Demo (storia antica)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Tavolette identificative con nome, patronimico e demo, utilizzate per l'estrazione a sorte dei giurati, conservate nel museo dell'agorà di Atene.

Il demo (in greco antico δῆμος, traslitterato in dêmos) era una suddivisione del territorio dell'antica Attica, la regione della città di Atene.

Con la riforma democratica di Clistene (508/507 a.C.) i demi divennero divisioni amministrative ufficiali e la stessa Atene venne per la prima volta suddivisa in demi; la riforma istituì un totale di 139 demi. Secondo Strabone nel III secolo a.C. il loro numero era aumentato a 174.[1] Anche dopo la fine dell'indipendenza ateniese i demi sopravvissero come distretti amministrativi in epoca romana.

Tutti i cittadini ateniesi al momento della maggiore età erano iscritti ad un demo come requisito fondamentale per la cittadinanza; quel demo rimaneva uguale per tutta la vita di un Ateniese, anche se andava ad abitare in un altro demo.[2] I demi di Clistene, che sostituirono le antiche suddivisioni della popolazione basate sui gruppi familiari (fratrie), venivano rappresentati nella bulé in proporzione alle loro dimensioni.

Ciascun demo aveva i propri culti e le proprie forze di polizia ed era governato da un demarco. Avevano competenze in materia dei registri di proprietà, utilizzati per le tassazioni. Alcuni di essi erano vere e proprie città o importanti centri religiosi (Eleusi, Acarne, Ramnunte).

I demi a loro volta erano organizzati in trenta trittie, le quali componevano le dieci tribù (ciascuna delle quali comprendeva una trittia cittadina, una costiera e una rurale).

Alcuni demi[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti secondarie

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Strabone, op. cit., IX, 1, 16.
  2. ^ Smith, Antiquities, op. cit..