Delitto Casati Stampa

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I coniugi Camillo e Anna Casati Stampa

Il delitto Casati Stampa, anche noto come delitto di via Puccini, fu un fatto di cronaca nera avvenuto a Roma il 30 agosto 1970 nell'abitazione di Camillo Casati Stampa di Soncino (nato nel 1927). Questi uccise la moglie Anna Fallarino (1929) e il di lei giovane amante Massimo Minorenti (1945), per poi suicidarsi dopo avere commesso il duplice delitto.

La vicenda ebbe ampia risonanza, per via dei personaggi coinvolti e per le implicazioni morbose che all'epoca il fatto suscitò: a parte la notorietà dei coniugi (Casati Stampa proveniva da una famiglia che aveva goduto nobiltà e rivendicava il titolo di marchese), Minorenti aveva avuto in precedenza anche una relazione con la ballerina Lola Falana ed aveva conosciuto la Fallarino a un ricevimento, entrando nella rete dei rapporti sessuali cui il marchese spingeva la moglie, rapporti che si verificavano sotto il suo sguardo voyeuristico ma senza la sua partecipazione attiva.

Le premesse[modifica | modifica sorgente]

Anna Fallarino fotografata dal marito Camillo

Camillo Casati e Anna Fallarino si erano incontrati per la prima volta a Cannes nel 1958. La donna all'epoca era sposata con l'ingegnere Giuseppe "Peppino" Drommi (poi consorte della contessa Patrizia De Blanck). Camillo Casati ne diverrà l'amante, fino a farle ottenere l'annullamento del matrimonio dalla Sacra Rota (Dichiarazione di nullità del sacramento del matrimonio), pagando, si dice, 1 miliardo di lire; la sposerà poi, con rito sia civile che religioso, nel 1959. Sarà durante il viaggio di nozze che Camillo Casati le rivelerà i suoi gusti sessuali, spingendo la moglie ad intrattenere rapporti sessuali con giovani di bell'aspetto da lui stesso scelti e pagati, il tutto, ovviamente, sotto il suo sguardo, riservandosi, inoltre, la possibilità di scattare fotografie di quanto avveniva. Di tale passione voyeuristica e candaulistica ci restano numerose annotazioni scritte di suo pugno relative ai momenti e alle esperienze più soddisfacenti.

« Al mare con Anna ho inventato un nuovo gioco. L’ho fatta rotolare sulla sabbia, poi ho chiamato due avieri per farle togliere i granelli dalla pelle con la lingua »

Inoltre annota:

« Oggi Anna mi ha fatto impazzire di piacere. Ha fatto l'amore con un soldatino in modo così efficace che da lontano anche io ho partecipato alla sua gioia. Mi è costato trentamila lire, ma ne valeva la pena »

Non mancano le testimonianze di chi ha partecipato ai loro giochi erotici, come quella di un bagnino:

« Erano degli zozzoni - racconta - Venivano sulla spiaggia e si mettevano nudi. Un giorno mi hanno invitato a stendermi tra loro. L'ho fatto e mi sono sentito sfilare il costume, poi quella donna mi ha attirato sopra di sé. È accaduto tutto sotto gli occhi del suo compagno. Alla fine lui era talmente contento che mi ha dato cinquemila lire di premio. »

Tuttavia, con il proseguire degli incontri, il marchese nel suo diario personale esprime più volte il timore di un possibile coinvolgimento affettivo della donna con gli occasionali compagni di rapporti mercenari. La svolta decisiva in tal senso si ebbe quando Anna Fallarino, coinvolgendo il marito, incominciò ad organizzare festini invitando molte persone, tra le quali era spesso presente Massimo Minorenti, uno studente fuori corso di Scienze politiche con fama di picchiatore missino, già noto alle cronache mondane per una presunta relazione con Lola Falana.

Minorenti, in precedenza, era stato pagato dal marchese Casati per avere rapporti sessuali con Anna. Il ripetersi di simili situazioni non passò inosservato a Camillo, tanto che una sera, tra amici, sbottò con un «...è la prima volta che mia moglie mi tradisce con il cuore», poi, con una certa sicurezza, aggiunse: «Ma sono certo che le passerà». La sua ragione di vita stava nel consegnare la moglie alle voglie altrui, creare forse il sostituto alla propria impotenza, provar piacere a fotografarla mentre lei godeva fra braccia altrui. La relazione tra Anna e Massimo, dunque, lo infastidisce, si sente tagliato fuori.

I fatti avrebbero assunto una direzione sempre più distante da quella attesa dal marchese, tanto che nel suo diario, alla data del 7 luglio 1970 lo sconfortato Camillo, parlando della moglie, scriveva trattarsi della «...più grande delusione della mia vita, vorrei essere morto e sepolto. Che schifo, piccineria, voltastomaco quello che mi ha fatto Anna. Pensavo che fossimo l’unica coppia legata veramente, e invece...», e il 24 agosto, a pochi giorni dalla strage: «Sto letteralmente morendo internamente e ho perso tutto».

Pensa al suicidio, scrive alla sua amata chiedendole di andarlo a trovare presso lo storico Mausoleo di famiglia al cimitero di Muggiò una volta morto. Poi, però, ci ripensa. L’estremo messaggio lo vergò sul retro di un calendario erotico, pochi istanti prima di irrompere nel salotto della sua casa romana imbracciando l'arma del delitto: «Amore mio, vita mia, perdonami, ma quello che farò lo debbo fare. Addio, mia unica gioia passata».

La vicenda[modifica | modifica sorgente]

Il marchese si era assentato da Roma per partecipare ad una battuta di caccia presso la tenuta di Valdagno alla quale era stato invitato dai conti Marzotto. Al termine della stessa, fece una telefonata (erano circa le 4 del mattino del 30 agosto) alla sua abitazione romana. Udendo rispondere il Minorenti entrò in uno stato di grande agitazione, apparendogli ormai palese il tradimento della moglie. Interrotta la comunicazione, chiamò nuovamente il numero di casa e questa volta rispose la moglie Anna. Dopo averle lanciato gravi minacce si precipitò a Roma. Appena giunto in Via Giacomo Puccini, al numero 9, avvertì la servitù (cinque persone in tutto) di non disturbare assolutamente e si recò nel salotto, dove i due lo stavano aspettando.

Entratovi, sparò tre colpi alla moglie e poi due all'amante, che aveva afferrato un piccolo tavolo nella speranza di ripararsi. Usò l'ultimo colpo su di sé. L'arma utilizzata si rivelò poi essere una Browning calibro 12. La servitù, nel frattempo, allarmata dagli spari, aveva chiamato la polizia, senza tuttavia entrare nella stanza. In un'intervista a L'Europeo, l'agente Domenico Scali ricorda: «Il primo corpo che vidi fu quello di Anna Fallarino. Mi sembrò ancora viva. Era seduta sul divano con le gambe incrociate sopra uno sgabello. Aveva le mani in grembo e il volto sereno. La nota stonata era una macchia scura di sangue sulla camicetta.

Vicino a lei, accanto al divano, c'era il giovane Minorenti. Giaceva mezzo raggomitolato per terra, con indosso una maglietta leggera e dei pantaloni, seminascosto da un tavolino con cui aveva tentato a quanto pare un'estrema difesa... Avanzai e vidi anche il terzo corpo, quello del marchese. Non era un bello spettacolo, con la testa mezza sfigurata dal colpo di fucile. L'arma, un Browning calibro 12, giaceva abbandonata su una poltrona. Doveva aver usato quella poltrona per puntarsi il fucile sotto il mento».

Secondo la relazione della magistratura inquirente: «Il Casati era pervenuto a una concezione del suo rapporto con la seconda moglie, Anna Fallarino, tale da consentirgli non solo la più ampia tolleranza verso i rapporti sessuali della moglie con occasionali amanti dell'uno o dell'altro sesso, ma anche e soprattutto di eccitarsi e di godere in massima misura della sua partecipazione». Vent'anni dopo, intervistato dal quotidiano Il Messaggero, il capo della Squadra mobile romana smentì incontri lesbici, droghe, orge ed eventuali ricatti da parte del giovane amante.

Il delitto attraverso i mezzi di comunicazione[modifica | modifica sorgente]

Intervistato dal settimanale L'Europeo sul clamoroso fatto di cronaca lo psicoanalista Emilio Servadio dichiarava:

« Quest’uomo non solo si compiaceva dei rapporti sessuali della moglie, ma li fotografava, li filmava, li esigeva e li promuoveva in ogni occasione. [...] Senza rendersene conto, in poche parole, l’individuo proietta la sua componente femminile sulla donna, [...] e l’incontro diventa veramente omosessuale. [...] Questi individui hanno anche una forte componente sadomasochista. In fondo loro si pongono come vittime di una situazione, sono mariti traditi. [...] Casati non era uno di quegli uomini a cui piace farsi frustare o picchiare, ma quello che chiamerei masochismo morale lo trovo evidente nel suo comportamento. »

In seguito ai fatti del 30 agosto, vennero pubblicate dalla stampa sensazionalistica le 1.500 fotografie in cui Anna era ripresa nuda in pose sexy o normali, sulle spiagge private, durante focose ed estemporanee performance con sconosciuti. Le immagini erano conservate dal marito in un libro foderato di raso verde, tenuto sopra la scrivania. Le foto erotiche della marchesa furono pubblicate da diversi giornali: Men, L'Europeo ed altri fecero a gara a presentarle, unitamente a parti del diario personale del marchese. La figlia Anna Maria ottenne il sequestro di una pubblicazione oscena in cui erano presenti molte delle famose foto, unitamente a un rapporto diffamatorio, in molti passi inventato. Non si scoprì mai come il materiale giunse alla stampa.

Le conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Con la morte di Camillo Casati Stampa di Soncino, sepolto secondo il suo volere accanto alla seconda consorte, nello storico Mausoleo Casati Stampa di Soncino nel cimitero urbano di Muggiò, le sue proprietà passarono alla figlia Anna Maria, avuta dalla prima moglie Letizia Izzo. Nel suo testamento aveva disposto di lasciare tutti i suoi possedimenti alla moglie Anna Fallarino, ad eccezione di un quadro e di un'assicurazione del valore di 100 milioni di lire, destinati alla figlia. Pertanto, la successione universale di quest'ultima fu contestata dalla famiglia Fallarino, che si affidò all'avvocato Cesare Previti.

La perizia medica stabilì, tuttavia, che Anna Fallarino era deceduta sul colpo al primo sparo diretto contro di lei, premorendo al marito. Tra le proprietà del marchese, oltre alla residenza di Roma e a Palazzo Stampa di via Soncino in Milano, vi erano le numerose residenze sparse nel milanese: Muggiò, Cinisello Balsamo, Usmate Velate, Cusago, Arcore. Quest'ultima residenza, già Giulini Della Porta (ora Villa San Martino), è oggi di proprietà di Silvio Berlusconi.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]