Delphinium staphisagria

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Stafisagria
Delphinium officinale - Köhler–s Medizinal-Pflanzen-052.jpg
Delphinium staphisagria
Koehler's Medizinal-Pflanzen, 1897
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Ranunculales
Famiglia Ranunculaceae
Genere Delphinium
Specie D. staphisagria
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
Ordine Ranunculales
Famiglia Ranunculaceae
Nomenclatura binomiale
Delphinium staphisagria
L., 1753
Nomi comuni

Speronella stafisagria
Stafisagria
Erba dei pidocchi

La Stafisagria (Delphinium staphisagria L., 1753) è una pianta erbacea, annuale, appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae, originaria dei paesi del bacino del Mediterraneo.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Si trova nei luoghi ghiaiosi e ai margini dei campi. In Italia soprattutto lungo le coste del mezzogiorno e nelle isole.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Pianta pubescente in tutte le sue parti, untuosa al tatto e dall'odore sgradevole.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

Il fusto è eretto, robusto, alto 50–120 cm, peloso, con peli misti tra lunghi e corti.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie sono lucide, palmatopartite, lungamente picciolate, pubescenti o quasi glabre, grandi, lunghe 4–8 cm e larghe 5–10 cm, le 5-9 lobi larghi, oblungo lanceolate, incisi nelle foglie inferiori ed interni alle superiori.

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono raccolti in racemi terminali lassi, lunghi 20–30 cm, semplici. Sepali petaloidei, di colore azzurro-violaceo pubescenti all'esterno, il superiore prolungato in uno sperone corto, ottuso e bifido; 4 petali, i due superiori trasformati in nettari e prolungati, in uno sperone che penetra quello del calice, i laterali non speronati, cuneiformi, obovati e glabri. Numerosi stami disposti a spirale, con filamenti molto dilatati alla base, subulatti all'apice ed antere subsferiche. L'ovario di 2-3 carpelli liberi, sessili, assottigliati nello stilo, che è stimmatifero all'apice.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è composto da 2-3 follicoli liberi, ventricosi, vellutati con 3-4 semi reciprocamente compressi e rivestiti di un tegumento rugoso e squamoso.

Semi[modifica | modifica wikitesto]

I semi sono lunghi 4–5 mm e larghi un po' meno e spessi 1–2 mm, grigio-nerastri, di forma più o meno ovale o triangolare, con spigoli sporgenti e facce convesse o appiattite o concave, percorse da un reticolo sporgente che non scompare immergendoli nell'acqua; hanno un odore nullo quando secchi ma se inumiditi e triturati hanno un odore sgradevole e un sapore amaro e pungente.

Ciclo biologico[modifica | modifica wikitesto]

Pianta annuale, che può essere propagata per seme nel mese di aprile, fiorisce nel mese di maggio e fruttifica nel mese di agosto.

Principi attivi[modifica | modifica wikitesto]

I semi contengono alcaloidi tra cui delfinina, delfisina, delfinoidina, stafisagrodina si trova anche acido malico, acido stafisarico[1] , olio fisso e olio volatile, mucillagini.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Per uso esterno si utilizza la tintura o l'infuso dei semi come insetticida contro i pidocchi e la scabbia degli animali. Un tempo nella medicina popolare i semi venivano utilizzati per uso interno come antelmitico e sedativo ma il sovradosaggio è causa di avvelenamenti anche mortali, genera irritazioni gastro-enteriche accompagnate da vomito e diarrea e da fenomeni di afissia per arresto cardiaco.[2][3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ V. Battelli, Dizionario delle Scienze Naturali Volume I, Firenze, 1830, p. 86.
  2. ^ Giovanni Negri, Erbario Figurato, Milano, Ulrico Hoepli Editore Milano, 1979, p. 459, ISBN 88-203-0279-9.
  3. ^ Giuseppe Lodi, Piante Officinali Italiane, Bologna, Edizioni Agricole Bologna, 1957, p. 791.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Lodi, Piante Officinali Italiane, Bologna, Edizioni Agricole Bologna, 1957, p. 791.
  • Giovanni Negri, Erbario Figurato, Milano, Ulrico Hoepli Editore Milano, 1979, p. 459, ISBN 88-203-0279-9.
  • (EN) Finley Ellingwood M.D., The American Materia Medica, Therapeutics and Pharmacognosy, Kessinger Publishing, LLC, 1919, p. 550, ISBN 978-1-162-09806-7.

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