Dellamorte Dellamore (film)

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Dellamorte Dellamore
Francesco Dellamorte e la morte in una scena del film.
Francesco Dellamorte e la morte in una scena del film.
Paese di produzione Italia, Francia, Germania
Anno 1994
Durata 105 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere grottesco, fantastico, commedia, orrore, drammatico
Regia Michele Soavi
Soggetto Tiziano Sclavi (romanzo)
Sceneggiatura Gianni Romoli, Michele Soavi
Produttore Tilde Corsi, Gianni Romoli, Michele Soavi, Conchita Airoldi, Dino Di Dionisio, Michele Ray Gavras
Produttore esecutivo Conchita Airoldi, Dino Di Dionisio
Casa di produzione Audifilm, Urania Film, K.G. Productions, Canal+, Silvio Berlusconi Communications, Bibo Productions, Eurimages
Fotografia Mauro Marchetti
Montaggio Franco Fraticelli
Effetti speciali Sergio Stivaletti
Musiche Manuel De Sica
Scenografia Massimo Antonello Geleng
Costumi Maurizio Millenotti, Alfonsina Lettieri
Trucco Gino Zamprioli, Enrico Jacoponi
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Premi

Dellamorte Dellamore è un film del 1994 diretto da Michele Soavi, tratto dall'omonimo romanzo di Tiziano Sclavi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Dellamorte lavora come becchino nel cimitero della piccola cittadina di Buffalora, isolato dal resto del mondo e privo di vita sociale, godendo unicamente della compagnia del suo aiutante Gnaghi, ritardato e incapace di esprimersi a parole, ma dicendo soltanto: "Gna". Da qualche tempo una strana <<epidemia>> si è diffusa nel cimitero: alcuni defunti entro sette giorni dal decesso ritornano in vita. Francesco li chiama perciò <<ritornanti>>, e si trova costretto a eliminarli in qualche modo per poi seppellirli nuovamente, onde evitare che in paese ci si possa accorgere della cosa, per non perdere il posto. Trova piacevole leggere vecchi elenchi del telefono per passare il tempo e cancellare da essi i nomi dei cittadini di Buffalora deceduti, e tentando di assemblare (senza però mai riuscirci) il modellino di un teschio. La sua vita viene radicalmente cambiata dall'incontro con una vedova, presentatasi al cimitero per visitare la tomba del marito, e di cui Francesco si infatua.

I due si ritrovano, in seguito a varie vicende, a baciarsi e fare l'amore proprio sulla tomba del defunto marito di lei, ma quest'ultimo si risveglia improvvisamente e la ferisce facendole perdere i sensi, prima di essere ucciso per la seconda volta da Francesco.
Quando lei si risveglia, Francesco intuisce che è ormai diventata anche lei una "ritornante" e le spara in testa uccidendola.

In seguito ai misteriosi avvenimenti verificatisi nel cimitero, viene chiamato a investigare sulla vicenda l'ingenuo commissario Straniero, che si rivelerà ogni volta più goffo e incapace di far luce sulla faccenda; ne avverranno, nel frattempo, di più strani.

Più avanti, la vedova precedentemente sepolta si sveglia una terza volta, aggredendo Francesco. Appare così chiaro che prima che lui le sparasse non era ancora defunta, ma solo caduta in uno stato catalettico. Viene poi neutralizzata definitivamente da Gnaghi, che nel frattempo ha iniziato a provare una timidezza conseguente a un'attrazione nei confronti della figlia del sindaco, la quale poco dopo muore in un incidente stradale e diventa una ritornante. La testa le viene accidentalmente staccata da un ancora innamorato Gnaghi, che la porta con sé nella sua nicchia di abitazione adiacente a quella del custode.

Qualche tempo dopo, Francesco incontra la Morte in persona, che gli ordina di smetterla di <<uccidere i morti>>, e di sparare, piuttosto, direttamente alle persone vive, per evitare così di subirne la persecuzione una volta decedute. Da questo momento, Francesco inizia a perdere progressivamente il contatto con la realtà, a non distinguere più la vita dalla morte e comincia sul serio a uccidere, a cominciare da un gruppo di ragazzi che talvolta si facevano beffa di lui, sparandogli addosso in mezzo a una piazza. Dellamorte, in seguito, incontra e si innamora ancora di altre due donne misteriosamente identiche alla vedova.

In seguito ad altre sconfortanti delusioni e disavventure, Francesco decide di andare via per sempre da Buffalora insieme a Gnaghi, per sfuggire a una realtà che non riesce ad accettare, e i due si mettono in viaggio quella stessa mattina. Mentre è alla guida dell'auto nella galleria, Francesco viene abbagliato da una forte luce proveniente dall'uscita del tunnel e frena bruscamente. Si accorge così che la strada si interrompe in quel punto. A questa scena segue un finale inaspettato ed enigmatico.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Gli esterni del cimitero sono stati girati in un vero camposanto ad Arsoli, piccolo paese nella provincia di Roma. La maggior parte delle scene è stata girata nel comune di Guardea, un piccolo paese nella provincia di Terni.[senza fonte]

Il regista Michele Soavi, a proposito del suo film, ha dichiarato:

« Era un film anomalo: non solo era un film di genere, poteva riuscire un fiasco micidiale per la sua stupidità; nel senso che, comunque, aveva come background un umorismo da fumetto... Puoi pure pensare di trasportarlo uguale nel cinema, quel tipo di umorismo, ma non è così: se lo rifai uguale fai una cazzata; e quindi il racconto doveva essere tutto giocato sul filo di un rasoio, senza scadere nella commedia, nella consapevolezza di far ridere - ma nello stesso tempo doveva far ridere, perché se non avesse fatto ridere sarebbe stato un fiasco - né nel film di paura, perché non voleva essere un film di paura o di effetti speciali: la gente o vuole ridere o vuole aver paura, in mezzo non c'è niente, se ci vai esplori una terra di nessuno.[1] »

Il film è caratterizzato, infatti, dalla presenza di umorismo nero, e grande importanza riveste la componente scenografica, che valse alla pellicola il premio David di Donatello per la migliore scenografia del 1994.

Citazioni in altre opere[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Dellamorte è menzionato in due albi del fumetto Dylan Dog. Quando Dylan è in un cimitero alle prese con una tomba, nel numero 94, esclama: «Se mi vedesse il mio amico Dellamorte... penserebbe che voglio rubargli il mestiere!»[2]; nel numero 205, mentre pedina un uomo che scopre essere un becchino, dice: «E allora? È un lavoro come un altro, dopotutto... su un mio amico italiano hanno fatto anche un film!».[3]

Compare invece personalmente nello speciale numero 3 Orrore nero, estrapolato dal romanzo Dellamorte Dellamore.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marco Giusti, Stracult. Dizionario dei film italiani, Roma, Frassinelli, 1999.
  2. ^ Claudio Chiaverotti (testi); Bruno Brindisi (disegni), La donna che uccide il passato, in Dylan Dog n. 94, p. 38.
  3. ^ Claudio Chiaverotti (testi); Roberto Rinaldi (disegni), Il compagno di scuola, in Dylan Dog n. 205.
  4. ^ Tiziano Sclavi e Luigi Mignacco (testi); Giovanni Freghieri (disegni), Orrore nero, in Dylan Dog n. 3 Speciale Dylan Dog.

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