che si fa eleggere segretario e che punta a un «ricambio generazionale» con i giovani che non hanno conosciuto il Partito Comunista Italiano o Democrazia Proletaria. Negli stessi giorni del congresso, Pietro Ingrao e Pietro Folena (DS) si avvicinano a Rifondazione, il primo aderendovi. Bertinotti viene rieletto dal CPN con 143 sì, 85 no e 2 astenuti (30 i non partecipanti al voto), nonostante le 4 minoranze abbiano poi deciso di coalizzarsi quando hanno saputo che la segreteria non sarebbe stata più unitaria (cioè rappresentativa di tutte e 5 le mozioni), ma solo di esponenti vicini al nuovo segretario. In ogni caso il congresso dà il via libero definitivo al PRC di essere forza di governo in caso di vittoria de l'Unione nel 2006.

Franco Giordano

Alla fine del 2005, dopo tre legislature, viene ripristinata una legge elettorale proporzionale, da sempre gradita al PRC, ma stavolta con liste bloccate. Il CPN del PRC, a maggioranza, approva le candidature del partito, tra cui vari indipendenti, come Francesco Caruso, noto leader no-global, e la transgender Vladimiro Guadagno in arte Vladimir Luxuria. Alle minoranze (rappresentative di oltre il 40,5 del partito) vengono anche assicurati 9 candidati sicuramente vittoriosi pari al 14% degli eletti totali. Trova posto in Senato anche Marco Ferrando, capofila della minoranza troskista. La candidatura di Ferrando farà più discutere, perché questi dichiarerà - in una intervista al Corriere della Sera - di stare dalla parte dei resistenti iracheni anche quando sparano contro gli italiani. La segreteria nazionale escluderà allora Ferrando dalle elezioni, sostituendolo con la pacifista Lidia Menapace.

Alle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006, l'Unione ottiene una vittoria di misura e Rifondazione Comunista ottiene un grande successo al Senato della Repubblica con il 7,4%, mentre alla Camera dei deputati conferma la sua forza con il 5,8%.

Grazie alla nuova legge elettorale, Rifondazione è la lista che più ha guadagnato in termini di seggi: 52 in più rispetto al 2001, (41 deputati e 27 senatori). In Basilicata, per la prima volta, il PRC elegge un senatore ed in Sardegna passa dal 4% all'8,2%. Nelle aree metropolitane ottiene risultati migliori che in quelle rurali, ad esempio a Napoli il PRC ha ottenuto il 9,7%. In alcune province il PRC si posiziona come secondo partito dell'Unione, sorpassando la Margherita: è successo a Roma, con il 9,4% di preferenze al Senato (7,9% alla Camera), a Livorno che supera il 18%, a Massa con il 15%, a Firenze con l'11%, a Pisa con il 12%, a Perugia e a Lucca con il 10%.

Fausto Bertinotti il 29 aprile viene eletto Presidente della Camera dei deputati alla quarta votazione. A seguito della sua elezione, il CPN del 7 maggio elegge Franco Giordano nuovo Segretario Nazionale del Partito.

L'entrata al governo non piace alla sinistra del PRC in particolare a Progetto Comunista, la corrente del partito con le posizioni più estreme, contraria alla coalizione de L'Unione e trotskista, il suo portavoce era Marco Ferrando. Nel congresso del 2002 raccolse oltre l'11% dei consensi presentandosi insieme con il gruppo denominato FalceMartello. Riferimento internazionale dell'area era il Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale, organizzazione trotzkista scissasi dal Segretariato Unificato nel 1997 con sede a Buenos Aires. Al sesto congresso ha ottenuto il 6,5% dei voti. Con la candidatura a parlamentare (poi ritirata dagli organismi dirigenti nazionali del PRC) di Marco Ferrando, l'area si divise. Alcuni, infatti, capeggiati da Francesco Ricci fondarono un nuovo gruppo: PC-ROL.

Il 22 aprile 2006 il PRC perderà l'area PC-ROL (poi Partito di Alternativa Comunista), quindi il 18 giugno fuoriesce il gruppo fedele a Ferrando che darà vita al Partito Comunista dei Lavoratori, infine nel dicembre 2006 il Partito perde il gruppo guidato da Luigi Izzo (Progetto Comunista -Area Programmatica, scissosi da Progetto Comunista nel 2003) che prenderà il nome di Associazione Unità Comunista; della terza mozione del VI Congresso rimarrà nel Partito solo il gruppo guidato da Marco Veruggio, Alì Ghaderi e Bruno Manganaro che non condividendo la scissione si costituiscono nell'area Controcorrente.

Rifondazione al governo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Partito della Rifondazione Comunista (2006-2008).

Il 17 maggio 2006 nasce il governo Prodi II e, per la prima volta in 15 anni di vita, Rifondazione aderisce direttamente con una sua delegazione ad un esecutivo.

Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale del Governo Prodi II

Unico ministro di Rifondazione è Paolo Ferrero, con delega alla Solidarietà Sociale. Patrizia Sentinelli è viceministro agli Esteri; mentre i 6 sottosegretari sono Alfonso Gianni (Attività Produttive), Franco Bonato (Interno), Danielle Mazzonis (Beni Culturali), Donatella Linguiti (Pari Opportunità), Laura Marchetti (Ambiente) e Rosa Rinaldi (Lavoro). Il nuovo presidente del gruppo alla Camera è Gennaro Migliore. Al Senato capogruppo è Giovanni Russo Spena.

Il PRC non vive una fase serena. Infatti, vengono subito al pettine i nodi della difficile convivenza tra le istanze di chi come il PRC si fa portatore di politiche di marcata discontinuità col passato, e chi invece preferisce attuare politiche più moderate. Malgrado il programma comune de l'Unione, il PRC percepisce ben presto di essere in difficoltà, stritolata tra lealtà istituzionale (rafforzata dalla delicata presenza di Bertinotti alla presidenza della Camera) e di coalizione, e lealtà verso il proprio elettorato di riferimento.

Chi maldigerisce la situazione lo manifesta subito: il 19 luglio si dimette da deputato Paolo Cacciari che, insieme ad altri membri di minoranza, aveva dichiarato di essere pronto a votare contro il rifinanziamento delle missioni all'estero. Nascono i cosiddetti "senatori dissidenti" che sarebbero poi stati minacciati di espulsione dal segretario Giordano. Le dimissioni di Cacciari vengono però respinte dai suoi colleghi.

Poco dopo tornano le manifestazioni di piazza contro la legge finanziaria del 2007. Vi partecipano, non senza polemiche, esponenti di Rifondazione.

Per riportare la quiete nel partito, a dicembre viene lanciata l'idea di una "Conferenza Nazionale di Organizzazione" per la fine di marzo del 2007, nell'intento di svolgere delle assemblee di partito di ogni grado come in un congresso, dove poter però verificare lo Stato di salute del partito stesso.

Il 21 febbraio 2007 Prodi si dimette e segue una crisi di una settimana, causata dalla mancata approvazione al Senato dell'ordine del giorno sulla politica estera. La bocciatura avviene sostanzialmente per il mancato appoggio di tre senatori a vita, ma non erano mancate le strumentalizzazioni per la non partecipazione al voto del senatore di Rifondazione e storico esponente dell'area Sinistra Critica Franco Turigliatto, uscito polemicamente dall'Aula insieme al senatore Fernando Rossi. Il senatore viene quindi sanzionato con la pena massima dell'allontanamento dal Partito per due anni (art. 52 dello Statuto del PRC)[2] (viene dunque espulso) dal partito. Il senatore Turigliatto decide dunque le sue dimissioni da senatore inviando una lettera al Presidente Marini, poco tempo dopo però ritira le sue dimissioni (dopo che un'assemblea della sua corrente glielo aveva richiesto) e conserva dunque il seggio in Senato.

È comunque una svolta. Da un lato la parte più radicale del PRC solidarizza con Turigliatto ritenendo eccessivo il ricorso all'allontamento e allargando il divario con la maggioranza bertinottiana, dall'altra quest'ultima capisce che sarà dura se non impossibile continuare a stare al governo (nel frattempo ripresosi) con tali fibrillazioni interne ed esterne. Così, dopo 10 mesi di silenzio, Bertinotti decide di riprendere in mano la situazione e di proporre una soluzione.

Il 25 febbraio Bertinotti lancia infatti dalla prima pagina di Liberazione l'idea di riunire la sinistra per rafforzarla, cosa che Rifondazione voleva in verità già concretizzare con la fondazione della sezione italiana della Sinistra Europea. La novità consiste però nel non escludere il PdCI, come finora era accaduto, ponendo l'idea di un'unità generica, che non implichi la Se, come da anni chiedeva il partito di Diliberto.

Alla Conferenza di organizzazione le minoranze interne al partito pongono alcune questioni critiche: Essere Comunisti si spacca e l'area de "L'Ernesto" (dal nome della rivista, erede dell'esperienza di "Interstampa") si organizza autonomamente. Sinistra Critica, chiamata anche Erre (dalla rivista), che aveva come leader l'ex - senatore Luigi Malabarba ed erede della corrente fondata da Livio Maitan Bandiera rossa (dal nome della rivista), e contraria già nel 2004 all'entrata del PRC in un possibile governo di centrosinistra l'(11 giugno) inizia il percorso politico che porterà alla fuoriuscita dal partito. Il riferimento internazionale della corrente (che sostiene la scissione dal PRC) è il Segretariato Unificato della Quarta Internazionale, una delle maggiori organizzazioni internazionali trotzkiste. Nell'ultimo congresso a cui si era presentata si era attestata al 6,5%.

Si vanno delineando due tendenze, una legata alla volontà di Fausto Bertinotti di lavorare per un nuovo partito di sinistra che nasca dalla fusione dei partiti a sinistra del costituendo Partito Democratico, superando così il PRC, ma anche la stessa sezione italiana della Sinistra Europea, la quale finalmente vede la luce il 17 giugno e altri esponenti della maggioranza interna, più vicini al segretario Giordano, e le minoranze seppur con diversi accenti, che preferiscono una prospettiva di confederazione che concretizzi l'unità a sinistra, ma senza arrivare a uno scioglimento dei partiti esistenti.

Alle amministrative 2007, Rifondazione subisce varie sconfitte passando mediamente dal 6% al 4% e perdendo alle provinciali circa 30.000 voti; il 9 giugno fallisce il sit-in a Roma, insieme alle altre forze della sinistra di governo, contro la visita del Presidente degli Stati Uniti Bush. Tale destino non coglie invece un'analoga manifestazione cui partecipa la maggior parte dei militanti del PRC. I due episodi rafforzano gli antigovernativi di Rifondazione, mettendo a dura prova la linea di maggioranza.

Bandiere del PRC alla manifestazione del 20 ottobre 2007

L'annuncio della nascita del Partito Democratico (PD), per il mese di ottobre 2007, favorisce un nuovo avvicinamento tra le formazioni a sinistra dei Ds, Rifondazione innanzitutto, ma anche il PdCI, i Verdi e Sinistra Democratica. La necessità di costituire un'azione politica unitaria che raccolga le istanze della sinistra italiana approda nella creazione di un «cantiere per l'unità a sinistra».

Il partito, dai vertici fino a un gran numero di strutture e militanti di base, aderisce alla manifestazione nazionale, convocata dai giornali Liberazione, il manifesto, Carta e da 15 personalità della sinistra, che si svolge a Roma il 20 ottobre 2007. All'iniziativa, appoggiata da Rifondazione e dal PdCI, partecipano all'incirca un milione di persone[3][4], unite nella richiesta di una svolta a sinistra da parte del governo Prodi, soprattutto sul tema del lavoro e delle pensioni.

Dopo alcuni mesi il cantiere della sinistra, definito giornalisticamente "Cosa Rossa", ha una forte accelerazione e culmina l'8 e 9 dicembre 2007 con l'Assemblea della Sinistra e degli Ecologisti, durante la quale viene varata la nuova federazione La Sinistra - l'Arcobaleno che vede uniti sotto un unico simbolo i quattro partiti di PRC, PdCI, SD e Verdi.

A gennaio 2008 cade il Governo Prodi, in seguito al mancato ottenimento della fiducia in Senato, per il voto contrario dell'UDEUR e di altri senatori. Il PRC si dichiara disponibile alla formazione di un governo istituzionale che possa modificare la legge elettorale vigente, pur affermando la propria contrarietà alla formazione di nuove maggioranze che includano i partiti della Casa delle Libertà. In un'intervista, Franco Giordano dichiara che non sarebbero state più possibili alleanze con il centro moderato, definito trasformista.[5]

La campagna elettorale parte il 9 febbraio in corrispondenza dell'Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori tenutasi a Torino presso il Parco della Pellerina.

Rifondazione fuori dal Parlamento e la sconfitta del bertinottismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi La Sinistra-L'Arcobaleno.

Il PRC si presenta nel cartello della Sinistra Arcobaleno, guidato da Fausto Bertinotti come "candidato premier", per la prima volta senza la falce e il martello. Ma il progetto registra un clamoroso insuccesso, travolto dal bipolarismo accentuato fra il Partito Democratico e il Popolo della Libertà, da un marcato astensionismo e da un'emorragia di voti verso formazioni di diversa natura[6]. Ottiene soltanto il 3% dei voti, insufficienti a superare la soglia di sbarramento e lasciando così PRC, PdCI, Verdi e SD senza alcuna rappresentanza parlamentare nazionale.[7][8] Bertinotti, come annunciato già in apertura di campagna elettorale, dichiara la sua indisponibilità ad assumere altri incarichi di direzione politica. Il 19 aprile il segretario Giordano si presenta dimissionario rimettendo il proprio mandato al CPN che affida la guida del PRC a un Comitato di Gestione composto da 12 persone (il portavoce è individuato in Maurizio Acerbo), incaricato di traghettare il partito verso il VII Congresso. L'ex maggioranza bertinottiana di Venezia si presenta divisa su tre documenti distinti, di cui uno, Disarmare Innovare Rifondare, non darà mai vita ad una corrente per bocca del suo stesso promotore Walter De Cesaris, ex coordinatore della segreteria uscita dal Congresso di Venezia.[9] Altro esponente di spicco del documento congressuale era Franco Russo, che aveva presentato un documento analogo al CPN del 20 aprile 2008. L'area proponeva di celebrare un congresso non deliberativo ma di riflessione sulla sconfitta e che attraverso una gestione collegiale eviti spaccature e frazionismi. Ha raccolto appena l'1,52% dei voti congressuali contribuendo all'approvazione del documento finale del Congresso (pro-Ferrero), ma non votando per l'elezione del segretario in CPN.

Il VII congresso si svolge a Chianciano Terme dal 24 al 27 luglio 2008 con cinque mozioni che dimostrano l'esistenza di un forte dibattito interno, alla luce delle scelte maturate negli ultimi anni dal partito. Lo scontro per la segreteria è tra Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, sostenuto dalla parte più consistente della vecchia dirigenza del partito, la maggior parte dei cosiddetti ex bertinottiani, e l'ex ministro Paolo Ferrero (anche lui sostenuto, in parte, da alcuni ex bertinottiani, favorevoli però ad una profonda autocritica rispetto alla passata gestione del partito). Il primo ritiene che si debba proseguire con gli sforzi per costruire un nuovo soggetto politico della sinistra. Il secondo sostiene che bisogna ripartire dalla difesa del PRC e del suo progetto originario.

All'inizio del congresso la mozione Vendola si presenta con la maggioranza relativa, ma lo scontro si acuisce nei giorni di dibattito mentre le minoranze si coalizzano attorno alla linea di Ferrero che, il 27 luglio, viene approvata con il 53% dei voti (342 delegati su 646)[10]. Lo stesso giorno Ferrero viene proclamato segretario con il 51% dei voti (142 su 280). Il risultato viene raggiunto a seguito di un accordo fra la mozione Ferrero-Grassi, (che da sola si presentava con il 40,3%), l'Ernesto di Fosco Giannini (7,7%) e i trotskisti di FalceMartello (3,2%) guidati da Claudio Bellotti. Il neo-segretario Ferrero spiegherà che l'accordo è fondato su tre elementi: «Rifondazione c'è oggi e domani; rilancio di un'opposizione sociale al governo Berlusconi; maggiore autonomia dal Partito Democratico». Per la prima volta la dirigenza bertinottiana è in minoranza.

La svolta a sinistra e la scissione di Rifondazione per la Sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 settembre 2008 vengono eletti i nuovi organismi dirigenti del partito.

La nuova gestione del partito si propone di dar vita ad una stagione di lotta che porti di nuovo il Partito della Rifondazione Comunista nelle strade e nelle piazze: il PRC si schiera a fianco delle rivendicazioni studentesche contro i provvedimenti del Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e delle lotte sindacali come lo sciopero generale indetto dalla sola CGIL il 12 dicembre 2008. Significativo è stato anche l'apporto dato alla raccolta firme per il referendum sul Lodo Alfano.

Nonostante gli inviti a una gestione unitaria del partito, la neonata minoranza vendoliana Rifondazione per la Sinistra (RPS), entra in conflitto con la maggioranza accusata di voler fare tabula rasa delle rielaborazioni attuate durante la segreteria di Bertinotti. In modo particolare da settembre si apre un conflitto molto duro intorno a Liberazione che secondo la maggioranza non corrisponde minimamente alla linea del partito, configurandosi come voce della minoranza vendoliana. Motivando il provvedimento con la crisi di vendite, la dirigenza del partito sostituisce il direttore Piero Sansonetti durante la Direzione Nazionale del 12 gennaio 2009. La risposta della minoranza è immediata: 25 membri su 28 di RPS si dimettono dalla DN[11] e inizia il percorso, più volte rallentato o negato, di una scissione per perseguire il progetto della costituente della sinistra, in sintonia con Sinistra Democratica.

Il 21 gennaio 2009 Vendola annuncia, a titolo personale, la sua uscita da Rifondazione, in attesa che altri facciano altrettanto durante il seminario di RPS a Chianciano il 24 e 25 gennaio.

Il 24 gennaio infatti si ufficializza la scissione dal PRC[12]. I principali esponenti della Rifondazione per la Sinistra che aderiscono al neo Movimento per la Sinistra sono Franco Giordano, Gennaro Migliore, Alfonso Gianni ed il leader Nichi Vendola. Come preannunciato[13] i principali esponenti che avevano aderito alla mozione di Vendola che rimangono invece all'interno di Rifondazione sono l'ex vice-presidente del Senato Milziade Caprili, l'europarlamentare Giusto Catania e Augusto Rocchi con lo scopo proseguire le battaglie di RPS. Fausto Bertinotti ha annunciato che non rinnoverà la propria iscrizione al PRC ma che non aderirà al Movimento per la Sinistra, dando comunque l'appoggio a questo soggetto.[14]. Secondo il PRC, ad abbandonare il partito con Vendola saranno tra gli 8 e i diecimila iscritti[15].

Dalla Lista Anticapitalista alla Federazione della Sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Federazione della Sinistra.
Diliberto, Salvi e Ferrero all'inaugurazione della campagna elettorale della Lista Anticapitalista

In seguito all'approvazione dello sbarramento al 4% per l'elezione al Parlamento europeo, il PRC ha intensificato i contatti per la creazione di una lista "anticapitalista e comunista", proponendo l'apertura delle liste di Rifondazione Comunista ad altre soggettività facenti riferimento al gruppo GUE-NGL. L'intesa viene raggiunta con i Comunisti Italiani,[16] da tempo fautori di un'unità dei comunisti, ma non con Sinistra Critica che dopo una lunga trattativa ha rifiutato l'alleanza per divergenze sul simbolo e le candidature ed ha rinunciato a presentarsi alle Europee. Il 7 marzo 2009 al Teatro Carcano di Milano viene organizzata un'assemblea alla presenza di Lothar Bisky e di Alexis Tsipras, con la presenza dell'eurodeputato Vittorio Agnoletto, per lanciare la lista di sinistra in Italia.

Il 28 marzo viene annunciato che PRC, PdCI, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti, si sarebbero presentati in una lista unica dove il PRC detiene il 60% delle candidature[senza fonte], dando così concretezza alla proposta della Direzione Nazionale del PRC dell'11 febbraio precedente «di promuovere una lista da presentare alle prossime elezioni europee che, partendo dalla presentazione del simbolo di Rifondazione Comunista-SE, condivida la scelta di appartenenza al GUE-NGL, unisca tutte le forze anticapitaliste, comuniste, di sinistra, sulla base di contenuti alternativi al progetto di Trattato di Lisbona e all'impostazione neoliberista e militarista dell'Unione Europea»[17]. Sembra quindi concretizzarsi un embrione della "Costituente comunista" già invocata in passato da PRC e PdCI, oltre che da numerosi altri gruppi.

Il Circo Massimo alla conclusione della manifestazione del 4 aprile 2009

Particolarmente rilevante è stato l'impegno profuso dal PRC per la manifestazione nazionale della CGIL del 4 aprile 2009, che ha visto la partecipazione di quasi tre milioni di persone secondo gli organizzatori.

All'intervista di Fausto Bertinotti che ha dichiarato il suo sostegno alla lista Sinistra e Libertà ed ha auspicato un big bang della sinistra italiana[18], ha risposto il segretario Paolo Ferrero affermando che l'idea del "tanto peggio tanto meglio" rischia di cancellare la sinistra italiana stessa.[19]

Alle elezioni europee la Lista Anticapitalista (di cui fa parte Rifondazione) ottiene il 3,40% venendo quindi esclusa dal Parlamento Europeo. Ferrero presenta le dimissioni da segretario che vengono respinte dal Comitato Politico Nazionale.

Il percorso unitario della Federazione della Sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Si procede intanto alla ricomposizione della frattura avvenuta nel 1998 con il PdCI e il 18 luglio 2009 nasce la Federazione della Sinistra, che riunisce le formazioni che si erano presentate alle Europee con la Lista Comunista.

In seguito all'attentato contro le truppe italiane in Afghanistan Rifondazione Comunista e la Federazione della Sinistra chiedono il ritiro dei militari impegnati nella missione, giudicata come un'occupazione piuttosto che come opera di peace-keeping.

Quando la Corte Costituzionale boccia il lodo Alfano, il PRC chiede le dimissioni del Presidente del Consiglio Berlusconi, stigmatizzandone inoltre le dichiarazioni con cui il premier accusava i giudici dell'Alta Corte di essere di parte.

Nel settembre 2009 Augusto Rocchi e Rosa Rinaldi dell'area Rifondazione per la Sinistra entrano in Segreteria nazionale. Contestualmente ne esce Claudio Bellotti di FalceMartello il quale mantiene però la direzione dei dipartimenti che gli erano stati affidati.

Il 27 ottobre 2009 in una conferenza stampa congiunta con Antonio Di Pietro, il PRC aderisce ufficialmente alla manifestazione contro Berlusconi prevista per il 5 dicembre[20].

Cinque giorni dopo l'elezione di Pier Luigi Bersani a segretario del Partito Democratico, il 30 ottobre quest'ultimo ha un incontro con i rappresentanti dei partiti impegnati a costruire la Federazione della Sinistra (Ferrero per il PRC, Diliberto per il PdCI e Salvi per Socialismo 2000). Al termine di tale incontro si giunge alla conclusione da molti preventivata dell'impossibilità di un'alleanza di governo tra PD e Federazione della Sinistra, mentre convergenze sono state giudicate possibili a livello locale. Si parla anche dell'apertura di un confronto su «il tema della democrazia e di una nuova legge elettorale» da una lato e su «crisi economica e sociale» dall'altro[21].

Il 3 dicembre 2009 viene annunciata la nascita della Federazione della Sinistra che viene lanciata il mattino del 5 dicembre con un'assemblea a Roma.

A seguito degli scandali della cosiddetta loggia P3, il segretario Paolo Ferrero ha rilanciato una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni del governo ed un'alleanza elettorale nazionale per superare il bipolarismo. Ha però nuovamente negato la possibilità di accordi di governo.[22]

Elezioni 2011[modifica | modifica wikitesto]

Per le elezioni provinciali e comunali del 2011 il PRC si ripresenta quasi ovunque e dove possibile col PdCI come Federazione della Sinistra, guadagnando il 4,2%. Nonostante il calo d'attenzione mediatica denunciata da Ferrero nei video "Invisibile imperdibile", l'alleanza PRC-PdCI accresce il proprio consenso di più di un punto percentuale rispetto ai risultati dell'anno precedente.

Dopo le elezioni, il PRC si schiera attivamente a favore dei referendum abrogativi su acqua, nucleare e giustizia[23].

In seguito viene avviato il percorso che dovrebbe portare il partito a celebrare il suo prossimo congresso in dicembre[24].

L'VIII congresso e la fine della FdS[modifica | modifica wikitesto]

Nell'autunno del 2011 si tiene l'ottavo congresso del partito, articolato sulla discussione di tre documenti. Il primo documento (Unire la sinistra d'alternativa, uscire dal capitalismo in crisi) è frutto del compromesso tra la maggioranza delle aree interne al partito: l'area di Paolo Ferrero, l'area di Walter De Cesaris (che aveva presentato un documento in antitesi sia a Ferrero che a Vendola durante il precedente congresso), l'area Essere Comunisti di Claudio Grassi, l'area Sinistra Comunista di Gianluigi Pegolo e persino l'area Rifondazione per la Sinistra, che al precedente congresso aveva sostenuto la candidatura a segretario di Nichi Vendola. Questa mozione ha ottenuto l'81,29 % dei consensi da parte degli iscritti: una percentuale che non era stata raggiunta in nessun passato congresso del partito. Centrale nel documento è la proposta politica di un fronte democratico contro le destre, da attuarsi nella forma di un accordo elettorale (ma non politico o di governo) per battere Silvio Berlusconi e far tornare i comunisti in parlamento senza essere legati ad un futuro governo di centro-sinistra. Il secondo documento (Per il partito di classe) è sostenuto dalle aree FalceMartello e Controcorrente, auspica la creazione di un polo politico che rappresenti gli interessi della classe lavoratrice e che sia totalmente autonomo dal centro-sinistra. Ha ottenuto il 13,39% dei voti durante il congresso. Il terzo documento (Comunisti\e per l'opposizione di classe e l'alternativa di sistema. Contro le destre, alternativi al centro-sinistra e fuori dai diktat della banca centrale europea) è sostenuto dall'area La Città Futura (inizialmente nota come "Comunisti Insieme"), nata da una scissione della precedente area Sinistra Comunista (che al precedente congresso aveva proposto un documento politico in antitesi sia a Ferrero che a Vendola). Questa mozione si propone di unire i comunisti in Italia grazie ad una comunione di intenti, soprattutto l'alternatività al centro-sinistra. Ha raccolto il 5,32% dei consensi durante il congresso, risultando però maggioranza assoluta nelle federazioni di Campobasso e Vibo Valentia.

Durante i lavori del congresso è avvenuta la caduta del Governo Berlusconi IV, costringendo tutti i documenti contrapposti di Rifondazione ad una profonda riflessione sui propri contenuti. Il segretario nazionale Paolo Ferrero (tra i maggiori sostenitori del primo documento) ha dichiarato che avrebbe sostenuto le idee del fronte democratico e di elezioni anticipate fino ad un secondo prima dell'insediamento del governo di Mario Monti. Avvenuta la creazione del nuovo governo, Rifondazione è stata fin dall'inizio molto critica con esso, ponendosi tra le forze d'opposizione (seppur esterna al parlamento).

Dopo la fase di dibattito nelle varie federazioni locali, il congresso nazionale vero e proprio si è tenuto a Napoli tra il 2 ed il 4 dicembre 2011. Durante i lavori, Paolo Ferrero (riconfermato segretario) ha dichiarato: «Vent'anni fa ci avevano spiegato che il capitalismo era il migliore dei mondi possibili, la fine della storia. A distanza di vent'anni vediamo che il capitalismo non è in grado di superare la sua crisi e sta rapidamente aggredendo diritti sociali e democrazia» e «Noi dobbiamo costruire proposte alternative: l'opposizione al governo Monti va fatta controproponendo ad ogni cosa che propone Monti un'altra possibilità».

Il 2012 è segnato da una netta opposizione al governo Monti che sfocia nella manifestazione indetta per il 12 maggio dalla Federazione della Sinistra a Roma e in un aumento dei consensi nelle elezioni amministrative dello stesso anno, ottenendo una media nazionale pari al 4,2% dei consensi. I soggetti componenti della FdS hanno poi assunto posizioni diverse in relazione alle primarie del centrosinistra organizzate da PD, PSI e SEL. Il PRC si considera lontano dalle posizioni del centrosinistra, mentre il Pdci vi prenderà parte sostenendo Nichi Vendola al primo turno e Pier Luigi Bersani al ballottaggio[25]. I vari avvenimenti sanciscono lo sciogliersi della Federazione[25] che verrà però ripresentata in alcune elezioni a livello locale anche nella primavera 2013.

L'esperienza di Rivoluzione Civile e il IX Congresso[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rivoluzione Civile.

Nel dicembre 2012 il PRC è tra i promotori di diverse iniziative politiche pubbliche tese a costruire un polo della sinistra in grado di presentarsi autonomamente alle elezioni legislative del 2013. In particolare è tra i promotori dei referendum sul lavoro insieme a Comunisti Italiani, Sinistra Ecologia Libertà (SEL), Italia dei Valori e Sinistra Critica e dell'assemblea Cambiare si può del 1º dicembre 2012 insieme ad ALBA e al Movimento Arancione, in cui diversi esponenti del panorama intellettuale della sinistra italiana dichiarano l'intenzione di costruire un polo alternativo al centrosinistra.

Il 29 dicembre 2012 il magistrato Antonio Ingroia annuncia la sua candidatura a Premier alle elezioni politiche italiane del 2013 a capo della coalizione di sinistra Rivoluzione Civile comprendente: PRC, PdCI, Verdi, IdV e Movimento Arancione.

Fausto Bertinotti, per questa tornata elettorale, è ritornato a dare il suo sostegno a Rifondazione Comunista e a Rivoluzione Civile. Le elezioni politiche 2013 vedono una vittoria di misura del Partito Democratico sul Popolo delle libertà alla Camera, mentre la coalizione di centro-sinistra non riesce a raggiungere la maggioranza assoluta al Senato, anche a causa dell'inaspettato exploit del Movimento 5 stelle, il neonato movimento guidato dal comico Beppe Grillo. Rivoluzione Civile subisce una pesante débâcle, fermandosi al 2,2% alla Camera e all'1,8% al Senato, non riuscendo così ad eleggere alcun candidato al parlamento. Per Rifondazione si apre un periodo di crisi. La segreteria del partito rassegna immediatamente le dimissioni, le quali però vengono respinte dal Comitato politico nazionale tenutosi il 9-10 marzo 2013 nel quale viene anche annunciata la convocazione di un congresso straordinario del partito entro il novembre dello stesso anno.[26]

Il IX Congresso nazionale di Rifondazione Comunista si celebra a Perugia il 6, 7 e 8 dicembre 2013 e ribadisce la linea di «avviare un processo costituente, dal basso e democratico, della sinistra di alternativa, che sappia costruire l’alternativa contro questa Europa, le politiche di austerity e il governo Letta. Un processo di aggregazione della sinistra autonomo ed alternativo al centro sinistra e a quel PD che ormai è diventato un partito moderato»[27]. Nonostante la schiacciante vittoria del primo documento, Ferrero chiede e ottiene dai delegati che l'elezione degli organismi esecutivi e del segretario nazionale avvenga nel primo Comitato politico nazionale utile nel gennaio del 2014, dopo una consultazione tra i 170 membri del CPN che sono stati eletti dal Congresso, guidata da Mimmo Caporusso, Dino Greco e Giovanna Capelli[27].

Nel Comitato politico nazionale svoltosi l'11 e 12 gennaio 2014, Paolo Ferrero viene rieletto segretario con 67 voti su 147, dei quali 54 astenuti (Essere Comunisti e FalceMartello), 7 schede bianche e 19 voti per Arianna Ussi, candidata del documento 3[28]. Negli stessi giorni viene eletta la nuova segreteria[28], composta essenzialmente da ferreriani[28] e in seguito ai risultati del CPN, l'area Essere Comunisti lancia in tutta Italia assemblee per avviare una costituente della sinistra[29].

La lista unitaria a sostegno di Alexis Tsipras[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi L'Altra Europa con Tsipras.

Nel IV congresso del Partito della Sinistra Europea, svoltosi a Madrid dal 13 al 15 dicembre 2013, viene confermata la proposta espressa dal Consiglio dei presidenti della SE di candidare Alexis Tsipras alla presidenza della Commissione europea in vista delle elezioni europee del 2014[30]. Il PRC avvia il processo di costruzione di una lista unitaria della sinistra a sostegno del leader greco, ma questo è rallentato dalle vicende relative all'elezione della nuova segreteria nazionale.

Comizio di Alexis Tsipras per L'Altra Europa in Piazza Maggiore a Bologna

Il 17 gennaio 2014 in seguito ad un appello lanciato su il manifesto da sei intellettuali, che formeranno poi il comitato dei garanti della lista, ovvero Andrea Camilleri, Paolo Flores d'Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli e Guido Viale, prende corpo ufficialmente l'idea di una lista di sinistra a supporto di Alexis Tsipras[31]. Dopo alcune tensioni con i garanti sul ruolo dei partiti politici nella formazione della lista, il PRC aderisce ufficialmente all'appello dopo aver avviato una consultazione dei circoli: su 380 attivi di circolo l'84,1% dei militanti si è espresso a favore del sostegno alla lista L'Altra Europa con Tsipras[32].

Alle elezioni del 25 maggio la lista riceve a livello nazionale il 4,03% dei voti e ottiene 3 seggi al Parlamento Europeo. Eleonora Forenza, esponente della segreteria di Rifondazione Comunista, raccoglie quasi 23.000 preferenze risultando la prima dei non eletti nella circoscrizione Sud, dopo Barbara Spinelli. Nonostante la Spinelli avesse reso nota l'intenzione di cedere il seggio qualora fosse stata eletta[33], raccoglie il maggior numero di preferenze nelle circoscrizioni centrale e meridionale. Spinta dal sostegno dei suoi elettori e dello stesso Alexis Tsipras, Spinelli ha deciso di confermare il seggio ottenuto nella circoscrizione Centro, permettendo al PRC di tornare ad eleggere un rappresentante istituzionale dopo otto anni[34].

Correnti[modifica | modifica wikitesto]

  1. "Ricostruire la sinistra" (76% al IX congresso):
    1. Ferreriani: è l'area che fa capo all'attuale segretario del PRC, Paolo Ferrero. In continuità con la vecchia Rifondazione in Movimento, propone un maggiore impegno di Rifondazione Comunista non solo nella società civile ma anche nei luoghi del conflitto. Rifiuta la liquidazione del partito e della sua ideologia, nonché la fusione a freddo con altri partiti, preferendovi piuttosto una costruzione di un polo della sinistra alternativa di tipo confederale e la preservazione della propria identità. La corrente promuove l'antistalinismo e auspica la creazione di un comunismo più democratico ed anti-autoritario, aperto anche a contaminazioni con culture politiche come quelle del femminismo e del pacifismo. Questa corrente ha collaborato alla stesura del primo documento (risultato poi largamente maggioritario) dell'ottavo e del IX congresso del partito, restando quindi parte della maggioranza dentro Rifondazione. Gran parte dell'attuale segreteria si riconosce in quest'area.
    2. Essere Comunisti: è la corrente di Claudio Grassi. È la riorganizzazione dell'ala sinistra della vecchia corrente di Armando Cossutta, quando questi era ancora presidente di Rifondazione e non del PdCI. Come deducibile dal nome della corrente, essa è molto legata all'identità comunista ed alla tradizione del Partito Comunista Italiano. È stata per lungo tempo in polemica con Fausto Bertinotti, considerato troppo schiacciato sulle posizioni dei movimenti extraparlamentari (in particolare quello no global) ed eccessivamente critico verso molte realtà comuniste nel ventesimo secolo (Urss, Cina e Cuba soprattutto). Essere Comunisti si riavvicinò poi all'allora segretario Bertinotti in seguito alla vittoria elettorale del 2006, dicendosi disposta ad accettare una federazione plurale della sinistra. Questa scelta portò alla scissione in aree indipendenti dei membri più radicali della corrente (che formarono le aree L'Ernesto e Sinistra Comunista). Dopo la scissione in due della maggioranza storica nel settimo congresso (2008), Essere Comunisti si è alleata alla componente di Paolo Ferrero scrivendo insieme un documento politico per il congresso stesso. Questo cambio di fronte (decisivo per la vittoria di Ferrero e la sconfitta di Vendola durante il congresso) fu motivato con la paura che una vittoria della corrente Rifondazione per la Sinistra avrebbe portato alla scomprsa dell'identità comunista del partito. Questa corrente ha collaborato alla stesura anche del primo documento (risultato poi largamente maggioritario) dell'ottavo congresso del partito, restando quindi parte della maggioranza dentro Rifondazione. Dopo il IX congresso e la rielezione di Ferrero, Claudio Grassi ufficializza la rottura con la segreteria e lancia una serie di assemblee per avviare una costituente di sinistra. La corrente da tempo cerca di interfacciarsi con l'area sinistra di SEL e mira alla costruzione di un partito di sinistra aperto anche al confronto con il centro-sinistra. In continuità con questo percorso ha dato vita all'associazione Sinistra Lavoro. Sito ufficiale
  2. "Sinistra, classe, rivoluzione" (8% al IX congresso):
    1. FalceMartello: prende il nome della rivista che l'appoggia ed è guidata da Claudio Bellotti. Questa corrente si professa trotskista e propone la rottura definitiva con il centro-sinistra ed una "svolta operaia" nell'orientamento generale del partito. È una delle aree più critiche verso eventuali spostamenti a destra, preferendo la creazione di un "polo autonomo di classe". FalceMartello a livello internazionale si appoggia alla Tendenza Marxista Internazionale [2] di Alan Woods e del defunto Ted Grant. Questa corrente ha collaborato alla stesura del secondo documento (risultato poi minoritario) dell'ottavo e IX congresso del partito. Al termine del congresso di Perugia, palesa l'intenzione di organizzare come partito politico la propria corrente. Sito ufficiale
  3. "Per la Rifondazione di un Partito Comunista" (15% al IX congresso):
    1. Autoconvocati/e: corrente nata in occasione del IX congresso e guidata da Sandro Targetti. Propone una riforma dell'organizzazione interna del partito e un processo che porti alla creazione di una forza unitaria comunista. Raccoglie quel che resta della corrente La Città Futura e del Collettivo Stella Rossa. La corrente ha proposto Arianna Ussi come segretaria del PRC nella consultazione che è seguita ai lavori del nono congresso.

Ex correnti[modifica | modifica wikitesto]

  1. Maggioranza storica
    1. Rifondazione in movimento: è uno dei due gruppi in cui si divise la vecchia maggioranza, che fu alla guida del partito per 14 anni, fedele a Fausto Bertinotti. Questa corrente è stata guidata dall'attuale segretario del partito Paolo Ferrero e da Giovanni Russo Spena. Fautrice del rinnovamento culturale del partito attraverso la partecipazione ai nuovi movimenti (a partire da quello no global), ha consumato la divisione con il resto della maggioranza storica del partito quando una parte di essa deciderà, durante il settimo congresso (2008), di sostenere la candidatura a segretario di Nichi Vendola e la trasformazione del PRC in una forza non più comunista.
    2. Rifondazione per la Sinistra: è uno dei due gruppi in cui si divise la vecchia maggioranza, che fu alla guida del partito per 14 anni, fedele a Fausto Bertinotti. La corrente è nata insieme al documento politico Manifesto per la rifondazione durante il settimo congresso ed aveva originariamente lo scopo di traghettare Rifondazione Comunista nell'alveo di una sinistra plurale, in cui i comunisti sarebbero stati una tendenza culturale. Consumata la divisione della componente vicina a Paolo Ferrero (che li accusava di voler liquidare il partito) e nonostante la forte candidatura a segretario nazionale di Nichi Vendola, la corrente ha raccolto il 47,3% dei consensi al settimo congresso (2008) diventando la corrente più ampia del partito ma anche l'unica di minoranza, essendo stata sorpassata (in termini di voti) da una "coalizione" delle altre quattro mozioni congressuali in sostegno di Paolo Ferrero come segretario. Dopo la rimozione di Piero Sansonetti da direttore di Liberazione (12 gennaio 2009), una buona parte della corrente si è scissa dal PRC per fondare il Movimento per la Sinistra (25 gennaio 2009), successivamente confluito in Sinistra Ecologia Libertà.
    3. Sinistra Comunista: viene lanciata da Gianluigi Pegolo e Sandro Targetti il 7 novembre 2008, ma nasce di fatto due mesi prima quando la corrente de L'Ernesto si spacca in due sulla proposta di Paolo Ferrero di far entrare in segreteria un solo rappresentante de L'Ernesto, che sarà appunto Pegolo. I sostenitori di Pegolo crearono la corrente Sinistra Comunista mentre quelli di Fosco Giannini rimasero ne L'Ernesto (che sarebbe poi confluito nel PdCI), dividendo di fatto in due l'area nata al settimo congresso (2008). Questa corrente sostiene la necessità del recupero dell'autonomia politica dei comunisti dal centrosinistra, il rilancio del progetto della Rifondazione Comunista ed una ristrutturazione del progetto della Federazione della Sinistra (da costruire "in basso ed a sinistra"). La corrente conosce un'altra scissione all'ottavo congresso: la maggior parte dei membri (allineati con Gianluigi Pegolo) hanno collaborato alla stesura del primo documento (risultato poi largamente maggioritario), restando quindi parte della maggioranza dentro Rifondazione. Un'altra parte (allineata con Sandro Targetti) ha preferito sostenere il terzo documento, risultando minoranza in termini numerici dopo l'ottavo congresso e, di fatto, costituendosi in un'altra area (La Città Futura, inizialmente nota come "Comunisti Insieme"). Al IX congresso l'area si sgretola e Pegolo seguirà Grassi nel suo progetto per una costituente della sinistra.
  2. Correnti di minoranza
    1. La Città Futura: corrente nata dalla scissione di Sinistra Comunista quando quest'area, all'ottavo congresso, decise di sostenere il primo documento. Quest'area (inizialmente nota come "Comunisti Insieme") prende il nome da uno scritto di Antonio Gramsci e si caratterizza per una forte volontà di riaggregare i comunisti in Italia sotto un'unica formazione politica che sia alternativa al centro-sinistra. Per questo è vicina alle posizioni del network indipendente Comunisti Uniti.
    2. Collettivo Stella Rossa: area giovanile prima legata a Sinistra Comunista e rappresentata in Direzione Nazionale da Arianna Ussi.

Ideologia[modifica | modifica wikitesto]

Il Partito della Rifondazione Comunista si ispira al pensiero di Karl Marx e si propone di innovare la tradizione del movimento operaio per raggiungere l'obiettivo della realizzazione di una società comunista[35]. All'interno del partito convivono i principali orientamenti del movimento comunista e operaio: marxismo, leninismo, trotskismo, anticapitalismo, operaismo, eurocomunismo e movimentismo.

Il PRC rifiuta ogni forma di discriminazione (etnica, religiosa e sessuale) e di sfruttamento e rigetta ogni concezione autoritaria e burocratica, stalinista o d'altra matrice, del socialismo[35]. Il partito si impegna a promuovere valori e ideali di libertà dei popoli, di giustizia sociale, di pace e di solidarietà internazionale[35].

Nel panorama politico europeo il PRC si riconosce nel Partito della Sinistra Europea, unione di partiti comunisti, operai e socialisti massimalisti. Nel Parlamento Europeo aderisce al gruppo della Sinistra Unitaria Europea - Sinistra Verde Nordica.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il Comitato Politico Nazionale è il massimo organismo del partito, composto da 170 membri. La Direzione Nazionale, di 43 componenti, opera su mandato del CPN e risponde ad esso. L'organo esecutivo è la Segreteria Nazionale, formata da 10 membri e della quale è espressione il Segretario nazionale, la cui funzione non può essere svolta per più di tre mandati congressuali interi consecutivi. Il partito si articola in circoli, a livello locale, in federazioni provinciali e comitati regionali.

Organi nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Segretario[modifica | modifica wikitesto]

Segretario Periodo
Sergio Garavini 10 febbraio 1991 - 27 giugno 1993
Fausto Bertinotti 22 gennaio 1994 - 6 maggio 2006
Franco Giordano 7 maggio 2006 - 20 aprile 2008
Paolo Ferrero 27 luglio 2008 - in carica

Segreteria Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Presidenti dei gruppi parlamentari[modifica | modifica wikitesto]

Camera dei Deputati[modifica | modifica wikitesto]
Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Segretari regionali[modifica | modifica wikitesto]

Organizzazione giovanile[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giovani Comunisti.

L'organizzazione giovanile del Partito della Rifondazione Comunista è costituita dai Giovani Comunisti. Nati nel 1995, fanno parte della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica, organizzazione giovanile internazionale anticapitalista e anti-imperialista.

Collegio Nazionale di Garanzia[modifica | modifica wikitesto]

Il Collegio Nazionale di Garanzia è composto da 9 componenti eletti dal Congresso Nazionale. Si ramifica in Collegi regionali e federali. I suoi compiti sono:

  1. Esaminare le questioni attinenti i diritti e i doveri delle/dei singoli iscritti;
  2. Garantire il rispetto delle regole di funzionamento della democrazia interna e l'attuazione dello Statuto, con particolare attenzione alla democrazia di genere;
  3. Adottare misure disciplinari nei casi di violazione dello Statuto;
  4. Formulare proposte per il superamento di conflitti tra gli organismi dirigenti e adottare misure per risolverle;
  5. Esprimere parere vincolante sull'interpretazione delle norme statutarie;
  6. Esprimere parere vincolante sulla proposta di scioglimento degli organismi dirigenti;
  7. Verificare la validità delle firme per la convocazione dei congressi straordinari;
  8. Esaminare i bilanci ed i conti consuntivi.

I componenti del Collegio Nazionale di Garanzia sono Gianluca Schiavon (presidente), Stefano Alberione, Stefania Brai, Eliana Ferrari, Yassir Goretz, Enzo Jorfida, Cesare Mangianti, Pietro Paolo Piro e Alessio Vittori. Il CNG elegge tra i suoi membri un Collegio dei Revisori dei Conti composto da tre persone di cui una/un presidente.

Scissioni del PRC[modifica | modifica wikitesto]

Rifondazione nasce con l'intento di proseguire l'attività del disciolto PCI, ma vuole altresì raccogliere gli eredi della tradizione politica della sinistra alternativa. Col tempo sono nati scontri sul profilo politico e culturale da dare al nuovo partito e da ciò sono spesso nate scissioni di entità variabile. Le più sostanziose sono state quelle dei Comunisti Unitari (poi confluiti nei DS), del PdCI, la prima ad aver dato vita a un partito realmente duraturo e concorrenziale per il PRC fino all'aprile 2009, quando ha intrapreso un percorso di federazione e unità d'azione con Rifondazione Comunista, e del Movimento per la Sinistra di Nichi Vendola. Altra scissione di una certa rilevanza è stata quella del Partito Comunista dei Lavoratori di Marco Ferrando.

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Simbolo Partito della Rifondazione Comunista.png Voti % Seggi
Politiche 1992 Camera 2.202.574 5,6
35 / 630
Senato 2.163.317 6,5
20 / 315
Politiche 1994 Camera 2.334.029 6,0
39 / 630
Senato nei Progressisti
18 / 315
Europee 1994 1.991.977 6,1
5 / 87
Politiche 1996 Camera 3.215.960 8,5
35 / 630
Senato(Progressisti) 934.974 2,9[37]
11 / 315
Europee 1999 1.330.341 4,3
4 / 87
Politiche 2001 Camera 1.868.659 5,0
11 / 630
Senato 1.708.707 5,0
4 / 315
Europee 2004 1.971.700 6,0
5 / 78
Politiche 2006 Camera 2.229.604 5,8
41 / 630
Senato 2.518.624 7,4
27 / 315
Politiche 2008 Camera ne La Sinistra-L'Arcobaleno
0 / 630
Senato ne La Sinistra-L'Arcobaleno
0 / 315
Europee 2009 nella lista Rifondazione-Comunisti Italiani
0 / 72
Politiche 2013 Camera in Rivoluzione Civile
0 / 630
Senato in Rivoluzione Civile
0 / 315
Europee 2014 ne L'Altra Europa con Tsipras
1 / 73

Per i risultati regione per regione, vedi la pagina: Risultati elettorali del Partito della Rifondazione Comunista per regione italiana.

Nelle istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Camera dei deputati[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo Rifondazione Comunista

XI Legislatura
33 deputati

Gruppo Rifondazione Comunista-Progressisti

XII Legislatura
24 deputati

Gruppo Comunista

XIII Legislatura
20 deputati

Gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

XIV Legislatura
11 deputati
XV Legislatura
40 deputati

Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo Rifondazione Comunista

XI Legislatura
20 senatori

Gruppo Rifondazione Comunista-Progressisti

XII Legislatura
18 senatori
XIII Legislatura
11 senatori

Gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

XIV Legislatura
11 senatori
XV Legislatura
27 senatori

Parlamento europeo[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo Sinistra Unitaria Europea - Sinistra Verde Nordica

IV legislatura
5 eurodeputati
V legislatura
4 eurodeputati
VI legislatura
3 eurodeputati
VIII legislatura
1 eurodeputata

Presidenti della Camera dei Deputati[modifica | modifica wikitesto]

Governi[modifica | modifica wikitesto]

Iscritti[modifica | modifica wikitesto]

  • 1991: 112.835
  • 1992: 117.511
  • 1993: 120.911
  • 1994: 113.495
  • 1995: 115.984
  • 1996: 127.610
  • 1997: 130.509
  • 1998: 117.137
  • 1999: 96.195
  • 2000: 90.422
  • 2001: 91.933
  • 2002: 89.124
  • 2003: 85.770
  • 2004: 97.629[38]
  • 2005: 92.752
  • 2006: 93.196
  • 2007: 87.826
  • 2008: 71.203[39]
  • 2009: 47.061
  • 2010: 40.770
  • 2011: 37.241
  • 2012: 31.215
  • 2013: 23.592[40]

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

Liberazione è stato per quasi tredici anni l'organo di stampa ufficiale del PRC. Nato come settimanale e diventato quotidiano dal 1995, ha cessato le pubblicazioni nel 2011, a causa del taglio dei finanziamenti all'editoria voluti dal governo Berlusconi e confermati dal governo Monti. Nel 2013 Liberazione è diventato un quotidiano online, ma dal 19 marzo 2014 ha cessato definitivamente le pubblicazioni.

Il PRC ha pubblicato anche due mensili, Rifondazione (1997-1998) e Su la testa (2010-2012) e un settimanale online, Ombre Rosse-settimanale comunista (2012).

Le correnti interne al partito hanno spesso dato vita a riviste e pubblicazioni come L'Ernesto, legata alla corrente Sinistra Comunista e Bandiera Rossa ed Erre, entrambe legate alla vecchia area trotzkista. Attualmente solo le correnti Essere Comunisti e FalceMartello pubblicano le proprie riviste omonime.

Congressi nazionali[modifica | modifica wikitesto]

  • I Congresso - Roma, 12-14 dicembre 1991 - Per fondare il partito dell'opposizione per l'alternativa
  • II Congresso - Roma, 21-24 gennaio 1994 - Una forza comunista per una sinistra di alternativa
  • III Congresso - Roma, 12-15 dicembre 1996 - Rinnovare la politica per cambiare la società
  • IV Congresso - Rimini, 18-21 marzo 1999 - Un'alternativa di società
  • V Congresso - Rimini, 4-7 aprile 2002 - Rifondazione rifondazione rifondazione
  • VI Congresso - Venezia, 3-6 marzo 2005 - Verso un mondo nuovo
  • VII Congresso - Chianciano, 24-27 luglio 2008 - Ricominciamo!
  • VIII Congresso - Napoli, 2-4 dicembre 2011 - Connettiamoci!
  • IX Congresso - Perugia, 6-8 dicembre 2013 - Scrivi il tuo futuro

Conferenze Nazionali di Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

  • I Conferenza di Organizzazione - Chianciano Terme, 14-15 giugno 1997 - La costruzione del Partito Comunista di massa dopo il III congresso nazionale
  • II Conferenza di Organizzazione - Chianciano Terme, 5-6 febbraio 2000 - Il partito interroga se stesso
  • III Conferenza di Organizzazione - Carrara, 29 marzo-1 aprile 2007

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Statuto del Partito della Rifondazione Comunista, VIII Congresso – Napoli 2 - 4 dicembre 2011
  2. ^ La sentenza della Cng
  3. ^ Un milione avanti Prodi
  4. ^ In piazza siamo un milione ma il governo vada avanti
  5. ^ Intervista al quotidiano La Stampa del 25/1/2008 [1]
  6. ^ Analisi Gpf sullo spostamento dei voti, l'Unità del 17-04-2008 (estensione .doc)
  7. ^ Sinistra sconfitta, Bertinotti lascia. Corriere della Sera
  8. ^ Da Luxuria alla Santanchè, ecco i silurati. Corriere della Sera
  9. ^ http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/2008/08/07/sconfitti-non-fondiamo-unarea-nel-prc-ma-un-congresso-non-e-la-fine-del-partito/
  10. ^ Ferrero: «Più col popolo, meno in tv» Vendola: «Io, sconfitto da comunista» - Corriere della Sera
  11. ^ Non si dimettono Luigi Cogodi, Rosa Rinaldi e Augusto Rocchi. Ai tre si affiancheranno in un secondo momento Giusto Catania e Damiano Guagliardi)
  12. ^ Prc, a Chianciano la scissione: Vendola fonda RPS in L'Unità, 24 gennaio 2009. URL consultato il 24-01-09.
  13. ^ PER CONTINUARE IL CAMMINO DI RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA
  14. ^ Prc, bertinotti a Ferrero: "Rifondazione è irriconoscibile". in L'Unità, 9 gennaio 2009. URL consultato il 22-01-09.
  15. ^ Su la testa, si riparte!
  16. ^ Matteo Bartocci, Ferrero-Diliberto, c'è l'accordo: verso la lista comunista in il manifesto, 1° marzo 2009, p. 7. URL consultato il 03-03-09.
  17. ^ Odg della Direzione nazionale dell'11.2.2009
  18. ^ Fausto Bertinotti: ecco perché voterò Sinistra e Libertà
  19. ^ Ferrero risponde a Bertinotti
  20. ^ Di Pietro e Ferrero: proviamo tutti insieme a costruire un'opposizione
  21. ^ Incontro tra Bersani, Ferrero, Diliberto e Salvi: “Sì a battaglie comuni”
  22. ^ Relazione Ferrero CPN 17/7/2010
  23. ^ Ordine del Giorno del Comitato Politico Nazionale del 21 e 22 maggio 2011
  24. ^ La Direzione del Prc prepara il prossimo congresso del partito
  25. ^ a b Le primarie spaccano la Fds. URL consultato il 10 giugno 2014.
  26. ^ Comitato Politico Nazionale 09 - 10 marzo 2013 - Documento approvato. URL consultato il 17 giugno 2013.
  27. ^ a b Rifondazione, il segretario a gennaio. URL consultato il 9 dicembre 2013.
  28. ^ a b c Paolo Ferrero rieletto segretario del PRC. URL consultato il 13 gennaio 2014.
  29. ^ Per la sinistra di alternativa. URL consultato il 1 febbraio 2014.
  30. ^ Proposta candidatura di Tsipras a presidenza Commissione Ue. URL consultato il 21 ottobre 2013.
  31. ^ A sinistra, una lista per Tsipras in il manifesto, 17 gennaio 2014.
  32. ^ Un bilancio della nostra consultazione degli iscritti, 14 marzo 2014.
  33. ^ Francesco De Palo, Elezioni europee, Barbara Spinelli ci ripensa: “Potrei tenere il seggio” in il Fatto Quotidiano, 1º giugno 2014. URL consultato il 2 giugno 2014.
  34. ^ Barbara Spinelli, Le lettera di Barbara Spinelli: «Non rinuncio al seggio» in l'Unità, 9 giugno 2014. URL consultato il 10 giugno 2014.
  35. ^ a b c Statuto del Prc, 8 dicembre 2013.
  36. ^ nel Gruppo Misto
  37. ^ La percentuale non deve considerarsi indicativa perché si stabilirono dei "patti di desistenza" con l'Ulivo e quindi i candidati del PRC non furono presenti in tutti i collegi
  38. ^ Dato contestato dalle correnti di opposizione
  39. ^ Per 19 federazioni si è stimato un calo del 20% rispetto al 2007
  40. ^ Dati tesseramento PRC 2013, 15 ottobre 2014.

Bibliografia storico-critica[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]